Il canto della sirena

Sottile e increspato
o dolce creatura
lontano ho viaggiato
e non conosco paura
di terra, uomo, cielo
ne ho visto le forme
dagli occhi ho tolto il velo
nel sentiero le mie orme.
Ma quale voce potente
seta, roccia, mai uguale
che nessun mortale sente
e così vera appare
muta, brillante lama
di sole nel temporale
luccica, è di squama
o miraggio del male?
Canta, nascosta al giorno
guidami nell’oblio
perchè è da questo mondo
che desidero l’ addio,
non morte, nè dolore
cullami nelle tue note
mostrami l’ amore
nelle mie stanze vuote,
ma non siano di rabbia
i versi tuoi sublimi
e coprirò di sabbia
coloro che per primi
hanno scorto tra le onde
una figura misteriosa
che fugge tutte sponde
e di creder non si osa
e la mia sarà certezza
di tenerti sopra i flutti
e con semplice carezza
cancellare ciò che tutti
han voluto che tu fossi
solo voce, niente corpo
perchè dall’ invidia mossi
e grazie a te io son risorto
e te guardo, tu sei vera
e i miei giorni potrai cantare
ma ricordati alla sera
non ti lascerò più andare.

Gian Luca Sechi

Chiudo il tuo libro

Chiudo il tuo libro,

snodo le mie trecce,

o cuor selvaggio,

musico cuore…

con la tua vita intera

sei nei miei canti

come un addio a me.

Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,

meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,

liberi singhiozzando, senza mai vederci,

né mai saperci, con notturni occhi.

Or nei tuoi canti

la tua vita intera

è come un addio a me.

Cuor selvaggio,

musico cuore,

chiudo il tuo libro,

le mie trecce snodo.

SIBILLA ALERAMO

(A Dino Campana)

Published in: on novembre 28, 2011 at 07:32  Comments (4)  
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Se solo sapessi come andarmene da me

Senza dire Addio
A tutto questo Cielo indecente
Se esiste un modo per salutare educatamente
Questa maledizione – che non odio
Perché a suo modo mi vuole con sé
Vi prego, ditemelo

Ve ne prego – prima che io scompaia
Dentro di lei – e non trovi più una strada –
Perché sono troppo indifferente
Per essere così vicina a quel trofeo
Dopo cui il nero è così nero
Che ad ogni luce che saprà filtrare
Riderò in faccia

Così forte da farla dubitare – per poi
Voltarle le spalle – ed accettare l’invitante
Proposta di crudeltà del mio rassegnato scuro.
Quel momento è vicino – ed io
Mi sento troppo a casa
Quel momento in cui
Tutto sembrerà crudelmente Ridicolo
E dalla Tristezza non potrò tornare

Nicole Marchesin

Published in: on novembre 28, 2011 at 07:05  Comments (6)  
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L’ora rapace della notte

Fu nell’ora rapace della notte
che cadde a terra il velo dei pensieri
e il desiderio mio così insaziato
nudo restò senza difese e solo
Io ti offrivo le mie primizie antiche
di fanciullo stupore virginale
Volevo orecchie e spalle da baciare
e sfinirti di morsi e di carezze
Bramavo le ossa il cuore ed il respiro
e tutte già le labbra tue dischiuse
pronte al sorriso e all’imminente fuoco
Io ti stringevo con impeto animale
come orfano nell’ora dell’addio
ed era dolce in quell’estremo abbraccio
scambiarci lunghi i brividi di un volo
Ma nel momento del finale inganno
tutto sparì ed insieme a te la notte
Sgusciò veloce l’esile fantasma
uscì sfuggendo all’ interrotto sogno
e nella bocca non rimase il miele
ma l’acre gusto di uno scherzo amaro

Fabio Sangiorgio

Amarti ancora?

Ti penso ancora e mi sono chiesto
perché mai dovrei da te tornare.
Lo faccio in questo freddo giorno,
uguale a quello di un anno fa.
Lo stesso freddo, la stessa pioggia,
gocce che si mischiarono a quelle
del mio pianto silenzioso.
Mi sono chiesto se avrebbe senso
dirti che ancora ti amo e dubitare
dopo un anno della mia sincerità.
Mi sono chiesto quanti ti hanno
nel frattempo amato.
Se anche ad uno o cento il tuo basta
avrai sbattuto in viso senza curarti
del dolore di un amore che come
il mio uccidesti nel suo volo.
Domande che hanno il suono ovattato
del traffico di questa città sotto
la pioggia.
Domande che il tergicristallo allontana
perché io possa vedere la via che
mi conduce sotto al tuo portone.
Percorso che conosco ancora e ricordo
metro per metro,ricordo per ricordo,
in loro la mia incertezza, i miei perché.
Non scenderò… oppure lo farò,
tu, dietro il vetro su cui la pioggia
disegna incerti percorsi che si perdono
in altri ugualmente incerti.
Aspetti che io alla tua porta suoni
o infili la chiave che nel fiume gettai
insieme al tuo addio, ai nostri giorni
improvvisamente inutili.
L’ultima domanda la pongo al mio cuore,
a lui chiedo se vale la pena salire
e ricominciare una storia finita.

Claudio Pompi

Azzardo

Con te
ho giocato
a carte,
diamine,
hai barato.
Non una mano
ho perso,
l’intera partita.
Sconfitta,
ti darò
l’addio.

Daniela Procida

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:29  Comments (5)  
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Brezza di mare

Sento salire la brezza della sera,
apro la finestra della stanza buia,
improvviso il profumo del mare
entra ed invade.
Lascio uscire la memoria perché
Ritorni a me con qualcosa
Gettata via senza rispetto.
Respiro del mare la brezza serale
nell’attesa di un tempo andato.
Sento del cuore la stretta di rimpianti
per qualcosa perduto.
Stupendo il mare che pur senza sole
si tinge di cobalto.
L’onda accennata che s’adagia lieve,
come i ricordi che riposo cercano
nel cuore, stanchi del lungo viaggio
del ritorno.
Un respiro più forte che ascolto
per sopire un rimorso, una colpa,
un addio.
Un respiro profondo per sapere
che malgrado tutto ancora vivo.
La brezza è cessata, il mare riposa,
la notte si veste di stelle che rotta
indicano a solitari naviganti.
Cerco la mia nel naufragio imminente.

Claudio Pompi

16.50: Mistero!

Di fili alzati
su occhiali
delle 16.50
ricoprenti il mistero
di fessure di mandorla
capirò mai l’idea?
Perle distese
fra umide montagnole
emergenti
da verdegaio triangolo
ed anche su cinghietti
delle dieci…

Ma risa
mentre fra risi
di imbrunire tropicale
sferragliando la notte sale
e io la vedo
troncano il viaggio:

farewell!

Sandro Sermenghi

La foglia

Io sono come quella foglia, guarda,
sul nudo ramo, che un prodigio ancora
tiene attaccata.

Negami dunque. Non ne sia rattristata
la bella età che a un’ansia ti colora,
e per me a slanci infantili s’attarda.

Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce.
Morire è nulla; perderti è difficile.

UMBERTO SABA

Published in: on giugno 22, 2011 at 07:13  Comments (3)  
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Cigni

Cigni, leggeri e maestosi, sfiorano
l’acqua calma, color d’autunno.
Silenziosi come statue, macchie
sublimi di colore d’un quadro.
Immagini d’amore che amore
ispirano senza saperlo...
Un breve battito d’ali per ricordar
la natura che dentro hanno.
Segue lei il suo compagno di vita,
da sempre a breve distanza.
Silente amore che pace espande
sull’acqua quieta,
scende negli occhi e al cuore
di chi parole cerca per amore.
Amanti che in loro si vedono,
giurano d’esser a loro uguali
anche se la vita non è lago.
A chi solo tornerà muto d’amore
s’accosteranno come nuova
speranza.
Il canto struggente dell’addio
nessuno ascolterà nei viali
di foglie ingiallite cosparsi.
Unico estremo grido d’amore
a chi dei due resterà.
In quel canto d’infinita bellezza
tutte le parole mai sussurrate
nel tempo del silenzioso amore.

Claudio Pompi