La vita fugge, et non s’arresta una hora

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ‘l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sì che ‘n veritate,
se non ch’ì ò di me stesso pietate,
ì sarei già di questi penser’fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ‘l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

FRANCESCO PETRARCA

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Published in: on aprile 19, 2018 at 07:38  Comments (2)  

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nutriva ‘l core
in sul mio primo giovanile errore,
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,

del vario stile in ch’io piango e ragiono
fra le vane speranze e ‘l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, non che perdono.

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesimo meco mi vergogno;

e del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto,
e ‘l pentersi, e ‘l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

FRANCESCO PETRARCA

Published in: on ottobre 26, 2017 at 07:31  Comments (3)  

Benedetto sia ‘l giorno

Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno,
E la stagione, e ‘l tempo, e l’ora, e ‘l punto
E ‘l bel paese e ‘l loco, ov’io fui giunto
Da’duo begli occhi che legato m’ànno;

E benedetto il primo dolce affanno
Ch’i’ ebbi ad esser con Amor congiunto,
E l’arco e la saette ond’ i’ fui punto,
E le piaghe, ch’infino al cor mi vanno.

Benedette le voci tante, ch’io
Chiamando il nome di Laura ho sparte,
E i sospiri e le lagrime e ‘l desio.

E benedette sian tutte le carte
Ov’io fama le acquisto, e il pensier mio,
Ch’è sol di lei, si ch’altra non v’ha parte.

FRANCESCO PETRARCA

Published in: on marzo 10, 2017 at 07:22  Comments (3)  

Più volte Amor m’avea già detto

Più volte Amor m’avea già detto: Scrivi,
scrivi quel che vedesti in lettre d’oro,
sí come i miei seguaci discoloro,
e ‘n un momento gli fo morti et vivi.

Un tempo fu che ‘n te stesso ‘l sentivi,
volgare exemplo a l’amoroso choro;
poi di man mi ti tolse altro lavoro;
ma già ti raggiuns’io mentre fuggivi.

E se ‘begli occhi, ond’io me ti mostrai
et là dov’era il mio dolce ridutto
quando ti ruppi al cor tanta durezza,

mi rendon l’arco ch’ogni cosa spezza,
forse non avrai sempre il viso asciutto:
ch’i’ mi pasco di lagrime, et tu ‘l sai.

FRANCESCO PETRARCA

Published in: on ottobre 30, 2015 at 07:01  Comments (1)  

Movesi il vecchierel

Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’a sua eta fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;
indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto piu po, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal cammino stanco;
et viene a Roma, seguendo ‘l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassu nel ciel vedere spera:
cosi, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto e possibile, in altrui
la disiata vostra forma vera.

FRANCESCO PETRARCA

Published in: on marzo 23, 2015 at 06:55  Comments (4)  

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
e ‘l vago lume oltre misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;
e ‘l viso di pietosi color farsi
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?
Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro, che pur voce humana.
Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi: et se non fosse or tale,
piagha per allentar d’arco non sana.

FRANCESCO PETRARCA

Published in: on maggio 31, 2014 at 07:02  Comments (3)  

Passa la nave mia colma d’oblio

Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte, il verno,
enfra Scilla e Cariddi; ed al governo
siede’l signore, anzi’l nimico mio;

a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e’l fin par ch’abbi a scherno;
la vela rompe un vento umido, eterno
di sospir’, di speranze e di desio;

pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna e rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignoranza attorto.

Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragion e l’arte:
tal ch’incomincio a desperar del porto.

FRANCESCO PETRARCA

Published in: on marzo 14, 2013 at 07:31  Comments (3)  

Pace non trovo

Pace non trovo e non ò da far guerra
e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio;
e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.
Tal m’ha in pregion, che non m’apre nè sera,
nè per suo mi riten nè scioglie il laccio;
e non m’ancide Amore, e non mi sferra,
nè mi vuol vivo, nè mi trae d’impaccio.
Veggio senz’occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perire, e chieggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per voi.

FRANCESCO PETRARCA

Published in: on agosto 11, 2012 at 07:22  Comments (4)  

Io son sì stanco

Io son sí stanco sotto ‘l fascio antico
de le mie colpe et de l’usanza ria
ch’i’ temo forte di mancar tra via,
et di cader in man del mio nemico.

Ben venne a dilivrarmi un grande amico
per somma et ineffabil cortesia;
poi volò fuor de la veduta mia,
sí ch’a mirarlo indarno m’affatico.

Ma la sua voce anchor qua giú rimbomba:
O voi che travagliate, ecco ‘l camino;
venite a me, se ‘l passo altri non serra.

Qual gratia, qual amore, o qual destino
mi darà penne in guisa di colomba,
ch’i’ mi riposi, et levimi da terra?

FRANCESCO PETRARCA

Amor piangeva, et io con lui tal volta

Amor piangeva, et io con lui tal volta,
dal qual miei passi non fûr mai lontani,
mirando per gli affetti acerbi e strani
l’anima vostra de’ suoi nodi sciolta.
Or ch’al dritto camin l’ha Dio rivolta,
col cor levando al ciel ambe le mani,
ringrazio lui, che ‘ giusti preghi umani
benignamente, sua mercede, ascolta.
E sé, tornando a l’amorosa vita,
per farvi al bel desio volger le spalle,
trovaste per la via fossati e poggi,
fu per mostrar quanto è spinoso calle,
e quanto alpestra e dura la salita,
onde al vero valor conven ch’uom poggi.

FRANCESCO PETRARCA