Camposanto

Silente è quel viale ove m’accoglie
solo il brusio del vento
che scivola tra i tronchi, tra le foglie,
e gli usignoli sento.

Ed il ricordo della vita coglie
quel volto che s’è spento
non serve il pianto ma il dolore scioglie
al cuor da giovamento.

Osservi intorno foto con sorrisi
quasi la vita fosse stata gaia
occhi coperti a tratti da narcisi

che danno al cuore un senso di vecchiaia
mentre risuona tra gli allegri visi
stridulo un crocidare di ghiandaia.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on aprile 24, 2017 at 07:02  Comments (6)  

La fine delle emozioni

Ho chiuso il mio cuore
alle emozioni.
La stanza del cervello
é sbarrata
ed il buio ha invaso
la coscienza
ostruendo tutte le sensazioni
che mi aiutavano a costruire
situazioni piacevoli.
Le bellezze
che erano intorno a me
si sono trasformate in ombre fugaci,
opache immagini
che non mi regalano più
le visioni d’un tempo.
L’orgoglio rimbalza,
come una palla di bigliardo,
e rotola confusamente
urtando biglie e pallini
e razionalizzando
irrazionalità e violenza.
Il sole
non illumina più i miei versi
e la notte mi regala
solo pensieri confusi
e rancore sordo.

Salvatore Armando Santoro 

Published in: on aprile 10, 2017 at 07:34  Comments (5)  

Usato e abbandonato

Quanto male m’hai fatto e tu lo sai,
ma dentro il cuor non so quello che hai!

Come un cane raccolto, allevato, coccolato
e poi per strada abbandonato.

Riguardo le auto in corsa,
scodinzolo a chi si ferma e spero,
corro, inseguo un’auto azzurra,
poi sfiancato mi fermo,
la lingua penzoloni
e arsura in petto.

Mi manca l’aria, annaspo, agonizzo.

Ho anche fame
ma la mia ciotola non trovo,
solo disperazione ed ansia mi fanno compagnia.

Scende la notte.
Ai bordi della strada dormo.
Passa una volpe e la rincorro
poi sprofondo nel sonno.

E mi illudo che sia un brutto sogno
e di svegliarmi al mattino
con la carezza amica d’un bambino.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 27, 2017 at 07:34  Comments (5)  

Anche quando

Anche quando la tua voce tace
quando il vento pigro s’addormenta in mare,
le parole trattiene,
io sento il tuo respiro.

Quando il silenzio mi circonda
e l’erba dei prati immota giace,
sento lieve il tuo cuore battere
trasmettermi emozioni
e ancor son vivo.

Vivo d’amarti,
di pensarti presto al mattino,
di sentirti aprire la finestra
e il mar guardare,
un piroscafo seguir fuori dal porto.

Ma so che il tuo pensiero vola altrove,
che i battiti silenti del tuo cuore
ad altro cuore regali,
ad altra sponda la tua barca spingi
di me tu non ti curi,
alle mie pene non poni interesse.

Ma vivi in me,
tu nulla ci puoi fare:
io solo d’aspettare
che il cuor tuo si ravveda,
che quest’anima che ti dona amor tu veda,
dolci note lui solo per te costruisce,
ma tu dietro fugaci amori ti smarrisci,
solo d’inganni certi ti imbottisci.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 12, 2017 at 07:20  Comments (1)  

Terrorismo

La mia libertà d’essere popolo
la rivendico
a suon di cannonate.
Non guardo in faccia alcuno:
la mia terra è invasa da termiti
che corrodono la mia libertà,
che opprimono la mia cultura.
Non mi interessano i pianti delle mamme,
né il dolore delle vittime.
Il sangue?
Sgorghi pure a rivoli
ed infetti la terra
che fu dei miei padri.
Tanto l’acqua lo laverà
ed il tempo lo cancellerà.
La mia coscienza?
Non l’ascolto più da tempo!
E’ figlia del conformismo
e dei compromessi dei notabili locali.
La violenza?
Noi l’abbiamo subita da secoli,
i potenti l’hanno esercitata sempre
foraggiando i lacchè di stato ed i corrotti.
Vi sembrano crudeli le mie parole?
Ebbene, guardatevi intorno e riflettete.
Di popoli oppressi è piena la terra:
ma il sangue degli altri non ha odore
e neppure interessa.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 26, 2017 at 06:51  Comments (2)  

Amore mio lontano

Amore mio lontano,
che il mare guardi dal verone aperto,
che qualche nave osservi indifferente
solcare l’onde smosse dalla brezza,
ti immagino a quest’ora affaccendata
a governar la casa e i tuoi parenti
con la lena e l’impegno
che riversavi in tutte le tue cose un tempo.

Ma io ti vedo anche sorridente,
con le movenze timide di allora,
con la freschezza della dolce etade,
con i pensieri liberi e sereni,
accudire le cose tue e gli affetti
che hai costruito col tuo nuovo amore.

E forse non ricordi (o non ci pensi)
all’ansie passate ed agli scoramenti,
ai stratagemmi e a tutte le follie
che abbiamo fatto per restar vicini
anche su un treno
il giorno che all’esame
tuo padre ti portava
un dì lontano.

Poi le nostre felicità ed i dolori
vennero meno;
anche l’amor cessò, come ogni cosa,
ed ognuno seguì la propria strada
ignari dell’ansia e dei tormenti
che dentro il cuore portavamo stretti.

Ma ogni tanto a te vola il pensiero:
ma non ti vedo con l’aspetto attuale,
ma con il viso libero d’un tempo;
non ti immagino mentre rigoverni
o t’affaccendi dietro ad un fornello,
ma ti penso con il cuor sereno,
con la tua cara immagine d’un tempo,
mentre mi vieni incontro sorridente
ad un appuntamento frettoloso

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 16, 2016 at 07:17  Comments (1)  

I nostri errori

I nostri errori spesso non notiamo
a lor pensiamo quando è troppo tardi
quando dei danni fatti ci accorgiamo
e allor diciamo di essere testardi.

Invece, sempre un po’ vigliacchi siamo
ci comportiamo come i gattopardi
al male seminato poi pensiamo
dopo che in mano scoppiano i petardi.

La perfidia spesso in mente frigge
guardiamo sol a quel che ci conviene
l’odio la tenerezza ognor sconfigge.

Oggi doniamo amor poi con le pene
l’animo dell’amato si trafigge
solo il veleno resta nelle vene.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 7, 2016 at 07:38  Lascia un commento  

Il ricordo della storia

Dei miei poveri versi,
dei miei dolci pensieri,
delle mie follie
sulla pace
e sulla necessità d’amore
tra le genti,
cosa mai rimarrà
per il domani?

Solo appunti sbiaditi
che il vento disperderà
o l’incuria sciuperà.

Ma dell’omicida
che ha tolto la vita a un Presidente,
del folle che sparò
un dì sulla folla,
d’un dittatore sadico e violento,
d’un tiranno impunito,
la storia ne parlerà in eterno.

A volte la follia mi sfiora
e l’idea del ricordo della storia
mi affascina.

Salvatore Armando Santoro 

Published in: on novembre 28, 2016 at 07:13  Comments (3)  

Luna Park

Oh, cavallino di legno,
che tanto amai
e desiderai;
giostra dei miei sogni,
con luminarie intermittenti
e musiche di cui ignoro il ritornello,
vi ho perduti per sempre!
Mi aggrappo, ogni tanto,
alle briglie che penzolano
da un vecchio ricordo
e rincorro felicità
racchiuse in una conchiglia
che forse giace su un fondale marino
che il tempo ha riempito di limo.
Dondolo ancor oggi
aggrappato a gioiosità fugaci
dal prezzo troppo elevato
per poter essere ricomprati.
Il nulla, i desideri più effimeri,
traguardati attraverso gli occhi di un bimbo
a cui bastava poco per sentirsi ricco.
Ed avverto attorno a me la noia del presente,
l’infelicità di non poter più apprezzare
le piccole cose
che rendevano piene le mie giornate
e che mettevano in ombra
anche i bisogni più indispensabili.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 18, 2016 at 07:11  Comments (1)  

Cane randagio

Sembro un cane randagio
che va annusando tra le pietre
avanti e indietro, adagio,
che una traccia riscopre, ch’era morta,
ed una nuova scopre, ch’ è  risorta.

Annuso l’aria, indugio,
inseguo ogni odore che trasporta il vento
in lontananza scruto
anche una casa rosa tra gli ulivi fisso
un terrazzo con dei fili non utilizzati
simili a me anch’essi abbandonati.

Bagliori intensi spesso l’iride ferisce
quando il sole la tua auto colpisce,
dai suoi raggi mi faccio accarezzare
mi illudo sempre che sian le tue mani
che ancora mi possano lisciare.

Adesso mi manca quel tiepido calore
certe dolcezze ormai si sono spente
le tue parole l’orecchio mio non sente,
rimbomba solo l’eco in fondo al cuore
come uragano con tutto il suo fragore.

Mentre le vespe mi stanno a molestare
queste mosche uggiose a tormentare
su questo colle spoglio ed assolato
ai giorni andati vengo a ricordare,
a quel tuo avanti e indietro in motoretta
a quel tuo riso che sgorgava lieto
al tempo che passava troppo in fretta.

Ora resta un velo di tristezza in petto
che accompagna il mio vagabondare
annuso l’aria, le pietre, guardo il tetto
della tua casa e cerco di dimenticare.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 7, 2016 at 07:29  Comments (3)