I tuoi segni

Riguardo quando tu non ci sei
gli scartafacci toccati dalle tue dita,
i fogli con le impronte dei giorni
bui, delle ferite dolenti.
Guardo le carte miracolosamente
riavute (gli editori sono a caccia
di farfalle sui lungotevere),
draghi gioiosi, tronchi
capelluti, meteore fiammanti, e
mi esalto e mi dispero
perché è morta la tua mano.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on marzo 12, 2017 at 07:14  Comments (2)  

Tu cercavi un compagno

Tu cercavi un compagno. Ti duoli
ancora d’avermi creduto.
A notte, tardi, tu resti sola,
mi gridi un saluto, mi guardi
sparire con dolore sulla strada antica.
Pesto gli acini di mica sul pietrisco
della collina (e le siepi sono folte di baci
sulle dita)

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on dicembre 18, 2016 at 07:48  Comments (1)  

Lapide

Non è un orto
o un giardino
il cimitero
dove io sono sepolto.
È un luogo assorto,
un muro.
Ogni bene è scontato,
ogni debito pagato
e il nome tutelato.
Mio amico, fratello
contami i vecchi giuochi,
il fumo, i fuochi antichi.
Prendi di me l’effige,
le rughe, la fuliggine,
le lacrime, la ruggine.
Non è un orto
o un giardino
il cimitero dove io sono sepolto.
È un regno spento, muto.
Qui l’amore è perduto.
Qui la festa è finita.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on aprile 26, 2015 at 07:48  Comments (5)  

Dicembre a Porta Nuova

Mi raccoglie nel suo gomito
inerte la fredda sera d’autunno.
Scorre deserta sulle foglie

e mi ridesta a ogni tonfo
dei castagni. Tutto il bene
che mi resta forse è in quest’ora
calma che si accerta
a questa svolta che si gonfia
d’acque perchè la ripa si fa stretta.
Poi rotta la dolcezza dell’indugio

ogni cosa decade con più fretta
e non mi duole l’alito d’ombra
che mi gela la fronte.
Sopra la spalletta curvo m’assale
il vento dalla buca del ponte.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on dicembre 1, 2014 at 07:44  Comments (2)  

Santo Stefano 1946

Vantano i nomi fatui della rosa
ai piedi delle statue le fioraie romane.
Stringo le spine secche sulla proda
ove un giorno spuntò improvviso dall’Erebo
Amore, e accolgo nel vecchio bavero
il fiato che ogni anno si fa più debole.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on gennaio 10, 2014 at 07:20  Comments (3)  

Lucania

Al pellegrino che s’affaccia ai suoi valichi,
a chi scende per la stretta  degli Alburni
o fa il cammino delle pecore lungo le coste della Serra,
al  nibbio che rompe il filo dell’orizzonte
con un rettile negli artigli, all’emigrante, al soldato,
a chi torna dai santuari o dall’esilio,  a  chi dorme
negli ovili, al pastore, al mezzadro, al mercante
la Lucania  apre le sue lande,
le sue valli dove i fiumi scorrono lenti
come fiumi di  polvere.

Lo spirito del silenzio sta nei luoghi
della mia  dolorosa provincia. Da Elea a Metaponto,
sofistico e d’oro, problematico e  sottile,
divora l’olio nelle chiese, mette il cappuccio
nelle case, fa il  monaco nelle grotte, cresce
con l’erba alle soglie dei vecchi paesi  franati.

Il sole sbieco sui lauri, il sole buono
con le grandi corna,  l’odorosa palato,
il sole avido di bambini, eccolo per le piazze!
Ha il  passo pigro del bue, e sull’erba
sulle selci lascia le grandi chiazze zeppe  di larve.

Terra di mamme grasse, di padri scuri
e lustri come  scheletri, piena di galli
e di cani, di boschi e di calcare, terra
magra  dove il grano cresce a stento
(carosella, granturco, granofino)
e il vino  non è squillante
(menta dell’Agri, basilico del Basento)
e l’uliva ha il  gusto dell’oblio,
il sapore del pianto.

In un’aria vulcanica,  fortemente accensibile,
gli alberi respirano con un palpito inconsueto;
le  querce ingrossano i ceppi con la sostanza del cielo.
Cumuli di macerie  restano intatte per secoli:
nessuno rivolta una pietra per non  inorridire.
Sotto ogni pietra, dico, ha l’inferno il suo ombelico.
Solo un  ragazzo può sporgersi agli orli
dell’abisso per cogliere il nettare
tra i  cespi brulicanti di zanzare e di tarantole.

Io tornerò vivo sotto le tue  piogge rosse,
tornerò senza colpe a battere il tamburo,
a legare il mulo  alla porta,
a raccogliere lumache negli orti.
Udrò fumare le stoppie, le  sterpaie,
le fosse, udrò il merlo cantare
sotto i letti, udrò la  gatta
cantare sui sepolcri?

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on novembre 6, 2013 at 06:55  Comments (3)  

Post scriptum

Qualcuno gode nell’orto
la sua ora di delizia,
qualcuno forsennato
scrive versi tra le ceste di noci,
qualcuno raschia il tartaro dalle botti
nei sottani. A mezza età
il poeta sopravvive. La sua fortuna
durò un soffio, un lampo
la sua grazia.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on maggio 4, 2012 at 07:10  Comments (3)  
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Caldo com’ero

Caldo com’ero nel tuo alvo
mi attacco alle tue reni,
madre mia. Io sono
il tuo frutto e a te ritorno
ogni notte e nell’ora della morte.
Dormiremo come una volta
le mie piante premute
contro il tuo cuore.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on febbraio 5, 2012 at 07:29  Comments (5)  
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Eri dritta e felice

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe d’oro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
per i fossi, si misurava l’ardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi.

LEONARDO SINISGALLI

Mi ricorderò di questo autunno

Mi ricorderò di questo autunno
splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
farò la storia di questi giorni di ventura,
di mio padre che a pestar l’uva
s’era fatti i piedi rossi,
di mia madre timorosa
che porta un uovo caldo nella mano
ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
quest’anno non ha avuto fioritura,
e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
al quarto di luna. La luna coi corni
rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
scoppiare il seme nel suo cuore,
io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
la conca spigata.

LEONARDO SINISGALLI