Adesso che ritardo chiedi all’alba

Disturbo arreca quel vocìo di notte
quando tu credi d’essere del sonno.

È l’ultima città ch’ancor non dorme,
meteore di carne parcheggiate
solo ad un metro dal Casino Royal,
sul marciapiede che si fa teatro.

T’affacci sul terrazzo della luna
e questa volta gli occhi vanno giù,
canotte bianche a scoprir tatuaggi,
vuoti di birra in bilico sui bordi.

Ritorni a letto quasi barcollando
sperando ancora nell’accesso ai sogni
ma sogno nel frattempo é l’incontro
con i vent’anni che non van dispersi,

con l’afa d’oltre mezzanotte al Sud,
fette d’anguria enormi tra le mani,
il blu del mar ch’aspetti di vedere
assieme a labbra a colorar mattini.

E quindi del dormir poco t’importa
adesso che ritardo chiedi all’alba.

Aurelio Zucchi

Sera d’estate

 
Dicono ci siano state, io non ricordo,
altre estati così;  l’ho sempre amata
questa stagione così calda e bella
questa poi…
più delle altre mi toglie il respiro
.
Provo stasera a sottrarmi al suo abbraccio:
qui, nella verde oasi tra le case
percorsa dai su e giù della ciclabile,
ricerco un’illusione di frescura.
.
La mia curiosità varca i balconi
attratta dai rettangoli di luce
variamente arredati;
fotogrammi sfuggiti alla moviola
di un film muto.
Privacy messe a nudo
dall’impudica afa  che attanaglia
e in cui io mi figuro
esistenze serene. 
Pare strano
ma non so immaginare
nella luce il dolore;
piuttosto lo vedo annidarsi
nella penombra
d’intimità racchiuse
e persiane abbassate.
.
Ma non voglio pensarci!
Ora qui ci sei tu
ci sono io e una magica estate
che ci avvolge romantica e sensuale
e a tratti ci stordisce con l’effluvio
del gelsomino
che ormai va sfiorendo
tra un continuo
frinire di cicale.
Intorno e oltre, storie quotidiane.

Viviana Santandrea

Afa

 
su nuvole colorate
libra il respiro
il piede oltre il confine
brucia l’angolo il sole
la luce oscurata dal braccio
e dall’aria muta, sfatta,
s’aggrappa il pensiero
mentre s’assonna nell’afa.
Fuori assordano l’aria le cicale
il tempo sembra stazionare
s’odono solo aerei  in volo
passi scricchiolare per le scale.
Lieve il respiro della mia bimba vicina
bella anche nel sonno
petali le sue guance
l’afa non sembra sfiorarla.

Rosy Giglio

Published in: on settembre 21, 2011 at 07:24  Comments (9)  
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Litania

 
I negri hanno la storia pendente nei tropici
 
I negri mansueti sotto la capanna dell’afa
I negri mosche negli occhi invocano la pioggia
I negri quelli nudi sul fronte cocente
I negri indefiniti nei voli delle locuste
I negri si mescolano ai chicchi di caffè
 
I negri nenie delle savane lamenti dei pigmenti
 
I negri stanno nei tronchi senza foglie
I negri con labbra carpite allargate alla fame
I negri dal poderoso collo lungo e variopinte collane
I negri figli di falli dalle mille dolenze
I negri luccicanti nei fiori di mussola
 
I negri sudore dell’Africa pura.

Aurelia Tieghi

La veste calda dell’estate

La veste calda dell’estate è l’afa
che riverbera nelle allucinate
strade. Polvere, tosse di cicale,
nel tempo intervallato che non cade.
Tutto è silenzio intorno se non fosse
il sibilo d’un treno che rincorre
cieli più azzurri e campagne rosse
di papaveri e di schiene immote che
astergono col braccio nella fronte
mentre lo sguardo più del treno corre
e convergono gli occhi verso ignote
destinazioni. E le cancella il sole.

Silvano Conti

Città industriale

Residenziali paradisi
pagabili in comode rate
la città si nasconde
nell’afa dell’estate
l’astro fruga la coltre di smog
che nasconde le storie di tutti
è coperta che arieggia
quella che da bimbi ci
proteggeva dal buio
genitore di mostri.
Cataste di mattoni attendono
è come tutto sospeso in città
Gru appassite e scolorate dal tempo
occhieggiano  in cantieri abbandonati
mentre lampioni nella notte
lacrimano per questo mondo
sempre più solitario

Marcello Plavier

Abbraccio l’autunno


Non faccio fatica
a concedermi
all’abbraccio dell’autunno
tratteggio i colori
sulle pareti dell’anima
rosso rubino l’accesa passione
giallo mozzafiato il bacio del sole
ruggine e porpora
il passo delle fronde
dove riposa il passero
e canta spavaldo il merlo
duro fatica a vestirmi di malinconia
l’estate mi ha già salutato
svanita la ragia appiccicosa dell’afa
restano solo impronte dentro
intatte voglie di frenesia
ma chi ha detto che l’autunno
è la stagione delle foglie morte?
E’ meraviglioso passaggio
punto d’arrivo e di raccolta
ricci e castagne mi sorridono
e le cromature della natura
con pennellate di colori accesi
ricompongono nel cuore
sfumature armoniose
uniche
di magica allegria.

Roberta Bagnoli

Le cicatrici del passato

dedicata a Lisa

Strazia il caldo nell’afa più totale,
ma ancora più male
lo sta facendo la canzone
che canta una finestra spalancata
lontana anni e anni,
e che dritta giunge e scava –
con l’apatia vincente che m’avvolge –
tra velati ricordi riposti
e sigillati col fiocco del magone, al tempo
delle grandi novità…e poi… dimenticati.
Sfoglia l’archivio dei sentimenti miei,
pagine ingiallite,
spolvera la patina posta su dal tempo,
e sono ora come nervi scoperti e dolorosi.
Si scioglie tutto il fiocco del magone
e impietoso mi riavvolge, e per un lungo momento
resto in sua balia.
Reggono le cicatrici al pensiero di lei,
che mi è vicina.

Armando Bettozzi