Il canto della luna

Mare, mare, dolce mare argentato
che i tenui raggi miei culli sull’onda
che mi addormenti a notte
quando il mio viso nell’acqua blu sprofonda
e ancheggia
quando la prima brezza spira,
quando quel venticello estivo
lo specchio tuo lucente increspa
e ammolla.

Tra i riflessi che imbianca la marina
il ciel dipingo e il mare a tratti ricoloro,
dentro le grotte timida m’infilo,
spargo tenue un chiarore
il mio pallor resiste
come una dama antica del seicento
che nei dipinti insiste
e sfida il tempo.

Oh, manti erbosi, che timidi vibrate
quando il mio chiarore imbianca il piano
e sembra che assonnati vi agitate
cangianti m’apparite nei colori,
quel verde scuro imperla
sugli ulivi distende il suo biancore,
il vento lo disegna
ed un argento opaco poi regala.

Oh, montagne maestose
che un mantello sui colli proiettate,
che al passaggio di nuvole biancastre
alternate i colori in bianco e nero
e l’alba disegnate
col primo sole che ne allegra il volto,
dentro quelle vallate
un po’ mi nascondete e mi sfiorate,
un po’ mi seppellite.

Poi il mio chiarore bigio e cinerino
par voglia dondolarsi dentro il porto
a fianco d’un velier che lento ondeggia
al tremolio dell’onda in mezzo al mare,
lieve si culla svigorito, rassomiglia
ad un gorgheggio di sirena stanca,
quasi un lagno di mamma
che una nenia languida canticchia,
un dolce motivetto disperato,
al suo bambino per farlo addormentare.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on giugno 28, 2020 at 07:25  Lascia un commento  

Solitudine

Solitudine e silenzio,
frusciar di acque chiare,
il cielo che si specchia in mare
un mare che un cielo vuol sembrare,
poi la falesia che si fa sfiorare
da un refolo di vento, e innamorare.

Salvatore Armado Santoro

Published in: on giugno 4, 2020 at 06:53  Lascia un commento  

L’amore sprecato

Chi ha l’amore nel cuor cerca di darlo
pensa che un bel bicchiere d’acqua pura
in gola ad altri scioglierà l’arsura
e quel pensier gli scava come un tarlo.

Ma se si dona a chi non può scambiarlo
subentra anche una certa delusione
la cosa è vero che potrà irritarlo
ma utile poi torna la lezione.

S’accorgerà che il tempo sta svendendo
con chi non può capir le sue premure
ch’è gente morta oppure sta morendo.

Che non merita affatto le sue cure.
E può capir che nulla sta perdendo
ad inseguir persone un po’ immature.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on maggio 4, 2020 at 07:37  Lascia un commento  

Certe donne

Alle volte mi incanto,
lo sguardo giro per le piazze
ricche di umanità e fragori.
Ogni tanto vedo un culetto ancheggiare,
sotto un jeans attillato,
non a caso comprato,
adattato a modellare le parti da esporre.
Le vedo lente ondeggiare,
con certi belletti violenti e sguaiati,
con i capelli arricciati,
a volte arruffati.
Guardano e non vedono,
parlano ma non sanno cosa dicono,
sembrano ascoltare ma sono invece sorde.
So che a molte di loro solo interessa
la trappola custodita tra le mutande
ed aspettano che il topo ci caschi.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 25, 2020 at 07:11  Lascia un commento  

Incertezze

Non sono solo.
Cerco la solitudine.
Nonostante l’età il sole ancor s’affaccia
mi regala giocose presenze
che scoraggio, allontano.

E sì, l’età mi schiaccia,
l’entusiasmo non manca,
a volte anzi abbonda e tracìma,
mi trascina.
Ma resto razionale,
i limiti del tempo provo a rispettare,
le rughe in viso valutare
anche se il fanciullino che c’è dentro
sempre sgambetta e non mi vuol lasciare.

Ma un siffatto mondo negligente
l’animo ormai mi straccia,
più non sopporto il folle esternar della gente
quel dondolare stupido e incostante,
quel passar noncurante
tra l’ombre della sera e il vivido mattino
tra la sobrietà necessaria
e la ricerca d’un bicchier di vino.

Non ho bisogno che alcun mi dica
la differenza tra un tramonto e un’alba
al mattino il sole abbaglia in faccia,
l’osservo tenero la sera
quando pigro e lento scende in mare
penso che forse l’alba potrebbe non spuntare
ed anche il cuor del miscredente
si rassegna all’inutile preghiera.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 8, 2020 at 07:31  Lascia un commento  

Nei giardini del cielo

In un giardino dal verde abbracciato
in mezzo ai fiori e l’erba trifoglina
solitaria sostava una panchina
dove ci aveva spesso sospirato.

L’amor lì sempre aveva ricercato
ma il cuore suo ormai era in rovina
in quel giardino dall’aria sopraffina
il sentimento aveva abbandonato.

Aveva molta paura dentro il petto
temeva ancora in una delusione
l’amor non dava e in se teneva stretto.

Ma cara le costò l’indecisione
sola rimase incerta in quel campetto
in libertà ma dentro una prigione.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 10, 2020 at 07:11  Lascia un commento  

Pajara salentina

Vecchia pajara che un bel dì lasciai
soletta tra le piante di carrube
mi pare d’ascoltare un suon di tube
tra i sassi dove muta te ne stai.

Oggi le vecchie note riascoltai
quasi di cornamusa sulle giubbe
e ti lambisce debole una nube
il tempo sfidi ma non muori mai.

Il viso hai rosso come il sottofondo
che una donna sul volto s’è spalmato
pare che tu appartenga a un altro mondo.

L’azzurro del ciel t’ha accarezzato
e infondi l’allegria di un dì giocondo
anche se sei un rudere invecchiato.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 20, 2020 at 07:47  Comments (1)  

Cromatiche visioni

Sole che muore tra colline e forre
su un mare variopinto a sera corre,
sull’onda si distende e pavoneggia
forti colori come in una reggia.

Bruna la notte piano piano accorre
mentre l’azzurro lentamente scorre
qualche barcone al molo stride e ondeggia
l’ultimo raggio coccola e vezzeggia.

S’inebria anche la mente in questo specchio
dove sbuffa e s’affanna vita e morte
a un canto d’usignol tende l’orecchio

che s’accompagna al suon d’un pianoforte
che armonie diffonde anche se vecchio
e al sentimento ancor apre le porte.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 8, 2020 at 07:37  Lascia un commento  

Lina

Dove sarai finita, dolce amica mia,
sbarazzina compagna mia di scuola
con quel corteo di giovani per via
attorno a te come una calda stuola
Viaggiavi con un passo già da donna
coi tuoi seni provocanti a quindici anni
con le gambe poco coperte dalla gonna
quando sedevi su quei vecchi scanni.
Più d’un compagno t’aveva corteggiato,
qualcuno anche carino e danaroso,
ma tu gradivi questo squattrinato
non tanto bello e forse un po’ noioso.
Lo preferivi per l’indiscrezione,
forse perché sapeva scrivere poesie
e poi per tutta quella sua passione
a declamarle com’antiche elegie.
Non lo so se anche tu mi hai amato,
certo io tanto t’amai, da non dormire,
posso solo dirti d’aver fantasticato
su quei tuoi seni che mi facean morire.
Mi guardavi con un sorriso strano
quando venivo a casa tua a trovarti,
un po’ succinta, avrai atteso invano
ch’io almeno avessi provato di baciarti.
Forse una sfida allora mi lanciavi,
una sfida al pudor ch’io non raccolsi,
ti divertivi con garbo a provocarmi
attirandomi a te stretta ai miei polsi.
Non ebbi mai il coraggio di parlarti
del sentimento nascosto nel mio cuore
avevo tanta paura a contrariarti
e mi consumavo in quel timore.
Dove sarai amica mia lontana?
Spero tu abbia avuto un buon cammino,
che t’abbia suonato a festa la campana
che ricco di doni sia con te il destino.
Io sono qui a parlarti e l’acqua cade
giù nella strada ed urla il temporale,
io sono qui a pensar le nostre strade
e giù si snoda triste un funerale.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 15, 2019 at 07:43  Lascia un commento  

La pignata

La pignata oramai solo è un arredo
tace e più non borbotta sul carbone
quando mia zia con cura e dedizione
al caminetto acceso cucinava
i fasuli, li ciceri e la fava.

Non mai sul fuoco, 
ma al bordo della brace
al riverbero ardente della fiamma
che scoppiettava nei vecchi camini,
centro d’un benessere diffuso
che oggi s’è perso coi legumi pronti
sugli scaffali dei supermercati.

Quelle delizie a volte ho ritrovate
in qualche vecchia osteria del mezzogiorno,
piatti essenziali con cura preparati,
con aromi genuini mescolati,
sapori antichi mai dimenticati.

La nostalgia a volte poi t’assale
rivedendo certi utensili scordati
d’un mondo di fatiche non pagate
alleggerite da un pasteggiar frugale
di pasta e fagioli e cotiche lessate
con un bicchiere di rosso accompagnate.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 29, 2019 at 06:54  Lascia un commento