L’Abbazia di Newark

NEWARK ABBEY

I gaze where August’s sunbeam falls
Along these gray and lonely walls,
Till in its light absorbed appears
The lapse of five-and thirty years.
If change there be, I trace it not
In all this consecrated spot:
No new imprint of Ruin’s march
On roofless wall and frameless arch:
The woods, the hills, the fields, the stream,
Are basking in the selfsame beam:
The fall, that turns the unseen mill,
As then it murmured, murmurs still.
It seems as if in one were cast
The present and the imaged past;
Spanning, as with a bridge sublime,
That fearful lapse of human time;
That gulf unfathomably spread
Between the living and the dead.
For all too well my spirit feels
The only change that time reveals.
The sunbeams play, the breezes stir,
Unseen, unfelt, unheard by her,
Who, on that long-past August day,
Beheld with me these ruins gray.
Whatever span the fates allow,
Ere I shall be as she is now,
Still in my bosom’s inmost cell,
Shall that deep-treasured memory dwell;
That, more than language can express,
Pure miracle of loveliness,
Whose voice so sweet, whose eyes so bright,
Were my soul’s music and its light,
In those blest days when life was new,
And hope was false, but love was true.

§

Fisso lo sguardo sul raggio di sole d’agosto,
Su grigie mura abbandonate, io sosto,
Fino a cogliere nel freddo riflesso
L’eco di un lontano passato, trentacinque anni or sono.
Se qualcosa vi è di mutato non vedo
In questo luogo sacro;
Pareti senza tetto e volte senza cornice,
E pure del passaggio di Rovina non v’è segno:
E boschi e colli, pianure e ruscelli
Vedo crogiolare al sole dello stesso raggio:
E cascate che muovono invisibili pale
Mormoravano allora e mormorano ancora.
In unica miniatura scolpite
Sembrano il presente e le fantasie passate;
A colmare, quale ponte sublime,
Il terribile incedere del tempo;
Incolmabile iato
Che il vivo dal morto separa.
Ma chiaro il mio spirito avverte
ll mutamento unico, trasparente.
I raggi s’intrecciano, e soffiano le brezze,
Ma invisibili e inerti e mute a colei
Che un lontano meriggio d’agosto
Con me vide queste grigie rovine.
Qualunque sia il tempo concesso dal fato,
Qui io giacerò, come ella ora giace,
Immobile: nel più profondo del cuore
Il ricordo prezioso di lei;
O tu, umana parola non basta,
Tu, di grazia miracolo puro,
Così dolce la voce e luminosi gli occhi,
Musica all’animo, e luce,
Benedetti quei giorni di vita appena sbocciata,
Di dolce illusione, di amore sincero.

THOMAS LOVE PEACOCK

Annunci
Published in: on novembre 29, 2014 at 07:24  Comments (2)