Recidivo

Poteva andare meglio. Tutto qui?

Bel modo di affrontare un fallimento!

Nessuno stop, nessun ripensamento.

Avanti tutta: Alla via così.

 

E i peones? Eh! Ci pensano sì!

Pensano che forse potranno a stento

tenere lo scranno, visto l’evento.

Ma se ne stanno zitti, fino a quel dì

 

quando deciderà la loro sorte.

Il capo non può essere contraddetto,

sarebbe come condannarsi a morte

 

politica. Se vuoi esser protetto

resta fedele nella sua corte

anche contro ogni ben dell’intelletto.

 

Umberto Marinello

Published in: on luglio 26, 2017 at 07:22  Comments (1)  

Il primo scalino

Èumene, giovanissimo poeta,
si lamentava un giorno con Teocrito:
«Due anni sono già da quando scrivo,
e non ho fatto che un idillio solo:
è l’unico lavoro mio compiuto.
Povero me, lo vedo bene, è alta,
molto alta la scala di Poesia.
Sono soltanto sul primo scalino:
povero me, che non andrò più su».
Gli rispose Teocrito: «Stonate
sono, e blasfeme queste tue parole.
Sei sul primo gradino della scala?
Fiero devi sentirtene, e felice.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria.
Anche il primo gradino della scala
è tanto lungi dal volgo profano.
Se vuoi posarvi il piede, entrare devi
nella Città sublime delle Idee
col tuo diritto di cittadinanza.
Ed è cosa difficile e assai rara
che t’iscrivano là fra i cittadini.
E dei legislatori del suo foro
nessun avventuriero si fa scherno.
Essere giunto qua non è da poco;
quanto hai fatto non è piccola gloria»

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on luglio 26, 2017 at 07:03  Comments (1)  

La felicità

Felicità

è il sorriso di mia madre

la risata di mio padre

l’abbraccio di chi amo

la carezza della sera

il soffio del vento

il sole del mattino

l’ode al Signore

il domani

che si tinge d’amore

 

Maristella Angeli

Published in: on luglio 25, 2017 at 07:27  Comments (12)  

Amore a prima vista

(Scultura dell’autore)

Cara compagna.
Sento sul corpo tuo il mio profumo
sapore acro in gola al mio risveglio,
inesorabile amica di notti inquiete
quando l’ansia di perderti mi assale.

Strappai il tuo primo bacio impertinente,
nascosto ai curiosi sguardi della gente,
fu come un uragano nella mente,
ed il corpo mio gemette in un istante.

Ti amai in una notte senza luna ,
freddo il corpo tuo incendiai di baci,
cenere restò del nostro amplesso,
per amarti ancora dopo un’ora,

Candida come neve la tua veste,
bionda e di fil dorato il tuo profilo,
fuoco d’autunno il fragile tuo corpo,
sento il calor tuo sulle mie labbra,
m’attrista doverti perdere per sempre.

Mi han detto Dotti e Luminari,
Che la vicinanza tua è deleteria,
e mi consiglian di non starti accanto.

Come potrei gettarti dentro un fosso,
se ti bramo ancora come ossesso.
Il corpo mio è ridotto a sterile sostanza,
per averti amato come e più non posso.

Ora che son solo in questo angusto letto,
sento la voglia di tenerti accanto,
compagna di notti insonni e prediletta,

mia cara ,dolce, amica
Sigaretta.

Raffaele Saba

Published in: on luglio 25, 2017 at 07:05  Comments (1)  

Stella

Spesso mi guardo allo specchio:
appaio confusa e turbata,
poi dentro gli occhi
vedo la punta di una stella
splendere per me.
Voglio denudare la mia anima
conoscendoti ancor di più,
scoprendo l’oasi d’impronte
che il tempo
continua a cancellare.

Glò

Published in: on luglio 25, 2017 at 07:02  Lascia un commento  

Parole dolci

SWEET TALK

You are not the Mona Lisa
with that relentless look.
Or Venus borne over the froth
of waves on a pink half shell.
Or an odalisque by Delacroix,
veils lapping at your nakedness.

You are more like the sunlight
of Edward Hopper,
especially when it slants
against the eastern side
of a white clapboard house
in the early hours of the morning,
with no figure standing
at a window in a violet bathrobe,
just the sunlight,
the columns of the front porch,
and the long shadows
they throw down
upon the green dark lawn, baby.

§

Tu non sei la Monna Lisa
con quel suo sguardo ambiguo.
O Venere che nasce dalla spuma
del mare sulla metà di una conchiglia rosa
O un’odalisca di Delacroix,
avvolta nei veli della tua nudità.
Tu sei più come la luce
di Edward Hopper,
specialmente quando cade
sul lato ad est
del bianco rivestimento di una casa
alle prime ore del mattino,
senza nessuno che se ne sta
alla finestra in un accappatoio viola,
solo la luce,
le colonne del portico,
e le lunghe ombre
che si allungano
sul verde scuro del prato, baby

BILLY COLLINS

Published in: on luglio 25, 2017 at 07:00  Comments (1)  

Giù

giù

alle fondamenta

nell’ade

che il sisma, ieri

ha fatto tremare

andare

a mani nude

 in discesa

scale sconnesse

tra solventi di vini fermentati

biciclette smesse

in mezzo a ragnatele setose.

Uno scorpione alza la coda

dentro bauli di ricordi accatastati

sale, su sedie ormai tarlate

dove si leggono sedute

di vedute consumate

sempre lì

gli scarti del tempo

macchie d’ olio

fissate al pavimento

due vecchie bambole

che non vedono più

laggiù

a volte

qualcosa si rinnova

– umidità –

Cavernosa.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on luglio 24, 2017 at 07:48  Comments (2)  

Come un destino

arrotoli l’arazzo
affresca la tua vita
tra pieghe vola
al vento lieve
la visione operosa
tenue ti sfiora
vorresti afferrarla
ma vola lontano
filtra la memoria
e ti abbandona
per correre verso
l’ultimo pensiero…

Antonietta Ursitti

Published in: on luglio 24, 2017 at 07:47  Lascia un commento  

Lo specchio

Eppure sono stato attento

a non farmi cogliere di sorpresa

dal passare del tempo

a non ritrovarmi da solo

davanti ad uno specchio

schiavo del pentimento

e malinconicamente vecchio

Quante volte mi sono detto

che tutto stava cambiando

il mondo, la gente

le scienza, la Natura,

la realtà politica

la società futura

mai però avrei immaginato

di non riconoscere più

i tuoi occhi di figlia

i tuoi sorrisi, le tue risate

di ritrovarmi un giorno

il cuore in subbuglio

intento a rivedere il film

di una passata estate

di quando desideravo che crescessi

che diventassi grande

per passeggiare con te

scambiandoci domande

Ora ho solo lo specchio di fronte

solo i miei di occhi a guardarmi

il tempo è passato

e passa ancora

inesorabile

ma di quell’orologio

non sento più i rintocchi.

 

Sandro Orlandi

Published in: on luglio 24, 2017 at 07:05  Comments (6)  

La tempesta

No, non turbarti, o Nice; io non ritorno
a parlarti d’amor. So che ti spiace;
basta così. Vedi che il ciel minaccia
improvvisa tempesta: alle capanne
se vuoi ridurre il gregge, io vengo solo
ad offrir l’opra mia. Che! Non paventi?
Osserva che a momenti
tutto s’oscura il ciel, che il vento in giro
la polve innalza e le cadute foglie.
Al fremer della selva, al volo incerto
degli augelli smarriti, a queste rare,
che ci cadon sul volto, umide stille,
Nice, io preveggo… Ah non tel dissi, O Nice?
ecco il lampo, ecco il tuono. Or che farai?
Vieni, senti; ove vai? Non è più tempo
di pensare alla greggia. In questo speco
riparati frattanto; io sarò teco.
Ma tu tremi, o mio tesoro!
Ma tu palpiti, cor mio!
Non temer; con te son io,
né d’amor ti parlerò.
Mentre folgori e baleni,
sarò teco, amata Nice;
quando il ciel si rassereni,
Nice ingrata, io partirò.
Siedi, sicura sei. Nel sen di questa
concava rupe in fin ad or giammai
fulmine non percosse,
lampo non penetrò. L’adombra intorno
folta selva d’allori
che prescrive del Ciel limiti all’ira.
Siedi, bell’idol mio, siedi e respira.
Ma tu pure al mio fianco timorosa ti stringi, e, come io voglia
fuggir da te, per trattenermi annodi
fra le tue la mia man? Rovini il cielo,
non dubitar, non partirò. Bramai
sempre un sì dolce istante. Ah così fosse
frutto dell’amor tuo, non del timore!
Ah lascia, o Nice, ah lascia
lusingarmene almen. Chi sa? Mi amasti
sempre forse fin or. Fu il tuo rigore
modestia, e non disprezzo; e forse questo
eccessivo spavento
è pretesto all’amor. Parla, che dici?
M’appongo al ver? Tu non rispondi? Abbassi
vergognosa lo sguardo!
Arrossisci? Sorridi? Intendo, intendo.
Non parlar, mia speranza;
quel riso, quel rossor dice abbastanza.
E pur fra le tempeste
la calma ritrovai.
Ah non ritorni mai,
mai più sereno il dì!
Questo de’ giorni miei,
questo è il più chiaro giorno
Viver così vorrei,
vorrei morir così.

PIETRO METASTASIO

Published in: on luglio 24, 2017 at 06:57  Lascia un commento