La favola della luna

Nel tempo ch’era nuovo  il mondo ancora,
e che inesperta era la gente prima,
e non eran l’astuzie che sono ora;
a piè d’un alto monte, la cui cima
parea toccasse il cielo, un popol, quale
non so mostrar, vivea nella valle ima;
che più volte osservando la ineguale
luna, or con corna or senza, or piena or scema,
girar il cielo al corso naturale;
e credendo poter dalla suprema
parte del monte giungervi, e vederla
come si accresca e come in sé si prema;
chi con canestro, chi con sacco per la
montagna, cominciar correre in su,
ingordi tutti a gara di volerla.
Vedendo poi non esser giunti più
vicini a lei, cadeano a terra lassi,
bramando invan d’essere rimasti giù.
Quei ch’alti li vedean dai poggi bassi,
credendo che toccassero la luna,
dietro venian con frettolosi passi.
Questo monte è la ruota di Fortuna ,
nella cui cima il volgo ignaro pensa:
ch’ogni quIete sia, né ve n’è alcuna.

LUDOVICO ARIOSTO

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Published in: on maggio 5, 2018 at 07:38  Comments (2)  

Occhi miei belli

Falcone

Occhi miei belli, mentre ch’i’ vi miro,
per dolcezza inefabil ch’io ne
sento,
vola, come falcon c’ha seco il vento,
la memoria da me d’ogni
martìro;

e tosto che da voi le luci giro,
amaricato resto in tal
tormento
che, s’ebbi mai piacer, non lo ramento:
ne va il ricordo col
primier sospiro.

Non sarei di vedervi già sì vago
s’io sentissi
giovar, come la vista,
l’aver di voi nel cor sempre l’imago.

Invidia è
ben se ‘l guardar mio vi attrista;
e tanto più che quello ond’io
m’appago
nulla a voi perde, ed a me tanto acquista.

LUDOVICO ARIOSTO

Published in: on settembre 25, 2013 at 07:14  Comments (4)