Quella notte

Quella notte fummo pazzi uno dell’altra;
ci era lume la tenebra ferale,
assorti mormoravano i canali
e d’Asia odoravano i garofani.

Andavamo attraverso la città forestiera
nel canto velato e l’afa di mezzanotte,
soli sotto le stelle del Serpente
senza osare scambiarci uno sguardo.

Poteva essere il Cairo o anche Bagdad,
non la mia spettrale Leningrado –
e questo divario amaro soffocava
come la luttuosa atmosfera.

Forse accanto ci camminavano i secoli,
una mano invisibile batteva il tamburello:
i suoni, come segni arcani,
ci volteggiavano innanzi nel buio.

Così camminammo nella tenebra segreta
come in una terra di nessuno;
e ad un tratto la luna – feluca adamantina –
rischiarò l’incontro che fu commiato.

Se un giorno quella notte ritornerà da te
non scacciarla come maledetta
e sappi che qualcuno
vide nel sogno quel momento sacro.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

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Published in: on novembre 8, 2018 at 07:30  Comments (2)  

Prima di primavera

Prima di primavera ci sono dei giorni
che alita già sotto la neve il prato,
che sussurrano i rami disadorni,
e c’è un vento tenero ed alato.
Il tuo corpo si muove senza pena,
la tua casa non ti par più quella,
tu ricanti una vecchia cantilena,
e ti sembra ancor tanto bella…

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on maggio 12, 2018 at 07:42  Comments (2)  

La passeggiata

La piuma urtò il tetto del calesse.
Io lo guardai negli occhi.
Il cuore si struggeva, non sapendo nemmeno
la causa della pena.
Sera senza vento, avvinta di tristezza
sotto l’arco del cielo nuvoloso,
il Bois de Boulogne pareva
tracciato a china in un album antico.
Aroma di benzina e di lillà,
una guardiga quiete…
Di nuovo egli toccò le mie ginocchia
con la mano che quasi non tremava

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on febbraio 15, 2018 at 07:15  Comments (2)  

La musa

Quando la notte attendo il suo arrivo,
la vita sembra sia appesa a un filo.
Che cosa sono ormai, libertà, giovinezza,
di fronte all’ospite dolce
col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.
Levato il velo, mi guarda attentamente.
Le chiedo: «Dettasti a Dante tu
Le pagine dell’Inferno?». Risponde: «Io».

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on giugno 7, 2017 at 06:51  Comments (2)  

Risvegliarsi quando albeggia

Risvegliarsi quando albeggia
ché ti soffoca la gioia,
e dal tondo finestrino
contemplare l’onda verde,
o in pelliccia sopra il ponte
ascoltare nel maltempo
come battono i motori,
ed a nulla non pensare,
ma l’incontro presentendo
con colui ch’è la mia stella,
per il vento e per gli spruzzi
sempre più ringiovanire.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on marzo 17, 2017 at 07:31  Comments (5)  

Il signore non è benigno

Pioggia2

Il signore non è benigno con i mietitori e con gli ortolani.
Tintinnando cadono oblique piogge
E screziano i larghi mantelli delle acque
che prima specchiavano il cielo.

Prati e campi in un regno subacqueo,
e sciolti rigagnoli cantano, cantano,
sui rami gonfi le prugne scoppiano,
e le erbe distese marciscono.

E attraverso una fitta reticella d’acqua
io vedo il tuo volto gentile,
il parco silente, il capanno cinese
e il terrazzino rotondo dinanzi alla casa.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on ottobre 20, 2015 at 07:51  Comments (2)  

La sentenza

Ed è caduta la parola di pietra
Sul mio petto ancor vivo.
Non è nulla, vi ero preparata,
Ne verrò a capo in qualche modo.
Ho molto da fare, oggi:
Bisogna uccidere fino in fondo la memoria,
Bisogna che l’anima si pietrifichi,
Bisogna di nuovo imparare a vivere,

Se no… L’ardente stormire dell’estate,
Come una festa oltre la finestra.
Da tempo avevo presentito questo
Giorno radioso e la casa vuota.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on febbraio 21, 2015 at 07:12  Comments (4)  

Io vivo come il cuculo

Io vivo come il cuculo nell’orologio,
non invidio gli uccelli dei boschi.
Mi danno la carica e canto.
Tu sai, una simile sorte
a un nemico soltanto
posso augurarla.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on aprile 22, 2014 at 07:06  Comments (3)  

Non sappiamo congedarci

.
Non sappiamo congedarci, –
vaghiamo sempre spalla a spalla.
Ormai comincia a imbrunire,
tu sei pensoso e io taccio.
Entriamo in chiesa, vediamo
messe funebri, battesimi, nozze,
senza guardarci, usciamo…
Perché per noi non è così?
O sediamo sulla neve sfatta
al cimitero, sospiriamo lievemente,
col bastone tu disegni palazzi
dove insieme sempre saremo.
.
ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA
.
Published in: on agosto 17, 2013 at 06:52  Lascia un commento  

Diciassette mesi che grido

Diciassette mesi che grido,
ti chiamo a casa.

Mi gettavo ai piedi del boia,
figlio mio e mio incubo.

Si è confuso tutto per sempre,
e non riesco a comprendere
chi è belva, chi è uomo
e se attenderò a lungo il supplizio.

Rigogliosi fiori soltanto
tintinnio del turibolo e tracce
chi sa dove, nel nulla.

E mi fissa dritto negli occhi
e minaccia prossima morte
un’enorme stella.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on novembre 13, 2012 at 06:53  Comments (5)