Pajara salentina

Vecchia pajara che un bel dì lasciai
soletta tra le piante di carrube
mi pare d’ascoltare un suon di tube
tra i sassi dove muta te ne stai.

Oggi le vecchie note riascoltai
quasi di cornamusa sulle giubbe
e ti lambisce debole una nube
il tempo sfidi ma non muori mai.

Il viso hai rosso come il sottofondo
che una donna sul volto s’è spalmato
pare che tu appartenga a un altro mondo.

L’azzurro del ciel t’ha accarezzato
e infondi l’allegria di un dì giocondo
anche se sei un rudere invecchiato.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 20, 2020 at 07:47  Comments (1)  

Cromatiche visioni

Sole che muore tra colline e forre
su un mare variopinto a sera corre,
sull’onda si distende e pavoneggia
forti colori come in una reggia.

Bruna la notte piano piano accorre
mentre l’azzurro lentamente scorre
qualche barcone al molo stride e ondeggia
l’ultimo raggio coccola e vezzeggia.

S’inebria anche la mente in questo specchio
dove sbuffa e s’affanna vita e morte
a un canto d’usignol tende l’orecchio

che s’accompagna al suon d’un pianoforte
che armonie diffonde anche se vecchio
e al sentimento ancor apre le porte.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 8, 2020 at 07:37  Lascia un commento  

Lina

Dove sarai finita, dolce amica mia,
sbarazzina compagna mia di scuola
con quel corteo di giovani per via
attorno a te come una calda stuola
Viaggiavi con un passo già da donna
coi tuoi seni provocanti a quindici anni
con le gambe poco coperte dalla gonna
quando sedevi su quei vecchi scanni.
Più d’un compagno t’aveva corteggiato,
qualcuno anche carino e danaroso,
ma tu gradivi questo squattrinato
non tanto bello e forse un po’ noioso.
Lo preferivi per l’indiscrezione,
forse perché sapeva scrivere poesie
e poi per tutta quella sua passione
a declamarle com’antiche elegie.
Non lo so se anche tu mi hai amato,
certo io tanto t’amai, da non dormire,
posso solo dirti d’aver fantasticato
su quei tuoi seni che mi facean morire.
Mi guardavi con un sorriso strano
quando venivo a casa tua a trovarti,
un po’ succinta, avrai atteso invano
ch’io almeno avessi provato di baciarti.
Forse una sfida allora mi lanciavi,
una sfida al pudor ch’io non raccolsi,
ti divertivi con garbo a provocarmi
attirandomi a te stretta ai miei polsi.
Non ebbi mai il coraggio di parlarti
del sentimento nascosto nel mio cuore
avevo tanta paura a contrariarti
e mi consumavo in quel timore.
Dove sarai amica mia lontana?
Spero tu abbia avuto un buon cammino,
che t’abbia suonato a festa la campana
che ricco di doni sia con te il destino.
Io sono qui a parlarti e l’acqua cade
giù nella strada ed urla il temporale,
io sono qui a pensar le nostre strade
e giù si snoda triste un funerale.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 15, 2019 at 07:43  Lascia un commento  

La pignata

La pignata oramai solo è un arredo
tace e più non borbotta sul carbone
quando mia zia con cura e dedizione
al caminetto acceso cucinava
i fasuli, li ciceri e la fava.

Non mai sul fuoco, 
ma al bordo della brace
al riverbero ardente della fiamma
che scoppiettava nei vecchi camini,
centro d’un benessere diffuso
che oggi s’è perso coi legumi pronti
sugli scaffali dei supermercati.

Quelle delizie a volte ho ritrovate
in qualche vecchia osteria del mezzogiorno,
piatti essenziali con cura preparati,
con aromi genuini mescolati,
sapori antichi mai dimenticati.

La nostalgia a volte poi t’assale
rivedendo certi utensili scordati
d’un mondo di fatiche non pagate
alleggerite da un pasteggiar frugale
di pasta e fagioli e cotiche lessate
con un bicchiere di rosso accompagnate.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 29, 2019 at 06:54  Lascia un commento  

Campane

Le sento ogni giorno
con pioggia e con gelo
quel suono m’arriva
dall’alba alla sera
non sono lontane
le vecchie campane.

A volte le odio,
ché sono assordanti,
mi sveglian di notte
mi fanno pensare
sottili, diafane
le stanche campane.

Ricordano giorni
di festa e di gioia
Natale che arriva
i giochi serali
le vecchie befane
le dolci campane.

E il gloria che suona
a Pasqua assordante
con frotte di bimbi
urlanti per strada
in corsa col cane
le allegre campane.

Riportano vite
che poi sono andate
sorrisi finiti
gli strilli sinistri
di vecchie poiane
le tristi campane

Poi vedo cortei
snodarsi nel nulla
gli amici d’un tempo
un suono che attrista
pesante stamane
a morto campane.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 6, 2019 at 07:08  Lascia un commento  

Amala

Amala, ti prego,
lei ha bisogno di te,
non farle mancare amore e affetto,
stringila forte al petto.
Trasmetti sol le tue emozioni,
falle sentir calore
dalle letizia e gioia con ardore,
I sentimenti tuoi
come dei panni stendi,
coccole e tenerezze in abbondanza spendi.
L’amor tuo lei non lo vede,
per questo cerca me,
come un cieco nel buio tu l’abbandoni,
perché per te lo tieni e non lo doni?
Se tu lo fai sgorgare,
come un’acqua fresca di fontana
la sete sazierà,
non si rifuggerà nella mia tana!
Tu la esponi,
stupidamente la induci al tradimento,
l’inganno come sempre coglierà
di chi la usa, di chi di certo lei non amerà.
Amala, senti me,
e sono certo che coglierai affezione,
lei ti darà del bene, devozione.
Ma se i suoi occhi
dovessero ancora lacrimare
per la sterile tua stupidità
io ancor ritornerò,
io, che davvero l’ho saputa amare,
perchè l’amore non conosce età.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on ottobre 17, 2019 at 07:42  Comments (1)  

Abbiamo risolto il problema

Forse m’hai conosciuto appena, appena,
hai visto la dolcezza che sta fuori,
misurato però non hai l’orgoglio
che in me divide sempre il gran dall’oglio.

E si, sono orgoglioso ed impulsivo,
a volte dono tutto quel che ho in cuore
ma se m’accorgo delle incongruenze
allor misuro morale e intelligenze.

Mi faccio trasportare come un merlo
sono davvero assai superficiale
ma quando poi ripenso e mi ci metto
al mio motore interno do un assetto.

E ci metto un bullone più capace
di trattenere il cuore al posto giusto
ungo d’olio abbondante la ragione
e un calcio do nel fondo dei calzoni

a quella donna che racconta “cucche”,
che si dispera sui drammi coniugali,
capisco se certe donne han le caldane
se sono disperate o son …. mondane.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 26, 2019 at 06:57  Lascia un commento  

Incertezze

Non sono solo.
Cerco la solitudine.
Nonostante l’età il sole ancor s’affaccia
mi regala giocose presenze
che scoraggio, allontano.

E sì, l’età mi schiaccia,
l’entusiasmo non manca,
a volte anzi abbonda e tracìma,
mi trascina.
Ma resto razionale,
i limiti del tempo provo a rispettare,
le rughe in viso valutare
anche se il fanciullino che c’è dentro
sempre sgambetta e non mi vuol lasciare.

Ma un siffatto mondo negligente
l’animo ormai mi straccia,
più non sopporto il folle esternar della gente
quel dondolare stupido e incostante,
quel passar noncurante
tra l’ombre della sera e il vivido mattino
tra la sobrietà necessaria
e la ricerca d’un bicchier di vino.

Non ho bisogno che alcun mi dica
la differenza tra un tramonto e un’alba
al mattino il sole abbaglia in faccia,
l’osservo tenero la sera
quando pigro e lento scende in mare
penso che forse l’alba potrebbe non spuntare
ed anche il cuor del miscredente
si rassegna all’inutile preghiera.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 7, 2019 at 07:41  Lascia un commento  

Insonnia

Tu dormi
ed io son sveglio,
ma a te io penso ancora
sul sonno tuo ora veglio,
lo so che t’addolora
ma l’amor tuo vorrei.

Vorrei che a me pensassi,
ma questo amor tuo insano
sol danno ti farà
e non andrai lontano.

Invece s’allontana
questo mio amore strano
che verso te io provo
anche se sei lontano.

Ma io sono incostante,
mi stanco facilmente
ed ora son distante
ma ancor ti tengo in mente.

Di lui mi parli male,
e lui come ti tratta?
Penso che tu ami solo
colui che ti maltratta.

Vedrai che manca poco
a spegner la passione
dell’acqua stai buttando
e spegnerai il mio fuoco.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on giugno 20, 2019 at 07:38  Comments (1)  

L’ultima rosa

L’ultima rosa
s’affaccia tediosa
allaga la campagna
odor nel ciel ristagna
viva e odorosa.

Col verde si confonde
l’ultima rosa
svetta e non riposa
allegra si distende
gialla ed ariosa.

L’ultima rosa
s’accompagna al canto
di un cardellino tra i rami saltellante
d’una quercia che non è mai sfiorita,
muore giammai la vita!

Salvatore Armando Santoro

Published in: on giugno 11, 2019 at 07:28  Lascia un commento