Il primo scalino

Èumene, giovanissimo poeta,
si lamentava un giorno con Teocrito:
«Due anni sono già da quando scrivo,
e non ho fatto che un idillio solo:
è l’unico lavoro mio compiuto.
Povero me, lo vedo bene, è alta,
molto alta la scala di Poesia.
Sono soltanto sul primo scalino:
povero me, che non andrò più su».
Gli rispose Teocrito: «Stonate
sono, e blasfeme queste tue parole.
Sei sul primo gradino della scala?
Fiero devi sentirtene, e felice.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria.
Anche il primo gradino della scala
è tanto lungi dal volgo profano.
Se vuoi posarvi il piede, entrare devi
nella Città sublime delle Idee
col tuo diritto di cittadinanza.
Ed è cosa difficile e assai rara
che t’iscrivano là fra i cittadini.
E dei legislatori del suo foro
nessun avventuriero si fa scherno.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria»

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

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Published in: on luglio 26, 2017 at 07:03  Comments (1)  

Per rimanere

Forse l’una di notte,
l’una e mezza.

Un cantuccio di taverna
di là dal legno di tramezzo.
Nel locale deserto noi due, soli.
Lo rischiariva appena la lampada a petrolio.
E, stranito di sonno, il cameriere, sulla porta, dormiva.

Nessun occhio su noi. Ma sí riarsi
già ci aveva la brama,
che divenimmo ignari di cautele.

A mezzo si dischiusero le vesti,
scarse (luglio flagrava).

O fruire di carni
fra semiaperte vesti, celere
denudare di carni… il tuo fantasma
ventisei anni ha valicato. E giunge,
ora, per rimanere, in questi versi.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on maggio 28, 2017 at 07:19  Comments (5)  

Mura

Senza riguardo, senza pudore né pietà,
m’han fabbricato intorno erte, solide mura.
E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura sorte.
Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano fui così assente!
Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on maggio 17, 2016 at 07:45  Comments (3)  

Brame

Corpi belli di morti, che vecchiezza non colse:
li chiusero, con lacrime, in mausolei preziosi,
con gelsomini ai piedi e al capo rose.
Tali sono le brame che trascorsero
inadempiute, senza voluttuose
notti, senza mattini luminosi.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on settembre 22, 2015 at 07:29  Comments (1)  

Giorni del 1903

Più non li ho trovati – così presto perduti…
gli occhi soffusi di poesia, il pallore
del viso…quando s’abbuia la vita…

Più non li ho trovati – avuti dalla sorte
e così facilmente lasciati perdere:
e poi bramati con trepidazione.
Gli occhi velati di poesia, il pallore del viso,
qualla bocca non più trovata.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on aprile 29, 2014 at 06:55  Comments (2)  

Rammenta, corpo

Corpo, rammenta, e non soltanto come
amato fosti, i letti ove giacesti.
Ma quelle brame che riscintillavano
chiare, per te, negli occhi,
nella voce tremavano – e furono
vane per sorte.
Ora che tutto affonda nel passato,
pare che a quelle brame tu ti sia
abbandonato… come scintillavano
negli occhi fisi su di te, rammenta,
e nella voce come tremavano per te, rammenta, corpo.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on febbraio 3, 2014 at 07:30  Comments (4)  

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on ottobre 29, 2013 at 07:35  Comments (4)  

Aspettando i barbari

Che cosa aspettiamo così riuniti sulla piazza?
Stanno per arrivare i Barbari oggi.
Perché un tale marasma al Senato?
Perché i Senatori restano senza legiferare?
E’ che i barbari arrivano oggi.
Che leggi voterebbero i Senatori?
Quando verranno,
i Barbari faranno la legge.
Perché il nostro Imperatore,
levatosi sin dall’aurora,
siede su un baldacchino
alle porte della città,
solenne e con la corona in testa?
E’ che i Barbari arrivano oggi.
L’Imperatore si appresta
a ricevere il loro capo.
Egli ha perfino fatto preparare
una pergamena
che gli concede appellazioni onorifiche e titoli.
Perché i nostri due consoli e i nostri pretori
sfoggiano la loro rossa toga ricamata?
Perché si adornano di braccialetti d’ametista
e di anelli scintillanti di brillanti?
Perché portano i loro bastoni preziosi
e finemente cesellati?
E’ che i Barbari arrivano oggi
e questi oggetti costosi abbagliano i Barbari.
Perché i nostri abili retori non perorano
con la loro consueta eloquenza?
E’ che i Barbari arrivano oggi.
Loro non apprezzano le belle frasi
né i lunghi discorsi.
E perché, all’improvviso,
questa inquietudine e questo sconvolgimento?
Come sono divenuti gravi i volti!
Perché le strade e le piazze
si svuotano così in fretta
e perché rientrano tutti a casa
con un’aria così triste?
E’ che è scesa la notte
e i Barbari non arrivano.
E della gente è venuta dalle frontiere
dicendo che non ci sono affatto Barbari…
E ora, che sarà di noi senza Barbari?
Loro erano comunque una soluzione.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on aprile 13, 2013 at 07:13  Comments (1)  

E se non puoi la vita che desideri

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on settembre 30, 2012 at 07:33  Comments (9)  

Il mio corpo, la mia figura invecchiano

è una ferita d’orrido coltello.
Io non so sopportare. E a te mi rivolgo
Arte della Poesia, che un poco sai di farmaci,
e del dolore una narcosi tenti
nella parola e nella fantasia.

E’ una ferita d’orrido coltello.
Oh, rècami i tuoi farmaci, Arte della poesia,
che inavvertita rendono, per poco, la ferita.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS