Quattromila giorni e quattromila notti

Per far nascere una poesia,
dobbiamo uccidere.
Dobbiamo ammazzarli quasi tutti.
Dobbiamo fucilare, assassinare, avvelenare coloro
che più amiamo.

Ammirate:
solo perché volevamo la lingua tremante
di un uccellino,
dal vuoto di quattromila giorni e quattromila notti
abbiamo fucilato
il silenzio di quattromila notti,
il bagliore di quattromila giorni.

Ascoltate:
solo perché avevamo bisogno delle lacrime
di un bambino affamato,
da tutte le metropoli piovorne,
gli ormeggi di mezza estate,
le miniere di carbone,
gli altiforni,
abbiamo assassinato
l’amore di quattromila giorni,
la pietà di quattromila notti.

Ricordate:
solo perché volevamo l’angoscia di un cane randagio,
che vede ciò che i nostri occhi non vedono,
che sente ciò che le nostre orecchie non sentono,
abbiamo avvelenato
la fantasia di quattromila notti,
i gelidi ricordi di quattromila giorni.

Per dare vita a una poesia,
uccideremo coloro che amiamo.
Questa è l’unica via per far risorgere i morti,
l’unica via che dobbiamo percorrere.

RYŪICHI TAMURA

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Published in: on ottobre 19, 2018 at 07:00  Lascia un commento  

La sottile linea

Sei sempre solo.
Nei tuoi occhi, che mai
hanno mostrato lacrime,
una sorta di aspro barlume.
Mi piace.
Ma nella tua cieca visione
questo è un mondo di arida caccia.
La tua un’eterna ridda
all’inseguimento di un cuore,
come un cacciatore d’inverno.
Tu non credi nelle parole.
Nelle tue impronte, che hanno massacrato ogni cuore,
vedo un’ardente brama di paura.
Non posso reggere.
Lungo la sottile linea che percorri,
l’odore del sangue si effonde anche tra la neve.
Per quanto possa essere lontano,
riesco a percepirlo.
Premi il grilletto!
Io muoio in una parola.

RYŪICHI TAMURA

Published in: on ottobre 29, 2017 at 07:24  Comments (2)