Sulle orme di Lee Masters e di Mario (mio padre)

 
Te lo ricordi il rombo dei motori
che sfrecciavano giù per la via Emilia?
…… Con te io ritornavo adolescente
a quando, abbandonata la montagna,
mi accoglieva la fabbrica
e quell’odore d’olio e di benzina
che ti entra nel sangue
e te lo pompa al ritmo dei pistoni.
Quanto entusiasmo mettevo a dipanare
la matassa dei sogni!  E con la tuta
fresca di bucato, pedalando felice
correvo incontro al sorriso di tua madre.
E poi la guerra!  Ma in tanto dolore
il tuo vagito a riscaldarmi il cuore.
E ti ricordi quel vecchio Benelli?
Le corse in moto in aperta campagna
quando indicavo il volo degli uccelli,
le loro voci, a te che  mi guardavi
forse un poco annoiata;
tu mi sfuggivi,  ma io ti riprendevo:
“ Non si sta mai davanti al cacciatore!”
Poi… ci fermavamo a coglier ciclamini.
 .
Veloce il tempo e inesorabilmente
crescevi e ricercavi altri orizzonti.
Restavo solo, ma in cuore sapevo
che prima o poi avremmo ritrovato
più matura l’intesa.
Ma l’ ingiusto destino era in agguato:
avevo in cuore un solo sentimento:
vederti  DONNA……….mah!
scadeva lì il mio tempo!

Viviana Santandrea

Piccolo Eden

Scendono a frotte guardinghi sul prato,
restano a turno di guardia sul ramo
per pericolo felino spesso in agguato,
pronti a gridar di paura il richiamo.
Nel rigido freddo di cruda stagione,
piccolo Eden per loro ho creato.
fratricida lotta d’esser non ha ragione,
sparso ho di cibo il manto gelato.
Pari è il merlo dal nero piumaggio
al pettirosso che viene da lontano,
alla capinera che trova il coraggio,
al passero che del prato è guardiano.
Qui dove la fame non è che un ricordo,
vivono e non lottano fratelli di piume.
Solo il mio gatto è pericolo vero e reale,
per natura sornione è paziente cacciatore
s’apposta ed aspetta per farsi baleno
e ghermir la preda per gioco mortale.
Nulla io posso se non guardare e sperare
che nel gioco di vita che a morte s’alterna,
sia il più fragile a potersi con ali salvare.
Passata la morte è muto il verde manto,
tace la vita in attesa di nuovo canto,
torna a poltrire il mio gatto ormai stanco.

Claudio Pompi

Cuore deforme di felino selvatico

Ogni passo – un agguato
Ogni riposo – in allerta
Ogni sguardo – famelico

Ma quanto saprebbe essere delicato
Se solo la vittima non avesse paura!
Se solo non fuggisse
E lo guardasse negli occhi!

Sarebbe uno sguardo d’amore profondo
E nessuno sarebbe più al sicuro di quella preda –
Ed i suoi occhi pieni del suo respiro
Limerebbero il cuore deforme dell’obbligato felino

Nicole Marchesin

Published in: on dicembre 10, 2011 at 07:27  Comments (7)  
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Se è follia

Tra queste follie
muri su cui scrivere
con polpastrelli
e sangue rosso
alitando i pensieri
come fiato sulle mani.
La sera è lì,
in agguato,
e non fa differenza
se il buio colora la stanza
se stringendo gli occhi forte
vedo mille lucciole spente
arrampicarsi alle pareti
se fra i capelli sento
appena
un soffio di vento…
forse c’è ancora uno spiraglio.

astrofelia franca donà

Superenalotto

 
La schedina vincente
me la tengo stretta…tra i denti,
 
C’è un posto ancor più sicuro
ma nell’antro profondo…si deteriora
 
Sono rosso violaceo, e grondo sudore:
mi guardo allo specchio …
 
è l’altro me stesso…che mi fissa negli occhi
abbasso lo sguardo, e simulo niente
 
Giro per casa, da solo e intontito …
Il campanello che trilla è il mio vicino:
… che abbia intuito ?
 
Mi sento osservato …
col cuore che mi batte all’impazzata.
Mi sento spiato …dalle pareti,
e dal gatto …finanche nel fiato.
 
Devo aspettare , per poi dopo arraffare
sperando di farcela …con quest’affanno,
e augurandomi, intanto, solo lievi malanni,
e pregando che il destino non mi dileggi
 
Adesso è opportuno fingere niente,
e continuare  la vita del nullatenente,
in agguato vi sono :
il fisco, i parenti, i conoscenti
e  dulcis in fundo … i delinquenti  
 
Mi sa che la mia vita,  almeno per ora
non sia cambiata …
 
ma che si sia ulteriormente,
e di più…complicata

Ciro Germano

Bocca color karkadè


Di archètipi all’albero che
ha fiori bei bianchi e rotondi
che paiono piccoli mondi
la donna protende un bouquet:

la bocca color karkadè
ritorti capei lunghi e biondi
vivaci desii inverecondi
combatte ogni vecchio cliché:

v’è forte una speme che spinge
nell’iride piena di tinte
il crine che svelto s’intinge:
v’è agguato là dietro le quinte
celata v’è forse una sfinge
ma infine le avverse son vinte:
le tele appaion ben pinte
scompaiono tutte le doglie
e a vita si riapron le soglie!

Sandro Sermenghi