Anna

Cosa fai,
dove sei,
cosa pensi ?
Me lo chiedo
ogni tanto,
quando i ricordi
mi riportano
incontri furtivi,
lontani da sguardi indiscreti,
lungo le baracche del lido.
Cosa fai,
dove sei ?
Ormai è tardi.
Forse, marmocchi
con l’argento vivo
occupano le tue giornate,
e le tue dita
più non scorrono
sul piano armonioso.
Cosa pensi?
mi chiedo ogni tanto
quando la mente
ti ricorda giuliva
ad un appuntamento
che rimane
un sogno
ormai lontano
e, forse, dimenticato.

Salvatore Armando Santoro

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Published in: on dicembre 5, 2017 at 07:29  Comments (6)  

Autoconvinzione

Ho avuto la forza
di provare a me stesso che era possibile.
Non vi è nulla che la riflessione
non riesca a a razionalizzare,
non riesca a spiegare.
Ma chi misura la mia forza interiore?
Qual’è il metro che distingue
il bene dal male
il fare dal non fare
il dire dal tacere?
Non una formula che tutto comprenda,
nè una regola calata dall’alto,
assorbita passivamente come buona
perché il politico di turno o il prete del paese
l’ha coniata come tale
ed il gregge scomposto l’ha accettata,
fatta propria con passiva condiscendenza,
ma la consapevole convinzione che fermenta nel mio io,
la capacità di distinguere da solo
il bene dal male
il fare dal non fare
il dire dal tacere.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 22, 2017 at 07:45  Comments (2)  

La Morte

Anima passeggera,
t’aggiri
per i vicoli stretti,
dove il sole
filtra solo a mezzogiorno
e muore alle tre.

T’aggiri
sfiorando le basse finestre,
che sbriciolano
rumori di piatti e posate
e chiacchierio confuso
di bambini
e urla di donne.

T’aggiri
tra il tanfo
di stallatico
e l’odore di muffe
che salgono
dalle cantine ormai vuote.

T’aggiri
in silenzio
per non turbare
l’operar della morte
che raccoglie qua e là
i cocci della vita
ch’essa rompe e non paga.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 10, 2017 at 07:25  Comments (2)  

La guerra giusta

Indifferenti
guardiamo le bombe cadere,
ieri sull’Iraq
oggi sulla Jugoslavia,
domani
non ha importanza.
E’ una guerra giusta,
si dice
e tutti annuiscono.
Ma i poveri
non fanno guerra a nessuno,
loro lottano ogni giorno
per la sopravvivenza
ed hanno tempo
per pensare solo a se stessi.
Ma noi non possiamo
andar contro corrente
e dire
che ogni guerra è ingiusta;
torna comodo a tanti
che le bombe della Nato
continuino a cadere
per poter poi ricostruire
e dimostrare al mondo,
con le missioni umanitarie
e le crocerossine a fasciar ferite,
la nostra vocazione solidale.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on ottobre 26, 2017 at 07:13  Comments (5)  

I mulini a vento

Agito anch’io le ali,
l’aria smuovo e rimesto,
a volte parlo lesto
metafore costruisco,
sibilo tra i denti frasi mozze,
ma lei finge di non capire,
non m’intende,
con altri forse chatta
ed altri affetti contatta.
Ma un poco di coerenza,
caro Armando,
la vita gira avanti e non indietro
come un mulino a vento t’agiti,
il tempo tu confondi
in contromano vai remando,
dentro i tuoi sogni affondi.
E’ l’ora di suonar la sveglia.
Tu tra le nubi sogni,
a loro t’attacchi come a una maniglia,
a loro ti confondi.
Poi un alito di vento
li scompiglia,
nel cielo li scompone
con loro tu ti fondi
come nell’acqua un pezzo di sapone!

Salvatore Armando Santoro

Published in: on ottobre 14, 2017 at 07:30  Comments (3)  

Din don dan

Din, don, dan,
rintocca la campana
il vento il suon disperde
un poco lo distorce
quasi il cuore contorce.

Din, don, dan,
ripete il campanile
mugola un cane al vento
il suono infastidisce
il suo udito ferisce.

Din, don, dan,
l’eco i tocchi ripete
pel borgo li trasporta
pei vicoli li spinge
di voli il cielo tinge.

Din, Don, dan,
instabile è quel tocco
ho cuore ma ragiono
mi sveglio spesso in fretta
non sempre al cuor do retta.

Ma te l’avevo detto
mai tanto tempo aspetto.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 27, 2017 at 07:16  Comments (2)  

Spiriti

Quando l’anima
lascerà il suo involucro vuoto
e si disperderà per lo spazio,
si ricongiungerà
a tutte le anime andate
che gli verranno affettuosamente incontro.
“Anche tu ci sei”
dirà a quell’anima stanca
che in vita non ha regalato
neppure un sorriso.
“Anche tu”, dirà,
e chiederà scusa per i torti
e i soprusi commessi.
“Non fa nulla”,
sentirà dire con dolcezza
perché il mondo dei morti
regala serenità ed amore.
Non c’è più l’affanno e la foga
del correre per conquistare beni
che il tempo cancella;
non servirà più la gloria
o la vana illusione del potere,
inutile nella nuova dimensione raggiunta;
non c’è bisogno di beni di lusso,
di case e di vacanze esose
ché lo spirito
non ha bisogno di panni e mantelli
e raggiunge tutte le mete volute.
Ecco, ora il ricco
ha lasciato ogni affanno
ed al povero tende la mano.
Ora la pace
non ha bisogno di cartelli o sfilate
perché la guerra
è un mostro lontano
che non interessa le anime andate.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 15, 2017 at 07:17  Comments (2)  

Dov’è l’amore?

Mi aveva illuso di donarmi il suo amore,
mi aveva convinto fosse tale,
ma troppo sale
misto a fanghiglia
s’è sparso per la strada ghiacciata.
Erano rose:
“Eccole prendile”, mi aveva detto;
invece, erano pietre pesanti
che mi hanno schiacciato il cuore,
oscurato la ragione,
rovinato la vita.
Quelle rose erano sbocciate davvero
nel mio petto,
le avevo coltivate per lei:
come un guardiano vigilavo intensamente,
non volevo che alcuno le cogliesse,
erano sue.
Ma mi ha lasciato le pietre,
che pesano sul cuore e sulla coscienza,
ed ora il rosaio è insecchito,
non l’abbevero più con il mio affetto,
non l’innaffio più con il mio sentimento,
non lo concimo più con il mio amore.
Il treno viaggia nel buio di una galleria
e non vuole vedere il sole,
scappa dal giorno.
E nulla ormai è come prima,
tutto inesorabilmente è diventato arido,
arido come le sue passioni:
la notte è molto lunga da passare
ed ha rinunciato ad aspettare l’alba!

Salvatore Armando Santoro

Published in: on luglio 28, 2017 at 07:07  Lascia un commento  

Catuzza

Quando i pensieri mi opprimono la mente
mi ricordo di te, appena come in un sogno,
Catuzza!
Cosa mai sei per me?
Un attimo giulivo di una frazione di tempo
che si è estinto;
un lampo velocissimo che si è spento
sopra un mare in tempesta;
un correre spensierato a piedi scalzi,
sopra un prato fiorito!
Eppure tu esisti, in me;
tu, sporca ed ingenua,
coi tuoi capelli arruffati,
le tue gote rosate, Catuzza!
Quanto tempo è fuggito dietro di noi?
Quanti arcobaleni iridati sono svaniti sopra di noi?
Dietro di noi, sopra di noi,
che non sappiamo più nulla di noi!
Eppure tu sei qui, ora,
in uno spazio irripetibile d’un tempo sconosciuto,
prigioniero lontano.
Siamo qui, tu ed io!
E mentre i ricordi scorrono veloci,
immagini sbiadite si rincorrono
nel turbine dei pensieri
che m’opprimono il cuore,
intercalando affanni e gioia insieme.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on luglio 17, 2017 at 06:51  Comments (1)  

Al potere

Oh, potere, potere,
tu che offuschi e opprimi
la coscienza dell’uomo
e cambi la storia,
tu alletti e ripugni;
Oh potere, potere,
tu che aduli e plagi
ragione ed azione,
ti odio e pur m’alletti.

Odio la tua macchina infernale
che macella e che spacca,
che trita e frantuma
gli spiriti forti ed i cuori puliti.

M’alletta la tua violenza
di infondere forza,
di produrre energia e vigore
anche agli spiriti deboli
che assaporano il gusto
d’esser leader, sebbene per poco,
di sentirsi stimati,
temuti,
obbediti.

Il mondo selvaggio,
un di governato
dalle leggi del nulla,
d’un tratto diventa apprezzato,
infonde certezza,
dimora e ristoro,
e pur sicurezza.

Il branco non razzola
nel nulla e nel niente,
più non vacilla
e neppur più si scompone.

Le regole impone
la legge del forte,
decide e corregge,
infligge e punisce,
costringe le genti
in regole dure,
difficili forse
a far rispettare.

Dissenso produce,
e un ordine strano
riunisce e compone.

Dissenso che poi si scompone,
che assente e dissente
che crea le ragioni.

E tutto confonde:
idee e sentimenti,
che sbriciola assensi
e forti reazioni
produce e converge.

E poi il nulla:
il tutto finito,
il ritorno sofferto
alla tua dimensione,
che ancora una volta
ti lascia stupito
e t’addita con forza
la chiara visione
d’un nuovo potere
che è nato e s’impone.

Salvatore Armando Santoro  

Published in: on luglio 1, 2017 at 06:51  Lascia un commento