Racconto sulla pioggia

Tutto il giorno la pioggia non mi lascia.
“Vattene!”, io le dico rozzamente;
fa quattro passi indietro, poi, devota,
mesta mi segue come una bambina.
Come un’ala, la Pioggia alla mia schiena
s’è incollata. “Vergognati!”, le dico;
“l’ortolano t’invoca lacrimando,
corri dai fiori! Che hai trovato in me?”
Intanto in giro regna un’afa cupa;
dimenticando ogni altra cosa al mondo,
la Pioggia è qui con me, mentre d’intorno
mi danzan i bambini, quasi fossi
la macchina per innaffiare i prati.
M’infilo in un caffè, dentro una nicchia.
Alla finestra, come un accattone,
mi aspetta. Ed all’uscita mi castiga
con uno schiaffo umido sul viso;
ma subito la Pioggia audace e triste
mi lascia sulle labbra un bacio fresco,
che ha il profumo del cucciolo bagnato.
Son buffa col mio fradicio scialletto
legato al collo, mentre sulla spalla
siede la Pioggia come una bertuccia,
e la città si turba; con un dito
mi solletica un lobo. Tutto è secco.
Io sola son bagnata fino alle ossa

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on giugno 21, 2017 at 07:23  Comments (3)  

Crepuscoli

Nei crepuscoli è libertà beata
dalle cifre nette di giorno ed anno
ed epoca. Non ha importanza quando.
la via al profondo è spalancata,
e alla lingua del fuoco.
Non nella guazza che sazia trasecola
d’infiorescenze e neppure nei tronchi
degli alberi riempiti dall’amore,
ci son prove di questo nostro secolo.
Prendine un altro e vivi.
Per smarrimento dell’animo, per pecca
della vista, io sono ritornata
a errare nei viali del passato.
Come riconoscendomi, una vecchia
in disparte mi osserva.
E’ giorno alto e questo luogo è morto.
Ma nei crepuscoli gli occhi son liberi
di vedere una casa, ov’è felice
una famiglia, dove s’aman con trasporto
spropositatamente,
dove attendono sempre ospiti nuovi
ai compleanni, per rumoreggiare,
arrossire, far baciamani, dove
anche me invita una mano, ma dove
mai ospite sarò.
Ma se le loro voci tutte guizzi
posson farsi quiete d’onde e cielo,
di chi sono i fanciulli cinguettanti
sopra i tasti del piano? Di chi i pizzi
ruotan nella sventura?
Ma quando mai concessero la grazia
del saluto ch’è loro, di quel lento
dagli uomini orchestrato antico valzer,
antico segno d’un’altrui mestizia,
e d’un amore altrui?
E’ ancora possibile condurre giochi
per la mente e l’udito, dove agiscan
fiume, albero, vecchia, campo vuoto,
il paese con tre lumini opachi.
Il sorriso indistinto
dell’anima mi va errando là,
lontano, dov’è assenza di memoria,
nella contrada ch’è patria di errore,
di quello strano error che mi darà
estranea lingua e terra.
Ma il senno, per la tenebra in terrore,
ringhia, ritorna in sé, vuol risapere
il disegno distinto delle cose
che son vive, il mio giorno, le mie ore,
il mio tavolo, il letto.
Io vago ancora in un turbine mobile
di rugiade, ma sento l’anatema
che m’invia nel suo barbaro linguaggio,
serrato dentro un pugno irremovibile,
un transistor…

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on novembre 1, 2015 at 06:58  Lascia un commento  

Bufera

Febbraio – tempo d’ira e d’amore –
stranamente brillar fa la distanza;
entro un immenso nord della natura
si sveglian, nudi, i luoghi di vacanza.

E la strada di quattro casucce
si rivela più larga e più lunga
appropriandosi con disinvoltura
e della neve, e della luna tutta.

Come turbina forte! Egualmente
la bufera è a quegli sacrata
che tutti quanti gli alberi e le ville
si vicini teneva alla sua mente

Il dimesso fluire del ruscello,
il brutto, curvo tronco dell’abete
egli ha ritorto in diversa nozione
ricavandone un puro gioiello.

Forse perciò, con adorno mistero,
lo spazio avendo nostalgia di lui,
di quel parlare il murmure delirio
va ripetendo, dentro la sua voce?

E di colpo, per un minuto intero,
sotto il protrarsi della nevicata,
fra quella casa e quel cimitero
l’assidua pena s’è un poco placata.

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on agosto 28, 2015 at 07:16  Comments (2)  

Suono premonitore

Suono premonitore, da dieci giorni
ti aspetto sulla strada di Parsino
E ancora aspetto sotto la luna piena.
Suono premonitore, sei qui da qualche parte.
Cadi nella fertilità di una ferita aperta.
Perchè mi segui e ti nascondi?

Suono premonitore, per quanto grande
sia la mia colpa, grande è anche il tormento.
Quale orecchio ti ama come il mio?
Mi dice addio la luna piena.
Ma non ho un suono premonitore.
non ho un suono. Ma c’era prima?

Non dividerò con nessuno la mia luna,
e lei nessun altro amerà.
La vita scopre d’un tratto di essere in punto di morte.
Suono premonitore, eccomi
a giocare con la tua assenza sublunare.

Suono premonitore, perdonami.

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on gennaio 19, 2015 at 06:53  Comments (2)  

I vulcani

Tacciono i vulcani spenti.
Cade cenere nella loro pancia.
Lì riposano i giganti, stanchi
dopo i misfatti compiuti.

È sempre più freddo il loro regno,
sempre più greve alle loro spalle,
ma di notte li visitano ancora
peccaminose visioni.

Sognano la città condannata,
ignara del proprio destino,
il basalto, che in arabescate colonne
incornicia i giardini.

Lì bambine raccolgono a bracciate
fiori sbocciati da tempo,
lì baccanti fanno cenni agli uomini
che sorseggiano il vino.

Lì impazza sempre più stupido
un festino, lì volano ingiurie.
Oh, Pompei, bambina mia,
figlia di una regina e di uno schiavo!

Prigioniera della tua buona sorte,
a chi pensavi, a cosa,
quando, intrepida, al Vesuvio
ti appoggiavi col piccolo gomito?

Non ti stancavi di ascoltarne i racconti,
sgranavi gli occhi stupiti
per non sentire i boati
del suo incontenibile amore.

E lui, con la sua fronte perspicace,
proprio allora, sul finire del giorno,
cadde ai tuoi piedi senza vita
e urlò: “Perdonami!”.

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on luglio 14, 2014 at 07:46  Comments (2)  

Non dedicarmi troppo tempo

Non dedicarmi troppo tempo,
non pormi tante domande.
Non sfiorare la mia mano
con i tuoi occhi buoni, fedeli.
Non seguirmi in primavera
lungo le pozzanghere.
Lo so: una volta ancora, nulla
verrà fuori da questo incontro.
Forse pensi: è per superbia
che non mi vuole amico.
Non la superbia-l’amarezza
tiene così alta la mia testa.

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on gennaio 7, 2014 at 07:23  Comments (5)  

E in ultimo ti dirò – Addio

E in ultimo ti dirò – Addio,
e non promettermi amore.
Perderò la ragione. O troverò
la sublime serenità della follia.
Come mi hai amato? Pregustando
l’offesa della fine. Ma non è questo….
Come mi hai amato? Offendendo i principi
dell’amore. Ma in modo così goffo….
Crudeltà del fallimento, io
non ti perdono. Vivo cammino,
vedo il bianco mondo,
ma il corpo mio è deserto.
La mente vorrebbe ancora un piccolo
lavoro. Ma son deboli le mani.
E uno sciame di odori e di sapori
in volo sghembo si allontana da me.

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on febbraio 7, 2013 at 07:32  Comments (3)