Non risvegliare la serpe

WAKE THE SERPENT NOT

Wake the serpent not—lest he
Should not know the way to go,-
Let him crawl which yet lies sleeping
Through the deep grass of the meadow!
Not a bee shall hear him creeping,
Not a may-fly shall awaken
From its cradling blue-bell shaken,
Not the starlight as he’s sliding
Through the grass with silent gliding.

§

Non risvegliare la serpe: potrebbe non sapere
in che direzione allontanarsi.
Lascia che strisci ancora insonnolita
nell’erba folta del prato…
Nemmeno un’ape la sentirà passare,
nè un verme vedrà la sua ombra,
nè altri insetti effimeri di maggio
si desteranno nelle azzurre campanule
che oscillando li cullano.
Nè la luce delle stelle, mentre striscia la serpe
nell’erba, scivolando in silenzio.

PERCY BYSSHE SHELLEY

Published in: on settembre 14, 2015 at 07:33  Comments (2)  

Alla luna

TO THE MOON

Art thou pale for weariness
Of climbing heaven and gazing on the earth,
Wandering companionless
Among the stars that have a different birth, –
And ever changing, like a joyless eye
That finds no object worth its constancy?

§

Sei pallida perchè
sei stanca di scalare il cielo
e fissare la terra
tu che ti aggiri senza compagnia
tra le stelle che hanno una differente
nascita, tu che cambi
sempre come un occhio senza gioia
che non trova un oggetto degno della
sua costanza?

PERCY BISSHE SHELLEY

Published in: on dicembre 6, 2014 at 07:50  Comments (3)  

Ode al vento dell’ovest

Westwind

ODE TO THE WEST WIND

O wild West Wind, thou breath of Autumn’s being,
Thou, from whose unseen presence the leaves dead
Are driven, like ghosts from an enchanter fleeing,

Yellow, and black, and pale, and hectic red,
Pestilence-stricken multitudes: O thou,
Who chariotest to their dark wintry bed

The winged seeds, where they lie cold and low,
Each like a corpse within its grave, until
Thine azure sister of the Spring shall blow

Her clarion o’er the dreaming earth, and fill
(Driving sweet buds like flocks to feed in air)
With living hues and odors plain and hill:

Wild Spirit, which art moving everywhere;
Destroyer and preserver; hear, oh, hear!

Thou on whose stream, ‘mid the steep sky’s commotion,
Loose clouds like earth’s decaying leaves are shed,
Shook from the tangled boughs of Heaven and Ocean,

Angels of rain and lightning: there are spread
On the blue surface of thine aery surge,
Like the bright hair uplifted from the head

Of some fierce Maenad, even from the dim verge
Of the horizon to the zenith’s height,
The locks of the approaching storm. Thou dirge

Of the dying year, to which this closing night
Will be the dome of a vast sepulchre,
Vaulted with all thy congregated might

Of vapors, from whose solid atmosphere
Black rain, and fire, and hail will burst: oh, hear!

Thou who didst waken from his summer dreams
The blue Mediterranean, where he lay,
Lulled by the coil of his crystalline streams,

Beside a pumice isle in Baiae’s bay,
And saw in sleep old palaces and towers
Quivering within the wave’s intenser day,

All overgrown with azure moss and flowers
So sweet, the sense faints picturing them! Thou
For whose path the Atlantic’s level powers

Cleave themselves into chasms, while far below
The sea-blooms and the oozy woods which wear
The sapless foliage of the ocean, know

Thy voice, and suddenly grow gray with fear,
And tremble and despoil themselves: oh, hear

If I were a dead leaf thou mightest bear;
If I were a swift cloud to fly with thee;
A wave to pant beneath thy power, and share

The impulse of thy strength, only less free
Than thou, O uncontrollable! If even
I were as in my boyhood, and could be

The comrade of thy wanderings over Heaven,
As then, when to outstrip thy skiey speed
Scarce seemed a vision; I would ne’er have striven

As thus with thee in prayer in my sore need.
Oh, lift me as a wave, a leaf, a cloud!
I fall upon the thorns of life! I bleed!

A heavy weight of hours has chained and bowed
One too like thee: tameless, and swift, and proud.

Make me thy lyre, even as the forest is:
What if my leaves are falling like its own!
The tumult of thy mighty harmonies

Will take from both a deep, autumnal tone,
Sweet though in sadness. Be thou, Spirit fierce,
My spirit! Be thou me, impetuous one!

Drive my dead thoughts over the universe
Like withered leaves to quicken a new birth!
And, by the incantation of this verse,

Scatter, as from an unextinguished hearth
Ashes and sparks, my words among mankind!
Be through my lips to unawakened earth

The trumpet of a prophecy! O Wind,
If Winter comes, can Spring be far behind?

§

Oh tu selvaggio vento dell’Ovest, respiro dell’essenza dell’autunno,
tu, dalla cui invisibile presenza le foglie morte
sono trascinate, come spettri in fuga da un incantatore.
Gialle e nere e pallide e febbrilmente rosse,
moltitudini colpite dalla pestilenza: oh tu
che sospingi ai loro oscuri letti dell’inverno
i semi alati, dove giacciono freddi e profondi,
ognuno come cadavere nella sua tomba, finché
la tua azzurra sorella della primavera soffierà
nel suo corno sulla sognante terra, e colmerà
(guidando i dolci germogli come greggi a pascolare nell’aria)
di vivaci colori e profumi pianura e collina:
oh Spirito selvaggio, che spiri per ogni dove;
distruttore e preservatore; ascolta, oh ascolta!

Tu nella cui corrente, in mezzo al tumulto dell’alto cielo,
nuvole sciolte come foglie cadenti della terra sono sparse,
scosse dai rami aggrovigliati di Cielo e Oceano,
messaggeri di pioggia e lampi: là sono disperse
sull’azzurra superficie del tuo aereo ondeggiare,
come i lucenti capelli sollevati dalla testa
d’una feroce Menade, perfino dal fosco margine
dell’orizzonte fino all’altezza dello zenit,
le serrature della tempesta in arrivo. Tu, canto funebre
dell’anno morente, al quale questa notte che sta finendo
sarà la cupola di un sepolcro immenso,
cui fa da volta da tutta la potenza concentrata
di vapori, dalla cui densa atmosfera
esploderanno nera pioggia e fuoco e grandine: oh, ascolta!

Tu che svegliasti dai suoi sogni estivi
l’azzurro Mediterraneo, dove giaceva
cullato dal gorgoglio dei suoi flutti cristallini,
accanto a un’isola di pomice nella baia di Baiae,
e vedesti nel sonno antichi palazzi e torri
tremolanti nella luce più intensa dell’onda
tutti sommersi da muschio azzurro e fiori
così dolci, che nel raffigurarli il senso viene meno! Tu
al cui passaggio la potente superficie d’Atlantico
si squarcia in abissi, mentre giù in profondità
le inflorescenze marine e i boschi fangosi, che indossano
le foglie avvizzite dell’oceano, conoscono
la tua voce, e si fanno all’improvviso grigi di paura,
e tremano e si spogliano: oh, ascolta!

Se io fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
se fossi una veloce nuvola per volare con te;
un’onda che ansima sotto il tuo potere, e condivide
l’impulso della tua forza, soltanto meno libera
di te, oh tu che sei incontrollabile! Se anche
io fossi nella mia fanciullezza, e potessi essere
il compagno dei tuoi vagabondaggi nel cielo,
come allora, quando superare la tua celeste velocità
a mala pena sembrava una visione, io mai avrei gareggiato
così con te in preghiera nel mio estremo bisogno.
Ti prego, innalzami come un’onda, una foglia, una nuvola.
Cado sopra le spine della vita! Sanguino!
Un grave peso di ore ha incatenato, piegato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.

Fa di me la tua cetra, come lo è anche la foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono come le sue!
Il tumulto delle tue potenti armonie
acquisterà da entrambi un profondo canto autunnale
dolce nella sua tristezza. Che tu sia, o spirito fiero,
il mio spirito! Che tu sia me, spirito impetuoso!
Guida i miei morti pensieri per l’universo
come foglie ingiallite per affrettarmi una nascita nuova;
e con l’incanto di questi miei versi,
spargi, come da un focolare non ancora spento
ceneri e faville, le mie parole fra il genere umano!
Che tu sia attraverso le mie labbra, per una terra non ancora desta
la tromba d’una profezia! Oh, vento,
se viene l’Inverno, può essere lontana la primavera?

PERCY BISSHE SHELLEY

Published in: on luglio 2, 2014 at 07:20  Comments (2)  

La musica

MUSIC

Music, when soft voices die,

Vibrates in the memory,

Odours, when sweet violets sicken,

Live within the sense they quicken.

Rose leaves, when the rose is dead,

Are heaped for the beloved’s bed;

And so thy thoughts, when thou art gone,

Love itself shall slumber on.

 §

La musica, quando le soffici voci svaniscono,
Vibra nella memoria,
I profumi, quando le dolci violette sfioriscono,
Vivono dentro i sensi che ravvivano.

I petali della rosa, quando la rosa muore,
Vengono ammucchiati per il letto dell’amata;    
Così sui tuoi pensieri, quando te ne sarai andata,
L’amore stesso si assopirà.

PERCY BYSSHE SHELLEY

Published in: on dicembre 6, 2011 at 06:52  Comments (2)  
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Serenata indiana

THE INDIAN SERENADE

I arise from dreams of thee

In the first sweet sleep of night,

When the winds are breathing low,

And the stars are shining bright:

I arise from dreams of thee,

And a spirit in my feet

Hath led me—who knows how?

To thy chamber window, Sweet!

The wandering airs they faint

On the dark, the silent stream—

The Champak odours fail

Like sweet thoughts in a dream;

The Nightingale’s complaint,

It dies upon her heart;—

As I must on thine,

Oh, belovèd as thou art!

Oh lift me from the grass!

I die! I faint! I fail!

Let thy love in kisses rain

On my lips and eyelids pale.

My cheek is cold and white, alas!

My heart beats loud and fast;—

Oh! press it to thine own again,

Where it will break at last.

§

Nel primo dolce sonno della notte

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

quando sospira lievemente il vento

e splendono le stelle luminose:

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

e uno spirito allora mi ha condotto,

chissà come, vicino alla finestra

della tua camera, o dolcezza mia!

Le arie vagabonde illanguidiscono

lungo il ruscello oscuro e silenzioso,

i profumi del Champak svaniscono

come dolci pensieri in un sogno;

muore il lamento dell’usignolo sul cuore

della diletta, proprio come me

destinato a morire sul tuo,

o tu che sei la mia amata!

Oh, ti prego, sollevami dall’erba!

Muoio e mi sento debole e languido!

Oh, che il tuo amore piova in mille baci

sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.

Ahimè, le guance sono fredde e pallide,

ed il mio cuore batte impetuoso e forte!

Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,

dove alla fine si dovrà spezzare!

PERCY BYSSHE SHELLEY

Luna calante

WANING MOON

And like a dying lady, lean and pale,

Who totters forth, wrapped in a gauzy veil,

Out of her chamber, led by the insane

And feeble wanderings of her fading brain,

The moon arose up in the murky east,

A white and shapeless mass.

§

E come una dama morente che pallida

e smunta ravvolta in un velo

diafano esce vacillando

dalla sua camera, ed è insensato

incerto vaneggiare della mente

smarrita che la guida, la luna

sorse nel tenebroso oriente, una massa

deforme che sbiancheggia.

PERCY BYSSHE SHELLEY

Published in: on dicembre 15, 2010 at 07:12  Comments (2)  
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Il tempo passato

TIME LONG PAST

Like the ghost of a dear friend dead
Is Time long past.
A tone which is now forever fled,
A hope which is now forever past,
A love so sweet it could not last,
Was Time long past.

There were sweet dreams in the night
Of Time long past:
And, was it sadness or delight,
Each day a shadow onward cast
Which made us wish it yet might last,
That Time long past.

There is regret, almost remorse,
For Time long past.
‘Tis like a child’s belovèd corse
A father watches, till at last
Beauty is like remembrance, cast
From Time long past.

§

Come il fantasma d’un amico amato
è il tempo passato.
Un tono che ora è per sempre volato
via, una speranza che ora è per sempre andata
un amore così dolce da non poter durare
fu il tempo passato.

Ci furon dolci sogni nella notte
del tempo passato.
Di gioia o di tristezza, ogni
giorno un’ombra avanti proiettava
e ci faceva desiderare
che potesse durare
quel tempo passato.

PERCY BYSSHE SHELLEY

Published in: on gennaio 4, 2010 at 07:20  Comments (4)  
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