Apostrofe all’Oceano

APOSTROPHE TO THE OCEAN

Roll on, thou deep and dark blue Ocean — roll!
Ten thousand fleets sweep over thee in vain;
Man marks the earth with ruin — his control
Stops with the shore; — upon the watery plain
The wrecks are all thy deed, nor doth remain
A shadow of man’s ravage, save his own,
When, for a moment, like a drop of rain,
He sinks into thy depths with bubbling groan,
Without a grave, unknell’d, uncoffin’d, and unknown.

Thy shores are empires, changed in all save thee—
Assyria, Greece, Rome, Carthage, what are they?
Thy waters washed them power while they were free
And many a tyrant since: their shores obey
The stranger, slave, or savage; their decay
Has dried up realms to deserts: not so thou,
Unchangeable save to thy wild waves’ play—
Time writes no wrinkle on thine azure brow—
Such as creation’s dawn beheld, thou rollest now.

And I have loved thee, Ocean! and my joy
Of youthful sports was on thy breast to be
Borne like thy bubbles, onward: from a boy
I wantoned with thy breakers—they to me
Were a delight; and if the freshening sea
Made them a terror—’twas a pleasing fear,
For I was as it were a child of thee,
And trusted to thy billows far and near,
And laid my hand upon thy mane—as I do here.

§

Ondeggia, oceano nella tua cupa
E azzurra immensità
A migliaia le navi ti percorrono invano;
L’uomo traccia sulla terra i confini,
Apportatori di sventure,
Ma il suo potere ha termine sulle coste,
Sulla distesa marina
I naufragi sono tutti opera tua,
È l’uomo da te vinto,
Simile ad una goccia di pioggia,
S’inabissa con un gorgoglio lamentoso,
Senza tomba, senza bara,
Senza rintocco funebre, ignoto.

Sui tuoi lidi sorsero imperi,
Contesi da tutti a te solo indifferenti
Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma, Cartagine?
Bagnavi le loro terre quando erano libere e potenti.
Poi vennero parecchi tiranni stranieri,
La loro rovina ridusse i regni in deserti;
Non così avvenne, per te, immortale e
Mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde;
Il tempo non lascia traccia
Sulla tua fronte azzurra.
Come ti ha visto l’alba della Creazione,
Così continui a essere mosso dal vento.

E io ti ho amato, Oceano,
E la gioia dei miei svaghi giovanili,
Era di farmi trasportare dalle onde
Come la tua schiuma;
Fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti,
Una vera delizia per me.
E se il mare freddo faceva paura agli altri,
A me dava gioia,
Perché ero come un figlio suo,
E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine,
E giuravo sul suo nome, come ora.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on settembre 6, 2020 at 07:42  Lascia un commento  

Sopra di me le Alpi

ABOVE ME THE ALPS

Above me are the Alps,
⁠The Palaces of Nature, whose vast walls
⁠Have pinnacled in clouds their snowy scalps,
⁠And throned Eternity in icy halls
⁠Of cold Sublimity, where forms and falls
⁠The Avalanche—the thunderbolt of snow!
⁠All that expands the spirit, yet appals,
⁠Gather around these summits, as to show
How Earth may pierce to Heaven, yet leave vain man below.

§

Sopra di me stanno le Alpi,
i palazzi della Natura, le cui immense pareti
lanciano tra le nubi pinnacoli coperti di neve,
e l’Eternità troneggia nelle caverne gelate
di fredda sublimità, dove si forma e cade
la valanga – la saetta di neve!
E tutto ciò che lo spirito emana
si raccoglie intorno a queste sommità,
per mostrare come la terra
possa toccare il cielo
lasciando in basso l’uomo
con la sua meschina superbia.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on maggio 4, 2019 at 07:42  Comments (2)  

E’ l’ora

IT IS THE HOUR

It is the hour when from the boughs
The nightingale’s high note is heard;
It is the hour — when lover’s vows
Seem sweet in every whisper’d word;
And gentle winds and waters near,
Make music to the lonely ear.
Each flower the dews have lightly wet,
And in the sky the stars are met,
And on the wave is deeper blue,
And on the leaf a browner hue,
And in the Heaven that clear obscure
So softly dark, and darkly pure,
That follows the decline of day
As twilight melts beneath the moon away.

§

È l’ora in cui s’ode tra i rami
la nota acuta dell’usignolo;
è l’ora in cui i voti degli amanti
sembrano dolci in ogni parola sussurrata
e i venti miti e le acque vicine
sono musica all’orecchio solitario.
Lieve rugiada ha bagnato ogni fiore
e in cielo sono spuntate le stelle
e c’è sull’onda un azzurro più profondo
e nei cieli quella tenebra chiara,
dolcemente oscura e oscuramente pura,
che segue al declino del giorno mentre
sotto la luna il crepuscolo si perde.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on novembre 6, 2018 at 07:42  Comments (1)  

Vi è un piacere nei boschi inesplorati

 .
THERE IS A PLEASURE IN THE PATHLESS WOODS
 .
There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes,
By the deep sea, and music in its roar:
I love not man the less, but Nature more,
From these our interviews, in which I steal
From all I may be, or have been before,
To mingle with the Universe, and feel
What I can ne’er express, yet cannot all conceal.
.
§
 .
Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l’uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l’universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
nè del tutto celare.
 .
GEORGE GORDON BYRON
Published in: on maggio 27, 2015 at 07:24  Comments (3)  

Quando ci separammo

WHEN WE TWO PARTED

When we two parted
In silence and tears,
Half broken-hearted
To sever for years,
Pale grew thy cheek and cold,
Colder thy kiss;
Truly that hour foretold
Sorrow to this.

The dew of the morning
Sank chill on my brow –
It felt like the warning
Of what I feel now.
Thy vows are all broken,
And light is thy fame:
I hear thy name spoken,
And share in its shame.

They name thee before me,
A knell in mine ear;
A shudder come o’er me –
Why wert thou so dear?
They know not I knew thee,
Who knew thee too well: –
Long, long shall I rue thee,
Too deeply to tell.

In secret we met –
In silence I grieve,
That thy heart could forget,
Thy spirit deceive.
If I should meet thee
After long years,
How should I greet thee? –
With silence and tears.

§

Quando ci separammo
In lacrime e in silenzio,
Coi nostri cuori infranti,
Per anni abbandonandoci,
La tua guancia divenne fredda e pallida;
Piú gelido il tuo bacio ;
In verità quell’ora ci predisse
Di questa il gran dolore!

La rugiada del mattino
Fredda mi si posò sul ciglio;
Mi apparve come il segno
Di ciò che provo ora.
Ogni tuo giuramento s’è spezzato,
La tua reputazione è fragile :
Pronunciano il tuo nome
Enumerandone tutte le vergogne.

Avanti a me pronunciano il tuo nome,
Come un rintocco funebre ai miei orecchi;
E mi percorre un fremito —
Perché tu mi fosti sí cara?
Essi non sanno che un tempo ti conobbi,
Che ti conobbi bene :
A lungo, a lungo ti dovrò rimproverare,

Ed è troppo difficile parlarti.
Segretamente noi ci incontravamo:
Ora in silenzio mi affliggo
Che il tuo cuore abbia già dimenticato,
Che il tuo spirito m’abbia ormai ingannato.
Se io ti dovessi incontrare
Dopo un lungo periodo di anni,
Come potrei donarti il mio saluto? —
Con silenzio e lacrime.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on gennaio 19, 2014 at 06:51  Comments (2)  

Così, più non andremo

SO WE’LL GO NO MORE A-ROVING

So we’ll go no more a-roving
So late into the night,
Though the heart still be as loving,
And the moon still be as bright.

For the sword outwears its sheath,
And the soul outwears the breast,
And the heart must pause to breathe,
And love itself have rest.

Though the night was made for loving,
And the day returns too soon,
Yet we’ll go no more a-roving
By the light of the moon.

§

Così, più non andremo
In giro senza meta,
Nella notte fonda
Anche se il cuore vuole ancora amore
E la luna risplende luminosa.
Perché, come la spada logora il suo fodero,
L’animo consuma il petto:
Deve placarsi allora il cuore
E l’amore stesso riposare.
Così, anche se la notte fu creata
Per amare; anche se il giorno
Ritorna troppo presto: noi
Più non andremo in giro senza meta
Alla luce della luna.

GEORGE GORDON BYRON

 

Published in: on giugno 9, 2013 at 06:59  Comments (1)  

La gazzella selvaggia

THE WILD GAZELLE

The wild gazelle on Judah’s hills,
Exulting yet may bound,
And drink from all the living rills
That gush on holy ground:
Its airy step and glorious eye
May glance in tameless transport by.: –

A step as fleet, an eye more bright,
Hath Judah witness’d there;
And o’er her scenes of lost delight
Inhabitants more fair,
The cedars wave on Lebanon,
But Judah’s statelier maids are gone!

More blest each palm that shades those plains
Than Israel’s scatter’d race:
For, taking root, it there remains
In solitary grace:
It cannot quit the place of birth,
It will not live in other earth.

But we must wander witheringly,
In other lands to die;
And where our fathers’ ashes be,
Our own may never lie:
Our temple hath not left a stone.
And Mockery sits on Salem’s throne.

§

La gazzella selvaggia può ancora saltare
Gioiosa sui colli di Giuda,
Bere ai freschi ruscelli che sgorgano
Sul sacro suolo: con passo
Leggero e con occhio splendente
Vi guizza con slancio indomabile accanto.

Là Giuda ha visto un passo
Non meno agile, un occhio più lucente,
E in quei luoghi rimasti senza gioia
Abitanti più belli. Sul Libano
Ondeggiano i cedri, ma le nobili
Figlie di Giuda non vi sono più.

Più felice la palma che ombreggia quei piani
Della stirpe dispersa d’Israele:
Dove ha messo radici là rimane
In grazia solitaria;
Non può lasciare il luogo dove è nata,
Su una terra diversa non vivrebbe.

Ma noi dobbiamo vagare inaridendo
Per morire in altre contrade
E dove sono le ceneri dei padri
Le nostre non potranno mai posare:
Del nostro tempio non rimane pietra,
Siede lo Scherno sul trono di Salem.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on marzo 2, 2013 at 07:31  Comments (1)  

Se quell’alto mondo

If that high world, which lies beyond

Our own, surviving Love endears;

If there the cherish’d heart be fond,

The eye the same, except in tears —

How welcome those untrodden spheres !

How sweet this very hour to die !

To soar from earth and find all fears

Lost in thy light — Eternity !


It must be so:  ‘tis not for self

That we so tremble on the brink;

And striving to o’erleap the gulf,

Yet cling to Being’s severing link.

Oh !   in that future let us think

To hold each heart the heart that shares;

With them the immortal waters drink,

And soul in soul grow deathless theirs !

§

Se quell’alto mondo, oltre il nostro,

ci è caro perchè amore sopravvive,

se il cuore amato là serba tenerezza

e l’occhio è uguale, ma non ha più lacrime,

come gradite quelle intatte sfere!

Come dolce morire anche in quest’ora!

Dalla terra innalzarsi e vedere ogni timore

perso nella tua luce, Eternità!

Così dev’essere: non è per noi che tanto

tremiamo sulla sponda, e nello sforzo

di varcare l’abisso ci afferriamo

ancora al debole anello dell’Esistenza.

Oh, credere che ogni cuore in quel futuro

resti col cuore amato, insieme

bere alle acque immortali, sempre uniti

oltre la morte, l’anima nell’anima

GEORGE GORDON BYRON

Ti vidi piangere

I saw thee weep — the big bright tear
Came o’er that eye of blue;
And then methought it did appear
A violet dropping dew—
I saw thee smile — the sapphire’s blaze
Beside thee ceased to shine;
It could not match the living rays
That fill’d that glance of thine.

As clouds from yonder sun receive
A deep and mellow dye,
Which scarce the shade of coming eve
Can banish from the sky—
Those smiles unto the moodiest mind
Their own pure joy impart;
Their sunshine leaves a glow behind
That lightens o’er the heart.

§

Ti vidi piangere: la grande lacrima lucente
Coprì quell’occhio azzurro
E poi mi parve come una viola
Stillante rugiada.

Ti vidi sorridere: la vampa di zaffiro
Accanto a te cessò di brillare;
Non poteva eguagliare i raggi che affollavano
Vividi quel tuo sguardo.

Come le nubi dal sole lontano
Ricevono un colore intenso e caldo
Che a stento l’ombra della sera vicina
Può cacciare dal cielo,

Quei sorrisi infondono nell’animo
Più triste gioia pura;
Il loro sole lascia dietro un fuoco
Che risplende sul cuore.

GEORGE GORDON BYRON

Strofe per musica

STANZAS FOR MUSIC

They say that Hope is happiness;
But genuine Love must prize the past,
And Memory wakes the thoughts that bless:
They rose the first–they set the last;

And all that Memory loves the most
Was once our only Hope to be,
And all that Hope adored and lost
Hath melted into Memory.

Alas it is delusion all:
The future cheats us from afar,
Nor can we be what we recall,
Nor dare we think on what we are.

§

Dicono che la Speranza sia felicità,
ma il vero Amore deve amare il passato,
e il Ricordo risveglia i pensieri felici che primi sorgono e ultimi svaniscono.

E tutto ciò che il Ricordo ama di più un tempo fu Speranza solamente;
e quel che amò e perse la Speranza
oramai è circonfuso nel Ricordo.

È triste! È tutto un’illusione:
il futuro ci inganna da lontano,
non siamo più quel che ricordiamo,
né osiamo pensare a ciò che siamo.

GEORGE GORDON BYRON