La voce degli alberi

THE SOUND OF TREES

I wonder about the trees.
Why do we wish to bear
Forever the noise of these
More than another noise
So close to our dwelling place?
We suffer them by the day
Till we lose all measure of pace,
And fixity in our joys,
And acquire a listening air.
They are that that talks of going
But never gets away;
And that talks no less for knowing,
As it grows wiser and older,
That now it means to stay.
My feet tug at the floor
And my head sways to my shoulder
Sometimes when I watch trees sway,
From the window or the door.
I shall set forth for somewhere,
I shall make the reckless choice
Some day when they are in voice
And tossing so as to scare
The white clouds over them on.
I shall have less to say,
But I shall be gone.

§

Gli alberi, mi domando.
Perché vorremmo sentire
Il loro fruscìo per sempre
Più di ogni altro rumore
Vicino a dove abitiamo?
Nel giorno noi li subiamo
Finché ogni misura di moto
E di fissità nella gioia
Perdiamo, e ascoltiamo assorti.
Son essi quel che di andare
Parla e mai non si muove;
e tuttavia ne parla benché sa,
crescendo nel senno e negli anni,
che adesso intende restare.
Punto i piedi sul pavimento,
sulla spalla reclino la testa,
se a volte li osservo ondeggiare
dall’uscio o dalla finestra.
Per qualche dove io partirò,
l’inquieta scelta farò
un giorno che stormiranno
agitati da far trasalire
le bianche nubi su loro.
Io avrò meno da dire,
ma me ne andrò.

ROBERT FROST

Published in: on aprile 17, 2021 at 07:45  Lascia un commento  

Niente che sia d’oro resta

NOTHING GOLD CAN STAY

Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.

§

In Natura il primo verde è dorato,
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un’ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l’Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l’Aurora.
Niente che sia d’oro resta.

ROBERT FROST

Published in: on dicembre 26, 2020 at 07:33  Comments (1)  

Riparare un muro

MENDING WALL

Something there is that doesn’t love a wall,
That sends the frozen-ground-swell under it,
And spills the upper boulders in the sun;
And makes gaps even two can pass abreast.
The work of hunters is another thing:
I have come after them and made repair
Where they have left not one stone on a stone,
But they would have the rabbit out of hiding,
To please the yelping dogs. The gaps I mean,
No one has seen them made or heard them made,
But at spring mending-time we find them there.
I let my neighbor know beyond the hill;
And on a day we meet to walk the line
And set the wall between us once again.
We keep the wall between us as we go.
To each the boulders that have fallen to each.
And some are loaves and some so nearly balls
We have to use a spell to make them balance:
‘Stay where you are until our backs are turned!’
We wear our fingers rough with handling them.
Oh, just another kind of out-door game,
One on a side. It comes to little more:
There where it is we do not need the wall:
He is all pine and I am apple orchard.
My apple trees will never get across
And eat the cones under his pines, I tell him.
He only says, ‘Good fences make good neighbors.’
Spring is the mischief in me, and I wonder
If I could put a notion in his head:
‘Why do they make good neighbors? Isn’t it
Where there are cows? But here there are no cows.
Before I built a wall I’d ask to know
What I was walling in or walling out,
And to whom I was like to give offense.
Something there is that doesn’t love a wall,
That wants it down.’ I could say ‘Elves’ to him,
But it’s not elves exactly, and I’d rather
He said it for himself. I see him there
Bringing a stone grasped firmly by the top
In each hand, like an old-stone savage armed.
He moves in darkness as it seems to me,
Not of woods only and the shade of trees.
He will not go behind his father’s saying,
And he likes having thought of it so well
He says again, ‘Good fences make good neighbors.’
§
Qualcosa c’è che non sopporta un muro,
e sotto vi incunea le zolle rigonfie di gelo,
e al sole fa cadere le pietre più alte,
e apre brecce per dove anche in due ci si passa.
Altri sono i danni dei cacciatori:
ci sono stato attento e ho riparato
là dove non avevano lasciato
pietra su pietra; ma erano decisi
a stanare la lepre per dar soddisfazione
ai cani che guaìvano s. No, voglio dire le brecce
che nessuno ha visto o udito fare,
ma a primavera si trovano da riparare.
Avverto il mio vicino di là dal colle
e un giorno ci vediamo per percorrere
il confine e fra noi rifare il muro.
Fra noi teniamo il muro mentre andiamo,
ciascuno con le pietre che sono cadute nel suo.
E alcune son come pani e alcune così tonde
che per farIe star su ripetiamo scongiuri.
«Rimani dove sei finché non ci voltiamo! »
A maneggiarle ci roviniamo le dita.
Oh, è solo un’altra specie di giuoco all’ariaperta,
uno per parte. O ben poco di più:
là dove è il muro un muro non ci serve:
lui è tutto pineta, ed io un frutteto di meli.
I miei alberi mai sconfineranno
per mangiar le sue pigne, glielo dico.
Ma lui: «Buoni confini fanno buoni vicini  ».
Che seccatura per me la primavera, cerco
di farglielo capire: «Ma perché
fanno buoni vicini? Forse dove
stanno le mucche: ma qui non ce ne sono.
Prima di fare un muro dovrei chiedermi
quello che intendo riparare o escludere,
e a chi potrei recare danno.
Qualcosa c’è che non sopporta un muro,
che lo vuole abbattuto ». Potrei dirgli «gli Elfi »,
ma di elfi proprio non si tratta, e poi
preferirei che fosse lui a dirlo. Eccolo
là che porta una pietra saldamente
stretta in ciascuna mano, come un bruto
dell’età della pietra armato. Si muove,
ai miei occhi, in un buio che non è
di boscaglia soltanto o di ombra d’alberi.
Non andrà oltre il detto di suo padre,
lieto d’averlo ripescato e.- ancora.
«buoni confini – dire – buoni vicini ».
,
ROBERT FROST
Published in: on settembre 14, 2020 at 07:04  Lascia un commento  

Il pascolo

THE PASTURE

 

I’m going out to clean the pasture spring;

I’ll only stop to rake the leaves away

(And wait to watch the water clear, I may):

I shan’t be gone long. – You come too.

I’m going out to fetch the little calf

That’s standing by the mother. It’s so young,

It totters when she licks it with her tongue.

I shan’t be gone long. – You come too.

 

§

Esco a pulire la fonte nel pascolo;

Mi fermerò appena per toglier via le foglie

(E forse aspetterò che l’acqua ritorni chiara):

Non rimarrò gran che. Vieni anche tu.

Esco per ricondurre indietro il vitellino

Che sta accanto alla madre. È così giovane,

Trema se lei con la lingua lo lambisce.

Non starò molto. Vieni anche tu.

 

ROBERT FROST

Published in: on aprile 6, 2020 at 07:12  Lascia un commento  

Stringendosi alla terra

TO EARTHWARD

Love at the lips was touch
As sweet as I could bear;
And once that seemed too much;
I lived on air

That crossed me from sweet things,
The flow of was it musk
From hidden grapevine springs
Downhill at dusk?

I had the swirl and ache
From sprays of honeysuckle
That when they’re gathered shake
Dew on the knuckle.

I craved strong sweets, but those
Seemed strong when I was young;
The petal of the rose
It was that stung.

Now no joy but lacks salt,
That is not dashed with pain
And weariness and fault;
I crave the stain

Of tears, the aftermark
Of almost too much love,
The sweet of bitter bark
And burning clove.

When stiff and sore and scarred
I take away my hand
From leaning on it hard
In grass and sand,

The hurt is not enough:
I long for weight and strength
To feel the earth as rough
To all my length.

 

§

Amore alle labbra era un tocco
Dolce quanto reggevo;
E parve una volta troppo;
Io dell’aria vivevo

Che a fiotti da dolci cose
M’investiva… profumo di muschio
Da giovani vigne nascoste
In fondo a un poggio al crepuscolo?

Dolente io ero e stordito
Da fiori di caprifogli
Che scuotono quando li cogli
Una rugiada alle dita.

Bramai forti dolcezze, ma solo
Da giovane parvero forti;
Il petalo della rosa
Fu quello che punse e morse.

Nessuna gioia adesso che mi piaccia
Se non mischiata a dolore,
A sfinimento e ad errore:
Per questo io amo la traccia

Di lacrime, il marchio che resta
D’un quasi troppo amore,
Il dolce d’amara corteccia
E delle spezie il bruciore.

Se morta, dolente e segnata
Ritiro via la mano
Dopo averla premuta, schiacciata
Nell’erba e nella sabbia,

Quel poco male non basta:
Io voglio più forza e più peso
Perché la terra ancor più rude prema
Tutto il mio corpo steso.

ROBERT FROST

Published in: on febbraio 14, 2020 at 07:36  Lascia un commento  

Qualcosa per una volta

FOR ONCE, THEN, SOMETHING

Others taught me with having knelt at well-curbs
Always wrong to the light, so never seeing
Deeper down in the well than where the water
Gives me back in a shining surface picture
Me myself in the summer heaven godlike
Looking out of a wreath of fern and cloud puffs.
Once, when trying with chin against a well-curb,
I discerned, as I thought, beyond the picture,
Through the picture, a something white, uncertain,
Something more of the depths–and then I lost it.
Water came to rebuke the too clear water.
One drop fell from a fern, and lo, a ripple
Shook whatever it was lay there at bottom,
Blurred it, blotted it out. What was that whiteness?
Truth? A pebble of quartz? For once, then, something.

§

Gli altri ridono che sempre sul pozzo
Mi inginocchiassi contro luce, mai
Vedendo più a fondo di dove l’acqua
Mi rimandava in un limpido quadro me
Me stesso nel cielo estivo, divino,
Sporto in un serto di felci e di cirri.
Una volta, puntando il mento sul bordo,
Distinsi – mi parve – al di là dell’immagine,
Sotto l’immagine, un biancore, incerto,
Una più fonda profondità – e lo persi.
L’acqua rinnegò la sua trasparenza.
Gocciò la felce ed ecco un’onda
Scosse la cosa posata sul fondo,
La confuse, la cancellò. Quel bianco che cos’era?
La verità? Un quarzo? Qualcosa, per una volta.

ROBERT FROST

Published in: on ottobre 9, 2018 at 07:19  Comments (1)  

Fuoco e ghiaccio

FIRE AND ICE

Some say the world will end in fire,
Some say in ice.
From what I’ve tasted of desire
I hold with those who favor fire.
But if it had to perish twice,
I think I know enough of hate
To say that for destruction ice
Is also great
And would suffice.
.
§
.

Alcuni dicono che il mondo finirà nel fuoco,
Alcuni dicono finirà nel ghiaccio.
Da quello che ho provato di desiderio
Approvo coloro che sono per il fuoco.
Ma se dovessi perire due volte,
Credo di conoscere abbastanza il male
Per ammettere che per la distruzione
Il ghiaccio è pure forte e sarebbe sufficiente.

ROBERT FROST
Published in: on marzo 17, 2018 at 06:54  Lascia un commento  

Polvere di neve

DUST OF SNOW

The way a crow
shook down on me
the dust of snow
from a hemlock tree

Has given my heart
a change of mood
and saved some part
of a day I had rued.

§

Il modo in cui un corvo
di sopra una cicuta
scrollò sopra di me
una neve minuta

diede al mio cuore un tale
Mutamento di umore
da salvare un mio giorno
ormai senza valore.

ROBERT FROST

Published in: on febbraio 25, 2013 at 07:35  Comments (3)  

Fermarsi tra i boschi in una sera di neve

STOPPING BY WOODS ON A SNOWY EVENING

Whose woods these are I think I know.
His house is in the village though;
He will not see me stopping here
To watch his woods fill up with snow.

My little horse must think it queer
To stop without a farmhouse near
Between the woods and frozen lake
The darkest evening of the year.

He gives his harness bells a shake
To ask if there is some mistake.
The only other sound’s the sweep
Of easy wind and downy flake.

The woods are lovely, dark and deep.
But I have promises to keep,
And miles to go before I sleep,
And miles to go before I sleep.

§

Penso di sapere di chi siano questi boschi.
La sua casa è nel villaggio, comunque.
Lui non mi vedrà fermarmi qui
a guardare i suoi boschi riempirsi di neve.

Il mio piccolo cavallo deve pensare che è strano
fermarci qui senza una fattoria vicino
tra i boschi e un lago ghiacciato
nella sera più buia dell’anno.

Dà una scossa ai sonagli della sua bardatura
per domandare se c’è qualche errore.
Il solo altro suono è lo scorrere
del lieve vento e dei soffici fiocchi.

I boschi sono belli, scuri e profondi,
Ma ho promesse da non tradire,
e miglia da percorrere prima di dormire,
e miglia da percorrere prima di dormire.

ROBERT FROST

Published in: on dicembre 28, 2012 at 07:12  Comments (3)