Domenica al crepuscolo

In fondo al pozzo delle case sola
la voce di un bambino che pedala
nel suo grigio universo sotto l’ala
del mantello che vola.

E’ musica di stanza tra le vuote
specchiere delle porte la partita
che s’ascolta alla radio, è già finita.
Restano voci immote.

ALFONSO GATTO

Published in: on settembre 23, 2020 at 07:18  Lascia un commento  

La panchina di Van Gogh

Capiterà l’errante col suo forte
spessore di capelli, il viso stretto
per gli occhi vuoti, le due mani attorte.
Le scatole veementi del colore
gli frusteranno l’albero del petto,
pugno di scaglie al prendere del fuoco
che lo divampa.
L’allegria del gioco
irrompe ad accerchiarlo perché sale
tutto il dolore al vertice del male,
ai grandi spazi della mente, al sole
delle prime parole.
Ora ascolta ammansito dal fragore,
albero e vento: come una foresta,
la sua fatica, e questa calma nuova
che lo sorprende a mettere la testa
sul braccio, sul profilo dell’amore.
Così dipingerà prova su prova
la sua ragione d’essere nel fiore,
nel seme, nella terra, nella morte.

ALFONSO GATTO

Published in: on maggio 9, 2020 at 07:45  Lascia un commento  

Natale al Caffè Florian

La nebbia rosa

e l’aria dei freddi vapori

arrugginiti con la sera

il fischio del battello che sparve

nel largo delle campane.

Un triste davanzale,

Venezia che abbruna le rose

sul grande canale.

Cadute le stelle, cadute le rose

nel vento che porta il Natale.

 

ALFONSO GATTO

Published in: on dicembre 4, 2019 at 07:38  Comments (2)  

Inverno a Milano

Vedete là nel cielo, in quel piccolo sole
d’inverno tra le nebbie, un ricordo del sole?
Come la luna guarda e si lascia guardare.
Milano a mezzogiorno è già crepuscolare.

E gli alberi anneriti in quel freddo d’argento
hanno rami gentili, a tratti passa il vento,
un vento senza voce, a poco a poco imbruna.
Solo il piccolo sole come una grande luna.

Così il Duomo fiorito di grigio e di lichene
appare nelle nebbie delle notti serene.

ALFONSO GATTO

Published in: on novembre 18, 2019 at 07:23  Lascia un commento  

Ogni uomo è stato un bambino

Ogni uomo è stato un bambino
pensate – un bel bambino.
Ora ha i  baffi, la barba,
il naso rosso, si sgarba
per nulla… Ed era grazioso
ridente arioso
come una nube nel cielo turchino.
Ogni uomo è stato un monello
pensate – un libero uccello
tra alberi case colori.
Ora è solo un signore
fra tanti signori,
e non vola,
e non bigia la scuola.
Sa tutto e si consola
con una vecchia parola
lO SONO.
Chi è?
Ditelo voi, bambini ignari
che caminate con un sol piede sui binari;
e scrivete “abbasso tutti
gli uomini brutti”.
col gesso e col carbone
sul muro del cantone.
Ditelo voi. bambini.
EGLI  E’…
«…un gallo chioccio che fa coccodè!».

ALFONSO GATTO

Published in: on marzo 22, 2019 at 07:05  Comments (1)  

I poveri

I poveri hanno il freddo della terra.
Nella città spiovente, ai tetti, al fumo
tranquillo delle case, il giorno migra
nel colore d’oriente: così calma
la sera agli occhi mesti si fa lume.
Io li ricordo contro un cielo d’aria,
i poveri stupiti, come l’agro
verde dei prati sfiora nella pioggia
una velata eternità di sole.

ALFONSO GATTO

Published in: on febbraio 4, 2018 at 07:22  Comments (4)  

Cenere

Quello che non sappiamo come un sogno,
come la pioggia, scende in cuore a sera.
Il freddo stringe sulle cose il lume,
lo squallore perenne dei giornali
abbandonati sulle strade, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.

Quello che non sappiamo come un treno
solo nel mondo giunge coi fantasmi
alle case di nebbia, da lontano
un bubbolìo di sonagliere, il carro
delle notti serene.

Quello che non sappiamo, come il freddo,
come la neve, scende sulle tombe.
Udimmo il vento porgere alle cose
il pensiero che l’ombra le fa sole.

Quello che non sappiamo è forse il volto,
il nostro volto che la morte un giorno
suggellerà col suo silenzio, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.

ALFONSO GATTO

Published in: on giugno 20, 2017 at 07:14  Comments (5)  

Sogno d’estate

Trapeli un po’ di verde
il limone, il sifone,
il piccolo portone
della pensione,
trapeli il blu,
anche tu
vestita col tuo nudo rosa,
ogni cosa amorosa.
Amore è amore
liscio alla sua foce.
Un’alpe zuccherina,
l’amore è brina.
Che sogno averti vicina
notturna, fresca, sottovoce.

ALFONSO GATTO

Published in: on settembre 24, 2016 at 07:08  Lascia un commento  

Sera di Roma

O grande prateria del cielo, o rosa
decrepita, alle cupole sbandate
del temporale la città furiosa
delle speranze brucia l’estate.

L’odor di Villa Sciarra è autunnale,
piove dal verde muschio dei suoi marmi
sulla spoglia dell’aria con l’uguale
lentezza delle foglie, quasi a darmi

il ricordo dei secoli e dell’ora
vana che splende ai simulacri e all’erme.
Scesa al sepolcro già la terra odora
al suo buio gradito nelle ferme
chiese dove s’annuvola la notte.

E’ come un sogno s’io ricordi il nome
scritto sui marmi scritto sull’oblio,
dimenticato sulle fresche chiome
dei morti che ci dicono addio.

ALFONSO GATTO

Published in: on settembre 13, 2015 at 07:28  Comments (4)  

Le vittime

La storia fosse scritta dalle vittime
altro sarebbe, un tempo di minuti,
di formiche incessanti che ripullulano
al nostro soffio e pure ad una ad una
vivide di tenacia, intente d’essere.

Gli inermi che si scostano al passaggio
delle divise chiedono allo sguardo
dei propri occhi la letizia ansiosa
d’essere vinti, il numero che oblia
la sua sabbia infinita nel crepuscolo.

Dei vincitori, ai ruinosi alberghi
del loro oblio, piu’ nulla.
Rimane chi disparve nella sera
dell’opera compiuta, sua la mano
di tutti e il fare che e’ del fare il tenero.
E’ il nostro soffio che gli crede, il dubbio
di perderlo nel numero, tra noi.

ALFONSO GATTO

Published in: on maggio 2, 2015 at 07:01  Comments (3)