Io e l’airone cinerino

 
Fermo ritto immoto là nella risaia
verde un airone cinerino, fisso io
curvo sul paracarro d’una strada
al ciglio, quello le larghe ali stese
lentamente poi pigro prende il volo
quali che siano i suoi pensier con lui
volando stanno, mi alzo io barcollo
a terra cado dagli affanni miei gravato.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on luglio 14, 2012 at 07:20  Comments (6)  
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Le pareti della mia stanza avanzano

silenziose verso me
finché il respiro comincia a mancarmi
le mie ossa si sgretolano.

chiusa in un gambo di calla mi sono persa.

e rimane il miraggio di una candela accesa
la mia ombra divisa tra una parete e l’altra
che si fonde e si confonde con le ombre
dei miei affanni.

Anileda Xeka

Published in: on luglio 1, 2012 at 07:21  Comments (3)  
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Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Poesia

 

Quando la strada è stretta
e di sassi e macigni è pieno il cuore,
quando l’acqua tracima
e la sponda inonda e spazza il fiume,
quando il vento soffia
e sconvolge via finanche i tuoi pensieri,
quando l’animo piange
e tu distilli sangue e nostalgia,
ecco s’affaccia lei, tenera e dolce,
con quattro versi in croce
ed è poesia.
Il cuore ti lava,
la mente ti riempie di dolcezza,
il petto t’allaga d’angoscia e tenerezza,
finanche qualche lacrima poi sfugge,
scorre sul tuo volto sfiancato,
ti libera gli affanni
e poi risorgi franco e rinnovato!

Salvatore Armando Santoro

Sempre

Ho scritto dell’alba,
del tramonto,
del vecchio albero,
della vecchia casa
lontana da tutti,
ma da tutti amata,
ho scritto degli affanni
mai superati,
delle illusioni, dei sogni
mai realizzati.

Ho scritto del mare,
delle sue immensità,
dei suoi silenzi.
Ho scritto del male,
dei soprusi, delle violenze
antiche e moderne.

Ho scritto di libertà,
di inciviltà,
di abbandoni e di solitudini.

Non ho scritto di te,
sempre presente,
nel male e nel bene,
ma mi sei testimone
ed è come tu abbia scritto con me.

Gavino Puggioni

La giostra

 
che parte da un bacio
inizia la storia fiorita,
girando
misura l’altezza del monte
col verso che foggia a destino
cestini di frutta,
si carica d’anni, d’affanni
e guarda con gli occhi
degli alberi spogli
le grigie distese,
consegna i vestiti alle ombre
e segue discorsi di piedi
che lasciano orme
di sabbia, di pietra, di miele…
come una cantilena del canneto
a supplizio del vento
tutte le orme sparse
dappertutto.

 Giuseppe Stracuzzi

Sempre rosso

Rinascono le rose, pur private
di sole ed acqua nel frangente duro.
Hanno bevuto affanni di respiro
e ricevuto caldo dall’amore.

Sempre rosso dei petali il colore,
si pavoneggiano in prove d’estate
e contro brezza vibrano gli steli
per far precipitar l’ultime spine.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 5, 2012 at 07:31  Comments (3)  
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Il nuovo avanza

Cambiamento lento
impercettibile nell’aria
l’araldo silenzioso del tempo
sfoglia calendario e pelle
così ci ritroviamo più maturi
qualche ruga nascosta
qualche capello bianco
sulle tempie segnate dagli affanni
eppure dentro, nel profondo
cosa è cambiato?
Il cuore magico tamburo
annuisce la melodiosa marcia
ad ascoltarlo si rimane rapiti
come se l’eco del cielo
suonasse nelle vene
l’antica  musica del vero Amore
mai passata di moda.
Oggi voglio restare così
in punta di piedi
sospesa alle ciglia celesti
di un amorevole Padre
che continua a portarmi in braccio,
mentre forte ruggisce il vento di tempesta.

Roberta Bagnoli

Né miele né ape

Non mi pare di sfiorare il cielo.

Non so che stabilire:
due in me sono i pensieri.

… coloro che ricevono
il mio bene, sono quelli che
più di tutti mi danneggiano.

Io ne sono consapevole.

Ma non sono una che porta risentimento,
poiché possiedo un attimo tranquillo…

Nel mio dolore che stilla
goccia a goccia.
Chi mi rimprovera i venti e gli affanni
possano trascinarselo.

Per me né miele né ape.

SAFFO

Published in: on marzo 22, 2012 at 07:15  Comments (5)  
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Suona un violino

.
nel crudo inverno
e una folgore
spadaccina
mi scinde.
Volano
gli affanni
liberi uccelli
sui mari
nel tempo-spazio
fluisco
verso
foreste di rose.
.
Graziella Cappelli
.
Published in: on febbraio 19, 2012 at 06:51  Comments (18)  
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