Il salotto

C’è o non c’è?

Non c’è, ma se ci fosse

avrebbe un tavolino

con tante rose rosse

e un altro un po’ in disparte

sol per giocare a carte;

 

ma non c’è.

 

La sala sì che c’è

se ci aggiungessi un otto

sì che avrei un sal-otto

però l’otto non c’è.

 

Al massimo ho un sette

per far delle sal-sette

o se rimedio un asso

posso farmi un sal-asso

ma l’uso è ben diverso!

 

E se mi manca un verso

per finir lo strambotto?

Ho scritto a tempo perso?

Ecco che sotto sotto

mi manca sempre l’otto.

 

Mi rimane la sala

però senza il salotto!

 

Viviana Santandrea

Published in: on marzo 7, 2017 at 07:03  Comments (6)  

Il ripostiglio

AL ṠGUNBRÉN

Cla pórta là in casån

l è un sicûr arciâm

pr’al mî gât

che quât quât

al va in perlustraziån

con fèr indiferänt;

al cuntrôla zà ed là

cardànd d an èser vésst

come se gnìnta fóss

stmänter un mèż mêter ed cô

l è anc fôra da l óss.

 

Ai n è di quî da vadder

in ste métar quadrè!

Côsa ai srà in cal butélli?

E pó tótti cal scâtel

da l’ udursén suspèt

ch’al sént quand al s’acuàcia

ataiṡ ai pî dal lèt?

 

L è tôtt un månd da dscrûver:

dal pianèl con al fèr

par stirèr la bughè

con in vatta la roba

tótta bèle pighè

-che bèla gabanèla

lé, se ai pséss arivèr!-

 

Pó la granè, al spazòn

e tótt i vèri arnîs

ch’i sérvan a l arzdåura;

mo al vadd, a l inpruvîṡ

såtta un tûb arvuiè

al måsster gataròn…

e ló ed cal magnapållver

l à sintó dîr un fât:

che insàmm a la pållver

al tira só anc i gât!

 

Al scàpa vî inspuré!

 

Ciapè l óss al fà fénta

d èsar gnó lé par chès

e con flèma elegànta

arudlinè int ‘na scrâna

l arpiàta ûc e nès,

mo da cómm al ṡbadâcia

as capéss ch’l è cuntänt dal sô girtén

int al ṡgunbrén.

§

Quella porta socchiusa

è un sicuro richiamo

per il mio gatto

che quatto, quatto

si aggira per l’ambiente

con fare indifferente;

controlla qua e là

credendosi invisibile

che nessuno lo bada

mentre fuor dalla porta

resta un pezzo di coda.

 

Quante cose si scoprono

In quel metro quadrato!

Tutte quelle bottiglie?

Inoltre quelle scatole

dall’odore sospetto

che sente anche acquattato

presso i piedi del letto?

 

E’ un mondo da scoprire:

lo scaffale col ferro

per stirare il bucato

con sopra già la roba

tutta ben ripiegata

-lì poterci arrivare,

sai che bella dormita?-

 

Poi lo spazzone,

scope e arnesi vari

che alla massaia sono necessari;

e d’improvviso tra un tubo aggrovigliato

la sagoma del mostro rumoroso…

lui di quel mangiapolvere

ha sentito dei fatti:

dicon che con la polvere

lui tiri su anche i gatti.

 

Scappa via spaventato!

 

Fuori, si aggira con grazia felina

quasi fingendo d’esser lì per caso

sceglie una sedia ove si acciambella

scompaion occhi e naso,

ma dalle orecchie e da uno sbadiglio

io capisco che alfine è soddisfatto

del suo giretto nel mio ripostiglio.

 

Viviana Santandrea

Published in: on febbraio 26, 2017 at 06:59  Comments (1)  

La camera

Oltre l’ingresso notte ecco il rifugio

lo scrigno che racchiude

tutto l’arcobaleno della vita

dalle tinte più accese

a orizzonti che annegano nel grigio;

 

qui nonostante gli anni

coltivo il seme della vanità

nella scelta tra abiti e bijou

mentre chiedo allo specchio

qualche indulgenza e complicità.

 

Nel letto poi, fido testimone,

non mi ci adagio, ma

si può dire che “lo indosso”

soprattutto d’inverno la mattina

quando il letargo m’inchioda a quel tepore

un sogno dopo l’altro

e la coscienza debolmente sobbalza

in cerca del risveglio

nel definire i contorni della stanza.

 

Viviana Santandrea

Published in: on febbraio 17, 2017 at 06:57  Comments (1)  

L’albero

“L’albero a cui tendevo la pargoletta mano”

era un ginepro e spesso mi pungevo,

il babbo lo addobbava

con caramelle, qualche mandarino

e finti pacchettini in cui fingevo

di nascondere i sogni.

Le candeline di cera colorata

si dovevano accendere una ad una

con un fiammifero, facendo attenzione

a non mandare a fuocola cucina.

Oggi è tutto di plastica

albero, addobbi e pure le luci

psichedeliche, a pioggia, intermittenti

non effondono più i  magici incanti

che avvolgevan l’infanzia.

O forse no!

E’ per i bimbi il Natale sempre bello

se c’è la Pace e possono far festa

e i ricordi nostalgici il rovello

di chi oramai conta il tempo che resta

 

Viviana Santandrea

Augurissimi a tutti

 

 

Published in: on dicembre 25, 2016 at 07:18  Comments (5)  

Ricetta d’amore

Lo sai che questo è il mio modo di amarti

te lo esprimo così, discretamente

mentre vorrei gridarlo ai quattro venti

far tremare d’invidia anche le stelle;

 

mancano pochi giorni

e sul vecchio tagliere della nonna

fioriscon tagliatelle

mentre sul fuoco borbotta il condimento.

 

La mia cucina è tutta in movimento

gli stampi delle torte e dei soufflé

che dormivan beati

sono già sull’attenti

allineati, aspettan d’esser scelti.

 

Tiramisù, sformati,

panna cotta o budini?

No! A darti il “bentornato!”

sono quei biscottini

dal sapore d’infanzia

nocciole e cioccolato.

 

Viviana Santandrea

Published in: on novembre 4, 2016 at 07:01  Comments (7)  

Insonnia

Son le cinque e tre quarti del mattino

non so come mai

sono già sveglia come un canarino.

E’ l’ora in cui l‘umano si arrovella

cercando tra le pieghe del cuscino

ancora un po’ di sonno;

ora allungo le gambe, poi le stiro

un po’ come fa il gatto

e mi rigiro,

le palpebre ben strette,

decisa come mai

a tirare le sette.

Cerco l’aiuto di rosei pensieri

ma la moviola proietta solo guai;

arrese, ormai, le rètine

si accendono a bucare il buio intorno

attratte da un alterno sfarfallio

che sia un raggio del giorno?

E’ strano che si annunci con questa intermittenza!

Acceso-spento-acceso-spento-acceso-spento;

e se nella mia stanza

‘na serotina lucciola s’è voluta annidare?

D’ ottobre? Credo a stento.

Era un messaggio sul mio cellulare!

 

Viviana Santandrea

Published in: on ottobre 19, 2016 at 06:55  Comments (3)  

Sommelier della poesia

Di una canzone assaporo la poesia

bevendo goccia a goccia le parole

centellino le sillabe

ne gusto l’armonia;

 

schiocco la lingua sulla tessitura

nell’alternanza di dolce ed amaro

così da coglierne ritmo e sfumatura

dosati in un bouquet di sensazioni

tali da far esploder le emozioni.

 

Ebbra non resta che prender commiato

chiedendo scusa a Bacco ed Erato.

 

Viviana Santandrea

Published in: on ottobre 9, 2016 at 07:03  Comments (5)  

La Giorgina

Ce l’ho stampata dentro

come fotografia, la prima casa

e non so definire il sentimento

che mi tinge il ricordo:

 

settantadue gradini

per quell’ultimo piano di due vani

già dignitoso per quei tempi grami,

e i vicini, cordiali

 

unico punto nero, e non da poco

la Giorgina del piano di sotto

zitella senza pace

dava di matto se cadeva un cucchiaio

figurarsi lo schiamazzo di un gioco!

 

Era il terrore di tutti i ragazzini

anch’io col batticuore

a due a due divoravo i gradini

davanti alla sua porta.

 

Ora a pensarci, provo quasi pena

e un po’ vergogna per quell’infelice

quel deriderla, metterla alla gogna

quando per vanto in cortile ci leggeva

le lettere d’amore

di un fidanzato cui era promessa

immaginario, spedite da lei stessa;

 

ma in quei momenti anche lei ci credeva!

 

Viviana Santandrea

Published in: on settembre 25, 2016 at 07:28  Comments (4)  

Cuoca tra le muse

Con semplici ingredienti

più un rimario e un’enciclopedia

provo a fare un soufflé

miscelando alimenti e poesia;

saper dosare bene i sentimenti

è mica cosa da “una botta e via!”

 

Nella ciotola verso

due cucchiaiate di tenero amore

stempero bene con qualche carezza

poi…lentamente

sempre tenendo a freno il batticuore

continuo a diluire con dolcezza.

 

Cerco di mantener basso il calore

e rimestando in senso circolare

vi aggiungo un “non niente” d’ironia

filo a filo, attenta a non smontare

mentre borbotta il bagno-maria

…maria…maria…maria!

 

Se in fondo non è nato un gran soufflé

ne ha colpa ‘sta poeticomanìa!

 

Viviana  Santandrea

Published in: on maggio 14, 2016 at 07:09  Comments (3)  

Mèches verde speranza

Fili di primavera

mi si sono impigliati tra i capelli.

 

Come zampilli d’innocua pazzia,

noncuranti del tempo

che sparge rughe sul terreno stanco,

traboccano da qualche anfratto d’anima

riluttante ad arrendersi.

 

Poi sulla tavolozza di quel prato

passo i pennelli con sapiente rito,

disseminando fiori.

 

Ho sposato un pittore,

quindi che male c’è

se mi diverto un poco col colore?

 

Viviana Santandrea

Published in: on aprile 30, 2016 at 07:08  Comments (8)