Memento

Idiomi, babeliche invenzioni,
mezzi adottati per tenerci strette
le nostre interessate incomprensioni,
per dare un senso alle pigrizie nostre
che pretendiamo il cielo in una stanza.

Stiamo sui moli ad osservar naufragi,
stupri, violenze, sadiche aggressioni
e poi corriamo nelle chiese in sciame
per un lavaggio breve alla coscienza
prima di replicar l’indifferenza.

Presenti al rito ritroviam la pace
e cancelliamo dalle orecchie i suoni
degli urli disperati. E prenotiamo
arrembanti le sapide porzioni
dell’agnello di Dio.

Per colmo pretendiamo
ch’Egli sia fatto a nostra somiglianza
anche per prevenire indigestioni.
Ma le bestie stan qui per dimostrare
che non c’è belva atroce più dell’uomo.

Santi Cardella

Published in: on giugno 27, 2021 at 07:34  Lascia un commento  

Vita

Quando mi manchi sento
l’amara voluttà d’andare al mare
e nuotare, nuotare
allontanandomi da riva quanto
mi basta a non potere più tornare.
Fin quando la paura
della zitella immonda
non mi porge la coppa a fior dell’onda.

Solo allora l’istinto
sulla mia voglia prende il sopravvento
e volgendomi indietro
vedo lontane luci e la speranza
di ritrovarti desolato impetro.
Perso in questa follia
mi lascio riportar dalla corrente
alla consueta riva d’agonia.

Santi Cardella

Published in: on giugno 14, 2021 at 07:20  Lascia un commento  

Sul Monte Pellegrino

Questa sera il lavoro
l’alacre artiere qui non affatica,
qui non giunge rumore che ricordi
il travaglio dell’uomo.
Non singhiozzi, lamenti,
sotto la luna amica,
è svanita quassù l’eterna angoscia
del perché delle ore.
Quassù sono scultore
e foggio il mio destino
secondo che mi piaccia.
Dolcemente i motori
scivolan silenziosi sulla strada,
son tutti assorti nell’attento gioco
per non fare rumore.
Giro attorno lo sguardo a poco a poco
e vedo su le stelle, giù le luci
d’un presepe animato.
Sento che sei vicina e sono certo
che da quassù, stasera,
il mondo appare a noi come una grossa
palla di cera.

Santi Cardella

Published in: on maggio 29, 2021 at 07:18  Lascia un commento  

Sdegno

La giustizia che assolve i ladri e i malfattori?!
Ne abbiam le tasche piene, arbitri maledetti!
Costruiremo per voi altre cento Bastiglie
per chiuder la memoria di simili misfatti.

Vogliamo separare di nuovo l’acqua pura
del vero adamantino, dal male consentito
dalle putride fogne della vostra acquiescenza;
vogliamo condannare l’ignavia e l’indecenza!

La società reclama dei giudici corretti,
attenti a non percorrere le strade dell’oblio,
attenti a non sconvolgere gli spartiacque esatti
tra palesi misfatti e diritti dell’io.

Non si può tollerare che un ladro o un maneggione
sia salvato da un arbitro indolente o distratto;
nessuno può accettare l’odiosa conclusione
che un malvivente goda dei beni che ha sottratto.

La società pretende la bilancia serena
che ad ogni malefatta assegni la sua pena.

Santi Cardella

Published in: on maggio 17, 2021 at 07:49  Lascia un commento  

Tempio antico

Ho visitato il tempio di Segesta,
solo tra le colonne all’imbrunire;
gli ontani intorno furono foresta
da cui giungeva un tintinnio di lire.

Incuriosito pel concento strano
che sulle orecchie mi portava il vento
decisi d’esplorare quell’arcano
spazio ove s’effondeva un sentimento

e con un vago senso di paura
che suggeriva uscir dal colonnato
m’avviai fra le ombre a una radura
ove una voce mi sospese il fiato.

“Cosa vieni a cercare in questi luoghi
ove corron le antiche acque dei fiumi
alle cui rive accenderemo i roghi
sulle are dedicate ai nostri numi?”

“Cerco l’amore antico, una scintilla
atta a destare il fuoco nel mio cuore
ed a mutarlo in astro dove brilla
ora e sempre la luce dell’amore.”

Ma mi zittì la voce e prontamente
a un forte tuono aprì la strada un lampo
svelando fra le tenebre un silente
corteo che s’accostava al nostro campo.

“Dormi!” ordinò la voce: e all’improvviso
fui trasportato al centro della scena
che si svolgeva sotto il paradiso
dei numi antichi, nella luna piena.

Vidi a quel punto uscire dalle piante
figure antiche di concreta gente
ed una folla ubriaca e tumultuante
chiamata a un rito truce e intransigente.

Giungeva infatti su dalla foresta
il corteo balenato tra gli ontani:
una fanciulla e il sacerdote in testa
che la traea in catene per le mani.

A quella vista orribile e crudele
sentii gelare il sangue nelle vene
ed un furore amaro più del fiele
dettarmi al cuor d’infranger le catene;

ma gli officianti con le lance armati
seguivano la triste processione
ai lati della vittima schierati,
pronti a stroncar qualsiasi ribellione.

Inorridito per le assurde usanze
di quel popolo rozzo e primitivo
volsi ai numi di Grecia le speranze
d’uscir da quella folla intatto e vivo

con la fanciulla dal vestito bianco

stretta or dal fato nell’avversa sorte –
rasserenata, libera al mio fianco,
grata all’amor trionfante sulla morte.

Bella e solenne, come dentro un dramma
del teatro antico con la pira ardente,
ella fu spinta al bordo della fiamma.
Ma l’avvolse una nube e di repente,

io, con il cuore in fiamme e gli arti al gelo
sul prato che al mio sogno fece culla,
mi risvegliai tremante e chiesi al cielo
di serbare per me quella fanciulla.

Al megaron poi corsi dove i fumi
effusi dai turiboli d’incenso
cantavano le lodi per i numi
che m’avevano dato il loro assenso

e confermai che fino all’anno zero
avrei concesso loro la mia fede,
trovandola più consona al pensiero
dell’uomo che a quei templi offrì la sede.

Perciò quando il mio cuore è un tempio antico
mi fermo fino a sera nella cella
e col favor di qualche nume amico
torno a mirare in cielo la mia stella.

Ma se di notte sento la carenza
del suo conforto mi rivolgo a Giove
perché mi dia la sua benevolenza:
“bagnami del suo pianto quando piove!

mutala in una nube o in una fonte
che eternamente viva in un’idea!
fa ch’io possa sentir sulla mia fronte
il labbro amante della nuova dea!”

Santi Cardella

Published in: on maggio 1, 2021 at 07:35  Comments (1)  

Ragnatela

L’anima mia, già immagine dei boschi,
mentre seguiva il sole andato altrove
è rimasta impigliata in una rete
di sogno e di paura; surreale
messaggio che non riesco a decifrare
da quando manchi e gli occhi son velati;
sta nascosta nell’orlo cenerino
delle ombre che seguono i tuoi passi
senza sfiorarti;
è nel fruscio sonoro delle vesti
che, in quest’amaro esilio senza senso,
tu porti addosso;
copre il silenzio della conca vuota
d’un nido posto tra due polverose
persiane chiuse.

E nell’afa opprimente e desolata
di questa lunga estate senza fine,
vive ostinata come una cicala
che canta…, canta finché scoppia il cuore.
 

Santi Cardella

Published in: on aprile 7, 2021 at 07:27  Lascia un commento  

Estate

Cori, sorrisi, danze con le figlie del sole,
ardito veleggiare con i capelli al vento,
cieli senza una nube, sguardi senza parole,
promesse d’una vita calda di sentimento.
Nel tepore dell’aria c’è una dolcezza pura,
la meraviglia d’esser figli della natura.

Santi Cardella

Published in: on marzo 22, 2021 at 06:56  Lascia un commento  

Preghiera

Rosa bianca magnifica
che catturi la luce del mattino,
non hai il colore adatto alle mie palpebre
in quest’opaco cielo vespertino.

Lasciati coglier da un’adolescente
prima che venga sera,
profuma la sua stanza e le speranze
che ha in seno per l’ardente primavera.

Io bramo solo la mia terra antica
all’ombra degli ulivi cenerini
e mi rapisce il volo delle rondini
che accompagna i tramonti settembrini.

Il tempo dell’amore è già passato
per le mie calde vene,
sul mio cammino vedo ragnatele
atte a coprire tutte le mie pene.

Se il mondo non mi cerca e non mi parla,
libera, mio Creator, l’anima mia!
Sogna altra luce e ha sete d’armonia:
Tu solo puoi salvarla.

Santi Cardella

Published in: on marzo 8, 2021 at 07:18  Lascia un commento  

Noi

Non m’impedire d’essere fanciullo,
di guardare con occhi stupefatti
le vie d’ogni vivente sulla terra.
Non m’impedire di peregrinare
in cerca di qualcosa che sia mio
senza toglierlo ad altri, d’ammirare
le stelle, i fiori, i campi arati, il mare,
d’immaginare amori fra sardine,
vele nel vento, pace d’animali
che covan con amor la loro prole,
che scrivono poesie senza parole.

Non imbrigliare il mio diritto a esistere
fuori dal coro, come un aquilone
fra mare e cielo, o come ape operaia
in uno sciame, senza toglier nulla
a chi ama l’ombra od a chi cerca il sole.

Non scriver mio, né proprietà privata
sul cibo, l’istruzione, la salute,
la religione, l’arte, la bellezza.
Ricordati: NOI siamo; NOI esistiamo!
E se trovi conforto nell’abbraccio
dell’universo o d’una sua creatura,
come allo stadio balla, esulta, vola,
dividi col vicino l’entusiasmo
dei gol che fa per noi madre natura.

Versa amor nel bicchiere di chi è solo,
spandi amor negli spazi tra le stelle.

Santi Cardella

Published in: on febbraio 19, 2021 at 07:38  Comments (1)  

Noi

Non m’impedire d’essere fanciullo,
di guardare con occhi stupefatti
le vie d’ogni vivente sulla terra.
Non m’impedire di peregrinare
in cerca di qualcosa che sia mio
senza toglierlo ad altri, d’ammirare
le stelle, i fiori, i campi arati, il mare,
d’immaginare amori fra sardine,
vele nel vento, pace d’animali
che covan con amor la loro prole,
che scrivono poesie senza parole.

Non imbrigliare il mio diritto a esistere
fuori dal coro, come un aquilone
fra mare e cielo, o come ape operaia
in uno sciame, senza toglier nulla
a chi ama l’ombra od a chi cerca il sole.

Non scriver mio, né proprietà privata
sul cibo, l’istruzione, la salute,
la religione, l’arte, la bellezza.
Ricordati: NOI siamo; NOI esistiamo!
E se trovi conforto nell’abbraccio
dell’universo o d’una sua creatura,
come allo stadio balla, esulta, vola,
dividi col vicino l’entusiasmo
dei gol che fa per noi madre natura.

Versa amor nel bicchiere di chi è solo,
spandi amor negli spazi tra le stelle.

Santi Cardella

Published in: on gennaio 29, 2021 at 07:41  Comments (1)