I perbenisti

Di perbenisti clerico bigotti
è pieno il mondo e spesso lo si sa,
la bocca s’empion sempre di perdono
ma non sanno neppure dove sta.

Astio e veleno riempie il loro petto
penso che stiano per davvero male
s’impennano, s’increstano, balbettano
finiscono sovente all’ospedale.

Ho pena davvero e proprio tanta
per loro, poveri esseri mortali,
vivono le giornate tanto male,
non s’accorgono d’essere anormali.

Parlan da soli, s’innalzano nel cielo,
condannano, giudicano, sentenziano
colmi di tanta grande umanità
l’umanità sprezzano e dileggiano.

Loro sono perfetti, superdio,
negli altri vedono migliaia di difetti
ma ascoltandoli bene poi si scopre
che d’ira e cattiveria sono infetti.

Salvatore Armando Santoro

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Published in: on giugno 21, 2018 at 07:28  Comments (1)  

La mimosa

Marzo è appena arrivato
e già i primi rami
si colorano d’un giallo vivo
tra il verde intenso delle prime foglie.

Ma l’8 marzo è vicino:
e già qualcuno
comincia a troncare i rami
e deturpar la pianta.

Gioiscono le donne sulle piazze:
le mimose inondano le tavole imbandite
e guarniscono i vestiti
ed ai capelli donano colore.

Piange in silenzio
l’albero della mimosa
e i moncherini,
spogli e privi di colori,
tende mesta al cielo,
che osserva impotente
e, poi, perdona.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on giugno 10, 2018 at 07:29  Lascia un commento  

Se tu

Se tu
non m’avessi regalato tanta delusione,
se tu
non m’avessi lacerato mente e cuore
se tu
non m’avessi affogato nel rancore,
se tu
non m’avessi tolto affetto e amore,
forse
non avrei compreso quello che ho perduto,
forse
non avresti capito quanto io t’ho amato.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on maggio 29, 2018 at 07:29  Lascia un commento  

Massacro

Si gioca al massacro!
Come una girandola
infernale
tutti gli assistiti,
i lottizzati,
i compromessi,
tutti quelli
che con le scarpe strette
stavan ben nel sistema,
all’improvviso
scopron d’essere onesti.
Una moda nuova s’affaccia
sulla scena politica
italiana:
stilisti improvvisati
lanciano nuovi costumi.
E tanti, molti direi,
s’accalcano allo stand
dei nuovi venditori.
Tremano i potenti,
coinvolti
negli scandali da sempre,
assaggiano il calice amaro
dell’umiliazione
nelle prigioni di Stato.
Inconsciamente,
il popolo impotente
sfoga le sue frustrazioni
mandando al macello
corrotti e corruttori.
Come una Santa Inquisizione
la macchina infernale
dei poteri contrapposti,
della ragion di stato,
miete nuovi raccolti
e la potenza delle delazioni
diventa morale corrente,
arma di resurrezione
in mano agli oppressi
da sempre.
Guardo
con occhi impotenti
l’evolversi degli avvenimenti:
l’Oracolo di Delo
non predice nulla di buono.
Gattopardesche intenzioni
s’agitano nella coscienza
dei manovratori?
Anch’io “fedele suddito”
dovrò diventare
“un borbonico schifoso”?
Assisto impotente
ad una sceneggiata
che si replica da un’eternità
con il botteghino sempre esaurito:
una macchinosa operazione
che sfrutta il mio consenso
per lasciare le cose
sempre al solito posto?

Salvatore Armando Santoro

Published in: on maggio 19, 2018 at 06:59  Lascia un commento  

La fine delle emozioni

Ho chiuso il mio cuore
alle emozioni.
La stanza del cervello
é sbarrata
ed il buio ha invaso
la coscienza
ostruendo tutte le sensazioni
che mi aiutavano a costruire
situazioni piacevoli.
Le bellezze
che erano intorno a me
si sono trasformate in ombre fugaci,
opache immagini
che non mi regalano più
le visioni d’un tempo.
L’orgoglio rimbalza,
come una palla di bigliardo,
e rotola confusamente
urtando biglie e pallini
e razionalizzando
irrazionalità e violenza.
Il sole
non illumina più i miei versi
e la notte mi regala
solo pensieri confusi
e rancore sordo.

Salvatore Armando Santoro 

Published in: on aprile 25, 2018 at 06:51  Lascia un commento  

Il borotalco del lavoro

Ti vedo a sera con il volto stanco
con le tue mani ancora doloranti
con il tuo viso smunto un poco bianco
con i vestiti un po’ maleodoranti.

Ti guardo vinto quando passi a fianco
in questo borgo con quattro abitanti
e mi saluti col tuo riso franco
ma le tue gambe sono vacillanti.

Lavoro duro da mattina a sera
in mezzo ai boschi ad amputare tronchi
col guazzo che accarezza la brughiera,

col vento e il freddo che avvilisce i bronchi
forse pensi che sei in terra straniera
per quattro soldi e la tua vita stronchi.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on aprile 10, 2018 at 07:44  Comments (2)  

Non sono diverso

Non sono diverso
da tanti altri
uomini
che affollano la terra.

Penso d’avere
gli stessi pensieri degli altri,
le stesse ansie
e gli stessi dolori
di tant’altra gente.

Forse io riesco
a trasferire i miei sentimenti
su un foglio di carta
e descrivere meglio degli altri
le mie emozioni.

Salvatore Armando Santoro  

Published in: on marzo 31, 2018 at 07:24  Comments (3)  

Quegli sporchi quattrini

Lo specchio ormai s’è consunto,
l’immagine opaca riflette,
la nebbia l’annega, la stinge,
e forse va bene così,
che tu non possa guardarti
per dire se hai torto o ragione,
che tu non debba vedere
il poco decoro rimasto
su un viso
ormai fatto di pietra,
che più non vuole capire
se tu sei vivo o sei morto.
Che inganno la vita!
A torto o ragione
si tenta di chiudere in fretta
le porte del cuore.
I soldi, i sordi interessi,
le solite ciance sull’amore filiale,
sulle colpe inventate,
costruite,
per poter annegare e murare
la coscienza e le voci reali
che urlano dentro,
che affoghi con stracci e bavagli
perché danno noia alla mente,
perché opprimono il petto.
E tu ridi se vinci la posta,
come se stessi giocando
ad un banco del lotto.
E non ti accorgi che stai seppellendo l’affetto,
che stai rompendo quei ponti
che più non potrai nuovamente costruire.
Ma l’animo ormai è inaridito,
non sente i richiami del sangue,
ormai più non vede
che un pugno di sporchi quattrini,
che sono la cosa importante
per i quali si può anche morire,
per i quali si può buttare alle ortiche
finanche l’amore
e la stessa tua misera vita.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 17, 2018 at 07:21  Lascia un commento  

L’amore sprecato

Chi ha l’amore nel cuor cerca di darlo
pensa che un bel bicchiere d’acqua pura
in gola ad altri scioglierà l’arsura
e quel pensier gli scava come un tarlo.

Ma se si dona a chi non può scambiarlo
subentra anche una certa delusione
la cosa è vero che potrà irritarlo
ma utile poi torna la lezione.

S’accorgerà che il tempo sta svendendo
con chi non può capir le sue premure
ch’è gente morta oppure sta morendo.

Che non merita affatto le sue cure.
E può capir che nulla sta perdendo
ad inseguir persone un po’ immature.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 4, 2018 at 07:14  Comments (2)  

La nuova via Marina

Che tristezza,
che tristezza amore mio,
ti rivedo col tuo sole risplendente,
coi viali verdeggianti,
con i fiori nelle aiuole rinnovate,
con le palme e gli oleandri rigogliosi,
con la gente che passeggia come un tempo,
con gli amici che viaggiano a braccetto
o riposano seduti a una panchina
discorrendo degli affari d’ogni giorno.
Che tristezza a star lontano
e che gioia pulsa in cuore
rivedendo questa via, tutta quanta ricostruita,
coi lampioni illuminati, che accarezzano la notte,
appoggiati alla ringhiera
che non è stata cambiata ma soltanto rinnovata
ed il mar che rumoreggia e biancheggia sopra i sassi.
Che tristezza, o mia città,
a fissare il tuo via vai sulla nuova Via Marina,
con le auto colorate che mi sembrano sfrecciare
e la gente sorridente che felice vedo e sento
rumorosamente andare.
Sullo schermo t’ho fissata,
amor mio non t’ho scordata;
mi sembra anzi di sognare
e mi sento riabbracciare
da un amico che ho lasciato,
che a un tratto m’è riapparso
e felice m’ha chiamato.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 20, 2018 at 07:13  Comments (3)