Come spostando pietre

Come spostando pietre
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
– dal trillo beato –
lungo tutto il corpo!

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Published in: on dicembre 15, 2016 at 07:36  Comments (1)  

Un bianco sole

.
Un bianco sole e basse, basse nubi,
lungo gli orti – dietro il muro bianco – un cimitero.
E sulla sabbia file di spauracchi di paglia
sotto le traverse a statura d’uomo.
E, penzolandomi oltre i paletti dello steccato,
vedo: strade, alberi, soldati sbandati.
Una vecchia contadina, cosparso di sale grosso
mastica e mastica un tozzo di pane nero…
Come hanno potuto incollerirti queste nere capanne,
Signore! e perché a tanti mitragliare il petto?
Passa un treno e ulula, e si mettono a ululare i soldati,
e leva polvere, leva polvere la strada che indietreggia…
– No, morire! Meglio non essere mai nati,
che questo lamentoso, penoso, carcerario ululato
per le belle dalle nere ciglia. – Ah, e pure cantano
adesso i soldati! Oh, Signore, Dio mio!
.
MARINA IVANOVNA CVETAEVA
Published in: on febbraio 3, 2016 at 07:36  Lascia un commento  

Lode, fai piano!

 .
Lode, fai piano!
Non sbattere le porte –
gloria!
Angolo
del tavolo – e gomito.
Scompiglio – basta!
Cuore – tranquillo!
Gomito e fronte.
Gomito e – testa.
Giovani – amare.
Vecchi – scaldarsi.
E non c’è tempo – d’essere,
né dove cacciarsi.
Anche una tana, ma –
da sola! Gocce
dai rubinetti,
strepito di sedie,
bocche che parlano
con la minestra
in bocca: “Grazie
per i bei versi”.
Dei miei vicini
remoti, nessuno
indovina – che pena
per la mia testa!
Orchestra di vandali!
Fortezza o steppa –
il paradiso è dove
non parlano!
Il bottegaio – soldi.
Il dongiovanni – prede.
A Dio io chiedo
una stanza – qualunque –
un buco – da sola! –
un posto – per me! –
quattro pareti per
il silenzio.
 .
MARINA IVANOVNA CVETAEVA
Published in: on luglio 4, 2015 at 07:00  Comments (1)  

Pagina bianca per la tua penna

Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.
Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l’umida spiaggia.
Tu sei il mio Dio e Signore, e io
sono terra nera e carta bianca.

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Published in: on dicembre 16, 2014 at 07:28  Comments (4)  

A noi fervide sorelle

A noi, fervide sorelle,
Toccherà andare all’inferno,
Bere l’infernale pece,
Noi, che in ogni nostra vena
Al Signore lodi alzammo!
Noi su culla e filatoio
Mai ricurve nella notte,
Noi condotte sulla barca
Con indosso l’ampio burka.
Noi, fasciate in fini sete
Della Cina fin dall’alba,
Che cantammo inni celesti
Presso il rogo dei briganti.
Casalinghe neghittose
«Cuci e scuci, e tutto a sfascio!»
Danzatrici e flautiste,
Tutto il mondo – ai nostri piedi!
Ora in dosso pochi stracci,
Ora appese fra le stelle.
Per fortezze e per taverne
Marinando i sette cieli.
A passeggio nelle notti
Nel giardino che fu d’Eva…
– A noi, tenere ragazze,
Sorelline mie cortesi,
Toccherà andare all’inferno!

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Published in: on marzo 4, 2014 at 07:12  Comments (2)  

Cammini a me somigliante

Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati- anche!
Passante, fermati!
Leggi – di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
– che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.
Non credere che qui sia – una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!
E il sangue fluiva alla pelle,
e i miei riccioli s’arrotolavano…
Anch’io esistevo, passante!
Passante, fermati!
Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d’una fragola di cimitero.
Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.
Come t’investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverio dorato…
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Published in: on novembre 19, 2013 at 07:27  Comments (4)  

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
– dal trillo beato –
lungo tutto il corpo!

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Published in: on dicembre 8, 2012 at 07:09  Comments (2)  

Quando il mio caro fratello

Quando il mio caro fratello

passava l’ultimo olmo (degli addii,

disposti in filari), le lacrime

erano più grandi degli occhi.

Quando il mio caro amico

doppiava l’ultimo promontorio

(dei sospiri della mente: ritorna!),

gli addii erano più grandi delle mani.

Quasi le braccia lasciassero le spalle

e le labbra restassero indietro a supplicare!

La favella aveva perso i suoni,

il metacarpo aveva perso le dita.

Quando il mio caro ospite…

– Signore, guardaci! –

le lacrime erano più grandi

degli occhi umani e delle stelle

atlantiche…

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Published in: on agosto 28, 2012 at 07:11  Comments (2)  

Il tuo nome

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero suono degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Insinuarsi…

Forse la vita migliore

sul tempo e sulla gravità è
passare senza lasciare tracce,
passare senza lasciare un’ombra
sulle pareti…
                Forse prendere con
la rinuncia? Cancellarsi dagli specchi?
Così, come Lermontov nel Caucaso,
insinuarsi senza inquietare le rocce.
Forse il migliore diletto
è, col dito di Sebastian Bach,
non sfiorare l’eco dell’organo?
Sfaldarsi senza lasciare le ceneri
per l’urna…
            Forse prendere con
l’inganno? Farsi cancellare dalle latitudini?
Così, insinuarsi nel Tempo come
nell’oceano, senza inquietare le acque…
MARINA IVANOVNA CVETAEVA