Notturno nel giorno di Santa Lucia, il giorno più breve dell’anno


‘Tis the year’s midnight, and it is the day’s,
Lucy’s, who scarce seven hours herself unmasks;
         The sun is spent, and now his flasks
         Send forth light squibs, no constant rays;
                The world’s whole sap is sunk;
The general balm th’ hydroptic earth hath drunk,
Whither, as to the bed’s feet, life is shrunk,
Dead and interr’d; yet all these seem to laugh,
Compar’d with me, who am their epitaph.

Study me then, you who shall lovers be
At the next world, that is, at the next spring;
         For I am every dead thing,
         In whom Love wrought new alchemy.
                For his art did express
A quintessence even from nothingness,
From dull privations, and lean emptiness;
He ruin’d me, and I am re-begot
Of absence, darkness, death: things which are not.

All others, from all things, draw all that’s good,
Life, soul, form, spirit, whence they being have;
         I, by Love’s limbec, am the grave
         Of all that’s nothing. Oft a flood
                Have we two wept, and so
Drown’d the whole world, us two; oft did we grow
To be two chaoses, when we did show
Care to aught else; and often absences
Withdrew our souls, and made us carcasses.

But I am by her death (which word wrongs her)
Of the first nothing the elixir grown;
         Were I a man, that I were one
         I needs must know; I should prefer,
                If I were any beast,
Some ends, some means; yea plants, yea stones detest,
And love; all, all some properties invest;
If I an ordinary nothing were,
As shadow, a light and body must be here.

But I am none; nor will my sun renew.
You lovers, for whose sake the lesser sun
         At this time to the Goat is run
         To fetch new lust, and give it you,
                Enjoy your summer all;
Since she enjoys her long night’s festival,
Let me prepare towards her, and let me call
This hour her vigil, and her eve, since this
Both the year’s, and the day’s deep midnight is.


È la mezzanotte dell’anno.
È la mezzanotte del giorno di Lucia,
per sette ore a stento si disvela.
Il sole è sfinito e dalle sue fiasche
non raggi costanti, ma deboli bagliori
ora manda.
La linfa del mondo tutta fu assorbita.
Bevve la terra idropica l’universale balsamo.
Morta e interrata la vita si è ritratta,
là, ai piedi del letto, quasi. Eppure,
tutto ciò non par che un riso
rispetto a me che sono il suo epitaffio.
E allora studiatemi, voi che sarete amanti
in un altro mondo, in un’altra primavera,
perché io sono ogni cosa morta
che nuova alchimia d’amore ha trasmutato.
Perché anche dal nulla la sua arte
ha distillato una quintessenza,
da opaca privazione, da povera vuotezza.
Annichilato, ora rinasco
dall’assenza, dal buio, dalla morte,
cose che non sono.
Da ogni cosa, ogni altro prende ciò che è bene,
vita, anima, forma, spirito, ne trae esistenza.
Dall’alambicco dell’amore così fatto,
sono la tomba io, di tutto quel che è nulla. Spesso
fu un diluvio il nostro pianto,
ne sommergemmo il mondo. Noi due. E spesso
siamo mutati sino a essere due caos
quando parve che d’altro ci curassimo. E spesso
l’assenza ci privò dell’anima. Fece di noi carcasse.
Ma per la sua morte (parola che le fa torto)
del primigenio nulla un elisir son fatto.
Se fossi un uomo, che sono uno
dovrei di necessità saperlo. Seguirei,
se fossi un animale, un fine, un mezzo.
Le stesse piante, le stesse pietre
odiano, amano; e tutto, tutto possiede
una proprietà.
Se fossi un qualunque nulla,
come lo è un’ombra, vi dovrebbe pur essere
una luce, un corpo.
Ma io sono il Nulla; il mio sole non si rinnoverà.
E voi amanti, voi per cui il sole minore
è trascorso ora in Capricorno
per prendere nuova passione, e a voi donarla,
godete intera la vostra estate perché lei gode
la festa della sua lunga notte.
Io a lei mi disporrò e chiamerò quest’ora
la sua vigilia, la sua veglia,
in questa profonda mezzanotte
del giorno e dell’anno.


Published in: on gennaio 19, 2021 at 06:56  Lascia un commento  

Tre volte pazzo


I Am two fooles, I know,
For loving, and for saying so
In whining Poetry;
But where’s that wiseman, that would not be I,
If she would not denyl
Then as th’earths inward narrow crooked lanes
Do purge sea waters fretfull salt away,
I thought, if I could draw my paines,
Through Rimes vexation, I should them allay,
Griefe brought to numbers cannot be so fierce,
For, he tames it, that fetters it in verse.
But when I have done so,
Some man, his art and voi ce to show,
Doth Set and sing my paine,
And, by delighting many, frees againe
Griefe, which verse did restraine.
To Love, and Griefe tribute of Verse belongs,
But not of such as pleases when’tis read,
Both are increased by such songs:
For both their triumphs so are published,
And I, which was two fooles, do so grow three;
Who are a little wise, the best fooles bee.


Lo so, sono due volte pazzo
perché amo e perché lo dico
in dolenti versi. Ma dov’è
il saggio che non vorrebbe
essere me, se lei non si negasse?
Profondi nella terra
tortuosi percorsi angusti
purificano l’acqua di mare
dei corrosivi sali, cosi pensavo,
avrei alleggerito le mie pene
portandole attraverso
il tormento delle rime.
Dolore che si fa metro non è più tanto crudele,
lo doma chi col verso lo mette in catene.
Ma fatto ciò qualcuno,
per esibire la sua arte, la sua voce,
mette in musica canta il mio dolore.
Per dilettare i molti libera di nuovo
il dolore che nel verso era frenato.
Al dolore all’amore
la poesia si addice –
ma che non sia piacevole da leggere.
Dolore e amore entrambi -:
sono accresciuti da questi canti,
il loro trionfo è fatto cosi pubblico.
E io che due volte pazzo ero,
tre volte pazzo sono.
Chi è solo un poco saggio, è il pazzo vero.


Published in: on giugno 15, 2020 at 07:06  Lascia un commento  

Il funerale


Whoever comes to shroud me, do not harm
         Nor question much
That subtle wreath of hair, which crowns my arm;
The mystery, the sign, you must not touch,
         For ‘tis my outward soul,
Viceroy to that, which then to heaven being gone,
         Will leave this to control
And keep these limbs, her provinces, from dissolution.
For if the sinewy thread my brain lets fall
         Through every part
Can tie those parts, and make me one of all,
Those hairs which upward grew, and strength and art
         Have from a better brain,
Can better do’it; except she meant that I
         By this should know my pain,
As prisoners then are manacled, when they’are condemn’d to die.
Whate’er she meant by’it, bury it with me,
         For since I am
Love’s martyr, it might breed idolatry,
If into other hands these relics came;
         As ‘twas humility
To afford to it all that a soul can do,
         So, ‘tis some bravery,
That since you would have none of me, I bury some of you.

Con mani maldestre non tocchi
chi venga a coprirmi del sudario,
né troppo interroghi
il sottile cerchio di capelli
che mi incorona il braccio.
Segno e mistero lasciate intatti
è la mia anima visibile,
viceré di quella salita in cielo,
e questa lasciata a governare,
a preservare queste membra, sue province,
dalla dissoluzione. Se il reticolo dei nervi,
che ovunque si dirama dal cervello,
può unire queste parti e fare
di me un tutto, questi capelli,
cresciuti belli, che forza e arte
hanno da un cervello migliore,
lo possono anche meglio.
Ma forse lei voleva che da esso
io riconoscessi la mia pena –
ai prigionieri si mettono le manette
quando la condanna è a morte.
Qualunque fosse l’intento, seppellitelo con me.
lo sono martire d’amore,
e queste reliquie, in mani profane,
potrebbero ingenerare idolatria.
Fu atto d’umiltà attribuirgli
le facoltà di un’anima,
così è audacia che io seppellisca
qualcosa di te, che di me non hai voluto
salvare niente.


Published in: on marzo 13, 2020 at 07:41  Lascia un commento  

Cuore infranto


He is stark mad, who ever says,
That he hath been in love an hour,
Yet not that love so soon decays,
But that it can ten in less space devour;

Who will believe me, if I swear
That I have had the plague a year ?
Who would not laugh at me, if I should say,
I saw a flask of powder burn a day ?

Ah, what trifle is a heart,
If once into Love’s hands it come!
All other griefs allow a part
To other griefs, and ask themselves but some,
They come to us, but us Love draws,
He swallows us, and never chaws:
By him, as by chain-shot, whole ranks do die,
He is the tyrant pike, our hearts the fry.

If`twere not so, what did become
Of my heart, when I first saw thee ?
I brought a heart into the room,
But from the room, I carried none with me;
If it had gone to thee, I know
Mine would have taught thy heart to show
More pity unto me: but Love, alas,Yet nothing can to nothing fall,
Nor any place be empty quite,
Therefore I think my breast hath all
Those pieces still, though they be not unite;
And now as broken glasses show
A hundred lesser faces, so
My rags of heart can like, wish, and adore,
But after one such love, can love no more.


Completamente folle è chi dice
d’essere stato innamorato per un’ora
e non perché l’amore svanisce cosi presto,
ma perché in minor tempo dieci ne divora;
chi mai mi crederà, se io vi giuro
d’aver avuto la peste per un anno?
Chi mai non riderebbe, se affermassi d’aver visto
una fiasca di polvere bruciare un giorno intero?

Ah, che balocco è il cuore,
se cade nelle mani dell’amore!
Tutti i dolori fanno posto ad altri dolori,
e solo un po’ ne chiedono per sé;
vengono a noi, ma Amore ci trascina,
ci inghiotte e non mastica mai: come mitraglia
ci uccide in grande schiera.
E’ il Luccio tiranno, i nostri cuori pesciolini.

Se non fosse così, che avvenne al mio cuore
quando ti vidi per la prima volta?
Portavo un cuore entrando nella stanza,
ma uscendo non lo avevo più:
fosse andato da te, lo so bene, il mio cuore
forse avrebbe insegnato al tuo a mostrarsi
con me più pietoso: ma l’Amore, ahimè,
come vetro lo infranse al primo colpo.

Eppure niente può accadere al niente,
né alcun luogo può essere mai vuoto,
per questo penso che il mio petto
ancora conservi quei frammenti, separati;
e come gli specchi infranti mostrano
centinaia di piccoli volti, così i miei frammenti di cuore
possono scegliere, desiderare e adorare,
ma dopo un tale amore, non possono più amare.


Published in: on settembre 8, 2019 at 07:27  Lascia un commento  

Twickenam Garden

Blasted with sighs, and surrounded with teares,
Hither I come to seek the spring,
And at mine eyes, and at mine eares,
Receive such balms as else cure every thing.
But O ! self traytor, I do bring
The spider love, which transubstantiates all,
And can convert Manna to gall;
And that this place may thoroughly be thought
True paradise, I have the serpent brought.

Twere wholesomer for me that winter did
Benight the glory of this place,
And that a grave frost did forbid
These trees to laugh and mocke me to my face;
But that I may not this disgrace
Indure, nor yet leave loving, Love, let me
Some senseless piece of this place be;
Make me a mandrake, so I may grow here,
Or a stone fountain weeping out my yeare.

Hither with christall vyals, lovers, come,
And take my teares, which are loves wine,
And try your mistresse  Teares at home,
For all are false, that taste not just like mine;
Alas, hearts do not in eyes shine,
Nor can you more judge womans thoughts by teares,
Than by her shadow what she wears.
O perverse sex, where none is true but she,
Who’s therefore true, because her truth kills me.


Di sospiri riarso, di lacrime inondato,
vengo qui in cerca della primavera.
Agli orecchi, agli occhi mi si danno
balsami, universale farmaco.
Ma traditore di me stesso porto
il ragno amore che tutto transustanzia,
che in fiele sa – trasmutare la manna.
E perché il luogo possa essere detto
Paradiso perfetto, il serpente vi ho portato.

Migliore cura sarebbe se l’inverno
facesse notte di questo luogo di gloria,
se un gelo di morte agli alberi impedisse
di ridere, di irridermi sul volto.
Ma perché io non debba subire questo oltraggio,
e insieme possa continuare a amare, Amore,
fa che io sia qualcosa di insensibile che qui appare,
fammi mandragola, che io possa gemere,
o fonte di pietra, che possa sempre piangere.

Con fiale di cristallo venite amanti,
raccogliete le mie lacrime, vino d’amore.
A casa provate le lacrime dell’amata,
sono false quelle che non hanno delle mie il sapore.
I cuori più non risplendono negli occhi,
.impossibile dalle lacrime divisare
la donna, la sua mente, più che dall’ombra
l’abito che veste.
Sesso perverso, una soltanto è fedele -lei,
ma perché di fedeltà mi uccide.


Published in: on giugno 10, 2018 at 07:33  Comments (1)  

Fattura con ritratto



I fix mine eye on thine, and there
Pity my picture burning in thine eye;
My picture drowned in a transparent tear,
When I look lower I espy.
Hadst thou the wicked skill
By pictures made and mard, to kill,
How many ways mightst thou perform thy will?

But now I have drunk thy sweet salt tears,
And though thou pour more I’ll depart;
My picture vanished, vanish fears
That I can be endamaged by that art;
Though thou retain of me
One picture more, yet that will be,
Being in thine own heart, from all malice free.


I miei occhi affisso nei tuoi e piango
il mio ritratto ardente nei tuoi occhi.
Il mio ritratto immerso in una lacrima
diafana vedo se gli occhi abbasso.
Se tu avessi l’arte malefica
di uccidere con ritratti fatti e trafitti,
non lo potresti forse in più di mille modi?

Ma ora che ho bevuto le tue dolci
lacrime e salse, vado via,
anche se tu altre ne piangi;
dissolto il ritratto, il timore si dissolve
di essere trafitto dalla tua arte.
Di me ti resta è vero un altro ritratto,
ma immune, poiché ti è nel cuore, da ogni malefatto.


Published in: on dicembre 1, 2017 at 07:27  Comments (2)  

Il buongiorno


I wonder by my troth, what thou, and I
Did, till we lov’d? were we not wean’d till then?
But suck’d on country pleasures, childishly?
Or snorted in the seaven sleepers den?
T’was so; But this, all pleasures fancies bee.
If ever any beauty I did see,
Which I desir’d and got, t’was but a dreame of thee.

And now good-morrow to our waking soules,
Which watch not one another out of feare;
For love, all love of other sights controules,
And makes one little roome, an every where.
Let sea-discoverers to new worlds have gone,
Let Maps to other, worlds on worlds have showne,
Let us possesse one world, each hath one, and is one.

Mine face in thine eye, thine in mine appeares,
And true plain hearts doe in the faces rest,
Where can we finde two better hemispheares
Without sharpe North, without declining West?
What ever dyes, was not mixt equally;
If our two loves be one, or, thou and I
Love so alike, that none doe slacken, none can die.


Mi chiedo in fede: che facemmo noi
prima di amare? Divezzati ancora
non eravamo e allattati di rustici
piaceri, come i bimbi? O russavamo
nella caverna dei Sette Dormenti?
Fu cosí. Ma non erano che ombre
di piaceri. Se mai vidi bellezza
e la volli e la ebbi,
non fu che sogno della tua bellezza.

E ora buongiorno alle nostre due anime
che si destano e senza alcun timore
si vegliano, ché amore ogni orizzonte
chiude all’amore e di una cameretta
fa un ognidove. Restino alle nuove
terre i navigatori, e mappe nuove
scoprano ad altri mondi sopra mondi:
si lasci un solo mondo a noi, che abbiamo
ciascuno un mondo ed è un mondo ciascuno.

Nel tuo occhio il mio volto, il tuo nel mio
si specchia e cuori semplici e fedeli
riposano nei nostri volti: dove
trovare due piú limpidi emisferi
senza Nord affilato, Ovest caduco?
Equamente non fu mischiato ciò che muore,
se i nostri amori sono uno e tu
ed io cosí fratelli nell’amore
che né l’uno né l’altro può mancare o morire.


Published in: on marzo 11, 2017 at 07:04  Comments (3)  



Where, like a pillow on a bed,
A Pregnant banke swel’d up, to rest
The violets reclining head,
Sat we two, one anothers best.

Our hands were firmely cimented
With a fast balme, which thence did spring,
Our eye-beames twisted, and did thred
Our eyes, upon one double string;

So, to’entergraft our hands, as yet
Was all the meanes to make us one,
And pictures in our eyes to get
Was all our propagation.

As ’twixt two equal Armies, Fate
Suspends uncertaine victorie,
Our soules, (which to advance their state,
Were gone out) hung ’twixt her, and mee.

And whil’st our soules negotiate there,
Wee like sepulchrall statues lay;
All day, the same our postures were,
And wee said nothing, all the day.

If any, so by love refin’d,
That he soules language understood,
And by good love were growen all minde,
Within convenient distance stood,

He (though he knew not which soule spake,
Because both meant, both spake the same)
Might thence a new concoction take,
And part farre purer than he came.

This Extasie doth unperplex
(We said) and tell us what we love,
We see by this, it was not sexe,
We see, we saw not what did move:

But as all severall soules containe
Mixture of things, they know not what,
Love, these mixt soules doth mix againe,
And makes both one, each this and that.

A single violet transplant,
The strength, the colour, and the size,
(All which before was poore, and scant,)
Redoubles still, and multiplies.

When love, with one another so
Interinanimates two soules,
That abler soule, which thence doth flow,
Defects of loneliness controules.

Wee then, who are this new soule, know,
Of what we are compos’d, and made,
For, th’Atomies of which we grow,
Are soules, whom no change can invade.

But O alas, so long, so farre
Our bodies why doe wee forbeare?
They’are ours, though they are not wee, Wee are
The intelligences, they the spheare.

We owe them thankes, because they thus,
Did us, to us, at first convay,
Yeelded their forces, sense, to us,
Nor are drosse to us, but allay.

On man heavens influence workes not so,
But that it first imprints the ayre,
Soe soule into the soule may flow,
Though it to body first repaire.

As our blood labours to beget
Spirits, as like soules as it can,
Because such fingers need to knit
That subtile knot that makes us man:

So must pure lovers soules descend
T’affections, and to faculties,
Which sense may reach and apprehend,
Else a great Prince in prison lies.

To’our bodies turne wee then, that so
Weake men on love reveal’d may looke;
Loves mysteries in soules doe grow,
But yet the body is his booke.

And if some lover, such as wee,
Have heard this dialogue of one,
Let him still marke us, he shall see
Small change, when we’are to bodies gone.


Dove, come un guanciale sopra un letto,
la pregna riva s’alza a riposare
la viola dal capo reclinato,
posammo noi, l’uno cuore dell’altro.

Le nostre mani salde, cementate
da un balsamo tenace che ne sgorga,
i raggi degli sguardi s’incrociavano,
gli occhi infilando su di un refe doppio.

Cosí per ora innestare le mani
fu tutto il nostro modo d’esser uno
e concepire immagini negli occhi
fu nostra sola moltiplicazione.

Come tra eguali eserciti la sorte
sospende incerta la vittoria,
le nostre anime (che per allargare
il campo erano uscite da noi) tra noi s’alzavano:

e mentre là negoziavano le anime,
noi giacevamo, statue sepolcrali:
tutto il giorno immutata l’attitudine,
non dicemmo parola tutto il giorno.

Se alcuno, dall’amore raffinato
sino a intender la lingua delle anime,
fatto dal buon amore tutto spirito,
alla giusta distanza fosse stato,

egli, pure ignorando quale anima parlasse
(poiché a un modo intendevano e parlavano entrambe)
nuova sublimazione avrebbe ricevuto
ripartendo piú puro.

Ogni perplessità discioglie l’estasi
(noi dicemmo) e ci dice quel che amiamo:
da lei sappiamo che non era il sesso,
sappiamo che di ciò nulla sappiamo.

Ma poiché ciascun’anima racchiude
cose mischiate e ignorate, l’amore
quelle anime mischiate mischia ancora
e fa una di due, questa e quella ciascuna.

Trapiantate un’unica viola:
forza, misura, sfumatura, quanto
era dapprima povero e mancante,
tuttavia si raddoppia e si moltiplica.

Cosí quando l’amore una con l’altra
due anime interanima, quell’unica
anima piú compiuta che ne sgorga
vince sulle mancanti solitudini.

E noi che siamo questa nuova anima,
sappiamo ormai di che siamo composti,
ché gli atomi da cui crescemmo sono anime
da mutamento intoccabili.

Ma ahimè, perché cosí a lungo e tant’oltre
negarci ai nostri corpi?
Se anche non noi, pure son nostri. Noi
siamo le intelligenze, essi la sfera.

Dobbiamo loro grazie, ché per primi
cosí ci avvicinarono ed a noi
cedettero le forze e i sensi loro,
lega, e non scoria, a noi.

Non influisce il Cielo sull’uomo se dapprima
nell’aria non lo imprima, sicché l’anima
possa fluir nell’anima, seppure
prima al corpo ripari.

Come il sangue s’ingegna a generare
spiriti quanto può simili ad anime
(ché tali dita debbono annodare
quel fine nodo che ci rende umani)

cosí debbono scendere le anime
dei puri amanti a facoltà ed affetti
che il senso possa cogliere ed apprendere,
o giacerà in catene un grande principe.

Ai corpi dunque ci volgiamo, che i deboli
possano contemplare rivelato l’amore:
i misteri d’amore crescono nelle anime
ma il nostro corpo è il libro dell’amore.

E se un amante, uno come noi,
udisse questo dialogo a una voce,
ci osservi: poco ci vedrà mutare
quando ritorneremo ai nostri corpi.


Published in: on dicembre 5, 2016 at 07:40  Lascia un commento  

Crescita d’amore


I scarce believe my love to be so pure
As I had thought it was,
Because it doth endure
Vicissitude, and season, as the grass;
Methinks I lied all winter, when I swore
My love was infinite, if spring make it more.

But if this medicine, love, which cures all sorrow
With more, not only be no quintessence,
But mix’d of all stuffs, vexing soul, or sense,
And of the sun his active vigour borrow,
Love’s not so pure, and abstract as they use
To say, which have no mistress but their Muse;
But as all else, being elemented too,
Love sometimes would contemplate, sometimes do.

And yet no greater, but more eminent,
Love by the spring is grown;
As in the firmament
Stars by the sun are not enlarged, but shown,
Gentle love deeds, as blossoms on a bough,
From love’s awakened root do bud out now.

If, as in water stirr’d more circles be
Produced by one, love such additions take,
Those like so many spheres but one heaven make,
For they are all concentric unto thee;
And though each spring do add to love new heat,
As princes do in times of action get
New taxes, and remit them not in peace,
No winter shall abate this spring’s increase.


Credo appena il mio amore così puro
come l’avevo pensato
se, come l’erba, dura
vicissitudine e stagione.
Dunque tutto l’inverno mentii, quando giuravo
il mio amore infinito, se cresce a primavera.

Ma se amore, questa medicina
che cura ogni dolore con dolore maggiore,
non è la quintessenza ma, di più,
misto è di tutto, pena d’anima o senso,
e dal sole prende il suo vigore,
non è amore così puro né astratto
come dicono quelli che non hanno altro amore
che la Musa. Ma, come ogni altra cosa
composta di elementi, amore a volte vuole
contemplare, altre fare.

Eppure più eminente, non maggiore,
l’amore è divenuto a primavera.
Come nel firmamento il sole svela,
non dilata, le stelle,
gentili atti d’amore, come bocci sul ramo,
gemmano alla radice ridesta dell’amore.

Se (come in acqua smossa molti circoli
produce il primo) amore
riceve tali moltiplicazioni,
queste, come altrettante sfere, fanno un solo
cielo, poiché son tutte a te concentriche.

E sebbene ogni aprile aggiunga nuovo
fuoco all’amore, al modo di quei principi
che esigono nel tempo dell’azione
nuovi tributi, senza abrogarli in pace,
così nessun inverno gelerà
la crescita d’aprile dell’amore.


Published in: on ottobre 1, 2016 at 07:46  Comments (1)  

Il sorgere del sole

Busy old fool, unruly sun,
               Why dost thou thus,
Through windows, and through curtains call on us?
Must to thy motions lovers’ seasons run?
               Saucy pedantic wretch, go chide
               Late school boys and sour prentices,
         Go tell court huntsmen that the king will ride,
         Call country ants to harvest offices,
Love, all alike, no season knows nor clime,
Nor hours, days, months, which are the rags of time.
               Thy beams, so reverend and strong
               Why shouldst thou think?
I could eclipse and cloud them with a wink,
But that I would not lose her sight so long;
               If her eyes have not blinded thine,
               Look, and tomorrow late, tell me,
         Whether both th’ Indias of spice and mine
         Be where thou leftst them, or lie here with me.
Ask for those kings whom thou saw’st yesterday,
And thou shalt hear, All here in one bed lay.
               She’s all states, and all princes, I,
               Nothing else is.
Princes do but play us; compared to this,
All honor’s mimic, all wealth alchemy.
               Thou, sun, art half as happy as we,
               In that the world’s contracted thus.
         Thine age asks ease, and since thy duties be
         To warm the world, that’s done in warming us.
Shine here to us, and thou art everywhere;
This bed thy center is, these walls, thy sphere.
Vecchio stolto faccendiere, sole dissennato,
perché così,
attraverso vetri e tende vieni a visitarci?
Le stagioni degli amanti devono volgere
ai tuoi movimenti?
Sfacciato dannatissimo pedante, va a strapazzare
gli scolari in ritardo, i garzoni inveleniti,
va a dire ai cacciatori: il Re vuole cavalcare,
chiama le formiche dei campi alle fatiche del raccolto,
immutabile l’amore non conosce climi e stagioni,
non giorni, mesi, e ore, del tempo solo i brandelli.

Perché pensi che i tuoi raggi
siano tanto potenti e venerandi?
Con un battito di ciglia potrei eclissarli,
obnubilarli, se non che non vorrei
non vedere lei tanto a lungo.
Se i suoi occhi non hanno accecato i tuoi,
guarda, e domani quando è tardi dimmi
se le Indie delle spezie e delle miniere
sono dove le lasciasti, o sono qui da me.
Chiedi dei Re che hai visto ieri,
ti sarà detto, che giacciono tutti qui in un letto.

Lei è tutti gli stati, io sono tutti i principi,
nient’altro esiste.
A paragone i principi non recitano che la nostra parte,
ogni onore è mimica, ogni ricchezza è alchimia.
Tu sei felice, oh sole, molto meno di noi,
in cui il mondo si è così contratto;
la tua età richiede agi, il tuo compito
è di scaldare il mondo – scaldaci, ed è fatto.
Splendi su noi e sarai dovunque,
questo letto è il tuo centro, queste pareti la tua sfera.

Published in: on giugno 17, 2016 at 07:19  Comments (1)