Moriremo lontani

Moriremo lontani. Sarà molto
se poserò la guancia nel tuo palmo
a Capodanno; se nel mio la traccia
contemplerai di un’altra migrazione.

Dell’anima ben poco
sappiamo. Berrà forse dai bacini
delle concave notti senza passi,
poserà sotto aeree piantagioni
germinate dai sassi…

O signore e fratello! ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni:

«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta».

CRISTINA CAMPO

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Published in: on aprile 18, 2017 at 07:02  Comments (3)  

Passo d’addio

Devota come ramo
curvato da molte nevi
allegra come falò
per colline d’oblio,

su acutissime làmine
in bianca maglia d’ortiche,
ti insegnerò, mia anima,
questo passo d’addio…

CRISTINA CAMPO

Published in: on gennaio 10, 2016 at 07:48  Comments (4)  

Ràdonitza (Annuncio della Pasqua ai morti)

Uovo cremisi
.
Vento di primavera
traslucido come spada:
esilia dal sèpalo affilato
il boccio cremisi che ancora trema,
come dall’anima allo spirito,
il sangue della vena.
L’inverno, occulto lo stelo
che cullò le intenzioni, incubò le mortali esitazioni,
falcia senza un grido;
le psiche vecchiezze recide
della terribile vita.
Pasqua d’incorruzione!
Nel vento di primavera
L’antica chiesa indivisa
annuncia ai morti che indivisa è la vita:
su lapidi d’ipogei
posa i sèpali che ancora tremano
e al centro, al plesso, al cuore,
là dov’è sepolto il Sole,
là dov’e sepolto il Dono,
il piccolo uovo cremisi del perenne tornare,
dell’umile inconoscibile
trasmutato tornare.
Pasqua che sciogli ogni pena!
Paradossale deserto
di un cimitero metropolitano
tra morbidissime ali
di rondini e veli: quinto tono,
grida di boiardi a briglia sciolta, a spada snudata
nella celeste Città espugnata,
cui s’intreccia ed attorce, ottavo tono,
– come alla vivificante, venerabile Croce
dell’Archiereo la rosa che ancora trema –
il tenerissimo compianto funebre:
Pasqua memoria eterna!
Patetica, patrizia
morte della morte metropolitana
testimoniata da poche e immote bambole
di Corte asiatica: cremisi argento e oro.
Palpebre scavate,
palpebre affilate,
sguardi fissi, incollati, radicati
sugli ipogei di ogni terra, ogni memoria, ogni stirpe,
ogni morente psiche.
Fazzoletti tengono furtivi
Gli angoli della bocca che riga come sangue
Il divino grido, le barbe riarse dall’acqua
Inesauribile della notizia tremenda:

Pasqua memoria eterna!

CRISTINA CAMPO

Published in: on aprile 20, 2014 at 06:51  Comments (3)