A te

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei…
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei…sostanza dei sogni…

LORENZO CHERUBINI

United colors


I colori di quest’oggi…
sogno qui alle Due Madonne
mentre mangio crescentine
gialle rucola e formaggio
di colori verdi e bianco
sopra un tavolo zincato
vedo in alto delle querce
dentro al rosso sventolare
e più innante stelle d’oro
in un drappo tutto blu
sotto un cielo annuvolato
d’areoplano una striscia
e il grigio del cemento
di palazzi terrazzati 1
e l’ulivo per la pace
svolazzante appeso all’asta
e una disco incolore
che fa solo assai rumore
ah! che belli quei colori
esaltati mescolati
sublimati in unità
dentro al prato ben rasato
fra le more di otto gelsi
gialle rosse foglie verdi
e le luci color fluoro
e i disposti cassonetti
verdi dei rifiuti di Hera 2
questa è proprio una gran sera:
ne avremo altre colorate
fra le brezze profumate
e storditi dal colore
anserà il nostro cuore
non per mal ma d’emozione!
Questo, se ho ben colorito,
di poesia è il mio boato!

1 terrazzati: neologismo, per palazzi con terrazze; 2 Hera: smaltimento, trattamento e recupero rifiuti = in bolognese: rusco!

Sandro Sermenghi

Novo Millennium


Da un aereoplano
ho  visto
il  nostro  cielo.
Da  sotto,  di  sopra,
ho  fotografato  pecorelle
di  nuvole  indistinte
per  supremazia  di  venti.
E  ancor  più   in  alto,   oltre  le  nubi,
il  Sole.
Piccola stella nana
su  terrestre  evento. Poca  cosa
su  tutte  le  coscienze.
Tutti  del  globo  nostro
ed  altri  mondi
siamo  attimo  eterno  d’Universo.
Ora,  nell’anno
2000
la mente mia è un deserto al tramonto,
neuroni,  cellule, ammasso
d’ignoranza parte.
Forse capisco solo
ancòra,  perché le stelle possano finire,
mortali,  come noi.
Una domanda ha sempre una risposta,
capir però bisogna
quella giusta.

Paolo Santangelo

Uomini persi

Anche chi dorme in un angolo pulcioso
coperto dai giornali le mani a cuscino,
ha avuto un letto bianco da scalare
e un filo
di luce accesa dalla stanza accanto,
due piedi svelti e ballerini
a dare calci al mare
nell’ ultima estate da bambino,
piccole giostre con tanta luce
e poca gente e un giro soltanto.
Anche questi altri
strangolati da cravatte
che dentro la ventiquattrore
portano la guerra,
sono tornati
con la cartella in braccio al vento
che spazza via le foglie
del primo giorno di scuola,
raggi di sole che allungavano i colori
sugli ultimi giochi
tra i montarozzi di terra
e al davanzale di una casa
senza balconi, due dita a pistola.
Anche quei pazzi
che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare,
hanno pensato che i morti li coprissero
perché non prendessero freddo
e il sonno fosse lieve,
hanno guardato l’aereoplano
e poi l’ imboccano e son rimasti così
senza inghiottire e nè sputare,
su una stradina e quattro case
in una palla di vetro
che a girarla viene giù la neve.
Anche questi cristi,
caduti giù senza nome e senza croci,
son stati marinai dietro gli occhiali
storti e tristi
sulle barchette coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani,
le caramelle ciucciate nelle mani
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.
Quelli che comprano la vita degli altri
vendendogli bustine
e la peggiore delle vite,
hanno scambiato figurine e segreti
con uno più  grande,
ma prima doveva giurare,
teste crollate nel sedile di dietro
sulle vie lunghe e clacksonanti
del ritorno dalle gite
e un po’ di febbre nei capelli
ed una maglia che non vuole passare.
E i disperati che seminano bombe
tra poveri corpi
come fossero vuoti a perdere
come se fossero pupazzi,
seduti sui calcagni han rovesciato sassi
e un mondo di formiche che scappava,
le voci aspre delle madri
che li chiamavano
sotto un quadrato di stelle,
dentro i cortili dei palazzi
e la famiglia a comprare
il cappotto nuovo
e tutti intorno a dire come gli stava.
Anche questi occhi,
fame di nascere per morir di fame,
si son passati un dito di saliva
sui ginocchi
e tutti dietro a un pallone
in uno sciame
leggeri come stracci
e dove fanno a botte,
dov’è un papà che caccia via la notte
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.

CLAUDIO BAGLIONI  E  ANTONIO COGGIO


Un frètt mèsst…ed maravàjja

Zirudèla dal compleân
festegiè in areoplàn
in unåur d’n’amîg bruzâi
ch’viàza sänper sänza guâi!
Arivè ch’l’é ai zinquantòt
l’ha pensè ed zughèri al lòt
par psair vénzer quéng’ quatrén
e cunprèr vént fiâsc ed vén
pò fèr fèsta int al salån
con carôt zvåll e un zidrån
tragg’ strichétt parsótt e arvàjja
pió un Frétt Mésst… ed Maravàjja!
Anca mé a san coinvólt
e mustràndum disinvólt
a cundûs con gara dûra
la poesî fòra del mûra
in muntâgna só in pruvénzia
quèsi avsén a la Florenzia
dóvv i dlûvien fiurintéini
d zîrca òt etto bän mulséini.
La pusiån in dóvv a stan
a tafièr dîs rusticàn
e a pteglèr sucèr ludrèr
disputànd d zóccher amèr
o se in zêmma a l’Asinèla
van sî mêrl o una clunbèla
l’ha sagg’ râgn stra i vîc’ castâgn
e un vaird stâgn col scheldabâgn.
Qué cla dôna l’é felîz
anc s l’é sanza lavatrîz
lèva e stîra tótt al dé
pr’i trî bâfi ed sô maré
e ogni tant l’ha d’invidè
acsé drétt anzi screanzè
che par métterla in camîsa
sèt dé premma in mâgnen brîsa!
A la fén dla mî sturièla
ch’l’an vèl zért cme una zitèla
svélt s’n’é andè anc un ètr’ân
e int al dîret “Bån compleân”
at cunsàggn sta bratta ed lèna
che d’invêren par la stmèna
parché al fradd an t’la mulèsta
t’i mittrè dànter la tèsta!
Dåpp dû pâs cun la tô câgna
con cla dôna vá in cucâgna
e pò plócca una sardèla
toc e dai la zirudèla!

§

UN FRITTO MISTO… DI MERAVIGLIA!

Zirudella del compleanno
festeggiato in aeroplano
in onor d’un amico barrocciaio
che viaggia sempre senza un guaio!
Arrivato ch’è ai 58
ha pensato di giocarli al lotto
per poter vincere 15 quattrini
e comprare 20 fiaschi di vino
poi far festa nel salone
con carote cipolle e 1 cetriolo
13 nastrini al prosciutto e piselli
più un Fritto Misto… di Meraviglia!
Anch’io sono coinvolto
e mostrandomi disinvolto
conduco con gara dura
la poesia fuor dalle mura
in montagna su in provincia
quasi vicino alla Firenze
dove diluviano fiorentine
di circa 8 etti ben morbidine.
Il possedimento dove stiamo
a taffiare 10 mirabolani
e a pettegolare ciucciare ludrare
disputando di zucchero amaro
o se in cima alla (torre) Asinelli
vanno 6 merli o una colombella
ha 16 ragni fra i vecchi castagni
e un verde stagno con scaldabagno.
Qui la moglie è felice
pur s’è senza lavatrice
lava e stira tutto il giorno
per i 3 baffi di suo marito
e ogni tanto ha degli invitati
così furbi anzi screanzati
che per metterla in camicia
digiunano ben 7 giorni prima!
Alla fine della mia storiella
che non vale certo come una zitella
svelto è passato anche un altr’anno
e nel dirti “Buon compleanno”
ti consegno sta berretta di lana
che d’inverno ogni settimana
perché il freddo non te la molesti
ci metterai dentro la testa!
Dopo 2 passi con la tua cagna
con la moglie va’ in cuccagna
e poi lecca una sardella
toc e dai la zirudella!

Sandro Sermenghi

Smagliature

Fu nel momento in cui ti dissi, vado
che ruppe un aeroplano
la fisica dell’erba.
Il cielo era un abisso chiamato a testimone
la primavera un carro di buoi
e tu un amore.
Così immaturo e forse più bello
senza nulla
da aggiungere alle mani e poc’altro
né futuro.
Un attimo d’azzurro in stagnola
i sassi bianchi
del tuo giardino dove seduti si guardava
al mondo che finiva dove già cominciava.
Unico scopo viverlo
anche un mattino solo.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 28, 2009 at 07:22  Comments (3)  
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