Elegia pasquale

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti

E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane

Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.

Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

ANDREA ZANZOTTO

Published in: on marzo 27, 2016 at 07:04  Lascia un commento  

Nel mio paese

Leggeri ormai sono i sogni,
da tutti amato
con essi io sto nel mio paese,
mi sento goloso di zucchero;
al di là della piazza e della salvia rossa
si ripara la pioggia
si sciolgono i rumori
ed il ridevole cordoglio
per cui temesti con tanta fantasia
questo errore del giorno
e il suo nero d’innocuo serpente

Del mio ritorno scintillano i vetri
ed i pomi di casa mia,
le colline sono per prime
al traguardo madido dei cieli,
tutta l’acqua d’oro è nel secchio
tutta la sabbia nel cortile
e fanno rime con le colline

Di porta in porta si grida all’amore
nella dolce devastazione
e il sole limpido sta chino
su un’altra pagina del vento.

ANDREA ZANZOTTO

Published in: on settembre 21, 2015 at 07:24  Comments (2)  

Perchè siamo

Perché siamo al di qua delle Alpi
su questa piccola balza
perché siamo cresciuti tra l’erba di novembre
ci scalda il sole sulla porta
mamma e figlio sulla porta
noi con gli occhi che il gelo ha consacrati
a vedere tanta luce ed erba

Nelle mattina, se è vero
Di tre montagne trasparenti
mi risveglia la neve;
nelle mattine c’è l’orto
che sta in una mano
e non produce che conchiglie,
c’è la cantina delle formiche
c’è il radicchio, diletta risorsa
profusa alle mie dita
a un vento che non osa disturbarci

Ha sapore di brina
la mela che mi diverte,
nel granaio s’adagia un raggio amico
ed il vecchio giornale di polvere pura;
e tutto il silenzio di musco
che noi perdiamo nelle valli
rende lento lo stesso cammino
lo stesso attutirsi del sole
che si coglie a guardarci
che ci coglie su tutte le porte

O mamma, piccolo è il tuo tempo,
tu mi vi porti perch’io mi consoli
e là v’è l’erba di novembre,
là v’è la franca salute dell’acqua,
sani come acqua vi siamo noi;
senza azzurra sostanza
vi degradano tutte le sieste
cui mi confondo e che sempre più vanno
comunicando con la notte

Né attingere al pozzo né alle alpi
né ricordare come tu non ricordi:
ma il sol che splende come cosa nostra,
ma sete e fame all’ora giusta
e tu mamma che tutto
sai di me, che tutto hai tra le mani

Con la scorta di te e dell’erba
e di quella lampada precaria
di cui distinguo la fine,
sogno talvolta del mondo e guardo
dall’alto l’inverno del nord.

ANDREA ZANZOTTO

Published in: on marzo 29, 2014 at 07:35  Comments (3)  

Rose ai pilastri

Rose ai pilastri, rose lungo i muri
e dentro i vasi, da per tutto rose
che sbocciano fiammanti e sanguinose
come ferite sopra i seni impuri.

Rose thee dai bei labri immaturi
dalle fini ceramiche untuose,
rose di siepe, rose rugiadose
avvinghiate ai cancelli e ai vecchi muri.

Eruzione di rose nei giardini,
di rive sanguinose ed odorose,
vive e rampanti per la mia ringhiera.

Rose e rose ne i miei vasi murrini
rose odorose, rose sanguinose
rosee bocche della primavera!

ANDREA ZANZOTTO

Published in: on agosto 18, 2012 at 07:41  Comments (3)  

L’attimo fuggente

“Le front comme un drapeau perdu”

Ancora qui. Lo riconosco. In orbite
di coazione. Gli altri nell’incorposa
increante libertà. Dal monte
che con troppo alte selve m’affronta
tento vedere e vedermi,
mentre allegria irrita di lumi
san Silvestro, sparge laggiù la notte
di ghiotti muschi, di ghiotte correntie.
E. E, puro vento, sola neve, ch’io toccherò tra poco.
Ditemi che ci siete, tendetevi a sorreggermi.
In voi fui, sono, mi avete atteso,
non mai dubbio v’ha offesi.
Sarai, anima e neve,
tu: colei che non sa
oltre l’immacolato tacere.
Ravvia la mia dispersa fronte. Sollevami. E.
E’ questo il sospiro che discrimina
che culmina, “l’attimo fuggente”.
E’ questo il crisma nel cui odore io dico:
sì, mi hai raccolto
su da me stesso e con te entro
nella fonte dell’anno.

ANDREA ZANZOTTO    (1921-2011)

Poeti dal Veneto

PRIMIZIE DEL PRIMO MESE

Nevi appiattate là dietro: odore
di vento complicato nel suo vuoto-spinto
afrore di lontananze là in basso
tossiche tanto da creparsi
in combustioni
di sprofondamenti-tamponamenti a catena;
accavallarsi di foie metalliche
e poi a notte la perfusione
che scaturì a stridere il suo nome
a un uccello maligno
e poi ancora sole maligno di mille purezze
che ad ogni pulviscolo si declina
fischiando mina
Ah meglio ingolfati là dietro
con le immemori nevi, in odore
di santità elettroniche da bar,
con aghi, pixel, pus, frustoli di stars
Fa’ che fin là non mi prenda di mira la vampa di zolfo
che a notte balzò dalla strozza
dell’acqua-acquana
di Venezia pantegana.

ANDREA ZANZOTTO

IO TI CONDURRÓ:

nello spazio infinito
senza frontiere
lungo sentieri profumati
senza catene
accarezzeremo prati vellutati
senza indugio
attraverseremo fiumi addormentati
senza sgomento
e dormiremo sotto cieli
lindi di stelle soltanto
e rabbrividiremo ancora
a sbirciare quella fetta di luna
che illumina l’avanzare
di una nuova alba …

Beatrice Zanini

Totus in illis

Così, in quelle che belle
e quasi tenere ventose
erano le attenzioni
che cancellavano d’intorno
al punto vero tutte l’altre cose,

mi cancellavo
come Orazio in via Sacra
perivo di limpida vita
nella freschezza assorbente
di una piccola idea quasi dea
che m’isolava del tutto
anche se per un solo minuto.

Ora, totus in illis
torno a pensieri di ieri
quali frammenti di diamanti-misteri
imprigionati come in un’apnea.
Intorno è un senza-niente
che nessun baratro eguaglia
un’assenza che rende
ogni contesto festuca e frattaglia
e langue dell’affiorare
come atto stesso dell’evaporare.

“Totus in illis-illa” rovesciato
come vuota bouteille-à-la mer
solo a se stessa indirizzata
e sgomenta di sé-
palpito-smalto
già di perente ere
dove niente è più alto
che d’una ustrina lo spento braciere.
Totus-totus
in illa insula immotus.

ANDREA ZANZOTTO

Per altri venti, fuori rosa

“Sorvoleremo insieme il firmamento
dove le stelle brilleranno a cento” e poi
precipiteremo dagli alti strabiliamenti
in annuvolamenti sbilenchi
a trascinarci a sfilacciarci
in mille dissipazioni?
O finiremo, consustanziale sangue,
disseccati in mappe
in indizi per i meteosat
persi sull’orlo di ignizioni?
O saremo, soltanto,
insieme a mugghiarci addosso
stipati nel manufatto mostro:
non-uomo non -natura, in fondo al fosso
Tohu e Bohu?

ANDREA ZANZOTTO

Esistere psichicamente

 

Da questa artificiosa terra-carne  

 esili acuminati sensi  

 e sussulti e silenzi,  

 da questa bava di vicende  

 – soli che urtarono fili di ciglia  

 ariste appena sfrangiate pei colli –  

 da questo lungo attimo  

 inghiottito da nevi,  inghiottito dal vento,  

 da tutto questo che non fu  

 primavera non luglio non autunno  

 ma solo egro spiraglio  

 ma solo psiche,  

 da tutto questo che non è nulla  

 ed è tutto ciò ch’io sono:  

 tale la verità geme a se stessa,  

 si vuole pomo che gonfia ed infradicia.  

 Chiarore acido che tessi  

 i bruciori d’inferno  

 degli atomi e il conato  

 torbido d’alghe e vermi,  

 chiarore-uovo  

 che nel morente muco fai parole 

e amori   

ANDREA ZANZOTTO

 

Published in: on dicembre 28, 2009 at 07:09  Comments (3)  
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