Prima di te

vi erano giorni consumati
ora invece ci sei
mi appari chiaro
amore in una parola
simile al richiamo
nella voce che generi.
Con te, si fa strada l’infinito:
fato ammansito
seminato di fiori
ai prati rigenerati
è mia l’accoglienza e la tua
non è mai assenza
Occhi spalancati
sorrisi sconfinati
finalmente
qui!

Aurelia Tieghi

Published in: on maggio 24, 2012 at 07:11  Comments (8)  
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Calda protezione

Non occorre essere sensibili
al cospetto d’orrori
all’odor di sangue retribuito
in calda accoglienza e protezione
dalle moderne bufere.

S’infrange la legge
di suprema intelligenza
ora che la cultura evoluta si fa strada
su cementificata salvezza
delle infinite specie viventi.

Nulla giustifica
la sofferenza
delle vite innocenti
delle grida penetranti
offesi da derisioni e leggerezze
di mani che uccidono
sotto un alone di grande ricchezza pregiata.

Glò

Insostenibilità assistita

 
Dalle unghie mi scorrono
fili spinati non riavvolgibili
da urti remoti di piccoli passati
.
lo smalto è un focolaio inavvertibile
su coprenti pienezze di muffa
per inerzia alla debolezza
.
il mestiere del respiro
rattoppa altri rumori
come fermento coprente
.
(… perdo…)
.
la sostanziale tragedia
tra filamenti di rughe si urla
ad adrenalinico incazzo
.
per sommosse scommesse
tra un me ed io rispolverato
in determinata accoglienza
.
un vivere acquietato
(perdente)
nell’accettazione
d’uno zero agonizzante.

Glò

Portami al mare

Portami al mare
in questo autunno intenso.
Fa’ che dal vivo io risenta
dell’onda il suono sullo scoglio
mentre la pioggia fitta di novembre
non si discosta e anzi mi confonde.

E non lasciarmi poi da solo,
seduto ad assaggiare un sogno.
Vienimi accanto ad ascoltare
quell’emozione che mi prende
al breve, ingenuo tuffo nell’eterno.

Non ti spostare appena sembra
che l’acqua inghiottir ci voglia
E’ solo un segno d’accoglienza,
catarsi che ci viene offerta
per ripartire appena spunta il sole.

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 3, 2011 at 06:58  Comments (4)  
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Uomo antico

Sono ritornato
dal fondo dei secoli
recando nel mio cranio
tutta la umana storia
Uomo antico
con occhi stremati
vedo dalla finestra
le confuse isole
del paradiso
e la luna che dà
accoglienza ad un satellite
che sale stanco, avvilito.
Nel mio bosco
sento camminare le nubi
in sentieri presso
una sorgente inconsolabile
nella mia solitudine
acqua infinita.

Marcello Plavier

All’arenile

Ti ravvisai un dì seduto all’arenile
privo di augurali pensieri, rilassato quasi,
in malinconica lucida rassegnazione.
La schiena provata, nuda, dignitosa insieme
non chiedeva favore, convessa se ne stava
in accoglienza d’amarezze sue percorse.
Poca conoscenza d’acquietante pienezza
così da affiorare priva di clamore, umida,
sulle creste saline di gocce fra le tue ciglia,
pesando in solitudine gli anni, raggranellandoli,
come a tenere la sabbia sospinta da un soffio.
A lungo, immobile, contemplai il tuo profilo,
un che di noto aveva, di familiare allo sguardo
che raro propinavo scontenta alla mia vita.
In te mi riconobbi e irrefrenabile provai
l’impulso attonito di sederti accanto,
di scorrerti il mio braccio intorno al collo
e con te ultimare la linea curva interrotta
del cuore che tracciavi sulla rena.

Daniela Procida

Culla

Se potessi
diverrei culla
di me stessa
ed in pace
m’accoglierei
amandomi.

Daniela Procida

Published in: on ottobre 21, 2010 at 07:35  Comments (4)  
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Mal di malumore

(Un’iperbole)


Non v’è a coprire il capo
l’indefinito indaco,
la sua mano turchina
ingenerosa di spazio così
che rigirarsi in un sepolcro
varrebbe ludico nuotare.
Nè un sole rinsecchito
a sghiacciare mai un livore
uno spiccio appagamento
quando fa da palandrana il niente:
porzione di cielo
che infeltrisce indosso la pelle
la flessibilità d’un canto
ogni folata di parola
che sproni l’Io ad ignorarsi a fondo.

Non v’è per l’uomo insoddisfatto
lenimento alcuno
che sia pur striminzito
lembo celeste d’accoglienza
una parvenza appena
di divina compassione
al più, trascurabile brezza
che almeno un po’ rinnovi.
Braccato da sconforto
tenta la fuga e parte
di norma col pensiero
per escursioni oniriche
o fantastico esplorare.

Giusto manca
l’evenienza vera di viaggiare
e nella testa forma prende
l’unica visione di speranza:
una mongolfiera immensa
da cui lanciare perle rosse di pianto
e come zavorra
il cuore in sovrappeso.

Daniela Procida