Fede

Se, di dolor superbi inebriato
o d’amaro gioir, me stesso obblìo,
negl’intimi del cor voce di Dio;
mi ferisce, e mi morde il mio peccato.

Pur m’è caro il rimorso. E, umiliato,
sento un soave di patir desìo:
e le mie piaghe a’ falli altrui più pio
mi fanno; e dico: anch’ei di donna è nato.

E cerco il cielo, e dalla valle oscura
l’occhio, con mesto amor pien di speranza
le belle cime, ch’io perdei, misura.

Temo, Signor, di me: fido in te solo,
che alla raggiante tua libera stanza,
Dio de’ pentiti, ci trarrai d’un volo.

NICCOLO’ TOMMASEO

Published in: on dicembre 18, 2017 at 07:07  Lascia un commento