Per un dipinto dell’Agricola

Più la contemplo, più vaneggio in quella

Mirabil tela: e il cor, che ne sospira,

Sì nell’obbietto del suo amor delira,

Che gli amplessi n’aspetta e la favella.

Ond’io già corro ad abbracciarla. Ed ella

Labbro non move, ma lo sguardo gira

Ver’ me sì lieto che mi dice: Or mira,

Diletto genitor, quanto son bella.

Figlia, io rispondo, d’un gentil sereno

Ridon tue forme; e questa imago è diva

Sì che ogni tela al paragon vien meno.

Ma un’imago di te vegg’io più viva,

E la veggo sol io; quella che in seno

Al tuo tenero padre Amor scolpiva.

VINCENZO MONTI

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Published in: on agosto 20, 2014 at 07:34  Comments (2)  

Per l’onomastico della sua donna

Donna, dell’alma mia parte più cara,
perché muta in pensoso atto mi guati
e di segrete stille
rugiadose si fan le tue pupille?
Di quel silenzio, di quel pianto intendo,
o mia diletta, la cagion. L’eccesso
dei miei mali ti toglie
la favella, e discioglie
in lagrime furtive il tuo dolore.
Ma datti pace, e il core
ad un pensier solleva
di me più degno e della forte insieme
anima tua. La stella
del viver mio s’appressa
al suo tramonto: ma sperar ti giovi,
che tutto io non morrò: pensa che un nome
non oscuro io ti lascio, e tal che un giorno
fra le italiche donne
ti fia bel vanto il dire: Io fui l’amore
del cantor di Bassville,
del cantor che di care itale note
vestì l’ira d’Achille,
Soave rimembranza ancor ti fia,
che ogni spirto gentile
ai miei casi compianse (e fra l’Insùbri
quale è lo spirto che gentil non sia?).
Ma con ciò tutto nella mente poni,
che cerca un lungo sofferir chi cerca
lungo corso di vita. Oh mia Teresa,
e tu del pari sventurata e cara
mia figlia! Oh voi, che sole d’alcun dolce
temprate il molto amaro
di mia trista esistenza, egli andrà poco
che nell’eterno sonno, lagrimando,
gli occhi miei chiuderete! Ma sia breve
per mia cagione il lagrimar: ché nulla,
fuor che il vostro dolor, fia che mi gravi
nel partirmi da questo,
troppo ai buoni funesto,
mortal soggiorno, in cui
così corte le gioie e così lunghe
vivon le pene: ove per dura prova
già non è bello il rimaner, ma bello
l`uscirne e far presto tragitto a quello
dei ben vissuti a cui sospiro. E quivi
di te memore, e fatto
cigno immortal (ché dei poeti in cielo
l’arte è pregio e non colpa) il tuo fedele,
adorata mia donna,
t’aspetterà cantando,
finché tu giunga, le tue lodi; e molto
de’ tuoi cari costumi
parlerò co’ Celesti, e dirò quanta
fu verso il miserando tuo consorte
la tua pietade; e l’anime beate,
di tua virtude innamorate, a Dio
pregheranno che lieti e ognor sereni
sieno i tuoi giorni, e quelli
dei dolci amici che ne fan corona:
principalmente i tuoi, mio generoso
ospite amato, che verace fede
ne fai del detto antico,
che ritrova un tesoro
chi ritrova un amico.

VINCENZO MONTI

Published in: on aprile 6, 2013 at 07:01  Comments (2)