Fine

La rosa bianca, sola in una coppa

di vetro, nel silenzio si disfoglia
e non sa di morire e ch’io la guardo
morire. Un dopo l’altro si distaccano
i petali; ma intatti, immacolati,
un presso l’altro con un tocco lieve
posano, e stanno: attenti, se un prodigio
li risollevi o li ridoni, ancora
vivi, candidi ancora, al gambo spoglio.
Tal mi sento cadere sul cuore i giorni
del mio tempo fugace: intatti, e il cuore
vorrebbe, ma non può, comporli in una
rosa novella, su più alto stelo.

ADA NEGRI

Published in: on aprile 20, 2016 at 07:30  Comments (3)  

Il colloquio

Quando ti avrò raggiunto sulla sponda del fiume di luce
e tu mi chiederai che ho fatto tant’anni senza di te,
io ti risponderò: “Ho continuato il colloquio”.
Tu riderai per dolcezza tutto il riso de’ tuoi bianchi denti,
e cingerai le mie spalle col tuo gesto securo di despota.
E lungo i prati di viole che fioriscono solo pei morti
continueremo il colloquio.

ADA NEGRI

Published in: on marzo 16, 2015 at 06:58  Comments (3)  

La madre

Vedova, lavorò senza riposo
per la bambina sua, per quel suo bene
unico, da lo sguardo luminoso;

per essa sopportò tutte le pene,
per darle il pan si logorò la vita,
per darle il sangue si vuotò le vene. –

La bimba crebbe, come una fiorita
di rose a maggio, come una sultana,
da la materna idolatria blandita;

e così piacque a un uom quella sovrana
beltà, che al suo desio la volle avvinta,
e sposa e amante la portò lontana!…

… Batte or la pioggia dal rovaio spinta
ai vetri de la stanza solitaria
ove la madre sta, tacita, vinta:

schiude essa i labbri, quasi in cerca d’aria;
ma pensa: “La diletta ora è felice… “.
E, bianca al par di statua funeraria,

quella sparita forma benedice.

ADA NEGRIa PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-41215>

Published in: on maggio 2, 2014 at 07:35  Comments (5)  

Ritorno a Motta Visconti

Ella dintorno si guardò, tremando,

e riconobbe la selvaggia e strana

terra che a fiume si dirompe e frana

entro l’acque, che fuggon mormorando.

Il guado antico riconobbe e il prato

e le foreste, azzurre in lontananza

sotto il pallor dei cieli:

e il passato di lotta e di speranza,

il suo ribelle e splendido passato

ricomparve, senz’ombra e senza veli.

Piegavano gli steli

intorno, ed ella respirava il vento:

vento di libertà, di giovinezza,

soffio di primavere

sepolte, belle come messaggere

di gloria, piene d’ali e di bufere

violente e d’immemore dolcezza!…

 

Ora, silenzio. – Un battere di remi,

solitario, nel fiume: un lontanare

di cantilene lungo l’acque chiare,

e nel suo petto il cozzo de’ supremi

rimpianti. – Oh, prega, anima che t’infrangi

a l’onda dei ricordi travolgente

come tempesta a notte:

anima stanca in vene quasi spente,

così giovane ancora, oh, piangi, piangi

con tutte le tue lacrime dirotte

qui dove i sogni a frotte

ti sorrisero un giorno!… Ora è finita. –

…E strinse fra le mani il capo bruno:

a lei da la profonda

coscienza, com’onda chiama l’onda

nel plenilunio a fior de l’alta sponda,

salivano i ricordi ad uno ad uno.

 

E rivide la vergine ventenne

con la fronte segnata dal destino

sfioran diritta il ripido cammino,

baldo aquilotto da le ferme penne.

La nuda stanza fulgida di larve

rivide, e il letto da le insonnie piene

di cantici irrompenti;

ed il sangue gittato da le vene

robuste, il sangue di veder le parve,

ne la febbre de l’arte sugli ardenti

ritmi a fiotti, a torrenti

gittato. – E i versi andarono pel mondo,

da la potenza del dolor sospinti;

e parvero campane

a martello; e le case senza pane

e senza fuoco e la miseria inane

dissero, e l’agonie torve dei vinti.

 

Ma la vinta or sei tu, che de la morte

senti, a trent’anni, il brivido ne l’ossa,

e ben altro aspettavi da la rossa

tua giovinezza così salda e forte!…

Tutto dunque fu vano?… e così fugge

oscuramente dal tuo cor la vita,

dal cerebro il fervore

dei ritmi, come sabbia fra le dita?…

Ah, niun guarisce il mal che ti distrugge!…

… Pur de le sacre tue viscere il fiore,

la bimba del tuo amore

torna dai boschi, carica di rose.

Essa che porta la divina fiamma

del sogno tuo negli occhi,

lascia cader le rose a’ tuoi ginocchi,

e dice, e par che l’anima trabocchi

ne la sua voce: «Perché piangi, mamma?…»

 ADA NEGRI

Published in: on febbraio 13, 2013 at 07:11  Comments (3)  

Notturno nuziale

Quando tu venisti, una notte, verso il suo letto, al buio,
e le dicesti, piano, già sopra di lei: Non ti vedo, non ti sento.
E la ghermisti con artiglio d’aquila, e tutta la costringesti nella tua forza
riplasmandola in te con tal furore ch’ella perdette il senso d’esistere.
E uno solo in due bocche fu il rantolo e misto fu il sangue e fu il ritmo perfetto,
e dal balcone aperto la notte guardava con l’occhio d’una sola stella
rossastra,
e il sonno che seguì parve la morte, e immoti come cadaveri
la tristezza dell’ombra vi vegliò sino all’alba.

ADA NEGRI

Il dono

Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d’anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto), non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: “È oggi”:
ad ogni giorno che tramonta io dico:
“Sarà domani”. Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.

ADA NEGRI

Published in: on marzo 7, 2011 at 07:26  Comments (3)  
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