A che serve la poesia? Può servire.

Vi faccio un esempio.

Prendete una coppia che va abbastanza bene:

due o tre lustri di convivenza

casa figli interessi comuni.

I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi

nè privi di altri sensi

naturalmente non immuni

dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti

dell’altro sesso

di cui alcune, per circostanze favorevoli,

sarebbero passibili di un  incontro a letto.

Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.

La prima è la tradizionale repressione

non concupire eccetera non appropriarti dell’altrui proprietà

per cui il coniuge viene equiparato a un comò

Luigi XVI o a un televisore a colori

o a un qualsiasi oggetto di un certo valore

che non sarebbe corretto rubare.

La seconda soluzione è l’adulterio

altrettanto tradizionale

che crea una quantità di complicazioni

la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)

lo squallore di motel occasionali

la necessità di costruire marchingegni di copertura

che non eliminano la paura

di fastidiose spiegazioni.

La terza soluzione è senza dubbio la più pratica

Si prendono i turbamenti e i sentimenti

le emozioni e le tentazioni

si mescolano bene si amalgama l’immagine

con un brodo di fantasia

e ci si fa su una poesia

che si mastica e si sublima

fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere

e infine si manda giù

si digerisce con un pò di amaro

d’erbe naturali

e poi non ci si pensa più.

JOYCE LUSSU

IL Q.I. DI UNA DEMOCRAZIA

Abbiamo recentemente dedicato una riflessione, attraverso le belle parole di Roberta Bagnoli, alla vicenda di Sakineh, la donna iraniana accusata di adulterio e complicità in omicidio, che rischia la lapidazione secondo la legge del suo sventurato paese. Proprio ieri lo stato della Virginia, United States of America, terra della libertà e della democrazia, ha dato esecuzione alla sentenza di un suo tribunale in dispregio di ogni domanda di grazia o appello civile mandando a morte con una iniezione letale Teresa Lewis, una donna di 41 anni  accusata anch’essa di essere la mandante di un omicidio. Teresa Lewis era una persona con comprovati deficit mentali, poichè superava di soli due punti il Q.I. di 70 necessario per evitare legalmente la condanna alla pena capitale. Il Q.I. , o quoziente di intelligenza, è una finzione burocratica, una di quelle mistificazioni pseudo-scientifiche con le quali la nostra società moderna è solita lavarsi le mani da ogni responsabilità reale nei confronti delle persone deboli e svantaggiate, ed in questo caso ha funzionato da discrimine, da comoda scappatoia per applicare una legge che in qualsiasi nazione che si rispetti sarebbe da considerare un mostro giuridico.  L’ipocrisia del sistema americano è ormai nota, liberale e democratico a parole, nei fatti spietatamente irrispettoso dei più elementari diritti civili.  Ma non è solo questo il punto. Io non conosco il Q.I. dei procuratori americani, nè quello dei loro giudici o governatori. Io so solo che una democrazia non si misura con i punti di un test, ma con le sue leggi, le sue sentenze e le sue politiche interne ed internazionali: il regalo che gli Stati Uniti hanno confezionato e servito in un piatto d’argento ad Ahmadinejad, che ora da asino della democrazia si può sentire a buon diritto autorizzato a dare del “bue cornuto” ai boia americani suoi colleghi di capestro, è evidente. Se vogliamo misurare il quoziente di intelligenza dimostrato dalla democrazia americana in questa circostanza, dobbiamo concludere che è stato davvero molto basso. E ancora una volta a pagare è stato un essere umano indifeso.

Il Cantiere