CIAO VICKI

Vicki1

In questi giorni in cui la bestialità degli uomini non fa che alimentare l’orrore ed il pessimismo, sembra che l’unica umanità di cui possiamo essere certi sia rimasta quella delle bestie. Sono proprio gli animali che ci ricordano che l’amore è possibile, reale e gratuito, e che la sofferenza ha una sua dignità che l’uomo ha dimenticato, proteso com’è nel rimuoverla dalla sua esistenza oppure nell’infliggerla ai suoi simili. La sofferenza degli animali, più ancora di quella degli uomini che credono nella Passione e confidano nella Croce, ci pone di fronte al mistero, all’insondabile senso del dolore che si stempera nella pace e nel ricordo. Quando stamattina Vicki se n’è andata ha portato con sè i miei dubbi, insieme agli affetti, alle carezze, ai sorrisi di dodici anni di fedeltà senza condizioni. Non so a quale Dio gli animali possano offrire la loro sofferenza, ma spero che ci sia un posto anche per loro nel mondo della Giustizia Infinita, se è vero che hanno condiviso con noi l’amore ed il dolore.

Massimo Reggiani

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Published in: on marzo 23, 2016 at 19:54  Comments (17)  

UNA FREDDA STAGIONE

 

E’ una stagione calda, questo dicembre insolitamente mite allontana l’idea del Natale e del clima freddo e inclemente che ci attende. Il tempo che verrà è un inverno gelido: problemi (ma non per tutti), ristrettezze, poca voglia di ridere e scherzare. C’è però anche chi non resiste nemmeno a questo clima, per quanto la stagione sia favorevole. E’ il caso della mia tartaruga, che vedete nella fotografia. Era abituata ad un clima africano, e per questo aveva bisogno di caldo tutto il giorno. Qui non era possibile, perchè il mio appartamento, per quanto ampio, o forse proprio per questo, non dava abbastanza calore. Inutile cercare sistemi artificiali, riscaldarla con una lampada speciale e costosa, accendere la stufa e farle trovare sempre la sua foglia di lattuga fresca. La mia tartaruga deperiva ogni giorno di più, non mangiava, si muoveva sempre meno. Eppure le tartarughe della sua specie sono molto longeve, chissà, forse gli esperti diranno pure che con le comodità moderne la loro speranza di vita è cresciuta moltissimo. Sarà, ma io vedevo sempre quelle rughe, quello sguardo un po’ spento, un occhio semichiuso, un’aria come per dire “lasciatemi in pace, questo non è posto per me”. Forse era solo una creatura nata per essere libera, che invece tenevo in una schiavitù forzata. Io ero il padrone, e avevo deciso quanto tempo lei doveva rimanere con me, senza chiedere il suo parere. Avrò avuto i miei buoni motivi, come li hanno tutti i padroni del mondo quando decidono le sorti di chi è sottoposto al loro potere; magari anche qualche motivo che poteva essere scambiato per buono e giusto. Non esistono motivi giusti per imporre sacrifici se non l’egoismo e l’indifferenza verso i problemi degli altri, specialmente quando questi “altri” non hanno armi per difendersi e devono stare buoni e zitti, sopportando la loro condizione. Stamattina la mia tartaruga se n’è andata, con una grandissima dignità. Si è richiusa nel suo guscio, dopo aver sopportato chissà per quanti anni di essere sballottata tra una fiera, un mercato o una fredda casa che non era la sua. Si è ritirata con grande dignità nel suo rifiuto di una condizione non cercata, non voluta, non meritata. Il freddo di questa stagione incipiente  l’ha uccisa. Ha preferito uscire di scena ora piuttosto che adattarsi a questo clima malsano, a quest’aria cattiva che sta per arrivare. A questa maledetta, spietata, insensibile e fredda nuova stagione. Un saluto a Chelona, la mia tartaruga, e un augurio a tutti noi. Ne avremo bisogno.

Massimo Reggiani

 

LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI

Alcuni giorni fa  la Corte d’Assise di Perugia si è pronunciata nei confronti di Amanda Knox, cittadina statunitense, condannandola a ventisei anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher, commesso in concorso con altre due persone di altra nazionalità, un italiano ed un ivoriano. Ma la notizia è un’altra: pare che una senatrice degli Stati Uniti, tale Maria Cantwell, abbia richiesto alla Segretaria di Stato Hillary Clinton di verificare se alla base di tale sentenza ci possa essere un sospetto “antiamericanismo” della nostra Magistratura. Pur nella consapevolezza che il nostro sistema giudiziario mostra carenze gravissime che lo affliggono, malattie endemiche che lo paralizzano, risorse insufficienti che lo mortificano e poteri forti che lo vorrebbero asservire al proprio tornaconto, mi sento di poter tranquillizzare la senatrice americana sulla serietà dei nostri giudici e la qualità delle nostre sentenze: da noi in Italia non siamo abituati a sottrarre i nostri cittadini alla giurisdizione dei paesi in cui commettono reati. Non chiudiamo istruttorie in tutta fretta senza punire i colpevoli come nel caso della funivia del Cermis o dell’ “incidente” Calipari, non riteniamo i servizi segreti al di sopra della legge come nel caso Abu Omar, e non guardiamo mai al passaporto degli imputati, perché per noi il possedere o meno una cittadinanza diversa non costituisce né un’aggravante né un’esimente rispetto alla colpa di cui ci si macchia. E non solo la cittadinanza, ma neppure il colore della pelle, che in qualche tribunale americano sembra contare molto. In linea di principio da noi non conta (o almeno ci si sforza che le cose vadano così) neanche l’importanza e la posizione sociale dell’imputato, e questo è talmente vero che la più grossa preoccupazione di un certo signore che è a capo del governo e che deve essere giudicato dalla legge italiana è proprio quella di cambiarla per potervisi sottrarre. Da noi può persino succedere che vengano condannati quelli che si possono permettere gli avvocati più bravi, mentre negli Stati Uniti i ricchi che si possono pagare una grossa cauzione girano indisturbati alla faccia delle vittime, e a volte se la cavano pure, come O.J. Simpson. Da noi il Pubblico Ministero rappresenta la legge e ricerca la verità, richiedendo anche il proscioglimento o l’archiviazione della causa se i fatti emersi nell’istruttoria escludono la responsabilità dell’imputato, mentre negli Stati Uniti il Procuratore è un avvocato che deve dimostrare comunque la propria tesi accusatoria, ed il processo una specie di gara sportiva in cui vince il più bravo, non la sede in cui si fa giustizia. La senatrice americana può stare tranquilla. Noi potremo anche sbagliare,  ma da noi non si rischia di condannare a morte un innocente, semplicemente perchè la pena di morte non esiste. Noi potremo sbagliare e spesso sbaglieremo perché i giudici non sono infallibili e gli uomini sono imperfetti, deboli, corruttibili a tutte le latitudini, ma di una cosa siamo certi: da noi non ci sarà mai una legge che consente quello che è consentito sotto l’egida dell’aquila americana. Noi non tratteremo mai Amanda Knox come i suoi connazionali hanno fatto e continueranno a fare  “legalmente” con i prigionieri di Guantanamo o di Abu Ghraib.

Massimo Reggiani