Fiamma di una candela

Ho acceso la candela alla bambina
un’anima gentile
armonia in mente e corpo
grazia seduzione
di un gioiello in primavera
d’ansia e stress un sedativo
soluzione ai colori che si spengono negli occhi
per rimanere in eterno
in fragili contorni
nel candore di bambina che non muore.

Enrico Tartagni

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Published in: on giugno 21, 2018 at 07:14  Lascia un commento  

E il PD sta a guardare

Sì, ora sono proprio un giallo-verde:

giallo d’itterizia, verde di bile.

Con una politica da cortile

il PDR gioca a chi più perde:

 

non solo gli iscritti suoi disperde

per del capo un orgoglio infantile

che dell’arroganza ha fatto il suo stile,

ma spinge il PD là ove si perde.

 

Ha messo il Paese in mano alla destra

fidando in chissà quale opposizione,

un’opzione per lo meno maldestra

 

che lo esclude da ogni decisione.

Il PD non è d’idee palestra,

è un ring ad alta competizione.

 

Umberto Marinello

Published in: on giugno 21, 2018 at 06:58  Comments (1)  

Presenza

Non occorre che mi eviti,
che cerchi di allontanarti,
io sarò sempre nei tuoi pensieri,
sarò i palpiti del tuo cuore,
la lacrima che esce dai tuoi occhi.

Non potrai mai liberarti di me,
spunterò dalle pagine di un libro,
sarò la musica di una canzone.

Ti toccherò anche se sono lontana,
con la carezza del vento,
col tepore delle prime giornate di sole,
col profumo dei fiori.

Fino a quando entrambi
ci ritroveremo tra le onde del mare,
laggiù…dove si confonde col cielo.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 20, 2018 at 07:15  Comments (5)  

Quasi vago e purpureo giacinto

Quasi vago e purpureo giacinto,
che ‘n verde prato, in piaggia aprica e lieta,
crescendo ai raggi del più bel pianeta,
che lo mantien degli onor suoi dipinto,

subito torna languidetto e vinto,
sì che mai non si vide tanta pièta,
se di veder gli usati rai gli vieta
nube, che ‘l sol abbia coperto e cinto;

tal la mia speme, ch’ognor s’erge e cresce,
dinanzi a‘ rai de la beltà infinita,
onde ogni sua virtute e vigor esce.

Ma la ritorna poi fiacca e smarrita
oscura tema, che con lei si mesce,
che la sua luce tosto fia sparita.

GASPARA STAMPA

Published in: on giugno 20, 2018 at 07:09  Comments (2)  

Io…

Io…
che forse non so amare
ma sto amando tanto
ascolto come sorda
continuamente cado
testarda mi rialzo

Io…
che quel che posso dono
sincera fino in fondo
onesta e disonesta
nascondo i miei pensieri
per non voler far male

Io…
che non mi so amare
svilisco e mi bastono
accetto nel silenzio
poi offendo mi difendo
con muri senza porte

Io…
che amo ancor giocare
col cuore di bambina
in questo mondo storto
parole dentro al vento
bruciate dall’arsura

Io… solo io

Patrizia Mezzogori

Published in: on giugno 20, 2018 at 07:05  Comments (2)  

La tua mano

È che senza te
Manca proprio
Un perché, un dove
Un andare, un restare.
Ci provo ci provo sai…
Ma non funziona mai.
È che quel braccio
Che mi stringe
Non si adatta alla mia vita,
Quello sguardo
Che si posa su me
Non ha proprio
La giusta dimensione,
È che dopo un attimo
Mi sento in tensione
E non capisco il parlare.
Così eccomi qui
A discorrer ancor con te
Che ritorni subito
Appena ti chiamo
Perché mi ami…
Ti amo e non importa
Neppure se ora sei
In un altro spazio lontano
Perché io a volte sento
Proprio la tua mano
Che si deposita su me
Lì resta e finalmente
Mi riposo…
Appoggio la testa.

Piera Grosso

Published in: on giugno 20, 2018 at 06:51  Comments (4)  

Fotografia di mio padre a ventidue anni

.
PHOTOGRAPH OF MY FATHER IN HIS TWENTY-SECOND YEAR
 .
October.  Here in this dank, unfamiliar kitchen
I study my father’s embarrassed young man’s face.
Sheepish grin, he holds in one hand a string
of spiny yellow perch, in the other
a bottle of Carlsbad Beer.
In jeans and denim shirt, he leans
against the front fender of a 1934 Ford.
He would like to pose bluff and hearty for his posterity,
Wear his old hat cocked over his ear.
All his life my father wanted to be bold.
But the eyes give him away, and the hands
that limply offer the string of dead perch
and the bottle of beer.  Father, I love you,
yet how can I say thank you, I who can’t hold my liquor either,
and don’t even know the places to fish?
 .
§
 .

Ottobre. Qui in questa fetida, estranea cucina
studio la faccia di mio padre imbarazzata da giovane.
Un sorrisetto timido, in una mano tiene una sfilza
di persici gialli e spinosi, nell’altra
una bottiglia di birra Carlsbad.

In jeans e camicia di tela, sta appoggiato
contro il paraurti anteriore di una Ford del 1934.
Gli piacerebbe avere un’aria spavalda e cordiale per i posteri,
portare il suo vecchio cappello inclinato su un orecchio.
Per tutta la vita mio padre ha voluto essere un duro.

Ma gli occhi lo tradiscono, e le mani
che mostrano senza convinzione quella sfilza di persici morti
e la bottiglia di birra. Padre, ti voglio bene,
ma come posso dirti grazie, io che pure non reggo l’alcol,
e che non conosco nemmeno i posti buoni per pescare?

RAYMOND CARVER

Published in: on giugno 19, 2018 at 07:47  Comments (1)  

C’è una festa

C’è una festa anche qua
Schiamazzi di ragazzi
Gridolini e trombette
E tu…dove sei
Con gli amici e io ti vorrei
Non per forza ora
Non assolutamente stasera
Che non ho voglia di star sola
Quando il mondo grida il suo
Entusiasmo e io mi sento
Svuotata e un’infinita
Tristezza mi arrende
A un pianto e non addii
Ma non so se mi attende
un giorno di felicità
La notte è vuota per me
Se non ho un sogno di te

Sono una bambina sola
Come quando le sorelle
Dormivano e mamma e papà
Di là con gli amici giocavano
E ridevano e bevevano
E io ero esclusa e spiavo
Il loro ridere e gridare
Li guardavo dalla porta
Dietro il vetro a scacchi
Ombre gaudenti fra le luci
Il divertirsi dei grandi
Mentre l’infanzia dormiva
E io ero lì
Fra l’uno e l’altro senza
Sapere chi fossi e quale
La mia parte nel mondo

Spesso mi addormento
Col pensiero di te
Ma stasera non c’è
Non lo trovo e il mondo
Mi sembra un rovo
Cerco qualcosa da fare
Accendo la tivù e venti
Gocce mi faranno addormentare
Se c’è un film che mi prende
Non penso più a niente e mi
Sento vivere nelle immagini
Ma tu a volte mi immagini come
Faccio io con te o è
Un viaggio a senso unico
Che percorro nei meandri
Di questo cuore malato

azzurrabianca

Published in: on giugno 19, 2018 at 07:44  Comments (1)  

Non ha parole il giorno

Non ha parole il giorno

e la luce opaca

filtra

dalle tendine polverose.

Accendi il giradischi

del daffare

mentre in cielo

passano le nuvole.

 

Graziella Cappelli

Published in: on giugno 19, 2018 at 07:39  Comments (4)  

Come conigli tratti dal cappello

l’aria che avvolge i corpi
è il calco d’ogni forma
_ una fusione a cielo perso_
l’antimateria ha il suo marchio di fabbrica

siamo scavati nelle nuvole
abbiamo l’elemosina del sogno
a farci vivi nella dissolvenza
_le variazioni sono effetti labili_
il dentro è della stessa consistenza
dell’aria che ne sagoma i contorni

anime confinate nei minuti
_lo spazio un vuoto a rendere_
siamo prova tangibile d’un Dio
che si diletta a nascere e morire
a nostra immagine

Cristina Bove

Published in: on giugno 19, 2018 at 06:52  Comments (1)