La città degli addii

 
Ha così vissuto, amore,
la strada
con la sua lucerna.
.
La via è senza posa.
.
Da una finestra aperta
un pianoforte
sgomitola – gatti
poi quasi nel vento
il racconto
di questa sera.
.
Qualcuno dorme,
ma parla il silenzio
e i miei occhi
che non dormono
che gelano
una fredda meravigliosa saggezza
su questa città
con i suoi addii
dove s’è fatto un sole
dove tu dormi, e soffia.
.
Dove soffia un incendio,
la città.
La strada.
L’immenso.

Antonio Blunda

La morte degli amanti

LA MORT DES AMANTS

Nous aurons des lits pleins d’odeurs légères,
Des divans profonds comme des tombeaux,
Et d’étranges fleurs sur des étagères,
Ecloses pour nous sous des cieux plus beaux.

Usant à l’envi leurs chaleurs dernières,
Nos deux coeurs seront deux vastes flambeaux,
Qui réfléchiront leurs doubles lumières
Dans nos deux esprits, ces miroirs jumeaux.

Un soir fait de rose et de bleu mystique,
Nous échangerons un éclair unique,
Comme un long sanglot, tout chargé d’adieux ;

Et plus tard un Ange, entr’ouvrant les portes,
Viendra ranimer, fidèle et joyeux,
Les miroirs ternis et les flammes mortes.

§

Avremo letti pieni di profumi leggeri,
divani profondi come tombe,
e sulle mensole fiori strani,
dischiusi per noi sotto cieli più belli.

A gara bruciando gli estremi ardori,
saranno i nostri cuori due grandi fiaccole,
specchianti le loro doppie luci
nei nostri spiriti, specchi gemelli.

Una sera fatta di rosa e di mistico azzurro,
ci scambieremo un unico bagliore,
come un lungo singhiozzo, grave d’addii;

e un Angelo più tardi, schiudendo le porte,
lieto e fedele verrà a ravvivare
gli specchi offuscati e le fiamme morte.

CHARLES BAUDELAIRE

Circa

Volevo scrivere di risa
farne fili
da stenderci la pena ad asciugare
_________________la pioggia
ha intriso il muschio del basalto
e tra le righe restano gli addii.

Al di qua dei lampioni
segnalo un molo di quietanze
bitte e gomene vane
nessuna barca naviga il cortile

Un tempo d’altre vite
_________________ era la scia
che si chiudeva dietro
andavo
e non sapevo smettere d’amare.

Cristina Bove

Published in: on luglio 27, 2011 at 07:03  Comments (8)  
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Per Claudio


Riposa adesso dopo la lunga corsa
il fiato corto è un ricordo
gli addii son tristi
e tu sorridi ancora come da foto
per questo arrivederci
in altri cieli e ruscelli di parole
le tue rimbalzano
ancora nel cuore.

Maria Attanasio

Published in: on maggio 16, 2010 at 07:11  Comments (3)  
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Realnauti

Abbiamo nomi
tracciati in corpi di periferia
puntiluce dal centro all’infinito

di frattali e parabole
di latimerie fossili
abitiamo caverne metafisiche
depositi di addii

ma nuda è la sorgente,
la dipinse Courbet – pareva viva –
questa la verità:
l’effige di una forma transitoria
esposta in un triangolo

e noi recisi andiamo
portando l’illusione
di non essere eterni

Cristina Bove

Tirare avanti

Tirare avanti, motto di povera gente
che trascina il vivere d’ogni giorno
su un calendario di incerto infinito.
Tirare avanti con il peso del niente
che mai cadrà da quelle spalle che
il tempo curverà fino all’ estremo
Tirare avanti, motto di chi trascina
amori da solo, sordo a quegli addii
aculei fatti di silenzi e indifferenze
tra due corpi vicini e anime distanti.
Lontani sono i giorni che sapevano
di primavere gravide di progetti ma
partorirono freddi e precoci inverni.
Tirare avanti, sempre e comunque
in nome di una speranza anche vana
che sia respiro pur fatto di illusioni.
Tirare avanti per non sentire il pianto
di chi alla porta accanto l’avverso fato
ha bussato senza riguardo e rispetto
lasciando un messaggio di morte.
Tirare avanti, è il motto di chi virtù
ha fatto della propria rassegnazione
in nome di un dio che mai ha parlato.

Claudio Pompi

La vetta


Ho scalato la montagna della vita
con le sue impervie pareti,
le ricadute rovinose
i dolori sanguinanti del cuore,
il freddo degli addii e i tormenti
dell’anima inquieta.
Le mani ferite e dolenti
a stringere i sogni da inseguire
che poi sfuggivano alla presa.
Ho scalato la montagna dei miei pensieri
in compagnia dei silenzi
e con loro dormivo
Ho scalato la montagna dei rimpianti
senza  guadare in basso
nei baratri del passato
la paura della malinconia
e dei fantasmi da evitare
come una vertigine mortale.
Ho scalato la montagna del tempo
con i venti a sferzare il mio volto
a cambiarlo, a non riconoscerlo
negli specchi  di laghi gelati
delle stagioni dell’uomo.
Domandarmi  se quello ero io
o il ricordo di me stesso
Ho scalato la montagna dei dubbi
cercando nell’ eco la voce di Dio.
Ho scalato la montagna dell’amore
rimanendo immobile e senza respiro
ad ogni primo bacio, ad ogni sì.
Sulla vetta, ristretto spazio dove
posto non c’è per amori, dolori
rimpianti, ambizioni, speranze
dove illusioni non esistono più
dove mentire a se  stessi non serve
per continuare a vivere perché limpido
intorno e sopra me è il cielo delle verità…
aspetto un angelo o un demone.

Claudio Pompi