Maturità

Che fu dietro quei vetri che straziano il silenzio
e irraggiano nel vuoto lo stupore
d’un viso che non sente più il suo rosa?
Attoniti si perdono gli occhi in banchi d’azzurro
e neppure il tuo pianto si ripete.
Ondeggia il sicomoro stranamente fedele.

Gelo, non più che gelo le tristi epifanie
per le strade stillanti di silenzio
e d’ambra e i riverberi lontani
delle pietre tra i bianchi lampi delle fontane.
Ombra, non più che un’ombra è la mia vita
per le strade che ingombra il mio ricordo impassibile.

Equoree primavere di conche abbandonate
al vento il cui riflesso è solitario
nel fondo col tuo viso scarduffato!
Schiava ai piedi di un’ombra, ombra d’un’ombra
disperdi nel tremore dell’acqua il tuo sorriso.
Una nuvola oscilla e un incerto paradiso.

Non più nostro il deserto che ci avvince e ci separa
nella bocca inarcata dall’oblio,
non più il dominio audace di pallore
delle tue braccia al vento dall’alte balaustrate.
Sguardi deserti, forme senza nome
nella notte pesante pendula sul tuo cuore.

MARIO LUZI

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Published in: on maggio 3, 2017 at 07:40  Comments (7)  

Vita fedele alla vita

La città di domenica
sul tardi
quando c’è pace
ma una radio geme
tra le sue moli cieche
dalle sue viscere interite
e a chi va nel crepaccio di una via
tagliata netta tra le banche arriva
dolce fino allo spasimo l’umano
appiattato nelle sue chiaviche e nei suoi ammezzati,
tregua, sì, eppure
uno, la fronte sull’asfalto, muore
tra poca gente stranita
che indugia e si fa attorno all’infortunio,
e noi si è qui o per destino o casualmente insieme
tu ed io, mia compagna di poche ore,
in questa sfera impazzita
sotto la spada a doppio filo
del giudizio o della remissione,
vita fedele alla vita
tutto questo che le è cresciuto in seno
dove va, mi chiedo,
discende o sale a sbalzi verso il suo principio…
sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.

MARIO LUZI

Published in: on settembre 8, 2016 at 07:09  Comments (1)  

Siesta

È l’ora di lucidità spietata
quando non interrompe anima viva
il filo delle vie tagliate a squadra
per tutto l’entroterra fino ai moli
E un lampo come d’ali che saetta
nell’aria e scherza lungo le cornici
mette in croce chi regge a occhi sbarrati
nel tempo della siesta questo assedio
dell’acqua dalle darsene e i canali:
quei pochi che la vigilanza esige
lungo i muri della dogana o fermi
nelle garitte, privi anche del filo
di sonno sotto fogli di giornale
o sacchi di juta presso le gru e i ponti.

Da dietro queste sbarre di serranda
vivo tutta minuto per minuto
da sveglio questa esitazione atroce
tra il mio mattino e la mia notte; al più
fo come fa il ragazzo irriducibile
che va e viene nel suo andito buio,
smania, pilucca l’uva ancora verde
dalla pergola dietro casa, affretta
l’ora della sortita e del declino.

Mia madre, mia eterna margherita
che piangi e mi sorridi
viva ora più di prima,
lo so, lo so quel che dovrei, pazienza
di forte non è questa ostinazione
d’uomo che teme la sua resa. Forza
è pace. Il sopore che s’insinua
nell’ora giusta fra due giuste veglie
è forza anch’esso, non viltà. Ma ormai
che i tuoi occhi mi s’aprono
solamente nell’anima, due punti
tenaci al fondo del braciere
con cui guardare tutto il resto, o santa,
non è il taglio a fil di lama
che partisce ombra e sole in queste vie
puntate contro il fuoco
del mare all’orizzonte, è un altro il segno
a cui dovrò tener fronte, segno
che ferisce, passa da parte a parte.

MARIO LUZI

Published in: on giugno 1, 2016 at 07:25  Comments (2)  

Donna in Pisa

Non sempre fosti sola con me, spesso guardavi
lunghe feste appassite nei canali
scorrere sotto i ponti inseguite dal tempo,
tra i pampini, tra i prati languidi e il lume
della sera discendere i fondali
e le spire del fiume.

E talvolta era incerto tra noi chi fosse assente:
spesso vedevi i limpidi tornei
snodarsi nelle vie sotto i soli d’inverno,
tra logge, tra fiori fumidi e il gelo
delle mura sospingere i trofei
nella luce d’Averno.

Donna altrimenti -e niente più simile alla vita-
calda d’impercettibili passioni
velata da un vapore di lagrime ideali
nel vento, sui ponti ultimi al fuoco
delle stelle apparivi dai portali,
dietro i vetri di croco.

MARIO LUZI

Published in: on dicembre 7, 2015 at 07:32  Comments (2)  

Mi alzano alla croce

Golgota

Padre, non giudicarlo
questo mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo come un desiderio d’amore,
non guardare alla sua insensatezza.
Sono venuto sulla terra per fare
la tua volontà
eppure talvolta l’ho discussa.
Sii indulgente con la mia debolezza,
te ne prego.
Quando saremo in cielo ricongiunti
nella Trinità
sarà stata una prova grande
ed essa non si perde nella memoria
dell’eternità.
Ma da questo stato umano d’abiezione
vengo ora a te, comprendimi,
nella mia debolezza.
Mi afferrano, mi alzano alla croce
piantata sulla collina,
ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.

MARIO LUZI

Published in: on aprile 3, 2015 at 07:00  Comments (3)  

Non andartene

Non andartene,
non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora
sua è vanificata.

MARIO LUZI

Published in: on marzo 11, 2014 at 08:20  Comments (3)  

Avorio

Oriente

Parla il cipresso equinoziale, oscuro

e montuoso esulta il capriolo,

dentro le fonti rosse le criniere

dai baci adagio lavan le cavalle.

Giù da foreste vaporose immensi

alle eccelse città battono i fiumi

lungamente, si muovono in un sogno

affettuose vele verso Olimpia.

Correranno le intense vie d’Oriente

ventilate fanciulle e dai mercati

salmastri guarderanno ilari il mondo.

Ma dove attingerò io la mia vita

ora che il tremebondo amore è morto?

Violavano le rose l’orizzonte,

esitanti città stavano in cielo

asperse di giardini tormentosi,

la sua voce nell’aria era una roccia

deserta e incolmabile di fiori.

MARIO LUZI

Published in: on ottobre 6, 2013 at 07:03  Comments (3)  

La tua calligrafia

Aspetto come ogni anno
la tua calligrafia, la primavera
la risata fresca fra noi il letto
nuovo, fra noi quella parola
di carne e di ardore
quieta liquida spontanea,
regalo potersi arrendere:
prendersi, appartarsi
accettare l’appartenenza degli adulti, rovistare
cancellare ogni dolore
cadere nella piscina, nel tuffo
nel sagrato, partecipare alla vita degnamente, chiamare,
andare fieri, con la mano
tesa, tersi, gentili
nel vertice di quelle cose che
si fanno senso, fortuna, salute.

MARIO LUZI

Published in: on gennaio 14, 2013 at 07:47  Comments (4)  

Natura

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l’amore.

MARIO LUZI

Sulla riva

I pontili deserti scavalcano le ondate,
anche il lupo di mare si fa cupo.
Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,
tengo desta la stanza in cui mi trovo
all’oscuro di te e dei tuoi cari.

La brigata dispersa si raccoglie,
si conta dopo queste mareggiate.
Tu dove sei? ti spero in qualche porto…
L’uomo del faro esce con la barca,
scruta, perlustra, va verso l’aperto.
Il tempo e il mare hanno di queste pause.

MARIO LUZI

Published in: on gennaio 29, 2012 at 07:23  Comments (3)  
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