Poi il cielo si tinse d’oro

L’alba mi sorprese
sul treno che correva
verso di te
lungo l’Adriatico.
Mi sembrò di vedere
il tuo sorriso sulle onde
e di udire il tuo nome.
Poi il cielo si tinse d’oro.

Nino Silenzi

Published in: on giugno 4, 2012 at 07:05  Comments (7)  
Tags: , , , , , , ,

Kavaja

Kavaja ha finestre affacciate sull’Adriatico
Davanzali di gerani, con mani in attesa
Vicini di casa con Bari, sono, li senti parlare a volte
O li vedi, a prendere un caffè nella veranda del mare

Avviene quasi sempre nelle belle notti d’estate
In cui le tarde ore ci trovano ancora fuori
A contemplare il cielo, i boschi fitti dei pini
Pilastri illuminati dal chiarore argenteo

Ha un suono mistico il suo silenzio
Le sue piccole case dalle rosse tegole
Le sue strade, spoglie da notturni rumori
Da vani luccichii e vanità giovanili

Due bianche dita al cielo si volgono
L’uno libertà, democrazia l’altro
Inciso di sangue in ogni soglia e pietra
Echeggiano orgogliosi in ogni cuore di Kavaja

Kavaja dalla rughe sul volto
Dalle mille sofferenze che ti squarciano l’anima
Nelle polveri di burocrazie, sepolta
Dalle sorgenti in secca, Kavaja assetata

Kavaja è donna di casa, dal capo coperto
Dalle lunghe vesti o minigonne e tacchi a spillo
Che orma non lasciano sul marciapiede
Ove giovani ragazzi,  fuori dalle botteghe, attendono

Kavaja dalla generosità di bellezza autentica
Tempio d’armonia e rispetto, t’accoglierà in ugual modo
Che tu sia uno che prega Allah, nell’antica moschea
O candele accendi, dinnanzi ad una croce, nella giovane chiesa

Kavaja terra del grano, del granturco e degli
Insonni poeti, che tessono versi per belle fanciulle
Kavaja dalle timide e sognanti palpebre
L’epicentro del mio cuore e dei miei pensieri

Anileda Xeka

Padre

Conoscevo un uomo:
naso lungo intenditore di anime,
occhi umidi di cervo e severe parole;
come scoppio di temporale
nella mia alba azzurra
le sua urla fugaci e le risate piene,
poi caldo sole da guardare di lontano.
Marinaio spavaldo cavalcò il deserto,
l’Africa conquistò e l’Africa riperse;
cento sguardi di donna a seguirlo
come magnete di bussola:
a molte la rotta concesse
ma da una sola fu catturato.
Re della casa e re della foresta
una saggia regina lo vegliava,
Dorothea, dono di Dio, a lui donata
come è Donata la mia paziente sposa.
Gli anni leggeri scesero piano
ad imbiancargli la fronte china;
sciolta la neve in lacrime
nell’ultima fatica d’amore
restituì quel dono alla regina muta.
Se ascolto bene nel mio stanco viaggio
oggi di tanto in tanto posso sentire
tra il salso odor dell’Adriatico
quella voce ancor sonora e gaia
che il vento porta a consolarmi il cuore.

Massimo Reggiani

per cento anni e per sempre (22/4/1911 – 24/4/1991)

Son tornato a Vacri

paese mio natio,
disteso
tra cielo, mare e monti
sull’erta fertile collina.
Ho rivisto la Maiella
e più in là il Gran Sasso,
madre e padre
della gente d’Abruzzo.
Dall’alto ho ammirato
laggiù l’Adriatico, striscia
tremolante di sogni
e desideri.
E le verdi colline
di vigneti e d’ulivi
e le valli adagiate
del Dendalo e del Foro
mi sorridevano
come un tempo
immutato nella memoria.
In quel paesaggio intriso
d’affetto,
pregno di vita e d’amore,
aprii gli occhi e scoprii il mondo.

Nino Silenzi

Published in: on gennaio 1, 2010 at 07:33  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,