Gocciole

…dopo tanto buio
e spaventoso rumore

dopo uno scroscio
violento e salutare
coi profumi della Terra
è tornata la luce
e nella purezza dell’ aria
rifulge vivissimo il sole.
Un arco di gemme
getto dell’orizzonte
la Terra al cielo congiunge.
Dal ramo ancor bagnato
scendono
una dopo altra tante gocciole
ed ognuna
scendendo rapida
si gonfia di luce e di colore.
Pervenuta al limitare
in ebbrezza e vertigine
tutti i colori risplende
e cade
Con egual ritmo e gioia uguale
dietro di lei l’altra la segue
e cade
rapidamente.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on marzo 6, 2020 at 07:36  Lascia un commento  

La fontana malata

Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

clocchette,

chchch……

E’ giu’,

nel cortile,

la povera

fontana

malata;

che spasimo!

sentirla

tossire.

Tossisce,

tossisce,

un poco

si tace….

di nuovo.

tossisce.

Mia povera

fontana,

il male

che hai

il cuore

mi preme.

Si tace,

non getta

piu’ nulla.

Si tace,

non s’ode

rumore

di sorta

che forse…

che forse

sia morta?

Orrore

Ah! no.

Rieccola,

ancora

tossisce,

Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

chchch….

La tisi

l’ uccide.

Dio santo,

quel suo

eterno

tossire

mi fa

morire,

un poco

va bene,

ma tanto….

Che lagno!

Ma Habel!

Vittoria!

Andate,

correte,

chiudete

la fonte,

mi uccide

quel suo

eterno tossire!

Andate,

mettete

qualcosa

per farla

finire,

magari…

magari

morire.

Madonna!

Gesù!

Non più!

Non più.

Mia povera

fontana,

col male

che hai,

finisci

vedrai,

che uccidi

me pure.

Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

clocchete,

chchch…

 

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on dicembre 10, 2019 at 07:31  Comments (1)  

La casa di Mara

La casa di Mara è una piccola stanza di legno,
a lato un cipresso l’adombra nel giorno.
Davanti vi corrono i treni.
Seduta nell’ombra dell’alto cipresso sta Mara filando.
La vecchia ha cent’anni.
E vive filando in quell’ombra.
I treni le corron veloci davanti
portando la gente lontano.
Ell’alza la testa un istante
e presto il lavoro riprende.
I treni  mugghiando
s’incrocian dinanzi alla casa di Mara volando.
Ell’alza la testa un istante
e presto il lavoro riprende.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on maggio 7, 2019 at 07:04  Comments (1)  

Pizzicheria

“Ettogrammo, chilo, mezzochilo.
cacio, burro, prosciutto, salame,
acciughe, salacche, baccalà…”
Sono voci del gergo
di questo untuoso reame.
“Mi serve o non mi serve?
Ho tanta fretta! ”
“Aspetti…”
“Mi dia retta. .
Venga qua”.
S’infuria una servetta,
una s’acqueta.
“Il solito formaggio
ma con poca corteccia”.
E una sicura mano
apre una breccia nel parmigiano.
Molla e tira, tira e molla,
poca corteccia e di molta midolla.
Aver fretta ed aspettare,
pesare, tagliare, affettare,
entrare, andar via,
sono le note costanti
della quotidiana sinfonia
in una antica pizzicheria.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on marzo 18, 2019 at 07:30  Lascia un commento  

A palazzo Oro Ror

Nel cuor della notte, ogni notte,
la veglia incomincia a palazzo Oro Ror.
In riva allo stagno s’innalza il palazzo,
soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.

Già lenta l’orchestra incomincia la danza,
la notte è profonda.

Comincian le dame che giungon da lungi,
discendon silenti dai cocchi dorati.
Dei ricchi broccati ricopron le dame,
ricopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati.

Finestra non s’apre a palazzo Oro Ror,
ma solo la porta, la sera, pel passo alle dame.
In fila infinita si seguono i cocchi dorati,
discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.
Lo stagno ne specchia l’entrata,
e l’oro dei cocchi risplende nell’acqua estasiata.

L’orchestra soltanto si sente.
Si perde il vaghissimo suono
confuso fra muover di serici manti.
La veglia ora è piena.
Di fuori più nulla.
Silenzio.

Un cocchio lucente ancora lontano risplende,
s’appressa più ratto del vento
e rapida scende la dama tardante.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on aprile 28, 2018 at 06:59  Comments (2)  

Mar grigio

mare20grigio

lo guardo estasiato  tal mare:
immobile mare uguale.
Non onda,
non soffio che l’acqua ne increspi,
non aura vi spira.
Di sopra lo copre un ciel grigio
bassissimo, intenso, perenne.
lo guardo estasiato tal mare.
Non nave, non vela, non ala,
soltanto egli sembra
un’immensa lamiera d’argento brunastro.
Su desso
velato si mostra ogni astro.
Il sole si mette una benda di luttoll,
la luna un vel grigio,
le innumeri  stelle lo guardano
tenendo un pochino socchiuso
il lor occhio vivace.
lo guardo estasiato tal mare.
Ma quale fu l’acqua ad empirlo?
Dai monti ruinò?
Sgorgò dalla terra?
Dal cielo vi cadde?
O cadde piuttosto dagli occhi del mondo?
Mar grigio,
siccome  una lastra d’argento brunastro,
immobile e solo,
uguale,
ti guardo estasiato.
Ma c’è questo mare? Ma c’è?
Sicuro che c’è!
lo solo lo vedo,
io solo mi posso indugiare a guardarlo,
tessuta ho la vela io stesso:
la prima a solcarlo.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on gennaio 10, 2018 at 07:43  Comments (4)  

Comare Coletta

.
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno
le getta denaro;
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere alla piroetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
nessuno le porge la mano.
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
La tua parrucchina,
comare Coletta,
ti perde il capecchio
E il bel mazzolino, comare Coletta,
di fiori assai freschi!
Ancora non hanno lasciato cadere
Il vivo scarlatto.
Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori?
Danzavi nel mezzo ai ripalchi
‘n’è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
e solo coperta di sguardi malefici, vero?
Ricordi le luci, le gemme?
Le vesti smaglianti?
Ricordi gli sguardi?
Ricordi il tuo sozzo peccato?
Vecchiaccia d’inferno,
tu sei maledetta.
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
Ricurva, sciancata,
provandosi ancora di reggere alla piroetta,
s’aggira per fame la vecchia fangosa;
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennacchi
di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca
di rughe ormai fossa bavosa.
E ancora un mazzetto
Di fiori scarlatti
Le ride sul petto.
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
.
ALDO PALAZZESCHI
Published in: on maggio 23, 2017 at 07:06  Comments (4)  

Chi sono?

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
“follia”.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore la tavolozza dell’anima mia:
“malinconia”.
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
Nella tastiera dell’anima mia:
“nostalgia”.
Son dunque…che cosa?
Io metto una lente
Davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on aprile 1, 2014 at 07:34  Comments (3)  

Nebbia

Dal grigio della nebbia fitta fitta
traspaiono cipressi
ombre nere
spugne di nebbia.
E di lontano dondolando lento
ne vien  un suono di campana quasi spento.
Più lontano lontano lontano
passa un  treno mugghiando.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on novembre 12, 2013 at 06:53  Comments (3)  

Movimento

La poesia è : Io vo… tu vai… si va…
Ma non chiedere dove
ti direbbero una bugia:
dove non si sa.
E è tanto bello quando uno va.
Io vo… tu vai… si va…
perché soltanto andare
in un mondo di ciechi
è la felicità.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on dicembre 5, 2012 at 06:56  Comments (3)