Ronda

Nell’ore a capo chino, nell’ore
perdute, a volte d’intorno
si libra ronzando, ci sfiora
la ronda di sillabe mute,
gli scarabei della favola! accenni
di labiali, di sibilanti senza
vocali, impalpabili impronte
di voci negate anelanti
a una cellula d’aria che vibra;
messaggi degli erebi vani
che in noi scava il tempo, svanite
crisalidi d’aspettazioni
discese senza ritorni
che forse un barlume rimuove
da un labirinto di giorni,
in bilico su minimi vortici
di silenzio, o sospese ad un filo
di senso, hanno la misura
dell’attimo di sabbia che scende…
poi dispaiono, le riprende
un’altra ronda più scura.

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA

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Published in: on marzo 6, 2018 at 07:08  Lascia un commento  

Alla luna

Quando così ti sbianchi
quasi disfatta, incerte
parvenze hai d’antichissimi
sfocati volti.

Forse sgomenti spettri
sorpresi all’alba in fuga.

Quando t’arrossi torbida
sanguigne voglie fermenti
e forse hai mari in collera
furia di venti cinerini
nei cieli gonfi.

Fra bianchi abeti senti d’ululato
fai specchio il lago
e sgorghi nebbia azzurra nel silenzio
destandoci fantasmi di memorie
e infiniti abbandoni

lontanissima luna.

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA

Scirocco

E sovra i monti, lontano sugli orizzonti

è lunga striscia color zafferano:

irrompe la torma moresca dei venti,

d’assalto prende le porte grandi

gli osservatori sui tetti di smalto,

batte alle facciate da mezzogiorno,

agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,

schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,

i pergolati scuote, le tegole vive

ove acqua di sorgive posa in orci iridati,

polloni brucia, di virgulti fa sterpi,

in tromba cangia androni,

piomba su le crescenze incerte

dei giardini, ghermisce le foglie deserte

e i gelsomini puerili – poi vien più mite

batte tamburini; fiocchi, nastri…

Ma quando ad occidente chiude l’ale

d’incendio il selvaggio pontificale

e l’ultima gora rossa si sfalda

d’ogni lato sale la notte calda in agguato.

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA