Follie

Le nostre ragioni,
incomprensibili funambolismi della mente,
processi alle intenzioni
scheletri negli armadi da celare
gli altri però danneggiare
senza scrupoli alla berlina dileggiare.

E il dileggiato,
amante solitario ed umiliato,
continua a dare amore
ad occultar le offese,
le cattive parole in buone trasformare
dal fango ripulire
solo le cose belle ricordare.

Oh, cuore, cuore,
arterie ormai usurate,
quando quel rubinetto chiuderai?

Il sole scalda le dure pietre,
il suo colore irraggia,
ma l’animo abbuiato
non rischiara.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on Mag 9, 2019 at 07:40  Lascia un commento  

Se lei sta male

Se lei sta male il cuore mio l’avverte
meglio sarebbe se affogassi in mare
o tra le nubi con le ali aperte
da un buco nero farmi risucchiare.

Lo so la colpa è sempre e tutta mia
non dovevo quel dì accettare il morso
la mia fu pura e semplice follia
ed oggi vivo e soffro nel rimorso.

Anche se tutte e due siam stati al gioco
non ho scherzato io col sentimento
la paglia, lo si sa, vicino al fuoco
di più s’accende quando spira il vento.

Gelido vento fu di tramontana
che forte soffia senza aver riguardo
pei borghi passa e mai paga dogana
irride le emozioni ed è beffardo.

Del suo passaggio lascia rami morti
e foglie accartocciate lunghi i fossi
lascia anche pene, delusioni e torti
a una ragazza dai capelli rossi.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 23, 2019 at 07:46  Comments (1)  

Pizzica malandrina

Danzando sulla spiaggia con le onde
saltando sugli scogli in mezzo al mare
bagnarsi piedi e fronte e corteggiare
la mareggiata che scherza col vento.

E picchia il sole sopra l’onda pazza
che la falesia invade e la biancheggia
col tamburello il tempo accompagnare
d’un organetto che vuole suonare.

Pizzica, pizzica malandrina
come un’ondata di prima mattina
balla e saltella la salentina
balla anche l’onda alla marina.

Ruggisce il vento in mezzo alle grotte
l’onda solleva e forte la sbatte
suona un violino e un organetto
e l’accompagna col tamburello.

E questo vento dove lo metto
spinge le nubi lontano dal mare
solo salsedine bianca compare
corre sull’onda, non vuole mollare.

Pizzica, pizzica malandrina
come un’ondata di prima mattina
balla e saltella la salentina
balla anche l’onda alla marina.

Anche gli ulivi musica fanno
in mezzo ai campi il verde appare
quando su al nord la neve cade
qui nel Salento risplende il sole.

Gira l’aratro per la campagna
rossa la terra rivolta e spiana
il contadino non si risparmia
i solchi traccia e sparge i semi.

Pizzica, pizzica malandrina
come un’ondata di prima mattina
balla e saltella la salentina
balla anche l’onda alla marina.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 14, 2019 at 07:08  Lascia un commento  

Foglie bianche

Foglie bianche,
ornano il sentiero,
pallide come questi miei passi stanchi,
ricamano il mio passaggio,
quasi ad indicarmi la via.
Queste foglie di platani
che non hanno più la forza di svolazzare
sembrano esistenze vinte,
somigliano alla mia anima stanca,
avvilita,
sconfitta.
Tutta l’energia della primavera
è ormai lontana;
come la mia vita
rappresentano un passato energico,
vigoroso,
resistente.
Chi siamo adesso,
compagne occasionali di questa mia solitaria passeggiata?
Chi siamo più noi?
Neppure più la folata del vento ci accompagna,
il calore del sole sa di gelida carezza,
il frullo tra i rami è ormai voce morta,
il fischio dei merli melodia lontana,
il canto dei rosignoli
concerto ormai finito.
Ed io penso a te, voce mia spenta,
che non carezzi più neppure il mio cuore
con le tue parole lontane.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 5, 2019 at 07:13  Comments (1)  

Nonne moderne

La nonna d’altri tempi non ricordo
col grembiule e coi capelli bianchi
col volto e gli occhi dolci e stanchi,
con le tante carezze che non scordo.

Oggi tutto è cambiato ed è la nonna
che spiega alla nipote come fare
e tutti i trucchi per poi rimorchiare
e restar sempre giovane e più donna.

La vecchia torta dolce e profumata
è un vecchio sogno ormai, e non consola,
perchè la compra già confezionata.

E poi va in discoteca, e salta e vola
in mini e calzamaglia colorata
ed ha i capelli tinti di viola.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 18, 2019 at 07:44  Lascia un commento  

Occasi

Nel rinverdire di visioni antiche
sfiorano il volto zeffiri sereni
che allieteranno ancora il mio domani
col volo pigro e dolce dei gabbiani.

E fisso l’orizzonte ed anch’io volo,
vago con il pensiero e sfioro l’onda
col sole che inargenta la marina
a Rìstola m’inebrio alla panchina.

Quella panchina che paziente aspetta
che io ritorni, ché si sente sola,
con quella statua sempre indifferente
che volge il dorso all’onda risplendente.

Mi sembra d’avvertir un frullar d’ali,
lo strido dei gabbiani mi colpisce
ma è il luccichio del mar che mi stordisce
e quell’azzurro profondo dei fondali!

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 10, 2019 at 07:45  Lascia un commento  

La barca di Sant’Andrea

Ne ho visto di mare,
di giornate serene e di tempeste,
ne ho viste di bufere e di marosi
di fredde e diacce tramontane
di scirocchi umidi ed uggiosi,
ne ho viste tirar reti con le mani.

Ne ho visti di bambini e giovinetti
affaccendarsi e in mar tuffare i remi,
ne ho sentite canzoni e imprecazioni
e risa genuine sotto il sole.

Ne ho visti occhi ridenti
di naviganti coi calzoni corti
felici di solcare pochi metri,
illusi di toccar lidi lontani.

Quante volte la sabbia mi ha colpita
spinta dal vento senza una ragione,
l’onda rabbiosa il volto m’ha bruciato
e il ruggir dei marosi ancora ascolto,
mi bastano due gocce per gioire
quando un’ondata pazza mi colpisce
spruzzando un po’ di mare sui miei fianchi.

Anche i miei remi adesso sono stanchi
li cerco e non li trovo:
senza le mie stampelle
rimango ferma e asciuga la mia pelle.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 29, 2019 at 07:33  Lascia un commento  

Dopo la tempesta

Oggi il sole s’è affacciato sulla valle
risplende sopra i monti già innevati
non vedo più volare le farfalle
chissà i merli dove sono andati.

Silenti sopra i monti son le stalle
nei recinti riposano i belati
le piante sono un poco rosse e gialle
ma ancora il verde ridisegna i prati.

La quiete arriva dopo la tempesta
sereno è il Borgo ed anche il paese
oggi è anche domenica, ed è festa,

suonano le campane delle chiese
di tanta pioggia in fondo cosa resta?
Nei cuori la speranza il sol riaccese,

perché si sa, al mondo tutto passa,
oggi risplende il sole e ci rilassa

e del mal tempo che regnava ieri
l’abbiamo cancellato dai pensieri.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 18, 2019 at 07:04  Lascia un commento  

Emanuel

Ciao, ragazzo mio,
non ho la fede sufficiente
per dirti: ”arrivederci”
e la vorrei.
T’ho visto l’altro giorno,
sorridente,
e ieri t’ho accompagnato al camposanto,
chiuso dentro una fredda bara,
in un giorno di gelo e di dolore.
T’ho dato anch’io un’ultima carezza;
mi son segnato
con un gesto vano che alla vita
ormai più non ti porta.
Come un figlio t’ho pianto
e ricordavo tutte le tue premure
quando nell’officina ti trovavo.
Dura e crudele
sembra oggi la vita
e il pensiero m’opprime e mi tormenta
a saperti rinchiuso tra i lumini
fra tanti fiori che al gelo appassiranno
e che non guarderai mai più
al mattino.
Ma se un cielo esiste oltre la vita,
corri libero, corri bambino mio,
tra i verdi pascoli colmi di colori,
che il mio amore sempre t’è vicino
insieme al mio pensiero,
e con la mano tua stretta alla mia
tra le nuvole bianche mi trasporti
libero dai dolori e da ogni assillo.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 10, 2019 at 07:06  Lascia un commento  

Corsia d’ambulatorio

Me ne sto seduto ad aspettare il turno
per una visita da tempo prenotata.
Davanti si sfilaccia un corteo stanco
di gente assente con lo sguardo perso,
piena di dubbi e un po’ preoccupata.
Osservo visi che sembrano sconvolti,
volti confusi, alcuni sofferenti,
con gli occhi persi a leggere referti,
impegnative e scritte sulle porte.
Passa un’anziana con la benda a un occhio
un signore, con a fianco il suo bambino,
perso tra due stampelle e un po’ impacciato
con un piede che gli penzola ingessato.
Leggo sui loro volti tanto affanno,
il disagio di persone sprovvedute
a volte ci vedo la disperazione,
un certo scoramento, tanta agitazione.
Io mi destreggio, so già cosa fare,
col cellulare chiacchiero con un’amica cara,
ogni tanto mi scappa anche un sorriso,
indifferente rimango a tanto sbando
a tanta umanità in apprensione.
Lo sguardo affondo in mezzo a tanta folla
che scorre avanti e indietro in processione
quasi in attesa d’una grazia attesa
che dall’affanno al fine li sollevi
sgombri l’angoscia che sul petto pesa

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 30, 2018 at 07:19  Lascia un commento