Stanotte…

Stanotte fino a tanti domani,
così, fin quando vorremo,
resteremo svegli la notte,
tu mio, sarò la tua bella.
Coste fatte e disfatte
di cervelli che si son stretti
negli occhi avranno la via
dei nostri concessi tepori.
Daremo le mani ai respiri,
bruceremo le labbra in sospiri.
Placherò l’affanno d’un petto
che sappia svuotarsi d’amore
per me che giuro il mio dono
per te che azzardi e lo chiedi,
per noi che pazzi sfidiamo
le notti più insonni dell’anno.
Stanotte, fino a quanti domani…

Daniela Procida

Published in: on giugno 6, 2012 at 07:04  Comments (3)  
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Quella redola

Il mio corpo è marchiato,
impresso indelebile,
nel disegno tuo, foggia,
che in me prende spazio
alle mie notti durando oltre,
fino alle luci abbacinanti,
quelle di giorni solitari e tristi
che non mi lasciano vedere,
ansiosi, d’attesa fiaccante,
mancando il tuo sale, vitale,
condimento di pasti sciapiti.
Penso all’aria da respirare
che intensa si frappone,
ci tiene distanti e… e…
parte l’affanno, il tormento,
di un lavoro che sa di pazzia:
scudisciarla!
Come a reciderla, io violenta,
quella fitta boscaglia, da incubo,
ottenebrante ossessiva pressione
su fulgida brama di quella redola
che senza possibile replica
mi pretende e trascina… da te.

Daniela Procida

La danza delle stagioni

 
A che serve
questa rincorsa di lavoro
ed affanno
così dura e ansiosa
e difficile
da chiamare vita,
i giorni sempre uguali
che montano la rabbia
con il frullare frenetico
di cose importanti da fare.
Se potessi scendere
da me,
assentarmi dalla mia stessa pressione
forse avrei modo
di lasciarmi accarezzare
dal sole della primavera
o di tremare nel freddo dell’inverno
e capirne la verità
in mezzo a tutta
questa finzione.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 4, 2012 at 07:08  Comments (4)  
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Di vita e…

Forse quand’ io
avrò capito e
quando questo rumore
sarà esausto
tornerò nel silenzio
ove non sarà gesto a
scatenar brusio e
ogni umano affanno
sarà placato. Un
mondo nuovo o anche
il nulla in cui errare
vuoto di questioni, silente
di finita incertezza, sarà
la medesima cosa, una
porta da un breve sentiero
puntellato di lucciole fioche
terminante nella sala radiosa,
nell’ immobile danza della
assoluta certezza. Voi che forse
non sperate questo, fatelo per me,
poichè non importa la durata
del nostro incespicare, ma che un
giorno, finalmente, poss’ io esser preso in braccio.

Gian Luca Sechi

La voce

Non smettere di parlarmi, ti prego.
Lascia che io posi il mio orecchio
sul tuo collo sì da sentir vibrare
le tua voce dal profondo.
Una voce che scaturisce dal cuore
come polla di pura sorgente
voce che lenisce, che placa
ogni affanno.
Non spegnere il tuo canto
portato dal vento
per me, solo per me.
Non stancarti di parlarmi.
Lascia che sull’onda della tua voce
io mi adagi lasciandomi lambire
assorbendomi di te.

Ora smetti di parlare, amore,
guardami solo e taci.

Sandra Greggio

Published in: on dicembre 9, 2011 at 07:34  Comments (10)  
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La casa

Mi sento a casa

quando la tua voce

profonda mi culla

placando l’affanno del cuore.

Mi sento a casa

quando divento un gomitolo

tra le tue braccia,

sciogliendo i nodi del tempo.

Libero e liscio

quel filo di lana

con te intreccio,

gettando le fondamenta.

Sandra Greggio

Published in: on novembre 30, 2011 at 07:10  Comments (8)  
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A caccia

Quando il sentiero di autunno vestito
ti prende per mano, ti trascina in salita
quando l’affanno confonde il pensiero
e quello del tempo sembra più veritiero
quando il tuo cane ti guarda perplesso
aspettando paziente la tua ombra di passo
quando scovata la preda, puntato il fucile
rinunci a sparare perché in fondo è da vile
Madre Natura ti prende per figlio
ti stringe amorevole tra le sue braccia
come ogni madre assiste e consola
capisce che in fondo è giunta la tua ora
ci sei tu con te stesso, sei tu soltanto
tutto il resto è il tuo cane che fedele ti è accanto
Non spaventarti  sentendo la fine
serra i tuoi occhi e lascia il fucile
puoi finalmente arrivare a capire
fragile uomo di vecchiaia malato,
il senso di tutto, il sapore della vita
ora che annaspi, che preghi che tremi
ora che capisci che è proprio finita.

Sandro Orlandi

Il Catinaccio – Rosengarten (Il giardino di rose)

In un tempo in cui gli uomini non conoscevano né odio né violenza i nani avevano creato un immenso giardino protetto solo da un filo di seta. Ma un giorno Laurino rapì la principessa di un regno lontano. L’amore per quella fanciulla portò la sconfitta ai nani che, non avvezzi alle armi, dovettero soccombere ai soldati incaricati di liberare la principessa. Re Laurino passò lunghi anni di prigionia prima di poter tornare al suo giardino. Quel mare luminoso di rose nel bel mezzo delle Alpi non poteva passare inosservato nemmeno all’occhio del viaggiatore più distratto. Laurino si convinse presto che se i soldati lo avevano trovato e sconfitto così facilmente, la colpa era da attribuire al vistoso roseto. Adirato il re lanciò una maledizione, ordinando che le rose diventassero di pietra, di giorno e di notte, dando così origine a quelle vertiginose pareti, a quei picchi aguzzi e inospitali. Nell’incantesimo però, Laurino aveva dimenticato il crepuscolo, che non è né giorno né notte. Ecco dunque perché ancor oggi, quando il sole declina al orizzonte, la grande catena frastagliata del Catinaccio si accende di una luce rossa intensa: le rose rifioriscono solo per pochi attimi a ricordare il regno di Laurino e i suoi nani, e a riportare gli uomini indietro in quel tempo meraviglioso, quando l’odio e la violenza erano del tutto sconosciuti.

Affanno di salita
verso l’alto
sentiero erto,
che porta oltre,
verso il Catinaccio,
il sagrato
della dolomitica
chiesetta,
dal campanile aguzzo,
teutonica.
.
Seminascosto,
in parte, verso destra,
lontano dalla chiesa
cattolica,
il Cimitero “austriaco”
del Millenovecento
quattordici-diciotto:
dodici file
d’ ottanta posti
e a lato il Generale
di ottocentonovanta
caduti, acerbi.
.
Croci di ferro
arrugginito e legno,
con tutti i nomi,
messi a ognuna due
davanti e dietro:
la seconda croce
in terza fila
Franz GUGLER
con POLZ Johann
millenovecentosedici
di Luglio il ventisei,
nona croce più avanti
in quarta fila
WEINKIRN Josef
con RIWAL Lorenz
ventiquattro di Luglio,
due giorni prima . . .
.
Quando –
comandati di uccidere
altri fanti innocenti,
pur’essi
come loro,
accomunati da età,
da sogni e voglie
dei ventanni –
si spense,
a un tratto ed improvviso,
il Sole e il Tempo.
.
Ora vicino, a caso,
stanno le ossa
di Tutti,
i camerati, su tutti
ammanta il verde
di pietosa terra.
A qualche
croce un fiore
finto, una pianta di rosa
selvatica.
.
Rosengarten. Ricordo
di un parente
che, in vacanza,
villeggia,
o un qualche discendente
di re Laurino, che viene apposta,
a Vigo. Passa
parte del Tempo suo
in Val di Fassa.
Paolo Santangelo

Superenalotto

 
La schedina vincente
me la tengo stretta…tra i denti,
 
C’è un posto ancor più sicuro
ma nell’antro profondo…si deteriora
 
Sono rosso violaceo, e grondo sudore:
mi guardo allo specchio …
 
è l’altro me stesso…che mi fissa negli occhi
abbasso lo sguardo, e simulo niente
 
Giro per casa, da solo e intontito …
Il campanello che trilla è il mio vicino:
… che abbia intuito ?
 
Mi sento osservato …
col cuore che mi batte all’impazzata.
Mi sento spiato …dalle pareti,
e dal gatto …finanche nel fiato.
 
Devo aspettare , per poi dopo arraffare
sperando di farcela …con quest’affanno,
e augurandomi, intanto, solo lievi malanni,
e pregando che il destino non mi dileggi
 
Adesso è opportuno fingere niente,
e continuare  la vita del nullatenente,
in agguato vi sono :
il fisco, i parenti, i conoscenti
e  dulcis in fundo … i delinquenti  
 
Mi sa che la mia vita,  almeno per ora
non sia cambiata …
 
ma che si sia ulteriormente,
e di più…complicata

Ciro Germano

I segreti del cuore

I segreti del cuore
se ne stanno appisolati
in un angolo di mente,
in silenzio
per non farsi sentire.

Bussano con insistenza
alla porta dell’angoscia
quando l’affanno, e l’ansia,
ruba il riposo e il sonno.

Se ne restano lì,
senza valore alcuno,
come inutili panni
che si logorano
insieme agli ultimi tuoi anni.

Salvatore Armando Santoro 

Published in: on settembre 2, 2011 at 07:05  Comments (5)  
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