Grandinata

I.

L’aria s’affredda, il sole si nasconde,

Radon la terra i passeri sgomenti,

Fuggon nel polverío, preda dei venti,

Le inaridite foglie vagabonde;

Fra le voci del ciel cupe e profonde

Sonano risa e passi di fuggenti,

E strilli acuti, e colpi vïolenti

D’imposte, e un lamentío lungo di fronde.

Poi tace la città trista e soletta

E dietro ogni finestra ansiosamente

S’affaccia un volto attonito che aspetta.

Casca e salta ad un tratto al piede mio

Un granellino bianco e rilucente…

Eccola, viene che la manda Iddio.

II.

Strepitando vien giù candida e bella,

Batte il suol, tronca i rami, il cielo oscura,

E nelle grigie vie sonante e dura

Picchia, rimbalza, rotola, saltella;

Squassa le gronde, i tetti alti flagella,

Sbriciola sibilando la verzura,

Ricasca dai terrazzi e nelle mura

S’infrange, e vasi e vetri urta e sfracella;

E per tutto s’ammonta e tutto imbianca;

Ma lentamente l’ira sua declina

E solca l’aria diradata e stanca;

Poi di repente più maligna stride,

Poi tutto tace, e sulla gran ruina

Perfidamente il ciel limpido ride.

 

EDMONDO DE AMICIS

Published in: on dicembre 16, 2019 at 06:57  Comments (1)  

Se fossi pittore

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant’anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!

Vorrei ritrarla quando china il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso

Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;

vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.

EDMONDO DE AMICIS