Lucania

Al pellegrino che s’affaccia ai suoi valichi,
a chi scende per la stretta  degli Alburni
o fa il cammino delle pecore lungo le coste della Serra,
al  nibbio che rompe il filo dell’orizzonte
con un rettile negli artigli, all’emigrante, al soldato,
a chi torna dai santuari o dall’esilio,  a  chi dorme
negli ovili, al pastore, al mezzadro, al mercante
la Lucania  apre le sue lande,
le sue valli dove i fiumi scorrono lenti
come fiumi di  polvere.

Lo spirito del silenzio sta nei luoghi
della mia  dolorosa provincia. Da Elea a Metaponto,
sofistico e d’oro, problematico e  sottile,
divora l’olio nelle chiese, mette il cappuccio
nelle case, fa il  monaco nelle grotte, cresce
con l’erba alle soglie dei vecchi paesi  franati.

Il sole sbieco sui lauri, il sole buono
con le grandi corna,  l’odorosa palato,
il sole avido di bambini, eccolo per le piazze!
Ha il  passo pigro del bue, e sull’erba
sulle selci lascia le grandi chiazze zeppe  di larve.

Terra di mamme grasse, di padri scuri
e lustri come  scheletri, piena di galli
e di cani, di boschi e di calcare, terra
magra  dove il grano cresce a stento
(carosella, granturco, granofino)
e il vino  non è squillante
(menta dell’Agri, basilico del Basento)
e l’uliva ha il  gusto dell’oblio,
il sapore del pianto.

In un’aria vulcanica,  fortemente accensibile,
gli alberi respirano con un palpito inconsueto;
le  querce ingrossano i ceppi con la sostanza del cielo.
Cumuli di macerie  restano intatte per secoli:
nessuno rivolta una pietra per non  inorridire.
Sotto ogni pietra, dico, ha l’inferno il suo ombelico.
Solo un  ragazzo può sporgersi agli orli
dell’abisso per cogliere il nettare
tra i  cespi brulicanti di zanzare e di tarantole.

Io tornerò vivo sotto le tue  piogge rosse,
tornerò senza colpe a battere il tamburo,
a legare il mulo  alla porta,
a raccogliere lumache negli orti.
Udrò fumare le stoppie, le  sterpaie,
le fosse, udrò il merlo cantare
sotto i letti, udrò la  gatta
cantare sui sepolcri?

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on novembre 6, 2013 at 06:55  Comments (3)  

Post scriptum

Qualcuno gode nell’orto
la sua ora di delizia,
qualcuno forsennato
scrive versi tra le ceste di noci,
qualcuno raschia il tartaro dalle botti
nei sottani. A mezza età
il poeta sopravvive. La sua fortuna
durò un soffio, un lampo
la sua grazia.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on maggio 4, 2012 at 07:10  Comments (3)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Caldo com’ero

Caldo com’ero nel tuo alvo
mi attacco alle tue reni,
madre mia. Io sono
il tuo frutto e a te ritorno
ogni notte e nell’ora della morte.
Dormiremo come una volta
le mie piante premute
contro il tuo cuore.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on febbraio 5, 2012 at 07:29  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , ,

Eri dritta e felice

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe d’oro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
per i fossi, si misurava l’ardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi.

LEONARDO SINISGALLI

Mi ricorderò di questo autunno

Mi ricorderò di questo autunno
splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
farò la storia di questi giorni di ventura,
di mio padre che a pestar l’uva
s’era fatti i piedi rossi,
di mia madre timorosa
che porta un uovo caldo nella mano
ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
quest’anno non ha avuto fioritura,
e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
al quarto di luna. La luna coi corni
rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
scoppiare il seme nel suo cuore,
io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
la conca spigata.

LEONARDO SINISGALLI

Monete rosse

I fanciulli battono le monete rosse
contro il muro. (Cadono distanti
per terra con dolce rumore.) Gridano
a squarciagola in un fuoco di guerra.
Si scambiano motti superbi
e dolcissime ingiurie. La sera
incendia le fronti, infuria i capelli.
Sulle selci calda è come sangue.
Il piazzale torna calmo.
Una moneta battuta si posa
vicino all’altra alla misura di un palmo.
Il fanciullo preme sulla terra
la sua mano vittoriosa.

LEONARDO SINISGALLI

Muore il ragazzo un poco

Muore il ragazzo un poco
ogni giorno per giuoco.
Per giuoco morde invano
il cavo della mano.
Trascorre le vacanze ebbro
tra i maceri cespi di papaveri
steso sul letto per noia
e diletto a guardare le travi.
Ma lo stornano ombre
solitarie nel cielo della stanza,
labili ombre passeggere
sul soffitto. E l’ariete
che batte ostinato le corna
a capofitto nella quiete.

LEONARDO SINISGALLI (da “Vidi le Muse”)

Published in: on gennaio 9, 2010 at 07:15  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , , ,