L’amore mio mi chiede

L’amore mio mi chiede:
“Qual è la differenza tra me e il cielo?”
La differenza è che
se tu ridi, amore mio,
io mi dimentico il cielo.

NIZĀR TAWFĪQ QABBĀNĪ

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Published in: on novembre 22, 2017 at 07:20  Comments (2)  

Quattro cavalli

Mi si muovono nel petto
Quattro cavalli al galoppo
Non li ho sentiti arrivare
Non ho potuto arginare
Quel loro scalpitare
Se non li lascio fare
Mi ammaccano il cuore
Vogliono spazio
Sono giunti in silenzio
Gli zoccoli sulla neve
Era sembrata cosa lieve
Da prendere alla leggera
Ma ora la cavalla nera
Si è già aperta un varco
È fuggita nella sera
E con le ali nella notte vola
Tendo forte il mio arco
Ma non prendo la mira
E la testa mi gira
Lasciateli fare
Lasciateli andare
I cavalli del cuore

azzurrabianca

Published in: on novembre 22, 2017 at 06:58  Comments (2)  

Timidezza

sempre la stessa scena
all’angolo della piazza:
un giovane con una rosa
fermo ad aspettare
la ragazza che ama
lei arriva
sguardi che s’incontrano
lui in silenzio
e
piedi di piombo

Giovanni De Simone

Published in: on novembre 21, 2017 at 07:38  Comments (13)  

L’albero

L’invaso dai rami

nella fascia di terra

ha abbagliato le ombre

una schiena di rifugi

testimone

sul talamo d’erba

ti riversi  silenzioso

O parente del cielo che osservi

mille e più anni prosperi

succhiano nel legno come scoiattoli

i tuoi arti dentro la tana dei sassi

imperlati di sudore

Lì, vive la forza del sole

 

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 21, 2017 at 07:32  Comments (5)  

Lettera

LETTRE

Michelle, nous avons été de ces oiseaux
qui se frôlent, portés en flèche à la lumière,
et se poursuivent en criant toujours plus haut
jusqu’à l’extase, trop pareille à l’éphémère…
– Mais plus d’images entre nous: j’ai dit en rêve
les mots qui rendent la distance un peu plus brève
entre nos corps, ces personnages infernaux;
tu savais en former d’assez étroits anneaux
pour qu’ils exultent à en oublier leurs frontières
et la mort qui attend, curieuse, derrière;
moi, j’étais trop souvent comme un enfant distrait,
je voyageais, je vieillissais, je te quittais,
et quand nous sommes remontés vers l’aube crue,
c’est un spectre que tu guidais de rue en rue,
là où le chant du coq ne pourrait plus l’atteindre.
Et pourtant cette ombre t’aimait… On ne sait pas
ce que l’on trouvera là-bas pour vous étreindre…
– Habitante de cette nuit, tu penseras
sans trop de haine à qui demeure on ne sait où
et te frôla comme un oiseau sur les paupières
puis monta, sans cesser d’apercevoir dessous
ton sourire scintiller comme une rivière…

§

Michelle, noi fummo uccelli che si sfiorano,
frecce verso la luce, che s’inseguono
gridando sempre piú in alto, fino all’estasi,
sorella dell’effimero.
− Non servono le immagini fra noi: dissi parole
in sogno, che rendono piú breve la distanza
fra i nostri corpi, figure infernali; tu sapevi
formarne degli anelli abbastanza stretti
perché esultassero scordando i loro limiti
e la morte che, curiosa, dietro aspetta;
io, ero troppo spesso un fanciullo distratto,
viaggiavo e poi invecchiavo, abbandonandoti,
e quando risalimmo su verso l’alba cruda,
era uno spettro che tu guidavi di strada in strada,
là dove il canto del gallo mai piú l’avrebbe raggiunto.
Eppure quest’ombra ti amava… E non sai mai
laggiú cosa ti attende, quale abbraccio…
− Abitante di questa notte, penserai
senza troppo odio a chi dimora chissà dove
e ti sfiorò come un uccello sulle palpebre,
poi risalí, senza cessare di scorgere in basso
il tuo sorriso scintillare come un fiume…

PHILIPPE JACCOTTET

Published in: on novembre 21, 2017 at 07:03  Lascia un commento  

Angelo mostruoso

Perdersi nella follia di un angelo mostruoso,
nel suo essere maleficamente doppio,
in un delirio erotico dove recitare l’amore
diventa arma a doppio taglio
per la vittima sacrificale
 
Pulsioni umane li avvicinano mortalmente
in un canto rabbioso, malato e tagliente,
che oscura la purezza del vero amore
trasformando ciò che potrebbe essere gioia
in un inferno dove si può solo bruciare

Patrizia Mezzogori

Published in: on novembre 21, 2017 at 06:59  Comments (3)  

Quale nome?

Che nome dare al subbuglio
che mi scuote tutta?
Che a volte mi toglie le forze,
altre mi impedisce di dormire?
Che non accetta quello che detta la ragione,
ma con lei combatte per cacciarla via?
Che nome dare quando davanti ad una rosa
non si mette a contare i petali
bensì le spine e da queste viene ferito e sanguina?
Vorrei chiamarlo tormento,
ma non esiste termine
che renda bene l’idea.
Forse, l’immagine di un mare agitato
potrà far capire che manca
la luce di salvezza di un faro.

Sandra Greggio

Published in: on novembre 20, 2017 at 07:32  Comments (10)  

Semplice

In questa cittadina occidentale vivo.
In giorni in cui il colore è monotono
rappreso. E le notizie certe si mostrano arancione:
quattro minuti al quindici o al tre. Verso là fuori
ai palazzoni degli sfrattati, ai nuvoloni
sui campi di magnesia ed ortica.
Qui io vivo, precisamente a qualche chilometro
e, credete, a volte cambia tutta la storia
e i paletot, le feste con i fuochi di sabato.
Qui vivo, col porto d’armi dei macellai
capanne in frasche, e capannoni un tempo abitati.
A volte il gelo, che fa brillare l’erba che sembra un’officina
una gioielleria di liquami. In occidente
dove s’invecchia prima del tempo, sempre presi
dalle centrali elettriche o il gas, dal partorire
dei gatti e foglie nuove ogni anno.
Eppure godo, sento le gambe fredde alle donne
e le consolo, vivo bene, dove l’amore è uguale e universo
stesso sangue, respiro, facce da funerale
se getta via i tuoi fiori e ritorna da mammà.
Un occidente fatto di labbra, introspezioni
di gratta e vinci e sedie anatomiche, di auto
che vanno sole ai propri parcheggi. Vivo qui
dove mia madre ama i suoi preti, babbo l’orto
i pomodori come le tette di una balia
il verde disgregato al prezzemolo, la terra.
Vivo nei tuoi pensieri alle volte, tutto intero
paure e altri dolciumi compresi. E me ne vanto
perché c’ho dentro il blu ed il cobalto
il rosso anguria, il giallo dei limoni cresciuti sul balcone
il nero dei tuoi anfratti d’amore. Tutto quanto.

Massimo Botturi

Published in: on novembre 20, 2017 at 07:25  Comments (1)  

Il cuore arde come un guerriero

Il cuore arde come un guerriero:
l’anima è un uomo in galera.
Occhi socchiusi s’infiammano
di dubbi spaventosi.

Simone Magli

Published in: on novembre 20, 2017 at 07:21  Comments (2)  

Dedica

Occorre un amore grande
per viverti accanto, amor mio,
e cavalcare un destino
che è come un puledro avverso,
come una macchina astrusa.
E tu vorresti scendere,
guardare pascoli azzuri
e invece il destino bizzarro
sbatacchia le povere ali
e immiserisce l’amore.
Così, quando è sera,
io mi adagio al tuo fianco
come vergine stanca,
né so cosa tu mi puoi dare,
né sai cos’io voglia dire.

ALDA MERINI

Published in: on novembre 20, 2017 at 06:53  Comments (1)