Adesso che ritardo chiedi all’alba

Disturbo arreca quel vocìo di notte
quando tu credi d’essere del sonno.

È l’ultima città ch’ancor non dorme,
meteore di carne parcheggiate
solo ad un metro dal Casino Royal,
sul marciapiede che si fa teatro.

T’affacci sul terrazzo della luna
e questa volta gli occhi vanno giù,
canotte bianche a scoprir tatuaggi,
vuoti di birra in bilico sui bordi.

Ritorni a letto quasi barcollando
sperando ancora nell’accesso ai sogni
ma sogno nel frattempo é l’incontro
con i vent’anni che non van dispersi,

con l’afa d’oltre mezzanotte al Sud,
fette d’anguria enormi tra le mani,
il blu del mar ch’aspetti di vedere
assieme a labbra a colorar mattini.

E quindi del dormir poco t’importa
adesso che ritardo chiedi all’alba.

Aurelio Zucchi

Stupri

Oggi è il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La nostra Aurelia ci manda una sua bella e forte riflessione con cui ci invita a fermarci e a pensare a quanto c’è ancora da fare in questo nostro tempo per garantire il diritto di ogni donna alla sicurezza, alla dignità ed alla libera espressione delle proprie scelte, anche in campo sessuale. La ringraziamo per le sue parole.


Donne camminano sole
nei giorni della cipria
insaponano il viso
si spolverano
con il sorriso
batuffoli di talco
ai lembi rimasti
trasuda la pelle
stille, parole di fuoco
violenze
strisciano ancora come serpenti
soffocate nella bidonville
le ferite si esercitano all’accesso
manomesse indigene
sedimenti insidiosi le governano
sui quattro angoli cardinali del sesso regresso
cavi d’acciaio esplosivi
le chiusero al morso
di genitali scaduti
stolte paludi da bonificare
succhiavano nella sabbia
i loro chiari pensieri, le imbrattavano
con pennelli neri
i predoni del male dal sangue infetto
come allora le perseguitano…

Aurelia Tieghi

Cespuglio

sul viale ancora ti cerco
mia fuggitiva
dal buio ricevesti
notizie della notte
capaci di ucciderti

la luna felina
era custode
era meraviglia
la sua branchia
(una fine immacolata)

molecola accesso
t’inseguì
nel Sahara ti smarrì,
un cespuglio di rovi
sul ventre della duna rotolò

mammaluna
all’angoscia lasciò il morso
al vento diede sferza
impigliò sulla tua testina
il cespuglio di bambina.

Aurelia Tieghi