Non invano hanno soffiato i venti

Non invano hanno soffiato i venti,
non invano c’è stata la tempesta.
Un misterioso qualcuno ha colmato
i miei occhi di placida luce.

Qualcuno con primaverile dolcezza
ha placato nella nebbia azzurrina
la mia nostalgia per una bellissima,
ma straniera, arcana terra.

Non mi opprime il latteo silenzio,
non mi angoscia la paura delle stelle.
Mi sono affezionato al mondo e all’eterno
come al focolare natio.

Tutto in esso è buono e santo,
e ciò che turba è luminoso.
Schiocca sul vetro del lago
il papavero rosso del tramonto.

E senza volerlo nel mare di grano
un’immagine si strappa dalla lingua:
il cielo che ha figliato
lecca il suo rosso vitello.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

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Published in: on settembre 20, 2017 at 07:21  Comments (3)  

Io vado errando sulla prima neve

Io vado errando sulla prima neve,
nel cuore mughetti di forze scoppiate.
La sera ha acceso sopra la mia strada
la candela turchina d’una stella.

Io non so se ci sia luce o buio,
se nella selva canti il gallo o il vento.
Forse, invece dell’inverno sui campi,
cigni si sono posati sul prato.

Tu sei bella, o bianca distesa!
Il lieve gelo mi riscalda il sangue!
Ho desiderio di stringere al corpo
i seni nudi delle betulle.

O folta torbidità boschiva!
O gaiezza dei campi nevosi!…
Ho desiderio di serrare tra le braccia
i fianchi di legno delle vétrici.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

Published in: on giugno 25, 2016 at 07:22  Comments (1)  

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco

Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco
verso il paese dov’è gioia e quiete.
Forse, ben presto anch’io dovrò raccogliere
le mie spoglie mortali per il viaggio.

Care foreste di betulle!
Tu, terra! E voi, sabbie delle pianure!
Dinanzi a questa folla di partenti
non ho forza di nascondere la mia malinconia.

Ho amato troppo in questo mondo
tutto ciò che veste l’anima di carne.
Pace alle betulle che, allargando i rami,
si sono specchiate nell’acqua rosea.

Molti pensieri in silenzio ho meditato,
molte canzoni entro di me ho composto.
Felice io sono sulla cupa terra
di ciò che ho respirato e che ho vissuto.

Felice di aver baciato le donne,
pestato i fiori, ruzzolato nell’erba,
di non aver mai battuto sul capo
gli animali, nostri fratelli minori.

So che là non fioriscono boscaglie,
non stormisce la segala dal collo di cigno.
Perciò dinanzi a una folla di partenti
provo sempre un brivido.

So che in quel paese non saranno
queste campagne biondeggianti nella nebbia.
Anche perciò mi sono cari gli uomini
che vivono con me su questa terra.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

Published in: on maggio 3, 2015 at 06:54  Comments (3)  

Autunno

Quieto è il dirupo folto di ginepro.
Pettina la criniera autunno – saura.

Va l’azzurro stridore dei suoi ferri
sopra il drappo fluviale delle sponde.

Con passo accorto, il vento – asceta monaco
macera foglie ai bordi delle strade.

E bacia sopra l’arbusto del sorbo
le rosse piaghe di un Cristo invisibile.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

Published in: on dicembre 8, 2014 at 07:21  Comments (2)  

Sul piatto azzurro del cielo

Sul piatto azzurro del cielo
C’è un fumo melato di nuvole gialle,
La notte sogna. Dormono gli uomini,
L’angoscia solo me tormenta.

Intersecato di nubi,
Il bosco respira un dolce fumo.
Dentro l’anello dei crepacci celesti
Il declivio tende le dita.

Dalla palude giunge il grido dell’airone,
Il chiaro gorgoglio dell’acqua,
E dalle nuvole occhieggia,
Come una goccia, una stella solitaria.

Potere con essa, in quel torbido fumo,
Appiccare un incendio nel bosco,
E insieme perirvi come un lampo nel cielo.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

Published in: on ottobre 22, 2014 at 07:06  Comments (1)  

Con rimprovero non mi guardare

Con rimprovero non mi guardare,
Io non celo il mio disprezzo per te,
Ma amo il tuo sguardo languido
E la tua astuta dolcezza.

Sì mi ti mostri distesa
E, magari, son lieto di vedere,
Come la volpe, fingendosi morta,
Sta all’agguato dei corvo e dei suoi piccoli.

Ebbene, fa’ così pure con me,
Ma perché non s’è spento il tuo ardore?
Nella mia anima indifferente ormai
Si sono imbattute altre simili a te.

Non sei tu che io amo, mia cara,
Tu sei soltanto un’eco, solo un’ombra:
In te io sogno un’altra,
Che ha occhi cerulei.

Anche se essa non appariva dolce
E, magari, era fredda all’aspetto,
Con la sua maestosa andatura
Profondamente mi scuoteva l’anima.

E una come lei non l’offuschi,
E te ne andrai, anche se non vuoi,
Ma non potrai già ferirmi il cuore
Con una menzogna intrisa di carezze.

E tuttavia, pure disprezzandoti,
Sconcertato scopro per sempre
Che se non ci fosse inferno e paradiso,
L’uomo stesso l’inventerebbe

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN
Published in: on settembre 4, 2013 at 07:27  Comments (2)  

Si è sollevato un incendio azzurro

Si è sollevato un incendio azzurro,
Le lontananze natie offuscando.
Ho cantato d’amore, ho rinunciato
A far scandali: per la prima volta.
Non ero che un giardino abbandonato,
Ero avido d’alcool e di donne.
Non amo più bere, ballare e perdere,
Senza voltarmi indietro, la mia vita.
Vorrei solo guardarti, contemplando
L’oro-castano abisso dei tuoi occhi
E, rinnegando il passato, far sì
Che con un altro tu non te ne vada.
Dolce andatura ed elegante vita:
Tu, dal cuore inflessibile, sapessi
Come è capace un teppista d’amare,
Come è capace d’esser sottomesso.
Le bettole per sempre scorderei,
Smettendo anche di scrivere versi:
Soltanto per sfiorare la tua mano
E come un fiore autunnale i capelli.
E vorrei sempre seguirti da presso,
Sia in patria che in paesi forestieri…
Ho cantato d’amore e ho rinunziato
A far scandali: per la prima volta.
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SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN
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Published in: on marzo 27, 2013 at 06:58  Comments (2)  

Che notte!

Che notte! lo non posso.
Non riesco a ubriacarmi.
C’è un tale lume di luna!
É come se ancora custodissi
Nell’anima la giovinezza perduta.

Amica dell’estati ormai fredde,
Non chiamare il giuoco amore,
Meglio che questo lume di luna
Filtri sul mio guanciale.

Lascia che i tratti guastati
Esso disegni arditamente:
Tu non potrai disamare
Così come non hai saputo amare.

Amare si può solo una volta,
E tu mi sei lontana
Perché invano ci chiamano i tigli,
Coi piedi affondati nei mucchi di neve.

Io so e lo sai anche tu
Che in questo azzurro riflesso lunare,
In questi tigli non ci sono fiori:
Su questi tigli c’è neve e brina.

Che più non ci amiamo da tempo,
Tu non mi ami, io ne amo un’altra
E a tutti e due è indifferente
Giocare in un amore a buon mercato.

Ma anche se mi abbracci e accarezzi
Coi baci di un’astuta passione,
Il cuore eternamente sogni il maggio
E colei che per sempre io amo.

Amore mio! perdonami, perdonami,
Niente io ho trascurato,
Ma ciò che ho più caro sul cammino
É quello che per me è irripetibile.
Irripetibili siamo tu e io.
Morremo ed altri dopo noi verranno.
Ma saranno sempre diversi:
Non sono tuo ormai, tu non sei mia.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

Arrivederci

Arrivederci, amico mio, arrivederci.

Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.

Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità,

ma, di certo, non lo è nemmeno vivere. 

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

I fiori mi dicono addio

I fiori mi dicono addio,

Scrollando in giù le corolle,

Perch’io mai più rivedrò

Il suo volto e il paese natio.

Non importa, mia cara, non importa!

Li ho visti ed ho visto la terra,

E accolgo questo brivido tombale

Come se fosse una nuova carezza.

E poiché penetrai l’intera vita

Passandole dinanzi sorridendo,

Mi dico ad ogni istante

Che a questo mondo tutto si ripete.

Verrà un altro, e che importa! La tristezza

Non cancella chi parte: per la donna

Abbandonata e cara comporrà

Il successore un canto ancor più bello.

E nel silenzio ascoltandolo

Dal nuovo amante l’amata,

Di me può darsi si ricorderà

Come di un fiore che non si ripete.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN