Anche quando

Anche quando la tua voce tace
quando il vento pigro s’addormenta in mare,
le parole trattiene,
io sento il tuo respiro.

Quando il silenzio mi circonda
e l’erba dei prati immota giace,
sento lieve il tuo cuore battere
trasmettermi emozioni
e ancor son vivo.

Vivo d’amarti,
di pensarti presto al mattino,
di sentirti aprire la finestra
e il mar guardare,
un piroscafo seguir fuori dal porto.

Ma so che il tuo pensiero vola altrove,
che i battiti silenti del tuo cuore
ad altro cuore regali,
ad altra sponda la tua barca spingi
di me tu non ti curi,
alle mie pene non poni interesse.

Ma vivi in me,
tu nulla ci puoi fare:
io solo d’aspettare
che il cuor tuo si ravveda,
che quest’anima che ti dona amor tu veda,
dolci note lui solo per te costruisce,
ma tu dietro fugaci amori ti smarrisci,
solo d’inganni certi ti imbottisci.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 12, 2017 at 07:20  Comments (1)  

Terrorismo

La mia libertà d’essere popolo
la rivendico
a suon di cannonate.
Non guardo in faccia alcuno:
la mia terra è invasa da termiti
che corrodono la mia libertà,
che opprimono la mia cultura.
Non mi interessano i pianti delle mamme,
né il dolore delle vittime.
Il sangue?
Sgorghi pure a rivoli
ed infetti la terra
che fu dei miei padri.
Tanto l’acqua lo laverà
ed il tempo lo cancellerà.
La mia coscienza?
Non l’ascolto più da tempo!
E’ figlia del conformismo
e dei compromessi dei notabili locali.
La violenza?
Noi l’abbiamo subita da secoli,
i potenti l’hanno esercitata sempre
foraggiando i lacchè di stato ed i corrotti.
Vi sembrano crudeli le mie parole?
Ebbene, guardatevi intorno e riflettete.
Di popoli oppressi è piena la terra:
ma il sangue degli altri non ha odore
e neppure interessa.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 26, 2017 at 06:51  Comments (2)  

Amore mio lontano

Amore mio lontano,
che il mare guardi dal verone aperto,
che qualche nave osservi indifferente
solcare l’onde smosse dalla brezza,
ti immagino a quest’ora affaccendata
a governar la casa e i tuoi parenti
con la lena e l’impegno
che riversavi in tutte le tue cose un tempo.

Ma io ti vedo anche sorridente,
con le movenze timide di allora,
con la freschezza della dolce etade,
con i pensieri liberi e sereni,
accudire le cose tue e gli affetti
che hai costruito col tuo nuovo amore.

E forse non ricordi (o non ci pensi)
all’ansie passate ed agli scoramenti,
ai stratagemmi e a tutte le follie
che abbiamo fatto per restar vicini
anche su un treno
il giorno che all’esame
tuo padre ti portava
un dì lontano.

Poi le nostre felicità ed i dolori
vennero meno;
anche l’amor cessò, come ogni cosa,
ed ognuno seguì la propria strada
ignari dell’ansia e dei tormenti
che dentro il cuore portavamo stretti.

Ma ogni tanto a te vola il pensiero:
ma non ti vedo con l’aspetto attuale,
ma con il viso libero d’un tempo;
non ti immagino mentre rigoverni
o t’affaccendi dietro ad un fornello,
ma ti penso con il cuor sereno,
con la tua cara immagine d’un tempo,
mentre mi vieni incontro sorridente
ad un appuntamento frettoloso

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 16, 2016 at 07:17  Comments (1)  

I nostri errori

I nostri errori spesso non notiamo
a lor pensiamo quando è troppo tardi
quando dei danni fatti ci accorgiamo
e allor diciamo di essere testardi.

Invece, sempre un po’ vigliacchi siamo
ci comportiamo come i gattopardi
al male seminato poi pensiamo
dopo che in mano scoppiano i petardi.

La perfidia spesso in mente frigge
guardiamo sol a quel che ci conviene
l’odio la tenerezza ognor sconfigge.

Oggi doniamo amor poi con le pene
l’animo dell’amato si trafigge
solo il veleno resta nelle vene.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 7, 2016 at 07:38  Lascia un commento  

Il ricordo della storia

Dei miei poveri versi,
dei miei dolci pensieri,
delle mie follie
sulla pace
e sulla necessità d’amore
tra le genti,
cosa mai rimarrà
per il domani?

Solo appunti sbiaditi
che il vento disperderà
o l’incuria sciuperà.

Ma dell’omicida
che ha tolto la vita a un Presidente,
del folle che sparò
un dì sulla folla,
d’un dittatore sadico e violento,
d’un tiranno impunito,
la storia ne parlerà in eterno.

A volte la follia mi sfiora
e l’idea del ricordo della storia
mi affascina.

Salvatore Armando Santoro 

Published in: on novembre 28, 2016 at 07:13  Comments (3)  

Luna Park

Oh, cavallino di legno,
che tanto amai
e desiderai;
giostra dei miei sogni,
con luminarie intermittenti
e musiche di cui ignoro il ritornello,
vi ho perduti per sempre!
Mi aggrappo, ogni tanto,
alle briglie che penzolano
da un vecchio ricordo
e rincorro felicità
racchiuse in una conchiglia
che forse giace su un fondale marino
che il tempo ha riempito di limo.
Dondolo ancor oggi
aggrappato a gioiosità fugaci
dal prezzo troppo elevato
per poter essere ricomprati.
Il nulla, i desideri più effimeri,
traguardati attraverso gli occhi di un bimbo
a cui bastava poco per sentirsi ricco.
Ed avverto attorno a me la noia del presente,
l’infelicità di non poter più apprezzare
le piccole cose
che rendevano piene le mie giornate
e che mettevano in ombra
anche i bisogni più indispensabili.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 18, 2016 at 07:11  Comments (1)  

Cane randagio

Sembro un cane randagio
che va annusando tra le pietre
avanti e indietro, adagio,
che una traccia riscopre, ch’era morta,
ed una nuova scopre, ch’ è  risorta.

Annuso l’aria, indugio,
inseguo ogni odore che trasporta il vento
in lontananza scruto
anche una casa rosa tra gli ulivi fisso
un terrazzo con dei fili non utilizzati
simili a me anch’essi abbandonati.

Bagliori intensi spesso l’iride ferisce
quando il sole la tua auto colpisce,
dai suoi raggi mi faccio accarezzare
mi illudo sempre che sian le tue mani
che ancora mi possano lisciare.

Adesso mi manca quel tiepido calore
certe dolcezze ormai si sono spente
le tue parole l’orecchio mio non sente,
rimbomba solo l’eco in fondo al cuore
come uragano con tutto il suo fragore.

Mentre le vespe mi stanno a molestare
queste mosche uggiose a tormentare
su questo colle spoglio ed assolato
ai giorni andati vengo a ricordare,
a quel tuo avanti e indietro in motoretta
a quel tuo riso che sgorgava lieto
al tempo che passava troppo in fretta.

Ora resta un velo di tristezza in petto
che accompagna il mio vagabondare
annuso l’aria, le pietre, guardo il tetto
della tua casa e cerco di dimenticare.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 7, 2016 at 07:29  Comments (2)  

I pezzetti

Giorno di festa e suono di campane
qualche anno in meno e meno rughe in fronte
quant’è pesante guadagnarsi il pane
e com’é fresca l’acqua della fonte.
Ma a te bastava un secchio alla cisterna,
che raccoglieva quel che il cielo dava,
quei solchi rossi al lume di lanterna,
la brina che le piante dissetava.
E poi gli amici al bar nel dì di festa
tra una bestemmia e tanto fumo e risa
con pochi soldi in tasca e nella testa
tanti pensieri ed una giacca lisa.
E poi quei due pezzetti e un po’ di vino
con qualche pomodoro ed una frisa
tra gli urli degli astanti e di mio zio,
sempre saccente come fosse un dio.
Me lo ricordo con la sigaretta
a tutti una battuta e la spalletta
come per dire: io sono un signore,
ma avea le mani di un agricoltore.

Salvatore Armando Santoro

* I “pezzetti” erano piccoli cubetti di bollito di carne d’asino o cavallo che accompagnavano la mescita del vino nelle vecchie taverne pugliesi d’un tempo.

Published in: on ottobre 27, 2016 at 06:56  Comments (3)  

Pace, pace

Pace, pace
agogna lo spirito
che si dibatte tra i pensieri
e offusca la ragione,
e rincorre spiagge solitarie
che solo il gorgoglio dell’acqua
scuote dal silenzio che li accarezza.

Pace, pace
urlo incessante al vento
che i rami scuote
e l’erba accarezza dolcemente
mentre ondeggia
come una mano leggiadra
che scivola sulla tastiera di un pianoforte.

Pace, pace
ricerco in quest’angolo di mondo
dove la gente s’affanna
a rincorrere beni inutili e fuggevoli,
dove il superfluo regna
e la ricchezza spreca.

Pace, pace
rincorro inutilmente
mentre i conflitti interni
accendono fuochi e sprizzano scintille
che nessuna acqua di fonte
riuscirà mai a spegnere
o affogare.

Salvatore Armando Santoro  

Published in: on ottobre 17, 2016 at 07:49  Comments (1)  

Portale stanco

Comunico con te
nell’indifferenza del web.
Come ombra invisibile
m’aggiro per la rete,
viandante stanco,
pellegrino senza dimora,
ambasciatore senza messaggi.
Visito tutti i portali come chiese abbandonate,
osservo i dipinti scoloriti,
indugio sui tuoi scritti,
scavo tra le tue parole
cerco qualcosa che mi appartenga,
che mi convinca di essere ancora vivo
in te.
Non so a chi rivolgi le tue preghiere,
le illusioni sono morte in me,
mi sono svegliato dal letargo,
so che il mio è un amore impossibile.
Ormai il mio cuore batte in modo intermittente,
si regge con un paio di pastiglie al giorno.
Le sofferenze l’hanno distrutto.
Ora non posso più patire
e la razionalità mi ha ormai convinto:
devo mollare l’ormeggio
e guardare fuori dalla porta con diffidenza:
la morte mi sta già aspettando al varco,
ormai non può più attendere
ed io, ora, l’amo disperatamente.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on ottobre 7, 2016 at 07:32  Comments (1)