Pretesti

Quando l’agire si fa più pressante
e neppure l’attesa raffredda il rovente,
sovente l’errore diviene padrone
carpendo l’ambire, facendolo proprio.

il laccio si serra, il fine tramonta
dietro colline di scuse ed appigli,
dove, la falce, è la cura del grano,
dove, la mano, è una fonte di fati.

Fardelli ribelli si cedono al forse,
le ataviche morse divengono incerte,
le aperte ganasce, arretrano il ruolo
lasciando, sul suolo, bisacce afflosciate.

Certo, son cento, mille i pretesti
che restano, resti, in eterno languire;
non serve giurare, al tempo tiranno;
le fosse, si fanno ogni giorno più ingorde.

Così, la tua meta, si scopre deviata,
si ferma, rifiata, contempla d’intorno;
poi scorge l’inverno che avanza spietato:
“Ormai mi ha raggiunto. E’ fiato sprecato.”

Come dighe di fumo, sul fiume vitale,
pretesti.

Flavio Zago

Le tue azioni

Dovrai affrontare
prima o poi
quello che verrà dal
tuo agire
e se non avrai imparato a
crescere nei giorni
che ti sono stati concessi
lo farai in quell’ attimo
in cui
ogni goccia che avresti
affrontato come scherzo
lasciandola scivolare
sarà unita in
un’ onda
e pianterai bene i piedi
a terra per non cadere
che ironia
proprio tu che
pensavi di poter
sempre
volare.

Gian Luca Sechi

Published in: on settembre 5, 2011 at 07:26  Comments (4)  
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