Idi di marzo

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Le grandezze paventa,
anima. Le ambizioni, se vincerle non puoi,
secondale, ma sempre cautelosa, esitante.
Quanto più in alto sali,
tanto più scruta, e bada.
E quando all’acme sarai giunto, ormai,
Cesare, quando prenderai figura
d’uomo così famoso, allora bada,
quando cospicuo incedi per via col tuo corteggio:
se mai, di tra la massa, ti s’accosti
un qualche Artemidoro, con uno scritto in mano,
e dica in fretta: «Lèggi questo súbito,
è cosa d’importanza, e ti riguarda»,
allora non mancare di fermarti, non mancare
di differire colloqui e lavori,
di rimuovere i tanti che al saluto
si prostrano (più tardi li vedrai).
Anche il Senato aspetti. E lèggi súbito
il grave scritto che ti reca Artemidoro.
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KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS
Published in: on marzo 19, 2020 at 07:39  Lascia un commento  

Per quanto sta in te

E se non puoi la vita che desideri

cerca almeno questo

per quanto sta in te: non sciuparla

nel troppo commercio con la gente

con troppe parole e in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro

in balia del quotidiano

gioco balordo degli incontri

e degli inviti

sino a farne una stucchevole estranea.

 

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on dicembre 9, 2019 at 07:26  Lascia un commento  

Monotonia

Segue a un giorno monotono un nuovo
giorno, monotono, immutabile.
Accadranno le stesse cose, accadranno di nuovo.
Tutti i momenti uguali vengono, se ne vanno.

Un mese passa e un altro mese accompagna.
Ciò che viene si immagina senza calcoli strani:
è l’ieri, con la nota noia stagna.
E il domani non sembra più domani.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on maggio 30, 2018 at 06:57  Comments (1)  

Così fisso mirai

La beltà così fisso mirai
che la vista n’è colma.
Linee del corpo.
Labbra rosse.
Voluttuose membra.
Capelli da un ellenico simulacro, spiccati
e tutti belli, pur sì scarmigliati,
cadono appena sulla fronte bianca.
Volti d’amore, come li voleva
il mio canto… incontrati nelle notti
di giovinezza, nelle mie notti, ascosamente…

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on aprile 8, 2018 at 07:12  Comments (2)  

Il primo scalino

Èumene, giovanissimo poeta,
si lamentava un giorno con Teocrito:
«Due anni sono già da quando scrivo,
e non ho fatto che un idillio solo:
è l’unico lavoro mio compiuto.
Povero me, lo vedo bene, è alta,
molto alta la scala di Poesia.
Sono soltanto sul primo scalino:
povero me, che non andrò più su».
Gli rispose Teocrito: «Stonate
sono, e blasfeme queste tue parole.
Sei sul primo gradino della scala?
Fiero devi sentirtene, e felice.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria.
Anche il primo gradino della scala
è tanto lungi dal volgo profano.
Se vuoi posarvi il piede, entrare devi
nella Città sublime delle Idee
col tuo diritto di cittadinanza.
Ed è cosa difficile e assai rara
che t’iscrivano là fra i cittadini.
E dei legislatori del suo foro
nessun avventuriero si fa scherno.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria»

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on luglio 26, 2017 at 07:03  Comments (1)  

Per rimanere

Forse l’una di notte,
l’una e mezza.

Un cantuccio di taverna
di là dal legno di tramezzo.
Nel locale deserto noi due, soli.
Lo rischiariva appena la lampada a petrolio.
E, stranito di sonno, il cameriere, sulla porta, dormiva.

Nessun occhio su noi. Ma sí riarsi
già ci aveva la brama,
che divenimmo ignari di cautele.

A mezzo si dischiusero le vesti,
scarse (luglio flagrava).

O fruire di carni
fra semiaperte vesti, celere
denudare di carni… il tuo fantasma
ventisei anni ha valicato. E giunge,
ora, per rimanere, in questi versi.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on maggio 28, 2017 at 07:19  Comments (5)  

Mura

Senza riguardo, senza pudore né pietà,
m’han fabbricato intorno erte, solide mura.
E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura sorte.
Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano fui così assente!
Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on maggio 17, 2016 at 07:45  Comments (3)  

Brame

Corpi belli di morti, che vecchiezza non colse:
li chiusero, con lacrime, in mausolei preziosi,
con gelsomini ai piedi e al capo rose.
Tali sono le brame che trascorsero
inadempiute, senza voluttuose
notti, senza mattini luminosi.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on settembre 22, 2015 at 07:29  Comments (1)  

Giorni del 1903

Più non li ho trovati – così presto perduti…
gli occhi soffusi di poesia, il pallore
del viso…quando s’abbuia la vita…

Più non li ho trovati – avuti dalla sorte
e così facilmente lasciati perdere:
e poi bramati con trepidazione.
Gli occhi velati di poesia, il pallore del viso,
qualla bocca non più trovata.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on aprile 29, 2014 at 06:55  Comments (2)  

Rammenta, corpo

Corpo, rammenta, e non soltanto come
amato fosti, i letti ove giacesti.
Ma quelle brame che riscintillavano
chiare, per te, negli occhi,
nella voce tremavano – e furono
vane per sorte.
Ora che tutto affonda nel passato,
pare che a quelle brame tu ti sia
abbandonato… come scintillavano
negli occhi fisi su di te, rammenta,
e nella voce come tremavano per te, rammenta, corpo.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on febbraio 3, 2014 at 07:30  Comments (4)