Vi è un piacere nei boschi inesplorati

 .
THERE IS A PLEASURE IN THE PATHLESS WOODS
 .
There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes,
By the deep sea, and music in its roar:
I love not man the less, but Nature more,
From these our interviews, in which I steal
From all I may be, or have been before,
To mingle with the Universe, and feel
What I can ne’er express, yet cannot all conceal.
.
§
 .
Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l’uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l’universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
nè del tutto celare.
 .
GEORGE GORDON BYRON
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Published in: on maggio 27, 2015 at 07:24  Comments (3)  

Quando ci separammo

WHEN WE TWO PARTED

When we two parted
In silence and tears,
Half broken-hearted
To sever for years,
Pale grew thy cheek and cold,
Colder thy kiss;
Truly that hour foretold
Sorrow to this.

The dew of the morning
Sank chill on my brow –
It felt like the warning
Of what I feel now.
Thy vows are all broken,
And light is thy fame:
I hear thy name spoken,
And share in its shame.

They name thee before me,
A knell in mine ear;
A shudder come o’er me –
Why wert thou so dear?
They know not I knew thee,
Who knew thee too well: –
Long, long shall I rue thee,
Too deeply to tell.

In secret we met –
In silence I grieve,
That thy heart could forget,
Thy spirit deceive.
If I should meet thee
After long years,
How should I greet thee? –
With silence and tears.

§

Quando ci separammo
In lacrime e in silenzio,
Coi nostri cuori infranti,
Per anni abbandonandoci,
La tua guancia divenne fredda e pallida;
Piú gelido il tuo bacio ;
In verità quell’ora ci predisse
Di questa il gran dolore!

La rugiada del mattino
Fredda mi si posò sul ciglio;
Mi apparve come il segno
Di ciò che provo ora.
Ogni tuo giuramento s’è spezzato,
La tua reputazione è fragile :
Pronunciano il tuo nome
Enumerandone tutte le vergogne.

Avanti a me pronunciano il tuo nome,
Come un rintocco funebre ai miei orecchi;
E mi percorre un fremito —
Perché tu mi fosti sí cara?
Essi non sanno che un tempo ti conobbi,
Che ti conobbi bene :
A lungo, a lungo ti dovrò rimproverare,

Ed è troppo difficile parlarti.
Segretamente noi ci incontravamo:
Ora in silenzio mi affliggo
Che il tuo cuore abbia già dimenticato,
Che il tuo spirito m’abbia ormai ingannato.
Se io ti dovessi incontrare
Dopo un lungo periodo di anni,
Come potrei donarti il mio saluto? —
Con silenzio e lacrime.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on gennaio 19, 2014 at 06:51  Comments (2)  

Così, più non andremo

SO WE’LL GO NO MORE A-ROVING

So we’ll go no more a-roving
So late into the night,
Though the heart still be as loving,
And the moon still be as bright.

For the sword outwears its sheath,
And the soul outwears the breast,
And the heart must pause to breathe,
And love itself have rest.

Though the night was made for loving,
And the day returns too soon,
Yet we’ll go no more a-roving
By the light of the moon.

§

Così, più non andremo
In giro senza meta,
Nella notte fonda
Anche se il cuore vuole ancora amore
E la luna risplende luminosa.
Perché, come la spada logora il suo fodero,
L’animo consuma il petto:
Deve placarsi allora il cuore
E l’amore stesso riposare.
Così, anche se la notte fu creata
Per amare; anche se il giorno
Ritorna troppo presto: noi
Più non andremo in giro senza meta
Alla luce della luna.

GEORGE GORDON BYRON

 

Published in: on giugno 9, 2013 at 06:59  Comments (1)  

La gazzella selvaggia

THE WILD GAZELLE

The wild gazelle on Judah’s hills,
Exulting yet may bound,
And drink from all the living rills
That gush on holy ground:
Its airy step and glorious eye
May glance in tameless transport by.: –

A step as fleet, an eye more bright,
Hath Judah witness’d there;
And o’er her scenes of lost delight
Inhabitants more fair,
The cedars wave on Lebanon,
But Judah’s statelier maids are gone!

More blest each palm that shades those plains
Than Israel’s scatter’d race:
For, taking root, it there remains
In solitary grace:
It cannot quit the place of birth,
It will not live in other earth.

But we must wander witheringly,
In other lands to die;
And where our fathers’ ashes be,
Our own may never lie:
Our temple hath not left a stone.
And Mockery sits on Salem’s throne.

§

La gazzella selvaggia può ancora saltare
Gioiosa sui colli di Giuda,
Bere ai freschi ruscelli che sgorgano
Sul sacro suolo: con passo
Leggero e con occhio splendente
Vi guizza con slancio indomabile accanto.

Là Giuda ha visto un passo
Non meno agile, un occhio più lucente,
E in quei luoghi rimasti senza gioia
Abitanti più belli. Sul Libano
Ondeggiano i cedri, ma le nobili
Figlie di Giuda non vi sono più.

Più felice la palma che ombreggia quei piani
Della stirpe dispersa d’Israele:
Dove ha messo radici là rimane
In grazia solitaria;
Non può lasciare il luogo dove è nata,
Su una terra diversa non vivrebbe.

Ma noi dobbiamo vagare inaridendo
Per morire in altre contrade
E dove sono le ceneri dei padri
Le nostre non potranno mai posare:
Del nostro tempio non rimane pietra,
Siede lo Scherno sul trono di Salem.

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on marzo 2, 2013 at 07:31  Comments (1)  

Se quell’alto mondo

If that high world, which lies beyond

Our own, surviving Love endears;

If there the cherish’d heart be fond,

The eye the same, except in tears —

How welcome those untrodden spheres !

How sweet this very hour to die !

To soar from earth and find all fears

Lost in thy light — Eternity !


It must be so:  ‘tis not for self

That we so tremble on the brink;

And striving to o’erleap the gulf,

Yet cling to Being’s severing link.

Oh !   in that future let us think

To hold each heart the heart that shares;

With them the immortal waters drink,

And soul in soul grow deathless theirs !

§

Se quell’alto mondo, oltre il nostro,

ci è caro perchè amore sopravvive,

se il cuore amato là serba tenerezza

e l’occhio è uguale, ma non ha più lacrime,

come gradite quelle intatte sfere!

Come dolce morire anche in quest’ora!

Dalla terra innalzarsi e vedere ogni timore

perso nella tua luce, Eternità!

Così dev’essere: non è per noi che tanto

tremiamo sulla sponda, e nello sforzo

di varcare l’abisso ci afferriamo

ancora al debole anello dell’Esistenza.

Oh, credere che ogni cuore in quel futuro

resti col cuore amato, insieme

bere alle acque immortali, sempre uniti

oltre la morte, l’anima nell’anima

GEORGE GORDON BYRON

Ti vidi piangere

I saw thee weep — the big bright tear
Came o’er that eye of blue;
And then methought it did appear
A violet dropping dew—
I saw thee smile — the sapphire’s blaze
Beside thee ceased to shine;
It could not match the living rays
That fill’d that glance of thine.

As clouds from yonder sun receive
A deep and mellow dye,
Which scarce the shade of coming eve
Can banish from the sky—
Those smiles unto the moodiest mind
Their own pure joy impart;
Their sunshine leaves a glow behind
That lightens o’er the heart.

§

Ti vidi piangere: la grande lacrima lucente
Coprì quell’occhio azzurro
E poi mi parve come una viola
Stillante rugiada.

Ti vidi sorridere: la vampa di zaffiro
Accanto a te cessò di brillare;
Non poteva eguagliare i raggi che affollavano
Vividi quel tuo sguardo.

Come le nubi dal sole lontano
Ricevono un colore intenso e caldo
Che a stento l’ombra della sera vicina
Può cacciare dal cielo,

Quei sorrisi infondono nell’animo
Più triste gioia pura;
Il loro sole lascia dietro un fuoco
Che risplende sul cuore.

GEORGE GORDON BYRON

Strofe per musica

STANZAS FOR MUSIC

They say that Hope is happiness;
But genuine Love must prize the past,
And Memory wakes the thoughts that bless:
They rose the first–they set the last;

And all that Memory loves the most
Was once our only Hope to be,
And all that Hope adored and lost
Hath melted into Memory.

Alas it is delusion all:
The future cheats us from afar,
Nor can we be what we recall,
Nor dare we think on what we are.

§

Dicono che la Speranza sia felicità,
ma il vero Amore deve amare il passato,
e il Ricordo risveglia i pensieri felici che primi sorgono e ultimi svaniscono.

E tutto ciò che il Ricordo ama di più un tempo fu Speranza solamente;
e quel che amò e perse la Speranza
oramai è circonfuso nel Ricordo.

È triste! È tutto un’illusione:
il futuro ci inganna da lontano,
non siamo più quel che ricordiamo,
né osiamo pensare a ciò che siamo.

GEORGE GORDON BYRON

Ella passa radiosa

SHE WALKS IN BEAUTY

She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes:
Thus mellow’d to that tender light
Which heaven to gaudy day denies.

One shade the more, one ray the less,
Had half impair’d the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express
How pure, how dear their dwelling-place.
And on that cheek, and o’er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent!

 §

Ella passa radiosa, come la notte
Di climi tersi e di cieli stellati;
Tutto il meglio del buio e del fulgore
S’incontra nel suo sguardo e nei suoi occhi
Così addolciti a quella luce tenera
Che allo sfarzo del giorno nega il cielo.
Un’ombra in più, un raggio in meno, avrebbero
Guastato in parte la grazia senza nome
Che ondeggia sulla sua treccia corvina
O dolcemente la illumina in volto,
Dove pensieri limpidi e soavi
Pura svelano e preziosa la dimora.
Su quella guancia, sopra quella fronte,
Così dolci, serene ma eloquenti,
I sorrisi avvincenti, i colori accesi
Parlano di giorni volti al bene,
Di un animo che qui con tutto è in pace,
Di un cuore che ama innocente!

GEORGE GORDON BYRON

Published in: on gennaio 14, 2010 at 07:35  Comments (3)  
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