La ragazza nuda

Si tiene al tavolo, il tavolo è nelle vesti
ha vecchi versi nel ventre del cassetto
e fermo sta sulle sue gambe.
Di che sorridete?
Pure avendo al di là delle sue parolette,
di dentini-parole d’un bianco cosí puro,
una linguetta rosa, raro fugace momento,
anche Dio lei possiede!

Ah lo so quel sorriso! Pudore. E una grande
sconfitta, di cui saccheggia la vita i frutti,
ecco i frutti rotondi e maturi.
Fanciulla con la mano sui teneri piccoli seni,
con ciuffetti di brezza tra le ascelle
e sul grembo, che non significa sempre
quello a cui vi seduce e che non ha,
trema nella trepida nudità.

Presto buio sarà, tagliente come una lama,
e lei teme e non vede
che la terra che sta e non crolla,
piú di tutte le cose la ama.
E finestra e tavole e letto invidiano la terra
dove in ginocchio lei posarsi dovrà.

Presto buio sarà, e polvere sulle mie sillabe,
polvere sui miei fianchi, polvere greve, densa,
che dovunque s’attacca, polvere che bacia
i petali del fiore, del fiore che non si piega.
Meraviglioso fiore! Ma perché
ai suoi steli laggiú cosí sottile?

E di che sorridete
al di là di parolette canterine,
là dove Dio possedete?
Si tiene al tavolo, il tavolo è nelle vesti
e dal cassetto su lui una vertigine piomba,
ma alla fine sta fermo sulle sue gambe.

JIŘÍ ORTEN

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Published in: on maggio 4, 2017 at 06:56  Comments (3)  

Danessunluogo

1.

Danessunluogo è il paradiso,
la beata trasparenza,
dove nessuno è brutto,
dove nessuno è bello,

il dolcissimo nulla,
l’eterno lieve spirare,
la grande porta alla luce
che tu non potrai guardare.

Eppure nella mia vita
turbina in me qualcosa,
che un giorno imputridirà,
che il vento disperderà

e io, io cambiato,
io, domandare appagato,
vado dove non sono più giorni,
dove volvono eterne ruote.

2.

Povero soldato nel buio
con occhi meravigliati,
giacenti sopra la terra,
che come un fucile lo serra.

Da dovunque (danessunluogo?)
dalla vita vulnerata
zampilla il suo pudore,
il suo rosso dolore.

È la terra che fa sangue
e lui di sangue la feconda,
simile ad un amante,
che la gloria riempia di sé,

gloria di tutti i morti,
loro gloria viva,
sensibile come odorato,
come canto che sia cantato.

3.

Chi il petto ci guarirà,
chi il brutto renderà bello,
chi annullerà la Bilancia
per la frenetica danza,

da dovunque, danessunluogo,
fino al segnale della fine,
fino alla nostra quiete eterna
nella luce senza lucerna?

Domandalo alla madre.
Domandalo all’acqua di gelo,
che rapida scorre,
che rapida corre,

nei suoi gorghi a turbinare
e al pane li va a portare.
Domandalo alla tua inquieta
attesa – e al poeta.

JIŘÍ ORTEN

Published in: on ottobre 9, 2016 at 07:25  Comments (2)  

La cosa chiamata poesia

La cosa chiamata poesia
quella vorresti fare?
In solitudine singhiozzare
e tanto volere bene

Senti? È  il suo ticchettio
cosí disperato giocare
La cosa chiamata poesia
quella vorresti fare?

Forse lo sai che spesso
la parola è troppo sciocca
ma Dio ti chiude la bocca
e altro non ti può dare

La cosa chiamata poesia
quella vorresti fare?

JIŘÍ ORTEN

Published in: on giugno 24, 2016 at 07:18  Lascia un commento  

Di chi sono?

coniglietto1

Io sono dei piovaschi e delle siepi

e delle erbe chinate dalla pioggia

e della chiara canzone che non gorgheggia,

del desiderio che sta chiuso in lei.

Di chi sono?

Io sono di ogni piccola cosa smussata

che mai spigoli ha conosciuto,

dei piccoli animali che reclinano la testa,

sono della nuvola quando è straziata.

Di chi sono?

Io sono del timore che mi ha tenuto

con le sue trasparenti dita,

del coniglietto che in un giardino in penombra

esercita il suo fiuto.

Di chi sono?

Io sono dell’inverno ostile ai frutti

e della morte, se il tempo lo chieda,

io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,

al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.

JIŘÍ ORTEN

Published in: on dicembre 7, 2013 at 06:59  Comments (3)