Donna

O WOMAN

O woman, you are not merely the
handiwork of God, but also of men;
these are ever endowing you with
beauty from their hearts.
Poets are weaving for you a web
with threads of golden imagery;
painters are giving your form ever
new immortality.
The sea gives its pearls, the mines
their gold, the summer gardens their
flowers to deck you, to cover you, to
make you more precious.
The desire of men’s hearts has shed
its glory over your youth.
You are one half woman and one
half dream.

§

Donna, non sei soltanto l’opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d’estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna,
e per metà sei sogno.

RABINDRANATH TAGORE

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Published in: on febbraio 2, 2016 at 07:25  Comments (2)  

Questo cane

THIS DOG

Every morning this dog, very attached to me,
Quietly keeps sitting near my seat
Till touching its head
I recognize its company.
This recognition gives it so much joy
Pure delight ripples through its entire body.
Among all dumb creatures
It is the only living being
That has seen the whole man
Beyond what is good or bad in him
It has seen
For his love it can sacrifice its life
It can love him too for the sake of love alone
For it is he who shows the way
To the vast world pulsating with life.
When I see its deep devotion
The offer of its whole being
I fail to understand
By its sheer instinct
What truth it has discovered in man.
By its silent anxious piteous looks
It cannot communicate what it understands
But it has succeeded in conveying to me
Among the whole creation
What is the true status of man.

§

Ogni mattina il mio devoto cane
presso la sedia silenzioso aspetta

finché io lo saluto con un colpetto.
Al ricevere questo tenue omaggio
di gioia il corpo suo tutto trasale!
Fra tutte le mute creature
lui solo, penetrando il velo del bene e del male,
ha visto l’uomo nella sua interezza,
essere per cui può dare la vita contento,
cui senza secondi fini può riversare amore
da un opaco sentire che a stento trova la via
verso il mondo della coscienza.
Quando vedo l’offerta di questo muto cuore
supplice del suo stesso bisogno,
immaginar non so quale raro valore
la sua saggezza pura trova nell’Uomo.
Col suo tacito sguardo, patetico, smarrito,
quel che afferra non può esprimere in parole;
ma per me rivela il vero significato dell’Uomo,
nello schema del Creato.

RABINDRANATH TAGORE
Published in: on giugno 26, 2015 at 07:01  Comments (3)  

Quando la lampada


.
WHEN THE LAMP WENT OUT

When the lamp went out by my bed 
I woke up with the early birds.
I sat at my open window 
with a fresh wreath on my loose hair.
The young traveller came along the road 
in the rosy mist of the morning.
A pearl chain was on his neck, and the sun's rays 
fell on his crown.  He stopped before my door and asked me 
with an eager  cry, "Where is she?"
For very shame I could not say, 
"She is I, young traveller, she is I."

It was dusk and the lamp was not lit.
I was listlessly braiding my hair.
The young traveller came on his chariot 
in the glow of the setting sun.
His horses were foaming at the mouth, 
and there was dust on his garment.
He alighted at my door and asked 
in a tired voice, "Where is she?"
For very shame I could not say, 
"She is I, weary traveller, she is I."

It is an April night.  The lamp is burning in my room.
The breeze of the south comes gently.  
The noisy parrot sleeps in its cage.
My bodice is of the colour of the peacock's throat,
and my mantle is green as young grass.
I sit upon the floor at the window 
watching the deserted street.
Through the dark night I keep humming, 
"She is I, despairing traveller, she is I."

                                                                                                                     §

Quando la lampada accanto al mio letto si spense,
mi destai con gli uccelli mattinieri.
Sedetti alla finestra aperta,
con un fresco
serto di fiori tra i capelli sciolti.
Il giovane viandante venne per la strada
nella nebbia rosata del mattino.
Al collo aveva una collana di perle,
sulla sua corona cadevano i raggi del sole.
Si fermò davanti alla mia porta
e mi chiese con voce impaziente:
« Dove è lei? »
Non seppi dire, per la gran vergogna,
« Lei sono io, giovane viandante,
sono io ».
Era all’imbrunire
e la lampada non era ancora accesa.
Svogliatamente m’intrecciavo i capelli.
Il giovane giunse sul suo cocchio
nel bagliore del sole al tramonto.
La sua veste era coperta di polvere,
i cavalli avevano la schiuma.
Egli discese alla mia porta, e chiese
con voce stanca « Dove è lei? »
Non potei dire, per la gran vergogna,
« Lei sono io, stanco viaggiatore,
sono io ».
E’ una notte d’aprile.
La lampada arde nella mia stanza.
La brezza del sud spira gentilmente.
Il pappagallo ciarliero
dorme nella sua gabbia.
Il mio corsetto ha il colore
del collo del pavone
e il mio mantello è verde
come l’erba novella.
Siedo per terra alla finestra
e guardo la strada deserta.
Nell’oscuritá della notte
continuo a mormorare
« Lei sono io, disperato viandante,
sono io ».
.
RABINDRANATH TAGORE
Published in: on luglio 11, 2014 at 07:16  Comments (2)  

Al risveglio

Lettera foglia

Al risveglio ho trovato una lettera
ma non posso sapere che dice
non so leggere
e non voglio disturbare un sapiente dai libri:
ciò che c’è scritto forse
non lo saprebbe leggere.
La terrò sulla fronte
la terrò stretta al cuore
quando scende la notte
ed escono le stelle
la porterò sul grembo e resterò in silenzio
e me la leggeranno le foglie
che stormiscono
e ne farà un ruscello
col suo scorrer un canto
che a me ripeterà anche l’orsa del cielo
io non so trovare quello che cerco
o capire cosa dovrei imparare
ma so che questa lettera
che non ho letto
ha reso più lieve il mio fardello
e tutti i miei pensieri
ha mutato in canzoni.

RABINDRANATH TAGORE

Published in: on dicembre 28, 2013 at 06:58  Comments (5)  

Dammi la forza

.

GIVE ME STRENGTH

This is my prayer to thee, my lord—strike,
strike at the root of penury in my heart.

Give me the strength lightly to bear my joys and sorrows.

Give me the strength to make my love fruitful in service.

Give me the strength never to disown the poor or bend my knees before insolent might.

Give me the strength to raise my mind high above daily trifles.

And give me the strength to surrender my strength to thy will with love.

§

Di questo ti prego, Signore:
colpisci, colpisci alla radice
la miseria che è nel mio cuore.
Dammi la forza di sopportare
serenamente gioie e dolori.
Dammi la forza
di rendere il mio amore
utile e fecondo al tuo servizio.
Dammi la forza
di non rinnegare mai il povero,
di non piegare le ginocchia
davanti all’insolenza dei potenti.
Dammi la forza
di elevare il pensiero
sopra le meschinità
della vita di ogni giorno.
Dammi la forza
di arrendere con amore
la mia forza alla tua volontà.

RABINDRANATH TAGORE
.
Published in: on febbraio 23, 2013 at 07:14  Comments (3)  

Loto

LOTUS

On the day when the lotus bloomed, alas, my mind was straying,
and I knew it not. My basket was empty and the flower remained unheeded.

Only now and again a sadness fell upon me, and I started up from my
dream and felt a sweet trace of a strange fragrance in the south wind.

That vague sweetness made my heart ache with longing and it seemed to
me that is was the eager breath of the summer seeking for its completion.

I knew not then that it was so near, that it was mine, and that this
perfect sweetness had blossomed in the depth of my own heart.

§

Il giorno in cui fiorì il loto,
ahimè, la mia mente era persa
e io non me ne accorsi.
Il mio cestino rimase vuoto
e il fiore inosservato.

Ogni tanto però
una tristezza mi prendeva
mi svegliavo dal mio sogno
e sentivo nel vento del sud
la presenza dolce di una strana fragranza.

Quella vaga dolcezza
come desiderio tormentava il mio cuore
sembrava l’alito ardente dell’estate
in cerca di soddisfazione.

Non sapevo allora
che era così vicina
che era già mia
che questa dolcezza perfetta
era fiorita
nel profondo del mio cuore.

RABINDRANATH TAGORE

Published in: on agosto 12, 2012 at 07:26  Comments (3)  

Dove la mente non conosce paura

WHERE THE MIND IS WITHOUT FEAR

Where the mind is without fear and the head is held high
Where knowledge is free
Where the world has not been broken up into fragments
By narrow domestic walls
Where words come out from the depth of truth
Where tireless striving stretches its arms towards perfection
Where the clear stream of reason has not lost its way
Into the dreary desert sand of dead habit
Where the mind is led forward by thee
Into ever-widening thought and action
Into that heaven of freedom, my Father, let my country awake.

§

Dove la mente non conosce paura e la testa si tiene alta,
dove il sapere è libero,
dove il mondo non è frazionato dalle anguste pareti domestiche.
dove le parole sgorgano dalle profondità del vero,
dove lo sforzo instancabile tende le braccia verso la perfezione,
dove il limpido ruscello della ragione non ha deviato
nel monotono deserto sabbioso delle viete abitudini,
dove la mente è da Te indotta
verso pensiero ed azioni sempre più vasti:
sotto questo cielo di libertà, Padre mio,
fà che il mio popolo si desti.

RABINDRANATH TAGORE

La nube

The Cloud said to me, “I vanish”; the Night said, “I plunge into the fiery dawn.”

The Pain said, “I remain in deep silence as his footprint.”

“I die into the fulness,” said my life to me.

The Earth said, “My lights kiss your thoughts every moment.”

“The days pass,” Love said, “but I wait for you.”

Death said, “I ply the boat of your life across the sea.”

§

La Nube mi disse : Io svanisco;

la Notte disse : Io sprofondo dentro l’aurora infuocata.

Disse il Dolore: Io rimango ai tuoi piedi in profondo silenzio.

Io muoio nella pienezza, mi disse la Vita.

La terra disse: Le mie luci baciano i tuoi pensieri ogni momento.

I giorni passano, disse l’Amore, ma io ti attendo.

La Morte disse: Io spingo la barca della tua vita

attraverso il mare.

RABINDRANATH TAGORE         (da Fruit-Gathering, n.LIV)

Che non lo dimentichi

LET ME NOT FORGET

If it is not my portion to meet thee in this life

then let me ever feel that I have missed thy sight

—let me not forget for a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours.

 

As my days pass in the crowded market of this world

and my hands grow full with the daily profits,

let me ever feel that I have gained nothing

—let me not forget for a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours.

 

When I sit by the roadside, tired and panting,

when I spread my bed low in the dust,

let me ever feel that the long journey is still before me

—let me not forget a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours.

When my rooms have been decked out and the flutes sound

and the laughter there is loud,

let me ever feel that I have not invited thee to my house

—let me not forget for a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours

 §

Se non mi è dato d’incontrarti in questa vita

fa allora ch’io sempre mi ricordi

che non ti ho veduto –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore  insonni.

Mentre i miei giorni passano

nell’affollato mercato di questo mondo

e le mie mani si riempiono

dei miei guadagni quotidiani,

fa ch’io sempre mi ricordi

che non ho guadagnato nulla –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore insonni.

Quando siedo sul bordo della strada,

stanco e dolente,

quando stendo il mio letto nella polvere,

fa ch’io sempre ricordi

che un lungo viaggio ancora mi attende –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore insonni.

Quando le mie stanze sono tutte addobbate

e i flauti suonano

e le risate echeggiano alte,

fa ch’io sempre mi ricordi

che nella mia casa non ti ho invitato –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore insonni.

RABINDRANATH TAGORE

Afferro le sue mani

I hold her hands and press her to my breast.

I try to fill my arms with her loveliness,

to plunder her sweet smile with kisses,

to drink her dark glances with my eyes.

Ah, but where is it?

Who can strain the blue from the sky?

I try to grasp the beauty;

it eludes me, leaving only the body in my hands.

Baffled and weary I come back.

How can the body touch the flower which only the spirit may touch?

 §

Afferro le sue mani
e la stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia
della sua bellezza,
di depredare con i baci
il suo dolce sorriso,
di bere i suoi bruni sguardi
con i miei occhi.
Ma dov’è?
Chi può spremere l’azzurro dal cielo?

Cerco di afferrare la bellezza;
essa mi elude
lasciando soltanto il corpo
nelle mie mani.
Stanco e frustrato mi ritraggo.
Come può il corpo toccare
il fiore che soltanto
lo spirito riesce a sfiorare?

RABINDRANATH TAGORE