Lettera spedita a me stesso

Come due mani uscite dal niente
come due mani entrano nella schiena
mi scavano mi disossano e continuano
il loro lavoro di svuotamento
come due zampe di bestia sconosciuta
(ma quella bestia sospetto di essere io
che mi prendo da dietro senza saperlo)
ora che sto seduto in un teatro
guardo le prove degli attori, ascolto
la colonna musicale abbandonato su una poltroncina
mi dico : non saprò mai che cosa significa
avere la fica, non riuscirò mai a vivere
con questo buco tra le gambe, questo
risucchio uterino da riempire ogni istante,
forse una donna se lo dimentica ogni tanto,
invece io non posso.
Mi sembrano i pensieri di un disossato,
ma non posso fare a meno di scriverli,
l’involucro del mio corpo abbandonato sulla poltroncina,
proprio controvoglia, ora che non sento più il dolore di prima
quando le mani mi stavano lavorando alla schiena ho capito
che non c’ero più, che il mio corpo è scomparso
che avevo un’idea della bellezza un desiderio che non è più un’idea
che mi restano solo queste righe e sospetto
nessuno ne sarà mai coinvolto, me lo auguro e mi auguro
il contrario, che qualcuno legga fino in fondo e allora…
oh allora vorrebbe dire che davvero
non c’è scampo…
Invece sono solo fatti miei, un incidente di stanchezza
lungo il percorso, un capolinea vuoto, nessun rimpianto,
un semplice errore di calcolo sulla quantità delle energie
molto felicemente spese…
Non voglio che le ultime righe
siano lette come una spiegazione troppo facile.
No, non voglio spiegarmi, anche se lo potessi,
mi pare che qualcun altro o molti altri
hanno vissuto al mio posto, dentro il mio corpo,
ora se ne sono andati tutti.

ANTONIO PORTA

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Published in: on novembre 7, 2012 at 07:24  Comments (4)