Il rovere abbattuto

Il gigantesco rovere abbattuto
l’intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando in cerchi, nelle sue midolla,
i centonovant’anni che ha vissuto.
Ma poi che Primavera ogni corolla
dischiude con le mani di velluto,
dai monchi nodi qua e là rampolla
e sogna ancora d’essere fronzuto.
Rampolla e sogna – immemore di scuri
l’eterna volta cernIa e serena
e gli ospiti canori e i frutti e l’ire
aquilonari e i secoli futuri…
Non so perché mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuoI morire.

GUIDO GOZZANO

Published in: on maggio 30, 2020 at 07:07  Comments (1)  

Salvezza

Vivere cinque ore?
Vivere cinque età?…
Benedetto il sopore
che m’addormenterà…

Ho goduto il risveglio
dell’anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.

Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.

GUIDO GOZZANO

Published in: on ottobre 20, 2019 at 07:12  Lascia un commento  

Pioggia d’agosto

Nel mio giardino triste ulula il vento,
cade l’acquata a rade goccie, poscia
più precipite giù crepita scroscia
a fili interminabili d’argento…
Guardo la Terra abbeverata e sento
ad ora ad ora un fremito d’angoscia…

Soffro la pena di colui che sa
la sua tristezza vana e senza mete;
l’acqua tessuta dall’immensità
chiude il mio sogno come in una rete,
e non so quali voci esili inquiete
sorgano dalla mia perplessità.

«La tua perplessità mediti l’ale
verso meta più vasta e più remota!
È tempo che una fede alta ti scuota,
ti levi sopra te, nell’Ideale!
Guarda gli amici. Ognun palpita quale
demagogo, credente, patriota…

Guarda gli amici. Ognuno già ripose
la varia fede nelle varie scuole.
Tu non credi e sogghigni. Or quali cose
darai per meta all’anima che duole?
La Patria? Dio? l’Umanità? Parole
che i retori t’han fatto nauseose!…

Lotte brutali d’appetiti avversi
dove l’anima putre e non s’appaga…
Chiedi al responso dell’antica maga
la sola verità buona a sapersi;
la Natura! Poter chiudere in versi
i misteri che svela a chi l’indaga!»

Ah! La Natura non è sorda e muta;
se interrogo il lichène ed il macigno
essa parla del suo fine benigno…
Nata di sé medesima, assoluta,
unica verità non convenuta,
dinanzi a lei s’arresta il mio sogghigno.

Essa conforta di speranze buone
la giovinezza mia squallida e sola;
e l’achenio del cardo che s’invola,
la selce, l’orbettino, il macaone,
sono tutti per me come personae,
hanno tutti per me qualche parola…

Il cuore che ascoltò, più non s’acqueta
in visïoni pallide fugaci,
per altre fonti va, per altra meta…
O mia Musa dolcissima che taci
allo stridìo dei facili seguaci,
con altra voce tornerò poeta!

GUIDO GOZZANO

Published in: on ottobre 2, 2018 at 06:57  Comments (1)  

Elogio degli amori ancillari

I.

Allor che viene con novelle sue,
ghermir mi piace l’agile fantesca
che secretaria antica è fra noi due.

M’accende il riso della bocca fresca,
l’attesa vana, il motto arguto, l’ora,
e il profumo d’istoria boccaccesca…

Ella m’irride, si dibatte, implora,
invoca il nome della sua padrona:
«Ah! Che vergogna! Povera Signora!

Ah! Povera Signora!…» E s’abbandona.

II.

Gaie figure di decamerone
le cameriste dan, senza tormento,
più sana voluttà che le padrone.

Non la scaltrezza del martirio lento,
non da morbosità polsi riarsi,
e non il tedioso sentimento

che fa le notti lunghe e i sonni scarsi,
non dopo voluttà l’anima triste:
ma un più sereno e maschio sollazzarsi.

Lodo l’amore delle cameriste!

GUIDO GOZZANO

Published in: on maggio 6, 2018 at 07:29  Comments (3)  

Pasqua


A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s’affaccia
ai muri della casa centenaria.

Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.

Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l’antica pia favola dell’ovo.

GUIDO GOZZANO

Published in: on aprile 16, 2017 at 07:14  Comments (3)  

Dolci rime

Sola bellezza al mondo
che l’anima non sazia,
fiore infantile, biondo
miracolo di grazia;
grazia di capinera
che canta e tutto ignora,
grazia che attende ancora
la terza primavera!
Tu credi ch’io commerci
(poi che poeto un poco)
in chi sa quali merci
buone alla gola o al gioco!
– Dammi una poesia! –
Così, come un confetto,
mi chiedi… E t’hanno detto
che sia?… Non sai che sia!
Che sia, come va fatto
il dono che vorresti,
ti spiegherò con questi
dischi di cioccolatto.
Due volte quattro metti
undici dischi in fila
(già dolce si profila
sonetto dei sonetti).
Due volte tre componi
undici dischi alfine
(compiute in versi «buoni»
quartine ecco e terzine).
Color vari di rime
(tu ridi e n’hai ben onde)
poni: terze e seconde
concordi, ultime e prime.
Molto noioso? O quanto
noioso più se fatto
di sillabe soltanto
e non di cioccolatto!
Di qui potrai vedere
la mia tristezza immensa:
piccola amica, pensa
che questo è il mio mestiere!

 

GUIDO GOZZANO

Published in: on marzo 1, 2017 at 07:12  Lascia un commento  

Non sono più triste

Un bacio. Ed è lungi. Dispare
giù in fondo, là dove si perde
la strada boschiva che pare
un gran corridoio nel verde.

Risalgo qui dove dianzi
vestiva il bell’abito grigio:
rivedo l’uncino, i romanzi
ed ogni sottile vestigio…

Mi piego al balcone. Abbandono
la gota sopra la ringhiera.
E non sono triste. Non sono
più triste. Ritorna stasera.

E intorno declina l’estate.
E sopra un geranio vermiglio,
fremendo le ali caudate
si libra un enorme Papilio…

L’azzurro infinito del giorno
è come una seta ben tesa:
ma sulla serena distesa
la luna già pensa al ritorno.

Lo stagno risplende. Si tace
la rana. Ma guizza un bagliore
d’acceso smeraldo, di brace
azzurra: il martin pescatore…

E non sono triste. Ma sono
stupito se guardo il giardino…
stupito di che? non mi sono
sentito mai tanto bambino…

Stupito di che? Delle cose.
I fiori mi paiono strani:
ci sono pur sempre le rose,
ci sono pur sempre i gerani…

GUIDO GOZZANO

Published in: on ottobre 23, 2016 at 07:48  Comments (3)  

Ex voto

S’alza la neve in pace;
la valle che s’imbianca
spicca sul cielo bruno.
Il Santuario tace
nella gran pace bianca
dove non c’è nessuno.
Nessuno per guarire
del male che lo strazia
più giunge di lontano…
Sol io potrei salire,
salire per la grazia:
mi rifarebbe sano…
Ma non vedrò la faccia
nera e la mitra aguzza…
Troppo ai bei dì sereni,
avvinto a quelle braccia
baciai la medagliuzza
tepente tra i due seni…

GUIDO GOZZANO

Published in: on febbraio 5, 2016 at 07:10  Lascia un commento  

L’oca

« Ché l’essere cucinato non è triste
triste è il pensar d’esser cucinato ».

Penso e ripenso: « Che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca ».

O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s’è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l’esser cucinato non è triste,
triste è il pensare d’esser cucinato.

GUIDO GOZZANO
Published in: on giugno 21, 2015 at 07:16  Comments (2)  

Ora di grazia

Son nato ieri che mi sbigottisce
il carabo fuggente, e mi trastullo
della cetonia risopita sullo
stame, dell’erba, delle pietre lisce?
E quel velario azzurro tutto a strisce,
si chiama “cielo”? E “monti” questo brullo?
Oggi il mio cuore è quello d’un fanciullo,
se pur la tempia già s’impoverisce.
Non la voce così dell’Infinito,
né mai così la verità del Tutto
sentii levando verso i cieli puri
la maschera del volto sbigottito:
“Nulla s’acquista e nulla va distrutto:
o eternità dei secoli futuri!”.

GUIDO GOZZANO

Published in: on aprile 9, 2014 at 07:24  Comments (4)