Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

La nuova stagione

Nell’aria un dolce tepore ha allontanato il freddo inverno
Un profumo nuovo si spande all’intorno
La vita sembra germogliare assieme alla natura
Mentre il canto gioioso degli uccelli ci saluta

Le donne cominciano a svestire gli abiti scuri
Nuovi colori vanno a coprire le loro membra
E tutt’intorno sembra essere una festa attesa da tempo
Mentre il grande fiume ha smesso i panni grigi e brumosi

La collina verdeggiante ma non più coltivata
Sembra irridere chi l’ha cementata
Stamattina aprendo la finestra ho capito
Quanto scempio abbiamo operato

La parola crisi echeggia per strada
Persone cercano di gettare nel sole i cupi pensieri
Non c’è allegria ma solo ricerca serena di nuove risorse
Mi sento invischiato da questo pensare
E non trovo soluzione efficace nel loro contrasto

Mi rifugio all’ombra di un pino
Gibran mi accompagna al di fuori da questo momento
Mi sento straniero in terra straniera povero fra i poveri
Il tempo passa rapidamente celando i pensieri fra i suoi veli
Non trovo risposte a questo linguaggio stonato

Marcello Plavier

Le ali della sera

Ho sentito arrivare la sera
eppure era ancora l’alba
avevan appena slacciato
il loro bottone le margherite.

Ho visto la sua ombra
di fianco al mio corpo.

Ho avvertito il suo respiro
soffiare dentro gli abiti
palpabile sulla mia pelle.

Ho sentito arrivare la sera
mani larghe come ali.

Catturò il mio cuore
per darlo all’ultimo gabbiano
fermo sullo scoglio
attendendo la notte.

Sandra Greggio

Published in: on marzo 13, 2012 at 07:01  Comments (13)  
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Giorno

DAY

The Sun arises in the East,
Cloth’d in robes of blood and gold;
Swords and spears and wrath increast
All around his bosom roll’d
Crown’d with warlike fires and raging desires.

§

Il sole s’alza all’Est
vestito d’abiti di sangue e d’oro
e spade e lance e collera crescente
tutto all’ingiro avvolgono il suo seno
da bellicosi fuochi incoronato e da voglie furenti.

WILLIAM BLAKE

Published in: on febbraio 25, 2012 at 07:09  Comments (4)  
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Un altro mondo

Perdonami se non ti ascolto
e lontano ti sembro dal mondo.
Forse è proprio perché nel mondo
sono entrato.
Ti ho lasciato fuori dalla porta
dei miei pensieri che dietro di me
ho richiuso.
È un viaggio che devo fare da solo,
non è il tuo mondo, quello che vedere
non vuoi, che tieni lontano da noi.
È il mondo che non hai voluto
e ne hai creato uno per me.
È il mondo dove non c’è pace,
quello dove se non vinci muori,
quello che di te oggi fa un dio
e domani ti ripudia perché dici no.
Dici no alle ipocrisie, alle bugie
vestite di abiti scintillanti.
Quello dove non guardi che avanti
e non ti accorgi che se sei solo
è perché gli altri si sono persi.
È il mondo dei normali diversi,
dei diversamente abili e normodotati.
È il mondo delle parole inventate
per dirti che dietro il nulla c’è tutto
e ti accorgi che t’hanno imbrogliato.
Io vado in quel mondo per capire
quanto uomo c’è in me.
Se non tornerò è perché quell’uomo
non è mai esistito se non per te.

Claudio Pompi

Published in: on dicembre 6, 2011 at 07:44  Comments (6)  
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Testamento biologico

Spogliato di tutto
inganni la morte
mimando il sonno.
Lei non si da pace
spia la tua lacrima che non intende
e ora tace.

Sulla scrivania aperta la tua agenda
non sa
che stai sfilando via
la data non appare-
ultimo appuntamento
cui dovrai andare.
Al buio nell’armadio
i tuoi abiti appesi
attendono pazienti
il cambio di stagione.

Ma per te d’ ora in poi
sarà negata a oltranza
del giorno e della notte
l’alternanza,
l’evoluzione,
tempo
e l’ umana espressione
del sentir un’emozione.

Padrone sei più di nulla

La macchina ci lascia l’impressione
che ancora qui tu sia
ma è solo illusione
Così uscirà il giornale- l’ultima edizione –
Staccar la spina
è l’unica nostra opzione?

Anna Maria Guerrieri

Canzone quasi d’amore

Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo…

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi…

Queste cose le sai perchè siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perchè siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d’ azione o di parola,
volando come vola il tacchino…

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d’ orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c’è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno…

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell’ energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato…

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri… coglioni!

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale…

D’ altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d’ aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare… grattarsi!

FRANCESCO GUCCINI

 

Vincent

Starry

starry night

paint your palette blue and grey

look out on a summer’s day

with eyes that know the

darkness in my soul.

Shadows on the hills

sketch the trees and the daffodils

catch the breeze and the winter chills

in colors on the snowy linen land.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they did not know how

perhaps they’ll listen now.

Starry

starry night

flaming flo’rs that brightly blaze

swirling clouds in violet haze reflect in

Vincent’s eyes of China blue.

Colors changing hue

morning fields of amber grain

weathered faces lined in pain

are soothed beneath the artist’s

loving hand.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

perhaps they’ll listen now.

For they could not love you

but still your love was true

and when no hope was left in sight on that starry

starry night.

You took your life

as lovers often do;

But I could have told you

Vincent

this world was never

meant for one

as beautiful as you.

Starry

starry night

portraits hung in empty halls

frameless heads on nameless walls

with eyes

that watch the world and can’t forget.

Like the stranger that you’ve met

the ragged men in ragged clothes

the silver thorn of bloddy rose

lie crushed and broken

on the virgin snow.

And now I think I know what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they’re not

list’ning still

perhaps they never will.

§

Notte stellata
dipingi la tua tavola di colori blu e grigio
osserva una giornata d’estate
con gli occhi di chi conosce l’oscurità della mia anima
dipingi ombre sulle colline
abbozza gli alberi e i giunchi
cattura la brezza e brividi invernali
nei colori della linea dell’orizzonte innevata

Ora capisco cosa hai cercato di dirmi
e quanto hai sofferto per la tua saggezza
e quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro non sapevano quanto
ma probabilmente ora starebbero a sentire

Notte stellata
fiori infuocati che brillano con luminosità
nuvole vorticose nella foschia scura
si riflettono negli occhi di Vincent blu come ceramiche
I colori cambiano tono
campi al mattino di grano ambrato
facce sopravvissute allineate nel dolore
sono mitigate sotto la mano amorevole dell’artista

loro possono non amarti
ma il loro amore era vero
e quando non c’è più nessuna speranza
in quella notte stellata
ti sei ripreso la tua vita come spesso fanno gli amanti
ma io potrei avertelo detto Vincent
questo mondo non è mai stato fatto per uno bello come te…

Notte stellata
i ritratti pendono sui muri vuoti
teste senza cornici su muri senza nome
con gli occhi che guardano il mondo e non dimenticano
come gli stranieri che hai incontrato
l’uomo logoro in abiti stracciati
la spina d’argento della sanguinosa rosa
che giace dopo essere stata strappata sulla neve virginea

ora credo di sapere
quanto hai sofferto per la tua saggezza
quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro ancora non ascoltano
e forse non ascolteranno mai

DON MCLEAN


A cosa serve

A cosa serve
cedere allo spazio
fidarsi del clima rarefatto
del sole che scalda,
se non sai privarti del peso
respirare che nebbia
né strapparti gli abiti di dosso.

Diviene immensità
che non si lascia passare,
coesione totale di particelle
da inchiodare le nubi negli occhi,
da farti picchiare la testa,
alla cieca,
contro i troppi piaceri incompiuti
contro i dolori che non vorresti,
mentre dipingi te stesso
che affreschi deluso
il tuo autoritratto.

Daniela Procida

Published in: on ottobre 14, 2010 at 07:43  Comments (4)  
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Valigie

Preparo le valigie
ripongo gli abiti
odore di sentieri
di aria pura e di te

giorni d’incanto
trascorsi a stupirci
di così perfetta natura

risate risuonano ancora
dolci parole
stelle
che non si spegneranno

Maristella Angeli

Published in: on settembre 22, 2010 at 06:53  Comments (12)  
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