NOI E IL VIRUS

Non sono del tutto contenta di essere Italiana in questo momento. Se da un lato rispondiamo forse giustamente ai Francesi, dall’altro male, malissimo rispondiamo al coronavirus. Non abbiamo in buona parte nessun senso civico e neppure riusciamo a cogliere la gravità delle cose che ci accadono. Non importa che i dati parlino del numero di contagi più alto nel mondo dopo la Cina, non importa che le rianimazioni siano al collasso dovendo già scegliere chi salvare e chi no, noi continuiamo a vivere normalmente o peggio. Riempiamo i locali dei navigli la sera, assaltiamo treni da Milano per il sud portando a parenti ed amici probabili se non sicuri contagi, partiamo dalla Lombardia su meravigliosi camper per villeggiare sulla riviera ligure oppure andiamo a sciare in montagna, andiamo al bar, apriamo i negozi o attività varie tra l’altro senza alcuna precauzione, continuiamo a spingere appiccicati nelle file etc…al grido “e come si fa?” Come si fa se ci ritroviamo poi malati noi o i nostri figli/parenti? Come si fa se poi non riescono ad accoglierci in rianimazione per salvarci la pelle? Dobbiamo decidere se vale di più il profitto o la nostra vita, se vale almeno per un periodo il cambio delle nostre abitudini un po’ superficiali o il superamento di questa pandemia che ci sta affossando comunque a livello economico profondo. L’esistenza non è un giochetto sui social, ma è il bene più grande che abbiamo a qualsiasi età. Pirandello con Mastro don Gesualdo così attaccato alla “roba” ci ha insegnato che non se la portò di là.
Riscopriamo le nostre case, i libri, la musica, i cibi cucinati con calma, pensati, riscopriamo il silenzio, il riposo, perfino l’ozio. Riscopriamo noi stessi. Riprendiamoci da capo per salvarci dal coronavirus, ma forse da tanti atteggiamenti sbagliati che tutti, io per prima abbiamo assunto nella corsa scervellata della nostra società. Ora devo dire che per una volta il governo e le istituzioni ci stanno dando regole giuste da seguire e fanno tutti la loro parte. Pensiamo agli operatori sanitari che fuori e dentro gli ospedali rischiando del “loro” fanno turni pazzeschi e non vedono per giorni i loro familiari. Facciamo anche noi ognuno la nostra parte, anche se ci fa paura chiudiamo le attività per quanto possibile, adottiamo tutte le regole igieniche e di salvaguardia se costretti ad uscire, restiamo nelle nostre case magari a pensare, che male male non ci fa. E parlo pure per me. Tutto questo per superare e vincere questo strano incubo che mi ricorda tanto uno dei film un po’ catastrofici sul futuro degli anni 70/80. Riflettiamoci.

Piera Grosso

Published in: on marzo 11, 2020 at 10:49  Comments (3)  

DEDICATA AD UN NONNO

Caro nonno,

non posso ancora credere

che siano passati già nove anni

dall’ultima volta che ti ho visto.

Avrei tante cose da dirti,

per esempio che quasi sette anni fa

è nato il tuo terzo nipotino Lorenzo

oppure che ho ancora

il mio piccolo foglietto appeso in camera.

Molti mi dicono

che non ti riesco neanche a ricordare

ma loro non sanno.

Non lo sanno che io mi ricordo ti te,

anche se non perfettamente

e che quei lontanissimi ricordi che ho

li ripenso ogni sera prima di dormire.

So che devo pensare positivo

e “ESSERE FORTE”

come lo sei stato per il tuo ultimo anno

ma io ti prometto che lo sarò.

La cosa più importante che ti volevo dire

è che mi manchi tanto

(e manchi anche ad Alice che purtroppo

mi chiede spesso come eri fatto).

Detto questo ti ringrazio tanto

e ti saluto dal profondo del mio cuore

e ti prometto che imparerò

ad usare il tuo telescopio.

(E ricordati che ho una sorpresa per te…)

A presto nonno.

 

Carola

Queste parole della sua nipotina ce le manda la cara Tinti Baldini, a dieci anni dalla perdita del suo Tino (20 gennaio 2010)

 

Published in: on gennaio 22, 2020 at 17:49  Comments (12)  

PRIMA E ORA

Metto in bocca un pezzetto di cioccolata così buono per me, nel silenzio raccolto di casa, poi forse ascolterò musica. Oggi credo che uscirò un po’ e incontrerò il mondo. Gli andrò incontro gentilmente, con un passo tranquillo, perché è quello che posso concedermi e ne sono contenta. Sono contenta di tutto ciò che ogni momento posso concedermi o che ogni momento mi concede. Prima il mio passo era veloce,  facevo mille cose, sentivo il vento sul viso come i corridori, ma non c’era il momento perché tutto si perdeva in un punto lontano. E per quanto fossi attenta, molto mi sfuggiva.
Ora guardo gli occhi degli altri con calma e pure i miei, tempo ne ho. Ora non mangio, non ingurgito, gusto, prima intravedevo i cuori, ora li vedo interi, li sento pulsare, mi avvicino in silenzio e provo una grande tenerezza per tutti noi che siamo in questo grande e misterioso viaggio che mi meraviglia sempre. Ora passeggio e osservo e quando sono stanca mi fermo e da quel punto di stanchezza parte il mio sguardo scoprendo piccole bellezze che non avevo mai notato prima in anni. Scopro che gli occhi devono guardare, non solo vedere, scopro che voglio un bene profondo alla gente della mia vita e ne sono ricambiata, scopro che amo immensamente vivere, aldilà di tutto il dolore, le difficoltà, i problemi e le prove.
Penso che questa malattia non è stata solo un caso o se lo è stata io voglio farla diventare una cosa buona per me e ne sto già guarendo. Penso che sono fortunata ad avere in dono o nel mio codice genetico la volontà di forza, di guarigione, la volontà di amare e di vita. Questa sarà solo una parte di cammino un po’ tempestoso che mi porterà in territori migliori e mi renderà migliore di quello che sono stata fino ad ora.

Piera Grosso

Published in: on dicembre 6, 2019 at 21:05  Comments (5)  

RISVEGLIO

Un risveglio triste quest’ultimo dell’anno che ballo ugualmente come una milonga, cosi profonda che parte dell’animo fino alle ossa che scricchiolano nel silenzio della stanza. Questo nuovo anno che faremo nascere, nelle luci scintillanti e nella gioia che ci promettiamo per tutti, lo ameremo che ci piaccia o no, perché la vita è una cerniera che si chiude e si riapre, per poter valutare e sopra tutto amare.

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 2, 2019 at 11:06  Comments (3)  

E’ IL NOSTRO PRESEPE CHE MANCA

 

In questo via vai di pastori, nel lucido blu di una carta stellata che fiumi, monti e farina sovrasta, é il nostro presepe che manca. In prossimità dell’umile grotta si affollano re, speranze, pastori e pie donne. Son pronti all’arrivo del Bimbo mentre allestita, splendente, è di già la Cometa. Dove siamo, noi, quelli dell’oggi? Siamo appoggiati ai bordi del pietrisco. Cosa facciamo noi, quelli dell’oggi? Rimettiamo in piedi una pecorella caduta e tra i sassi piantiamo una palma finta. Poi, quando crediamo che perfetto sia il tutto, qualcuno rabbuia la sala; qualcun altro, al segnale convenuto, infila la spina ed ecco… è la luce che andiamo cercando! Questa Notte, che Santa rimane, è solo odore di dolci nei pacchi dorati; è una cravatta al petto provata, un cellulare di già attivato. Il bue e l’asinello, immobili, danno calore a statuine di gesso: magnifiche vesti, stupendi volti che forse però vorrebbero voce. Che bravi sono stati i costruttori di questa Betlemme! Peccato non pensino a perfezionarla, intenti come sono a spizzicare ori e bastoni.

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 24, 2018 at 08:00  Comments (3)  

NICLA

Hai colori di grano

con ciuffi di fiordaliso

pelle di ragazza

anche se tramonti

ti hanno rigata

voce veloce che scorre a fiume

mai paga di vita.

Lo sguardo quello

di minuscoli chicchi colorati

che avvolge ed abbraccia.

Ciao mia piccola grande donna

che passi dolce

con cesti colmi di tulipani

e mi assorbi sorella

 

Tinti Baldini

Published in: on giugno 30, 2018 at 07:59  Comments (6)  

POETI DI SEMPRE

Improbabili astensioni

dire e fare

equilibristi sospesi

su di un filo di futuro

osserviamo la volta celeste

poeti di sempre

col cuore che risuona

nel cosmo assoluto

ridonda di lacrime il mondo

risvegliato da un sussulto

dal verso toccante

la mente si riscuote

spera e ancora crede

 

Maristella Angeli

 

21 marzo Giornata Mondiale della poesia

Dedicata a tutti i poeti

Published in: on marzo 25, 2018 at 10:02  Comments (10)  

HO SEMPRE

Poesia di Tinti Baldini – Musica di Peter Reimold (versione strumentale)

 

Ho sempre quella canzone

nella testa

quella che mi cantavi

e guarivo

Quella che mi cantavo

e ballavo

poggiata

anzi riversa sul terrazzo

E’ quella che ti ninnavo

amore

al buio del male

E’ quella che mi ninno

ore ed ore

all’alba senza cielo

E’ quella che mi suoni

piccolina

con le manine di pesca

e cannella

E profuma ancora

e ancora

di amore

e di ricordi

E’ quella sempre

che rimbomba dentro

di nostalgia

Stasera me la suona

ora lo sento

il merlo nero

nascosto e tremante

sul gelsomino

 

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 14, 2018 at 20:32  Comments (13)  

NEL GHETTO DI TEREZIN

Voleva correre tra l’erba

profumata;

non riusciva a toccarla

né a vederla:

era un piccolo ebreo

senza calore,

con lo sguardo già greve

di pena,

chiuso nel ghetto.

Un recinto limitato

e fango consumato,

filo spinato a puntellare

il dolore

d’una gente senza patria.

-Se volerò – sognava il fanciullo

che mostrava al vento

tutte le sue tenere ossa,

-se volerò – sognava –

toccherò l’azzurro cielo,

vedrò un verde prato.

E il sorriso

gl’illuminava il viso

come fiore

che s’apriva al sole

e lo faceva bello.

Nel ghetto di Terezin

non c’era luce

per vivere,

né speranza per resistere.

C’era solo un sogno di bimbo

che voleva volare

nel cielo azzurro.

 

Giuliana Angeli

Giornata della Memoria  27-1-1945  27-1-2018

Published in: on gennaio 28, 2018 at 10:57  Comments (14)  

IL NUOVO ANNO

il vecchio stanco
e pieno di ferite
cede il passo al giovane
con la faccia sporca di verde
e gli appresta il “benvenuto”
-parola irreale/reale-

mezzanotte
le porte si aprono
lui entra con lampi ed echi
e rende muta la sofferenza:
il passato si sfalda
e il futuro
è sorriso di tempo
ma
ci sono storie diverse e
le allegorie di parole vere
sono luce riflessa
nello specchio dell’anima
che beve buio
fino al culmine del giorno
-incarnazione del desiderio
che si allontana
e ritorna
-con rughe senza volto-

da occhi di pena accumulata
scorre rossa acqua salata
che corrode
la pietra del tempo

Giovanni De Simone

Published in: on gennaio 2, 2018 at 06:59  Lascia un commento