Autunno sul lago

Lungo la sponda solitario vado
nell’autunno che piange di tristezza.
Onde leggère sulla bruna terra
mista di sassi frangono un sospiro.
Nel cuore scuro di quell’acqua livida
del plumbeo cielo si riflette il grigio
ed il fulmine scocca l’agghiacciante
ala d’argento sul liquido specchio.
Dove l’estate ridente garriva
s’ode il lamento di nude terrazze
e lungo i viali silenti e deserti
gemono foglie tremanti nel vento.
Dove nel sole ridevan le case
pallidi muri stan con gli occhi chiusi
e, senza voci, nell’aria i giardini
gettano invano residui profumi.

Dove la strada s’incurva e si snoda
guida il mio passo l’usato richiamo.
Muta è la villa dov’ella viveva,
chiusa al mio sguardo, vicina e lontana.
Senza parole, nell’aria che imbruna,
chiamo piangendo il mio sogno svanito.
Tutto è silenzio. Su dall’alto eppure
occhieggia un ciuffo rosato di fiori
rimasto là, sul proteso balcone,
come risposta ad eterno richiamo.
Aggancia l’occhio il rorido colore
che nel mio solitario andare porto
per vane strade deserte di gioia,
in quest’autunno senza luce e amaro.

LEA LUZZATTI SEGRE

Published in: on gennaio 28, 2021 at 07:34  Lascia un commento  

Gocce

All’alba eran gocce di pura rugiada,
che l’aria tingeva di mille colori,
riflessi nell’acqua dall’arco del cielo,
avvolto nel rosa di dolci vapori:
Poi il sole rifulse e parve incendiarsi
e gocce di fiamma bagnaron la vita,
protesa nell’ansia di vincer la lotta,
d’amore corrusca, di speme fiorita.
Ma il cielo s’infranse in cupa tragedia,
il mondo si scosse convulso di guerra
e solo le gocce di greve tempesta,
frammiste col sangue, bagnaron la terra.
E quando del sole tornarono i raggi
e il cielo rifulse di tutto l’incanto,
le gocce d’argento, le gocce di luce
nascoste giacevan da fiumi di pianto.
Ancora vorremmo le stelle ed il sole
tuffarvi, le dolci speranze e la gloria.
Ma è tardi: la coppa già quasi è ricolma
e solo la Morte si attende vittoria.

LEA LUZZATTI SEGRE

Published in: on ottobre 15, 2020 at 07:45  Comments (1)  

Il quadro

Nell’ombra calda del mio salotto
segretamente mi abbandonavo:
dalla poltrona di fiamma e d’oro
trepida entravo nel grande quadro.
Una parete tutta occupava:
era la stanza per me quel bosco
di luce estiva chiara soffuso,
prossimo annunzio già dell’autunno.
E gioia entrava nel cuore mio
nel rapimento tutto sereno
di quel paesaggio meraviglioso,
e solitario, sempre in letizia.
A lungo stavo sotto quegli alberi
e contemplavo pallido il cielo,
in un riflesso mi rispecchiavo
di bianca luce nella corrente.
Tempo è passato, ma adesso ancora
trovo rifugio nel quadro antico,
nella parvenza di una natura
che il pittor cinse del suo mistero.
Mi affido al vento coi suoi sospiri,
allo stormire di piante amate
ed alle nubi vaganti in cielo,
alla mia terra, nell’acque fresche.
Ma non ritrovo più I’allegria
di andar fra i sassi del mio ruscello,
della morente stagione ignara,
spruzzata tutta di fresca gioia.

LEA LUZZATI SEGRE

Published in: on aprile 25, 2020 at 07:24  Lascia un commento  

Il pesce

Le reti tirano i pescatori
con moto lento, con voci strane:
or su la riva mucchio d’argento
palpita e guizza con mosse vane.
Or nella rete pur si dibatte
geme e s’attorce questo mio cuore.
Non vuol morire, non può fuggire.
Qualcuno piange. Forse è l’addio.

LEA LUZZATI SEGRE

Published in: on gennaio 31, 2020 at 07:41  Comments (1)